Una nuova voce

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malaj_fotoCirca un anno e mezzo fa avevo avuto l’occasione di presentare un autore che allora non conoscevo: Elvis Malaj, un ragazzo nato in Albania che vive a Padova. L’occasione era stata data dall’uscita di effe, rivista collegata al sito Flanerì che raccoglie racconti di autori più o meno noti, uno dei quali era, appunto, Malaj. Per questo motivo un pomeriggio ci siamo trovati seduti attorno a un tavolo nella piccola e bella libreria Limerick, a parlare con lui del suo racconto, della sua vita, dei suoi gusti letterari. Era la prima volta che Malaj si trovava a dover parlare di sé; la sua emozione, palpabile, aveva regalato qualcosa di speciale a quell’incontro.

Qualche mese dopo, cioè circa un anno fa, ho parlato di lui, e degli autori italiani nati altrove, in questo post.

Sono sempre stato convinto, e credo di averlo detto parecchie volte, che il romanzo sia intimamente legato all’essere stranieri, in senso stretto o in senso lato. Gli esempi sono numerosi: Kafka, tedesco tra i cechi, ed ebreo tra i tedeschi; Nabokov, che scrive in russo a Berlino, e in inglese in America, un paese che osserva con gli occhi di uno studioso di entomologia, e che poi passa l’ultima parte della sua vita a ricostruire, da lontano, la Russia persa a diciassette anni; Philip Roth, che guarda gli ebrei di Newark come un americano e gli americani con lo sguardo dei figli di migranti europei. Oppure Céline, che descrive i suoi viaggi nel cuore dell’Africa equatoriale, la desolazione delle fabbriche di automobili di Detroit, l’orrore di una guerra che sembra combattuta sulla luna… O anche Fabio Viola quando racconta Osaka con gli occhi straniti di un italiano, in Sparire.

Più sotto:

L’ironia, che è l’ingrediente fondamentale del romanzo occidentale, il suo elemento costitutivo, richiede, prima di tutto, una certa distanza (emotiva, culturale, affettiva) dall’oggetto rappresentato; da questo punto di vista, la condizione di straniero pone un autore nella posizione migliore per raccontare il mondo da una prospettiva diversa, capace di svelarne i meccanismi che gli abitanti di quel mondo non sono più in grado di vedere.
E l’immigrato – non turista che attraversa paesi lontani senza mai sporcarsi le mani, ma essere umano sradicato dalla propria terra, portatore di diversità (quindi potenziale minaccia), diviso tra due realtà che viaggiano parallele, quella pubblica del paese che lo ospita, e quella più nascosta della propria famiglia, delle periferie, dei ghetti – possiede, dal punto di vista letterario, una miniera d’oro.

raccontiA distanza di un anno, la Racconti edizioni, giovane e brillante casa editrice che programmaticamente, per statuto, oserei dire, pubblica solo racconti, fa uscire la raccolta di Elvis Malaj. Tempo fa, nel marzo del 2016, quando la Racconti edizioni non esisteva ancora, ero entrato in contatto con Stefano Friani, che è uno dei fondatori della casa editrice dello “scarafaggio rovesciato”, e in una mail piena di entusiasmo (in cui mi dava del lei!) mi raccontava del loro progetto: tra le altre cose, diceva:

Inoltre, vorremmo aprire un “cantiere” riguardo agli autori italiani che intendiamo iniziare a pubblicare dal 2017. Ci piacerebbe che gli italiani fossero sulla lunghezza d’onda delle nostre scelte editoriali straniere e soprattutto vorremmo reggessero bene questa gradevole compagnia.

Evidentemente con Elvis Malaj hanno trovato quello che cercavano!

Dopo tutto questo preambolo, arrivo alla ciccia di questo post: venerdì 6 ottobre 2017 (domani, per chi legge questo post oggi) alle 21 Elvis Malaj presenta la sua raccolta di racconti alla Libreria Zabarella, all’interno della Fiera delle Parole. Io sarò accanto a lui per fargli le domande e invogliarlo a parlarci di lui. (Piccolo inciso: questa primavera, i ragazzi della Racconti – oltre a Stefano Friani, anche Emanuel Gianmarco e Leonardo Neri – erano venuti a Padova proprio alla Zabarella, e avevano annunciato il loro interesse per un autore padovano… per quelli che allora erano presenti: siamo arrivati alla conclusione di quel cammino).

Elvis Malaj - 2017 Portrait (unico livello)

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5 thoughts on “Una nuova voce

  1. Do affettuosamente il benvenuto a lui, e concordo con le tue osservazioni sull’essere “straniero”, ma non posso non aggiungere che un vero grande artista e un vero grande scrittore si sente SEMPRE straniero, e sempre diverso, anche nel paese in cui è nato e cresciuto. Sensibilità, intelligenza e talento non possono non farci sentire stranieri fra gli uomini, indipendentemente dal chilometraggio.

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  2. Non avevo mai pensato allo scrittore come “straniero” ma è decisamente vero quel che dici, lo scrittore deve avere la capacita dello straniero di guardare il mondo con occhi diverisi.
    Ho conosciuto la racconti edizioni quando era ancora in fase embrionale e ho iniziato a seguirli da allora. Ho poi avuto modo di incontrarli di persona al primo salone del libro a cui hanno partecipato, allora erano nell’incubatore. Sono per questo contento di sapere che Elvis Malaj sia approdato a qeusta piccola grande casa editrice 🙂

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