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Segni, parole, significato.

I numeri di Padova

Faccio una piccola incursione nel mondo della realtà per un aspetto che mi sta a cuore. Vivo a Padova dal 1970 e ho sempre seguito la politica locale. Al di là della retorica che rende isterica qualsiasi discussione su questi temi, credo che la mia città meriti un buon sindaco – cioè non Bitonci. Questo è un parere del tutto personale ma non nasce da partigianeria, o pregiudizi: Bitonci, che è stato sindaco tra il 2014 e il 2016, e che è caduto perché sfiduciato dalla sua giunta, ha una visione dell’amministrazione pubblica, e del mondo in generale, che trovo profondamente sbagliata e dannosa per la città. Un esempio: per risolvere il problema della microcriminalità che oggettivamente infesta la zona della Stazione FS ha imposto la chiusura di tutti i negozi alle 20, immaginando che gli spacciatori e i ricettatori, trovando la pizzeria chiusa, sarebbero andati a nanna senza più commettere reati. Come si poteva immaginare, il risultato è stato il contrario: chiusi i negozi, la zona si è svuotata, lasciando via libera a chi si muove meglio in assenza di testimoni. Le scelte di Bitonci sono quasi sempre così: demagogia per accontentare chi crede che i problemi del mondo si risolvano usando una fermezza dispensata a caso.

Ora a Padova siamo al ballottaggio. Uno dei due contendenti è proprio Bitonci, che gode del supporto della fascia più conservatrice della città – quella, per capirci, che non vorrebbe avere extra-comunitari in giro per la città, e che probabilmente avrebbe votato Trump, se solo avesse potuto farlo. Dall’altra parte c’è Giordani, imprenditore di discreto successo, che ha avuto l’appoggio del PD e di altre forze moderate della zona (a Padova, i moderati sono realmente moderati), e riceve il sostegno di Lorenzoni, candidato di una Lista Civica che aveva fatto sperare in un reale cambiamento.

La prima considerazione: Giordani non è male. Dietro di sé ha una buona squadra di amministratori. Il sostegno di Lorenzoni garantirà l’ingresso di persone diverse, che porteranno avanti i temi dell’ecologia, dell’economia sostenibile, dell’accoglienza. Non è il mio candidato ideale – al primo turno ho votato Lorenzoni – ma la politica è l’arte del compromesso. Domenica potrò scegliere tra Bitonci e Giordani: non ci sono né Berlinguer, né qualche padre fondatore della Patria, né la Merkel o Che Guevara. Dire che Giordani e Bitonci si equivalgono è una semplificazione populista. Al momento esistono due città del futuro diverse: quella dove il sindaco è Giordani, che dovrà rendere conto alle forze di sinistra che lo hanno sostenuto, e quella dove il sindaco è Bitonci, che cercherà di accontentare il popolo dei leghisti. La differenza è sostanziale.

La seconda considerazione è che, guardando i numeri delle precedenti elezioni, mi sento di dire che l’esito di questa votazione dipenderà quasi esclusivamente dalle scelte che faranno gli elettori di sinistra. Uno dei limiti dei giornalisti (di sicuro di quelli italiani, mentre non ho informazioni su quelli stranieri) è quello di non considerare mai i numeri. Cerco di spiegarlo con un esempio: l’elezione di Bitonci del 2014, che disarcionava la sinistra al potere dal 2004, fu descritta come uno spostamento a destra di Padova, forse stanca degli extracomunitari, delle politica di accoglienza e mediazione. Se però andiamo a vedere i numeri assoluti, si vede che Bitonci ha preso sostanzialmente gli stessi voti del candidato del centro destra Marin che nel 2009, alle votazioni precedenti, aveva perso al secondo turno con Zanonato:

Voti di Bitonci, vincitore nel 2014: 51.702
Voti di Marin, sconfitto nel 2009: 51.660

Il motivo per cui Ivo Rossi, candidato del centrosinistra nel 2014, ha perso è perché i suoi elettori non l’hanno votato:

Voti di Rossi, sconfitto nel 2014: 44.943
Voti di Zanonato, vincitore nel 2009: 56.001

