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Segni, parole, significato.

Hemingway, Miller e lo shit detector

Dall’introduzione di Guido Almansi a Sexus, romanzo di Henry Miller, Arnoldo Mondadori editore

Che cosa gli manca per essere un grande scrittore, aspirazione che da molti punti di vista sembra perfettamente legittima per Henry?
So cosa avrebbe risposto Hemingway: gli manca lo «shit-detector». Esiste il «lie-detector», la macchina della verità; il «metal-detector», l’apparecchio che registra la presenza dei metalli nell’immediato sottosuolo; e lo «shit-detector», che registra la presenza di materie fecali nella pagina scritta. Cos’è essenziale per uno scrittore? si chiede Hemingway. Un apparecchio, innato e a prova di bomba, che avverta immediatamente colui che scrive della presenza di stronzaggini nella sua scrittura. Scott Fitzgerald, o Evelyn Waugh, per fare degli esempi, hanno quest’apparecchio perfettamente sintonizzato: se mai c’è stata una traccia di stronzaggine in un primo abbozzo della pagina, il loro sistema di controllo l’ha eliminata. Miller è tutto l’opposto: la sua esuberanza stilistica, che a volte raggiunge risultati travolgenti, non è mai controllata dal registratore di fetori. È uno scrittore da accettare così com’è: con le sue intuizioni e con le sue ingenuità, con la sua intelligenza e con la sua stupidità, con le sue folgorazioni e con le sue longueurs, i suoi colpi d’ala e la sua banalità, con la sua grandezza e con le sue meschinità.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

4 commenti su “Hemingway, Miller e lo shit detector

  1. Giacomo Brunoro
    07/12/2016

    Una grandissima verità.

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  2. Zio Scriba
    07/12/2016

    Così, di getto, mi viene solo da dire “Meno male che non aveva lo shit detector!”, o almeno non nel senso in cui lo intendeva Hemingway. (Il vero shit detector dovrebbe essere quello che impone di non dare alle stampe pagine banali, deboli, insulse, stereotipate, mediocri – quello sì sarebbe un grande shit detector, da rendere obbligatorio! Dopodiché in Italia si pubblicherebbero otto-dieci libri all’anno… 🙂 )
    Nemmeno io sono un grandissimo estimatore di Miller, ma quel poco che ho assaggiato (Tropico del cancro in primis) me lo fa apparire più interessante sia di Fitzgerald che dello stesso Hemingway, cui sarò eternamente grato per le novità stilistiche anti-prolissità, ma non certo per le stucchevoli storie di pugili e toreri.
    Se proprio un appunto devo fare a Miller (ma non riguarda certo lo “scrivere di sesso” di per sé, né tantomeno la cosiddetta “volgarità”, cui sto per dedicare un appassionato pezzo sul mio blog) è che alla fine la figomania mi annoia tanto tanto, ma tanto, ma tanto. (L’unico figomane mai noioso è probabilmente Philip Roth, il Premio Nobel morale degli ultimi trent’anni).

    Liked by 1 persona

    • Paolo
      07/12/2016

      Sarò messo male, ma preferisco indulgere su qualche epica incornata o bucolica battuta di pesca (non me ne vogliano gli animalisti, ma in Hemingway io leggo di un solo animale: l’uomo) che in compiacimenti narcisistici a base di patata. Per quanto sia sempre stuzzicante e pregevole l’eros maschilista di certe penne. Ma forse la mia è solo una forma di invidia… Mah!
      Però concordo sull’importante valenza dello “Shit-Detector”, che a mio avviso non deve imbrigliare la spontaneità e nemmeno talune espressioni “naif” così commoventi e cariche di significato.

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  3. Giovanni Schiavone
    07/12/2016

    Mai stato troppo d’accordo con questa visione.
    Mi spiego meglio: alcune opere di Miller sono praticamente una zuppa di shit. i detriti fecali sono ovunque.

    Altre opere non ne contengono nemmeno un granulo (i Tropici, senza dubbio). E’ molto particolare, perché verrebbe da dire che o ce l’hai, lo shit-detector, o non ce l’hai. E invece per lui sembrerebbero vere e false entrambe le affermazioni.
    Secondo me, dunque, lo disattivava volontariamente.

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Questa voce è stata pubblicata il 07/12/2016 da in Romanzo con tag .

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