Cosa faresti se morissi? – di Alessandro Busi

Su Grafemi, un nuovo ospite, Alessandro Busi, con un racconto breve e tagliente.Buona lettura!

Cosa faresti se morissi?

di Alessandro Busi

Cosa faresti se morissi?
Lei alzò gli occhi dalla tazza di tè.
Scusa?
Mi chiedevo, cosa faresti se io morissi? Se morissi oggi.
Lui finì di spalmare la marmellata di mirtilli sul pane caldo. La luce grigia della mattinata nuvolosa entrava dalla finestra. Lei inclinò la testa di qualche grado a sinistra, lo fissò e bevve un altro sorso.
Ma che domanda è? Non lo so cosa farei?
Per ipotesi, dico. Se oggi dovessi avere un incidente, se ti chiamassero dall’ospedale e ti dicessero, lei è la signora Ravasi? Signora, suo marito ha avuto un incidente, purtroppo non c’è più niente da fare. Per ipotesi, cosa faresti?
Diede un morso al pane e finì il caffè. Staccò uno strappo di rotolo da cucina e si pulì le labbra.
Ehm, non credo proprio che andrebbe così. Credo che mi direbbero di andare in ospedale, non mi darebbero una notizia del genere al telefono.
Sorrise nervosa e scosse la testa. Lui alzò le mani in segno di resa.
Ho capito, disse, ti aggrappi a questi particolari per non rispondermi. Va bene, lasciamo stare.
La voce gli uscì infastidita e rassegnata. Si alzò di scatto, buttò il pezzo di carta assorbente nella tazza e si diresse verso il bagno, scuotendo il capo.
Lei rimase seduta a fissare la sedia vuota. I barattoli di marmellata e crema di nocciola erano immobili con i loro cucchiaini immersi dentro. L’acqua nella teiera si increspava in superficie, mossa dal tremito del suo piede, che sfiorava la gamba del tavolo.
Lo scroscio dello sciacquone invase le stanze silenziose, seguito dai passi pesanti.
Vuoi sapere cosa farei?, disse lei, dopo averlo raggiunto in bagno. Penso che mi dispererei. Penso che terrei una maschera per i giorni di lutto e, dopo il funerale, tornerei a casa e riempirei la vasca.
Lui ascoltava, piegato sul lavandino, mentre si lavava i denti.
Accenderei la stufina elettrica e mi spoglierei, poi mi immergerei con calma nell’acqua troppo calda.
Senza accorgersene, smise di strofinare i denti. Lasciò lo spazzolino immobile sotto la guancia destra, e strinse con le mani il bordo del lavandino.
Starei seduta a guardare la schiuma, poi scivolerei con la testa sott’acqua. Forse proverei a non piangere, o forse no. Permetterei a tutte le lacrime di scorrere e penserei che non è giusto, per dio.
Sentì la voce di sua moglie rompersi in tanti frammenti acuti, e chiuse gli occhi.
Poi mi sciacquerei e mi metterei davanti allo specchio ad asciugarmi i capelli. Abbandonerei a terra l’asciugamani e starei immobile a guardare il mio corpo di quarantasette anni. Resterei nuda, davanti a me stessa. Ecco quello che farei, contento?
Lui si costrinse a non voltarsi e ascoltò i passi che si allontanavano, scricchiolando sul parquet. Si sciacquò la bocca e sputò, due volte. Alzò il volto e vide il riflesso dei propri occhi arrossati.
Mise la mano destra nella tasca dei pantaloni e ne estrasse un post-it giallo. Lo aprì e lo poggiò sul pelo dell’acqua che ristagnava nel lavandino otturato. Le lettere si cancellarono velocemente, lasciando un’ombra di ciò che c’era scritto. Quando riprese il foglio per gettarlo nel water, solo la o finale era rimasta leggibile.


AlessandroAlessandro Busi è nato a Brescia, e vive a Padova, dove lavora come psicologo e psicoterapeuta. Oltre a questo, scrive storie, che talvolta  pubblica su portali e riviste, altre volte lascia riposare nel pc, e altre ancora raccoglie nel suo blog: comeuncanesullaluna.wordpress.com

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14 risposte a "Cosa faresti se morissi? – di Alessandro Busi"

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  1. sono perplesso, la pittura del quadro è perfetta, molto visiva (hopperiana se mi passi il termine), ma trovo qualcosa di irritante nel contenuto. La domanda del marito è allo stesso tempo ingenua (le reazioni a un evento luttuoso non sono mai quelle che si ipotizzano) e violenta (è una violenza immusonirsi perchè lei non vuole stare all’ipotesi fino a forzarla a una risposta).
    e poi non mi spiego il significato di quel post-it, il fatto che lo avesse già in tasca con una parola scritta (quale? tiamo?ti odio?) mi fa pensare a una premeditazione dell’uomo che poi sia andata delusa dalle risposte della moglie.
    racconto indubbiamente stimolante che come vedi mi ha dato da pensare 🙂
    ml

    Piace a 1 persona

    1. Grazie Massimo,
      mi fa piacere che un racconto così breve sappia svegliare sensazioni intense. Quel post-it l’ho ragionato a lungo – anche con la revisione di Paolo – proprio per decidere se svelarlo, o lasciare al lettore la libertà di immaginare. Questo è stato il risultato 🙂

      Buona serata
      Alessandro

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      1. Condivido la reazione di Massimo. Ha funzionato. E’ un brano che funziona, smuove, provoca. Ed è scritto con un equilibrio “perfetto”, perfetto perché mi piace molto (a tutti direi). Il non rivelato finale (“addio”, “ho il cancro”, …?) è estremamente efficace e anima quanto mai vita il pezzo. Complimenti.

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