Grafemi

Segni, parole, significato.

Letargia

Nonostante le apparenze, questo blog non è morto. Non è neppure agonizzante. E’ in letargo, in attesa di tempi più sereni – anzi: in attesa di tempo, di un tempo buono da dedicare a questa mio passatempo. Intanto, ci sono alcune idee che girano per la testa, idee non struttturate, spesso impegnative da organizzare. Facebook, da questo punto di vista, non aiuta: ci si abitua a semplificare le cose oltre ogni misura. Twitter è un po’ meglio per il semplice motivo che di fatto nessuno legge seriamente nessuno. Il simbolo dell’uccellino è significativo: non sono cip, quelli che si lasciano in giro, ma quelli che noi in Veneto chiamiamo, abbastanza dolcemente, schitti. Ti acccorgi che esisono solo se li pesti per caso. Seguo più di duemila persone, il che significa che casualmente, ogni tanto, trovo qualcosa che mi piace. Soprattutto foto, quadri, qualche aforisma, qualche notizia interessante – che però finisco per dimenticare nel giro di poche ore. Anche ieri sera avevo letto qualcosa… Sì, era su Lessig, professore di Harward, considerato tra i più importanti studiosi della “cultura della rete” (è quello che ha inventato la licenza Common Creative, per capirci). Aveva provato a presentarsi alle presidenziali, quest’anno (cioè l’anno scorso – ormai queste campagne elettorali durano 24 mesi). Il suo tema principale era la corruzione dei politici, la corruzione legalizzata. I politici americani passano tra il 40 e il 70% del loro tempo con i loro sponsor, cioè aziende che versano i soldi necessari per le loro elezioni. Quindi: un’azienda fornisce i soldi a un tizio affinché questo venga eletto con i voti del popolo (presso il quale, evidentemente, la pubblicità fa presa) e faccia, poi, questo politico una volta eletto, gli interessi dell’azienda stessa. Risultato? Bambini obesi (industria alimentare, industria del farmaco), nessuna tutela per le mamme single (assicurazioni), armi in giro (National Rifle Association), ecc ecc. Quindi questo Lessig si è presentato proponendo di abolire la corruzione, e ovviamente, non potendo contare sui soldi dei corruttori, è stato fermato già al primo dibattito. Aveva raccolto un milione di dollari con il crowdfunding. Ho letto che queste elezioni costeranno circa 10 miiardi di dollari. Povero Lessig. Poveri noi.
Sempre nello stesso articolo leggevo che c’è il sospetto che il successo di Trump sia dovuto, almeno in parte, al fatto che la sua presenza in tv fa schizzare in alto gli ascolti; le televisioni, quindi, l0 hanno privilegiato, gli hanno dato più spazio, per aumentare i propri profitti. Noam Chomsky, studioso del linguaggio e radicale politico, è simpatico come un grillo parlante, cioè per niente, ma spesso coglie nel segno. Lo fa, ad esempio, quando evidenzia come il business dei media non è fornire contenuti al pubblico ma persone agli sponsor. Ogni tanto dovremmo provare a guardare le cose per il verso giusto. Scopriremmo che anche la democrazia non è più quello che sembra: inventata (o scoperta?) più di duemila anni fa, in una città che contava circa diecimila persone, ora viene utilizzata in un mondo con sette miliardi di individui, qualche decina di miliardi di dispositivi “mediatici”, tra smartphone pc e televisori, e interessi economici planetari. Mi ricordo che nella prima versione del Grande Fratello i concorrenti non avevano la minima idea di come funzionasse per quelli che stavano fuori. Erano naif. Già dalla seconda, è entrato in gioco un meccanismo di consapevolezza. In qualche modo, sospetto che sia così anche con la democrazia: ora si sa che è possibile convincere le persone a votare per un candidato che le manderà in rovina. Il tema centrale di qualsiasi analisi politica dovrebbe ripartire da come si forma il consenso adesso, nel 2016. Berlusconi, da questo punto di vista, era un esperimento che visto in prospettiva era da principianti – tre televisioni di proprietà, qualche giornale e, a fasi alterne, ha governato o condizionato la vita politia per vent’anni. Ora, è tutto molto più in grande – le competenze per la creazione del consenso sono molto più specifiche. Perfino uno come Salvini, se avesse uno staff più preparato, potrebbe andare al potere. In America (lo sto scrivendo oggi, 28 maggio 2016) Trump sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Ecco, se la democrazia produce questo, è bene iniziare a riflettere se davvero il popolo sta esercitando il proprio potere.