Risalendo indietro con gli anni, vediamo che il risultato più alto ottenuto da un candidato del centrodestra è Padova è quello di Giustina Destro, che nel 1999 ha vinto con 57.047 voti; il centrosinistra unito, invece, è ha prodotto numeri molto più alti: 82.700 (!) nel 1995, quando Zanonato è stato eletto per la prima volta, e 67.682 nel 2004, quando Zanonato ha sconfitto il sindaco uscente, cioè la Destro, che in quell’occasione racimolò solo 43.846 voti. Anche tenendo conto delle variazioni anagrafiche del Comune di Padova, e supponendo pure che gli elettori anziani di sinistra degli anni novanta siano stati sostituiti da nuovo elettori giovani di destra, è evidente che il centrosinistra ha i numeri per eleggere un proprio sindaco: Padova è una città prevalentemente pragmatica, mediamente colta, tutto sommato disposta all’accoglienza, interessata più alle soluzioni concrete che agli inutili, e spesso controproducenti, atti di forza.

Il problema del centrosinistra, il Problema per eccellenza, è la preferenza, manifestata in più occasioni, a essere una minoranza “pura” piuttosto che una forza di governo capace di mettere insieme le molte anime dell’Italia. Per avere la maggioranza, in Italia, e al Nord in particolare, è necessario saper accettare, e talvolta fare proprie, le istanze dei moderati; senza snaturarsi, certo, ma confrontandosi con umiltà. Le eccezioni sono rare, e spesso non fanno altro che confermare la regola. A Milano, ad esempio, il sindaco di sinistra Pisapia era stato eletto perché rappresentava la borghesia milanese – quella illuminata e più progressista. Se Renzi ha avuto il 40% alle Europee è perché sa parlare con quelle persone che guardano con sospetto, timore e fastidio a un certo massimalismo di sinistra. Esiste un modo di essere di sinistra che vince, ed è quello che cerca l’alleanza con le forze moderate del paese; Prodi, vincitore di due elezioni nazionali, lo dimostra.

Per tutti questi motivi voterò Giordani al ballottaggio. Avrei preferito Lorenzoni, ma sono comunque convinto che Giordani, con il supporto della sinistra, potrà fare bene. Vincere non è tutto, in politica; ma governare, checcé ne dicano certe anime belle, sì.

 

 

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

7 commenti su “I numeri di Padova

  1. Giacomo Brunoro
    20/06/2017

    Volevo scriverlo io questo post!

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  2. Mrs Fog
    20/06/2017

    Mi piace molto questa analisi e la condivido.
    Spesso si affronta la politica solo come una questione di pancia, quando invece si tratta soprattutto di eleggere un gruppo di lavoro che agisca concretamente, andando oltre slogan e atti dimostrativi. Chi storce il naso di fronte a un’alleanza Giordani-Lorenzoni sembra non comprendere che l’importante è governare al meglio la nostra città, e questo si può ottenere solo avendo un peso nel consiglio comunale, non restandone fuori.
    Spero che domenica l’affluenza al voto sia alta e vinca Giordani. Padova merita una politica migliore di quella degli ultimi due anni.

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  3. Grilloz
    20/06/2017

    Anche se non conosco molto la situazione di Padova mi pare che il discorso finale abbia una valenza decisamente più ampia, che è un po’ ciò che dice Francesco Piccolo nel desiderio di essere come tutti.

    P.S. credo ci sia un piccolo refuso:
    “Voti di Zanonato, vincitore nel 2014: 56.001” dovrebbe essere 2009, giusto?

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  4. Amanda
    20/06/2017

    Ho votato Lorenzoni, voterò Giordani perché spero in qualcuno che abbia a cuore la città, che lavori su progetti di più ampio respiro, che abbia a cuore ambiente, cultura, civiltà

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  5. viccavdo
    20/06/2017

    Purtroppo non voto a Padova per cui non potrò sostenere Lorenzoni (Giordani). Tuttavia applaudo all’analisi fatta che secondo me è applicabile anche a livello di politiche. Non ho il conforto dei numeri sotto mano ma sono sicuro che se facessi un’indagine simile alla tua scoprirei che la maggior parte dell’astensionismo, sempre più crescente, sono voti di sinistra che non si sentono più rappresentati. Direi che c’è speranza quindi che arrivino tempi (e leader) migliori… 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 20/06/2017 da in Politica con tag , , , .

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