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Segni, parole, significato.

L’ennesimo testamento – un racconto di Andrea Micalone

Del “giovedì” apprezzo il fatto che, nonostante sia in mezzo alla settimana, è in realtà tutto sbilanciato in avanti verso il weekend. Non sono un grande appassionato del fine settimana – dura troppo poco, e poi tende a concentrare su di sé ogni genere di rotture. Ma rimane comunque un’ottima alternativa al lavoro.
Quindi, per festeggiare lo scollinamento, ecco un racconto molto divertente di Andrea Micalone. Buona lettura!

L’ennesimo testamento

di Andrea Micalone

La seconda volta che Dio mandò suo figlio sulla terra, le cose non andarono molto diversamente.
Stavolta però il Boss, come lo chiamano nelle alte sfere, decise di agire in modo più oculato e, al tempo stesso, più disinvolto. Organizzò questo secondo tentativo, ma mise subito le mani avanti con il Consiglio Amministrativo affermando che se le cose fossero andate bene, ne sarebbe stato lieto; ma se, come temeva, tutto si sarebbe risolto nell’ennesimo buco nell’acqua, allora avrebbe definitivamente messo una pietra sopra alla “questione Terra”, come era solita chiamarla (e quando il Boss diceva pietra, intendeva naturalmente un asteroide di tipo M composto al 75% di nichel-ferro puro).
Le ragioni del suo scoramento e della sua disillusione erano evidenti. Il fallimento completo della “Prima Volta”, quando aveva mandato il suo primo pargoletto, era stato così lampante da far accapponare la pelle. Il messaggio di pace e speranza inviato allora, si era tramutato infatti nell’arco di qualche centinaio di anni in “barbecue di presunte streghe”, “dominio politico e temporale” e, ultimo ma non meno importante, “Inquisizione a volontà”. A questo inoltre era conseguito un periodo di imbarazzo e incredulità (del Boss nei confronti delle sue creature, ovviamente, ma anche, per assurdo, delle sue stesse creature nei suoi confronti!).
Egli prese dunque la decisione di tentare una seconda volta di salvare la baracca, ma a patto che questa fosse l’ultima possibilità concessa agli abitanti della suddetta baracca blu-verde.
qu000079L’operazione fu avviata all’inizio del nuovo millennio terrestre (cadeva infatti il duemillesimo compleanno del primogenito, e i padri, si sa, ci tengono a certe cose). Stavolta si tentò con un approccio del tutto nuovo. Innanzitutto niente parti clamorosi di vergini, e questo perché simili eventi, ormai, non suscitavano più meraviglia, ma soltanto sorrisini e battute maliziose. Il nuovo Messia nacque pertanto da una normalissima famiglia di Cagliari, padre imprenditore e madre insegnante. Si rivelò un ragazzetto belloccio, biondino, stavolta occhi verdi e, possibilmente, anche un po’ ebete, poiché la gente, si sa, è sospettosa dei tipi troppo intelligenti.
Non fu un portento scolastico. Ebbe voti rientranti nella media del suolo italiano in cui si era deciso di farlo nascere e, perciò, decisamente bassi rispetto alla media mondiale.
All’università il Messia si iscrisse ad architettura. Lì conobbe una mora cicciottella con cui si fidanzò e con cui visse una giovinezza banale e rientrante nei canoni del periodo storico (liberale ma non libertino). Si sposarono e vissero felici, per quanto almeno può essere felice una coppia sposata. Infine ebbero tre figli (stavolta fu rimosso anche tutto il discorso sulla castità. Questa scelta fu fatta perché, con il senno di poi, la questione era servita soltanto a qualche scrittore americano per fare pacchi di soldi speculando su improbabili tresche messianiche con prostitute dai capelli rossi).
Il Messia lavorò in uno studio d’architettura per tutto l’arco della propria vita, in un anonimato fangoso e stantio, privo di grandi soddisfazioni personali o di particolari punti di rilievo; basti pensare che l’evento più esaltante della sua esistenza, per il resto correttissimamente mediocre, furono i complimenti di un assessore che gli promise un gran futuro in cambio di un favoruccio (l’assessore utilizzò proprio questo termine) in alcune questioni edilizie. Inutile dire che il favoruccio ci fu, ma non fu seguito da alcun gran futuro.
Quando il Messia arrivò alle nozze d’argento, il piano del Boss raggiunse, come previsto sin dal principio, il suo compimento. Il nuovo Salvatore all’improvviso si mise perciò a scrivere un libro, e lo fece nello stupore generale dei famigliari che non lo avevano mai visto stringere altra carta stampata escludendo quella dell’inserto sportivo domenicale.
Egli lavorò in completo segreto per due settimane, evitando scrupolosamente di rispondere a qualsivoglia domanda. Aveva inoltre sempre a portata di mano il suo “quadernone da lavoro”, essendo timoroso che qualcuno ci sbirciasse dentro.
Poi, grazie a qualche aggancio dal sapore provinciale, riuscì a farsi pubblicare il testo.
All’uscita del suo “capolavoro” la voce si era sparsa nel quartiere e c’era un’onesta curiosità nel voler sapere cosa l’architetto avesse scribacchiato negli ultimi tempi, perciò quel mattino di marzo, nella libreria al fianco del fruttivendolo, giunsero una ventina di persone. Dopo alcune chiacchiere di circostanza, un brindisi e dei pasticcini generici, qualcuno finalmente aprì le copie del libro, ancora calde di stampa (la tipografia che le aveva prodotte si trovava infatti dall’altro lato della strada e le aveva davvero sfornate da poco).
Coloro che ebbero modo di leggere per primi il contenuto del libro alzarono subito lo sguardo sull’Architetto Messia, indecisi se ridere o se protestare per quello che sembrava uno scherzo. Avevano di fronte, infatti, cento pagine praticamente vuote, se non fosse stato per una sola riga.

Ogni pagina la stessa frase.

La frase era: “Siate Felici E Basta! Siate Felici O Andatevene A Quel Paese!”

the-creation-of-adam


67660_109510222445242_5727546_nL’autore: Andrea Micalone è nato ad Atri (Te) il 18/11/1990 e ora vive a Pescara. Nel 2013 grazie al romanzo di genere fantascientifico “Hodoeporicon”, è rientrato tra gli otto finalisti del Premio Urania della Mondadori. Nel 2016 si è classificato al terzo posto del “Premio Battello a Vapore” di Edizioni Piemme. Ha anche pubblicato una piccola raccolta di racconti (Buonanotte ai sognatori, Arduino Sacco Editore) e alcuni racconti fantasy in self-publishing. Collabora attivamente con alcuni siti e blog di interesse letterario.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

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Questa voce è stata pubblicata il 26/01/2017 da in racconto con tag , .

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