La palla, di Emanuele Kraushaar

Emanuele Kraushaar, oltre a essere il motore di Tic Edizioni, piccola e valida casa editrice romana, è anche un autore particolarmente interessante, con una particolare predilezione per il racconto brevissimo. A marzo ho fatto un salto a casa sua, dalle parti di Trastevere: per un errore dell’Enel, gli era stata tolta la corrente per cui mi ha mostrato la sua immensa libreria a lume di candela. Tra varie chicche, c’era anche il suo primo libro di poesie, pubblicato quando aveva 7 anni. Un enfant prodige che, per inciso, meriterebbe un’attenzione maggiore, o migliore, da parte degli editori – o almeno questo è il mio parere.

La palla
di Emanuele Kraushaar

La cosa che più mi riusciva fare nella vita era la palla.
Mia moglie l’ho conquistata così. Attorcigliandomi su me stesso, con la testa attaccata al sedere e rotolandomi per la strada, veloce e senza sbavature.
Luminoso.
Ero così quando facevo la palla.
Mia moglie mi chiedeva sempre di fare la palla, quando stavamo in giardino e giocavamo con la nostra cagnolina Lisistrata.
Come correva Lisi quando facevo la palla e rotolavo sull’erba!
Anche quando pioveva mia moglie mi chiedeva di fare la palla.
Una volta che eravamo alla casa al mare e c’era il temporale, mia moglie ha spento la tv di colpo, abbiamo preso Lisistrata e siamo andati sulla spiaggia.
Io mi sono attorcigliato e ho incominciato a rotolare sul bagnasciuga. Mia moglie mi guardava e sembrava ci fosse il sole, anche se pioveva di brutto e c’erano i fulmini.
Lisistrata tremava e non mi rincorreva e fissava il mare che per lei era un mostro nero.
Io però continuavo a rotolare, perché sapevo che mia moglie era felice.
Non capivo esattamente le sue sensazioni, ma io quando facevo la palla mi sentivo dio.
Anche quando mia moglie si è messa a urlare che Lisi stava male, io non mi sono fermato, perché sapevo che mi voleva lì, a rotolare sulla spiaggia all’infinito.


ek-3Emanuele Kraushaar (Roma, 1977) scrive dall’età di sette anni. Tra le sue pubblicazioni, le raccolte di racconti brevi Tic (Atì 2005) e Maria De Filippi (Alet 2011). Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo e svedese. Ha diretto per anni la rivista “Metromorfosi” e organizzato i festival “Jazz al Centro” ed “Estemporanea”. È cofondatore di Tic Edizioni. Per lui le parole hanno un senso sempre oppure non ce l’hanno mai.

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