“Le lunghe notti” di Domenico Trischitta – una recensione di Simona Castiglione

L’amica Simona Castiglione, più volte ospite di Grafemi, ha letto “Le lunghi notte” di Domenico Trischitta, un romanzo uscito per Avagliano l’anno scorso, e ha scritto una recensione piena di partecipazione che gentilmente ha condiviso.

Cosa si trova “al termine della notte”
una recensione di Simona Castiglione

le-lunghe-notti-domenico-trischittaNelle Lunghe notti di Domenico Trischitta si entra passando per Le lunghe giornate che danno il titolo alla prima parte del libro. Qui la Sicilia è ancora porto caotico da cui partire pieni di impazienza e di sogni: per lavoro, certo, ma soprattutto spinti dal desiderio – per il camionista del primo racconto il desiderio ha un nome, Natalie, e come l’omonima ricorrenza regala una gioia semplice e casalinga, da attendere fiduciosi una volta l’anno. C’è chi invece il desiderio l’ha tenuto nascosto per tutta la vita, come il prete del terzo racconto; chi ha visto il proprio sogno patinato farsi realtà, come Cettina con il suo Ricky Martin siciliano, chi a sua volta è il sogno degli altri (Della pornostar) ma forse ha smarrito i propri – e chi ai sogni degli altri pone fine, almeno finché non arriva il suo turno (Dell’assassino).
Leggo le loro storie e capisco che si può racchiudere un’esistenza in una pagina o poco più: Trischitta usa un materiale povero come le esistenze che racconta e la terra che descrive; parole semplici, frasi brevi, pochi dettagli. Non indulge a sentimentalismi, eppure commuove in modo autentico. Per dare tridimensionalità alla scrittura talvolta usa l’insolito ma efficacissimo espediente di passare dalla prima alla terza persona. Uno scrittore siciliano minimalista: sì, è possibile, e il risultato è spesso sorprendente. Del resto, il primo racconto ricorda Il nuotatore di un maestro quale John Cheever, e non appena inizio a cogliere i legami sottili tra una storia e l’altra, quando vedo riapparire un personaggio nella vita di un altro, e soprattutto scopro che la protagonista di un’intera sottosezione è la morte, inizio a sentire l’aria di Spoon River. Curiosamente, però, se nei racconti di Trischitta la morte viene solo sfiorata, chi la affronta sembra ricevere in dono una strana gioia (Del malato terminale), un misterioso sorriso (Dell’aspirante suicida); certo la morte pare meno dolorosa della vita, che ci tortura con i suoi bellissimi, insopportabili miraggi – amore, sesso, libertà.
trischitta-800x445Appena inizio la seconda parte, Le lunghe notti (non a caso, il titolo del romanzo), capisco dov’è che pulsa il vero cuore del libro: eccola, Catania, mi viene incontro dall’aeroporto che “espelle gli ultimi viaggiatori nella penombra della luce rossa”; è l’umanità rassegnata e accogliente del tassista, la maglietta sudicia di uno strano barbone per le vie di Parigi, le vie dove batte Gianni/Janet, l’impiegato delle Poste che decide di fare il travestito… nell’ultimo racconto le vite di questi personaggi notturni si incroceranno proprio nel centro della vecchia Catania. Penso che forse Domenico Trischitta mi ha svelato il cuore più vero della mia città – un cuore celiniano. Al termine delle Lunghe notti non poteva mancare lui, Louis-Ferdinand, che a ben vedere ci accompagnava fin dall’inizio (e precisamente dalla citazione in epigrafe); per lui la morte è “l’amica di sempre”; eppure gli fa paura, “forse è perché l’ha conosciuta così bene, a tal punto di pensare di averla esorcizzata”, e alla fine “lo coglie di sorpresa” – un po’ come questi racconti, che mi spingono a cercare il voluminoso libro chiaro nella mia libreria, Viaggio al termine della notte. Lo apro alla prima pagina: “Gente n’è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m’han detto gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo”.


Domenico Trischitta (Catania, 1960) è uno scrittore, giornalista e drammaturgo italiano. La sua biografia completa: wikipedia.


Simona Csstiglione, siciliana, padova d’adozione, scrive e pubblica dal 2010. Insegna letteratura e scrittura creativa. Il suo nuovo romanzo, L’età del freddo, uscirà a maggio per l’editore Morellini.

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Una risposta a "“Le lunghe notti” di Domenico Trischitta – una recensione di Simona Castiglione"

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  1. Conosco Trischitta e lo apprezzo anche come scrittore. Ha un modo sorprendente di scrivere, con quei passaggi di persona che inizialmente ti disorientano, ma appena entri nel linguaggio e nel libro, tutto diviene limpido. A Catania ha dedicato tanto e al primo posto continuo a tenere Una raggiante Catania, bellissimo libro che racconta anche la mia giovinezza di catanese.

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