O forse questo è un discorso superficiale. Forse Trump è realmente ciò che il popolo vuole. Il popolo. C’è un’idea molto romantica, del popolo. Giacomo Brunoro, su Facebook, scriveva che era stufo di sentire parlare di “folle oceaniche”. Le folle oceaniche c’erano anche negli anni trenta, a Norimberga, e negli anni sessanta in Cina, con Mao. Anche ai concerti di Vasco Rossi. L’oceanicità di una folla non dice nulla sulla bontà di un’idea. Miliardi di mosche mangiano merda, ma non mi hanno mai convinto ad assaggiarla. Alternative? Il problema è che non ce ne sono. Una dittatura? Un’oligarchia? La rete che vota da casa le leggi? Il punto è che per creare alternative servirebbe una classe di intellettuali capaci di pensare, e di produrre idee. Ma se guardiamo in Italia (in Francia è diverso, ma forse neanche troppo), nessuno parla di politica. Neppure i politici! Il dibattito degli ultimi mesi ha riguardato le modifiche alla Costituzione, che nessuno sta valutando nel merito: si procede per slogan e proclami; il giustizialismo – sì, no, dipende, prima i tuoi, i miei sono diversi  – e poi? Sul tema dell’immigrazione, un problema oggettivamente gigantesco, epocale, paragonabile alla seconda guerra mondiale, si discute come se si fosse al bar. Il fatto che il rappresentante di chi non vorrebbe accogliere i migranti senza filtri sia uno come Salvini spiega perché sia impossibile parlarne. Salvini… che farà ora che i marò sono tornati a casa? So che il cane di uno dei due è rimasto bloccato in India: sarà quella la prossima serie di magliette che indosserà? Argo a casa? Che poi quella di Salvini verso la casa è una specie di ossessione. Mandiamo a casa Renzi. Riportiamo a casa i marò. Spediamo a casa i migranti. Per lui, tutti dovrebbero rimanere a casa. Sarebbe bello indagare sulla sua infanzia. Se non sbaglio da ragazzo (ammesso che uno come lui sia mai stato ragazzo veramente) aveva partecipato a una trasmissione televisiva come concorrente. Lo aveva fatto anche Renzi. La nostra classe dirigente esce da là: Bim bum bam, Chi vuol essere milionario, Gira la ruota. E’ come quando uno sta per annegare: mano a mano che la situazione peggiora, avrebbe bisogno di forze sempre maggiori per uscirne, e invece, poiché la situazione peggiora, ne ha sempre meno. Per uscire dal nulla in cui stiamo scivolando, sarebbe necessario non essere già impantanati. Siamo abbastanza lucidi da capire che sta succcedendo, ma non abbastanza per trovare un’alternativa. In ogni caso, alla fine i marò sono tornati a casa (anche se uno dei due, se non sbaglio, è a casa già da diverso tempo). Storia molto contemporanea, questa. Due fucilieri italiani uccidono dei pescatori indiani innocenti. L’India intende processarli per capire se si è trattato di un errore o se c’è della colpa, in questo. Dove sta l’ingiustizia? “Stavano obbedendo a degli ordini”. Pure Priebke lo diceva. Non è una condizione sufficiente per essere assolti. Cosa c’è di sbagliato nel voler conoscere la verità? Ma la creazione del consenso richiede slogan facili da ricordare, facili da gridare. Un po’ di tempo fa c’era un cartellone dei Fratelli D’Italia, qui a Padova, dove c’era scritto “Non è vero Natale senza i marò a casa”. Io adoro il grottesco, ma in letteratura. Nella vita di tutti i giorni un po’ mi impressiona.

