Le cose che non facciamo, di A. Neuman – ne parla A. Quatraro

Più di un mese fa, Andrés Neuman, autore argentino naturalizzato spagnolo, ha presentato la sua raccolta di racconti “Le cose che non facciamo” (SUR) alla Libreria Zabarella. L’occasione è stata ghiotta: l’autore, infatti, ha davvero molto da dire e i presenti hanno avuto l’occasione di fare la conoscenza di un personaggio speciale.
Tra i presenti c’era Anna Quatraro, già ospite di Grafemi. Ricevo e pubblico il suo interessante punto di vista.

neuman_3Mercoledì 5 settembre la libreria Zabarella di Padova ha ospitato la presentazione della raccolta di racconti Le cose che non facciamo di Andrés Neuman, edito da Sur. Insieme a Paolo Zardi e a Giulia Zavagna, l’autore ha commentato le sue idee sul racconto.

Con toni sempre molto spontanei e informali, Neuman ha introdotto una prospettiva che mette in dubbio la presunta coerenza che legherebbe tutti i racconti entro una cornice di riferimenti solidi e precisi, introducendo la variabilità, il concetto di finale sfumato e l’idea di bonus track. È stato subito evidente l’aspetto colloquiale della presentazione, distante dalle intenzioni di fornire un vademecum di consigli e nozioni per scrivere un racconto che rispetti regole e convenzioni. A conferma di ciò, i quattro dodecaloghi a mo’ di contenuto extra apposti alla fine del libro: una serie di osservazioni contraddittorie e aperte alla ridefinizione dei canoni letterari che mettono in crisi un’idea stabile di coerenza narrativa.

Inoltre, secondo Neuman, l’opera può rilevarsi nella misura in cui l’autore riesce a nascondere sé stesso dietro di essa, lasciandola alle molteplici interpretazioni apportate dal lettore – come non intravvedere una delicata citazione di Roland Barthes.

Gli stessi racconti rispecchiano il talento non addomesticato dello sguardo di Neuman sul mondo, sulla complessità dei rapporti umani e dei ruoli sociali, non corrispondenti all’ordine falso imposto dall’arbitrio dei pronomi personali. Con questa ottica, si capisce come una relazione di coppia alle prese con banali incomprensioni diventi la metafora di che quantità di tempo e spazio si possa dedicare all’altro, e in che misura sia possibile affermare di dialogare. Il racconto Una riga sulla sabbia colpisce proprio per la sua urgenza di stabilire confini grazie alle parole, sfiorando toni assurdi. Basterà un errore concettuale del marito per mostrare alla moglie le sue debolezze, che diverranno il bersaglio della sua ripicca. Nemmeno le coppie che si comprendono alla perfezione sembrano esenti da difficoltà affettive pare confermare il racconto che descrive le crepe di due personalità quasi identiche.

sur44_neuman_lecosechenonfacciamo_coverL’autore non si stanca di osservare come il linguaggio interferisca nel quotidiano. In Dare alla luce un uomo mette al mondo il figlio atteso, realizzando le conseguenze dell’espressione gergale “siamo incinti” e sperimentando così una rivoluzione grammaticale che diventa ideologia e quindi fisica. La parola, sembra dirci l’autore, lascia la sua impronta ontologica sul mondo, e i fatti biologici non ne sono esenti. Al contempo, secondo Neuman, è importante non lasciarsi sedurre da uno stile che esaurisca le possibilità di sperimentare il linguaggio: in tale senso, il libro si conclude con una serie di dodecaloghi che si muovono dal racconto classico al racconto post-moderno, nel quale il linguaggio prende il sopravvento sulla trama e sul controllo da parte dello scrittore. Gli esempi più calzanti dell’equilibrio fra autore e linguaggio sono i racconti dedicati alle coppie di terapeuta-paziente, nei quali si avverte di più lo scontro verbale fra due poli.

Neuman attingendo con molta consapevolezza al repertorio barocco del post-modernismo e conosce molto bene la narrativa contemporanea, ma soprattutto Borges. La scrittura, caratterizzata da flussi di coscienza molto efficaci, ha il pregio di essere delicata e veloce, senza traccia di virtuosismi o isteria. Il carattere versatile dell’autore si avverte nei dialoghi molto controllati e intensi e nell’avvicinarsi alla poesia in certi racconti, per sfidare la capacità della parola di condensare situazioni di anni in brevi monologhi. Queste forze rendono la scrittura di Neuman in movimento e vicina all’idea di non-finito, di mancanza di circolarità dando quindi l’impressione che scrivere sia la ricerca di un’armonia incompleta di ellissi, piuttosto che l’accumulo di massa indistinta. Come se l’intero libro avesse bisogno di fessure attraverso le quali permettere un ricambio d’aria, un bagliore di luce.


Anna Quatraro nasce a Padova nel tardo febbraio del 1989. Le piacciono molto i gatti e i romanzi di Virginia Woolf.
Mentre gli altri bambini giocano, legge, fantastica storie sue al gabinetto e con dedizione massimalista dichiara che leggerà tutti i libri esistenti. Però non traduce l’ebraico e il greco a dodici anni.
Nel 2012, si laurea alla triennale in Mediazione Linguistica e vattelapesca, a Padova. Si avvicina quindi alla scrittura e all’editoria frequentando il master breve di Oblique a Roma. Nel frattempo, ha iniziato a collaborare con recensioni di narrativa sulla webzine Flanerì, letto manoscritti come stagista e proseguito gli studi. Tuttavia non ha ancora nessun romanzo in fase di stesura.

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