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Segni, parole, significato.

Il mio futuro di allora

Sono nato in un mondo in cui la tecnologia più evoluta era il televisore analogico con due canali (un’ingenua freccia lampeggiante indicava l’inizio di un programma nell’altro canale). I miei genitori ritenevano che quel passatempo ci avrebbe rovinati, così come i loro genitori erano convinti che il telefono avesse tolto il piacere di uscire per andare a trovare qualcuno per una chiacchierata. Socrate sosteneva che la scrittura avrebbe rovinato la capacità di ragionare perché era solo il dialogo tra due persone che la dialettica produceva i propri risultati.
Per il mio diciottesimo compleanno mi sono fatto regalare un orologio al quarzo nel quale era possibile memorizzare fino a 100 numeri di telefono; quando mi sono laureato, a metà degli anni novanta, i miei zii mi hanno regalato una sveglia che regolava il proprio orario con un orologio nucleare – e sembrava davvero di essere nel futuro. Ma in quei miei primi 25 anni – me ne rendo conto adesso – non c’era stato alcun salto evolutivo: solo qualche approfondimento.

Ora mio figlio (quello con i capelli rossi, per intenderci), che ha 10 anni, ha aperto un canale youtube nel quale carica i video delle partite che gioca con il cellulare e che commenta con la sua vocina ancora da bambino. Ieri sera si è installato l’Ableton Live che ha trovato in omaggio nella confezione del launchpad e ora è in camera che sta componendo basi musicali nello stile di Charlie Charles. E’ un profondo conoscitore della musica contemporanea – quella che fa storcere il naso a tutti quelli che sono nati nel ventesimo secolo perché i cantanti non cantano, perché c’è troppo rumore o troppe parolacce o non abbastanza chitarre.

Non credo che questo presente (che è il futuro di quanto ero ragazzo) sia migliore o peggiore del mio passato, quando il divertimento più grande era tirarsi sassi da una parte all’altra di un muro – così come non credo che, per somma fortuna, la mia infanzia sia stata il prototipo di tutte le infanzie perfette; e non sono ancora così vecchio da credere, e dire, che i limiti che ho vissuto siano serviti a forgiare il mio carattere o a sviluppare la mia fantasia o la mia intelligenze e che quindi sarebbe giusto imporli ai ragazzi di oggi.

Il mondo è sempre cambiato – basta leggere un libro dell’ottocento per rendersene conto. In una tavoletta assira, un tizio si lamentava di come i giovani non avessere i valori di una volta. Io provo a guardare il presente, sforzandomi di mantenere la curiosità che avevo da bambino; sapendo bene che ci sarà un giorno in cui anche i miei figli guarderanno a questi anni come il loro passato.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

3 commenti su “Il mio futuro di allora

  1. figlia dei fiori
    25/06/2017

    È vero, succede quello che dici, automaticamente. E mi farebbe piacere, arrivata a tarda età, non dover dire ‘era meglio’ ma ‘voglio impararlo anch’io!’

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  2. A volte mi faccio prendere da “io alla tua età facevo/non facevo” o “noi non avevamo questo” e insomma era tutta campagna e c’erano pure le mezze stagioni, però tendenzialmente la penso come te, da quando ero alle superiori e anch’io leggevo di antichissimi censori dei costumi che pensavano che i giovani d’oggi… con quel che segue.

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  3. Grilloz
    14/07/2017

    Mi sono reso conto di essere diventato “vecchio” (concedimi almeno il vezzo delle virgolette) la scorsa estate quando delle canzoni che ascoltava mia figlia (quasi sei anni all’epoca) non ce n’era neanche una che non mi facesse storcere il naso. Largo ai giovani dunque! Del resto anche mio nonno non poteva soffrire Elvis Presley che invece mio padre adorava.

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Questa voce è stata pubblicata il 25/06/2017 da in reality, tv con tag , , .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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