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Libri tanto amati: Paolo Zardi e Philip Roth

Un libro che ho tanto amato – sul blog di Giacomo Verri parlo de “La pastorale americana” di Philip Roth.

giacomo verri

roth

Durante la mia adolescenza per niente inquieta (purtroppo, con il senno di poi), l’unica forma di ribellione che avevo deciso di portare avanti era quella di rifiutare ciò che mio padre (un uomo barbuto e nervoso che allora aveva più o meno l’età che ho io adesso) mi consigliava. Ricordo di aver rifiutato Il male oscuro di Berto, La montagna incantata di Thomas Mann e forse L’uomo senza qualità di Musil – con il tempo, ho rimediato solo all’ultima mancanza, lasciandomi le altre due per quando sarò più vecchio. Avevo invece accettato di buon grado un libro che mi aveva regalato in occasione di non so quale ricorrenza: era Lamento di Portnoy di Philip Roth, un libro esilarante e irriverente sul sesso, la masturbazione, il rapporto con i genitori e le donne. Nella versione che avevo c’era anche una foto di lui, sulla quarta – un tizio con la barba…

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

6 commenti su “Libri tanto amati: Paolo Zardi e Philip Roth

  1. Fabio Piero Fracasso
    02/05/2016

    Anch’io mi riservo La montagna incantata per un “dopo” indeterminato; mentre ho molto amato Il Male oscuro e ammirato – senza amarlo- L’uomo senza qualità, la cui olimpica irrisione della scrittura non vale come rimedio omeopatico alla sua impotenza (mi sono chiesto perché la scrittura se l’atto di compierla è, in fondo, così degno di umorismo).
    Il lamento di Portnoy mi ha preso, quando lo lessi, ma successive e sporadiche letture di Roth (L’animale morente) mi hanno lasciato un non so che di freddo e raggelante.
    E Henry Roth, Chiamalo sonno? Lì sì, a distanza di anni sento ancora l’odore della narrazione, dei sogni, della prospettiva irripetibile di un uomo che tace, scrivendo, per decenni e fa apparire la letteratura una pulsione un po’ meno inutile…

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    • Paolo Zardi
      02/05/2016

      “L’animale morente” è un’opera decisamente minore, e anomala, di Roth. Se posso dare un consiglio, oltre a “Pastorale americana”, ti direi di iniziare con la prima trilogia di Zuckermann (“Lo scrittore fantasma”, “Zuckermann scatenato”, e “Lezione di anatomia”), A presto!

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      • Fabio Piero Fracasso
        02/05/2016

        Lo farò, m’incuriosisce la storia del tuo rapporto con Philip Roth; ma di Henry Roth che mi dici, ti appassiona?

        Mi piace

        • Paolo Zardi
          02/05/2016

          Avevo inziato “Una roccia per tuffarsi nell’Hudson”, non mi aveva convinto ma forse non ero pronto io… mi consigli di insistere?

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          • Fabio Piero Fracasso
            03/05/2016

            Non ha convinto neanche me “Una roccia per tuffarsi nell’Hudson”, ma è tutt’altro, la continuazione di quel che NON doveva essere continuato

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  2. mariella
    02/05/2016

    Allora non sono l’unica che non ha ancora letto La montagna incantata e si riserva di farlo in più tarda età. A dire il vero non sono ancora riuscita a definire bene il quando ahahah.
    Per Pastorale americana invece, fui pronta subito. Tanti anni fa. E quel grido fa ancora rumore…

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Questa voce è stata pubblicata il 02/05/2016 da in Satura Lanx.

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