Ma sul grottesco, sì, ora lo so: quando inizio a leggere un libro, dopo un po’ tra me e me penso “ok, ma quand’è che si inizia a ridere? Quand’è che arriva l’assurdo?”. Sto sviluppando un’avversione da lettore per i drammi borghesi, dove persone serie prendono molto sul serio dei problemi che non avrebbero alcun senso per una persona normale. Mi piacevano, e credo di aver scritto parecchie di queste cose. Sarà che ora sono stanco, o sarà che il lavoro mi toglie tanto di quel tempo e di quella serenità che non ho voglia di sentire anche le lamentele di personaggi inventati. I dettagli espansi in ogni direzione mi annoiano. Sto diventanto amante dell’impressionismo, del tratto ruvido, approssimativo, ma diretto. Forse, ma non ne sono sicuro, sto perdendo fiducia nella letteratura, nella sua capacità di combinare qualcosa che non riguardi l’esperienza puramente personale. Come un vero caprone, sto scartando i libri troppo lunghi, e quelli che si prendono troppo sul serio. Non credo più ai personaggi che cercano di convincermi che esistono veramente, ecco. Mi si è consumata l’incredulità. Poco tempo fa avevo letto “La carne” di Cristò, Intermezzi editorie, e mi aveva entusiasmato. Parlava di zombie. L’altra sera ho letto “That’s (im)possible”, pubblicato da Caratteri Mobili, altro libro di Cristò, la storia di una lotteria planetaria in cui i concorrenti devono indovinare un numero, senza alcun vincolo sulla sua lunghezza. Mi ha entusiasmato anche questo. Cristò sta diventando il mio autore preferito. Grottesco. Assurdo. Storie (im)possibili. Non sono come quei vecchietti che non sentendo più i gusti, aggiungono sale su tutti i piatti, o, sordi, ascoltano mazurke: semplicemente ho letto troppo per crederci ancora. Per cui voglio essere stupito fino al tramortimento. Voglio intelligenza, idee, potenza. Voglio sentire che dietro la storia che sto leggendo c’è qualcuno che vuole sedurmi puntando in altissimo, uno che non ha paura di non essere capito perché troppo profondo, o troppo  sofisticato, o troppo diretto. Sto leggendo anche Tacito, in questo periodo. Ha un potere sonnifero, su di me. Ma mi piace tantissimo. Ieri sera leggevo del processo a Pisone, accusato di aver ucciso l’ottimo Germanico, figlio adottivo di Tiberio, e padre di quello che, una ventina d’anni dopo, sarebbe diventato Caligola (bello vedere questo futuro imperatore – tra i più folli della storia di Roma – mentre sgambetta a sette anni per i campi militari con i sandali da soldato troppo larghi, inseguito dalla madre Agrippina che cerca di mettergli le scarpe).  Il processo era stato organizzato in questo modo: due giorni per l’accusa, sei giorni di pausa, tre per la difesa. Questa era Roma. Non si è arrivati alla fine del proceso perché Pisone a un certo punto, molto romanamente (romanamente di una volta, si intende), si taglia la gola. Tiberio ne esce bene, a modo suo: un mostro di diplomazia, violenza e potere esercitato con consapevolezza. Tacito lo detesta ma non ne nasconde le grandi doti. Il punto è che per arrivare in cima devi essere una merda. Succede anche adesso. In non so quale libro si diceva che il riuscire a farsi eleggere Presidente degli Stati Uniti dovrebbe essere una condizione di non eleggibilità. C’è del populismo in tutto questo? Ci  penso un po’ su. Nel frattempo, vado a preparare il pranzo. Il blog rimane ancora un po’ in letargo – letargo che sarà interrotto da uno splendido racconto di Elena Rui, in uscita nei prossimi giorni. Poi magari con l’estate riprendo a scrivere.

Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

3 commenti su “Letargia

  1. stupendizia
    30/05/2016

    Segui duemila persone ed io credo fortemente che solo l’un per mille sia sulla strada della conoscenza. Se vuoi intelligenze e potenze nuove: magari non sarà il tuo genere ma per aiutarti a riflettere. ” Non è Lisa del Giocondo” stupendizia blog.

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  2. Simone
    30/05/2016

    Non ti letargizzare troppo per non farci mancare troppo le tue precise e massive analisi sul reale anche se spero su Trump presidente degli Stati Uniti ti sbagli

    Liked by 1 persona

  3. elia
    21/06/2016

    Molto bello ed intelligente questo post. Suscita riflessioni e domande. Almeno a me. Mi sono risconosciuto nelle tue considerazioni…
    Sinteticamente potrei dire che non credo piu nella democrazia e che inizio a non credere piu nemmeno nella letteratura. La differenza è che nel secondo caso mi sento in colpa, come se fosse un mio difetto.

    Provero a leggere Cristò

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Questa voce è stata pubblicata il 28/05/2016 da in Letteratura, Politica, reality, Recensioni, Storia, tv con tag , , , , , .

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