Sibili, scricchiolii e sciacquii

L’ultima volta che ci siamo visti, ho detto al dottor Scheldt: “Ho studiato, dottore, l’opuscolo intitolato L’energia spirituale come forza motrice della storia e vi ho trovato un brano, che mi ha colpito, sul sonno. Dice, se ho ben capito, che l’umanità non sa più dormire. Dice che, durante il sonno, dovrebbe avvenire qualcosa; invece non avviene; ed è per questo che ci svegliamo inquieti, insoddisfatti, inaciditi, isteriliti, amari, e così via. Ora, vediamo se ho inteso correttamente. Il corpo fisico dorme, il corpo etereo dorme, ma l’anima se ne va.”
“Sì” disse il professor Scheldt. “L’anima, quando si dorme, migra nel mondo sovrasensibile, o almeno in alcune regioni di esso. In parole semplici: entra nel suo elemento.”
“Vorrei tanto pensarci un po’ su.”
“Perché no?”
“Va bene. Tanto per vedere se mi raccapezzo. Nel mondo sovrasensibile, l’anima incontra quelle forze invisibili che, ai tempi antichi, erano note agli iniziati, a chi era addentro ai Misteri. Non tutti gli esseri della gerarchia sono accessibili ai viventi: solo alcuni; ma questi sono indispensabili. Ora, mentre dormiamo – asserisce l’opuscolo – le parole che abbiam pronunciate durante il giorno vibrano ed echeggiano intorno a noi.”
“Non, alla lettera, le parole” mi corresse il dottor Scheldt.
“No: il tono, il senso di gioia o di dolore, il proposito delle parole. Mediante questi echi e vibrazioni di ciò che abbiamo pensato, sentito e detto noi comunichiamo, nel sonno, con gli spiriti della superna gerarchia. Senonché, oggigiorno, le nostre occupazioni son così basse, le nostre preoccupazioni così vili, il linguaggio si è tanto abbrutito, le parole son ormai così trite, fallaci, noi diciamo tante cose banali, cretine, che quegli esseri superni odono solo dei balbettii, dei grugniti, degli slogan pubblicitari: cose a livello dei detersivi. Non gli dicono nulla. Che piacere possono trarre, questi esseri superni, da siffatto materialismo quotidiano, privo di ogni elevato sentimento, privo di poesia? Quindi, nel sonno non si sentono altro che sibili e scricchiolii e sciacquii, fragore di macchine, ronzio di condizionatori d’aria. Quindi, riusciamo incomprensibili agli esseri superni. Essi non possono influenzarci e, a loro volta, soffrono di un’analoga privazione. Ho capito bene?”

 

(da “Il dono di Humboldt” di Saul Bellow, traduzione (vecchiotta) di Pier Francesco Paolini)

7 risposte a "Sibili, scricchiolii e sciacquii"

Add yours

  1. L’avrai letto a suo tempo da me: la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Due i modi di comunicarla, quindi, per verbi e per lo stato della vitalità dell’emozione. La vitalità della nostra emozione relaziona (ma c’è ne rendiamo conto a casi e/o a sprazzi) con la vitalità della universale: il Tutto, che sino dal principio, collega tutto. La vita, infatti non ammette il vuoto: a nessun livello. Durante il sonno (e non di meno nella veglia) il genere e la qualità della nostra emozionale trasmissione ci porta a corrispondere con analoghi generi e qualità: avvengano fra stati e stati di questo stato della vita, o fra stati e stati dello stato della mente, lo posso pensare ma non provare. Con me, neanche quel professore. Al più, conoscere per la mera esperienza che è del nostro vivere. Ora, quale delle due versioni ti è più affine? Se la mia, ci ha divisi la nostra soggettiva realtà ma non ci ha divisi la vita.

    "Mi piace"

  2. Trasferendo il tutto su un piano meno filosofico o prettamente letterario,… “Letteratura, dove sei? Non odo la tua voce in quest’orda di caotici, barbari ronzii…”. Popolo di insonni, la notte non ci rimane che affidarci a qualche buon “classico” (altro Grande: di lui ho letto soltanto “Herzog”, meraviglioso…)

    "Mi piace"

    1. proprio in queste settimane sto cercando di scrivere un post su questo argomento, che faccio fatica a mettere a fuoco…. che spazio c’è per la letteratura in un’epoca così rumorosa, così legata al presente, alla concretezza, al tumulto della vita “pratica”? è un po’ che giro intorno al concetto di trascendenza e alla sua rimozione sistematica… felice di sapere che anche tu ti stia ponendo la stessa domanda!

      Piace a 1 persona

      1. E’ un tema importante, sì, perché segna la nostra epoca, il nostro tempo, che pare accelerato, disperso. Non lui, ovvio, ma noi, nelle nostre occupazioni, attività, interessi, nelle nostre connessioni. La nostra attenzione, i nostri approfondimenti… fin dove si spingono, fin dove giungono?

        Premetto che non sono di formazione umanistica e, nonostante possa essere completamente assorbito da una lettura, non leggo molto; in definitiva, non ho una cultura, piuttosto, qualche esperienza (anche entusiastica, appassionata).
        Ciò detto, non potrei parlare. Tuttavia, in tema di letteratura, avverto anch’io nel mio piccolo, una “distanza”, una distanza importante, una distanza, forse – come tu stesso lasci pensare – fatale, incompatibile.
        Da un lato ci sono i cosiddetti “capolavori”, opere che oggi sembrano pressoché irripetibili, quel che è peggio, invendibili (…?). Ciò non vuol dire che non esistano autori in grado di scriverne – sono sempre stati pochi (oggi potrebbero essere ancora meno, ma chi può dirlo veramente?), ma che il sistema, il mondo, il “mercato”, infine il gusto, le capacità, non siano in grado se non di produrli, neanche di riconoscerli ed accoglierli.
        Dall’altro lato, appunto, ci siamo noi, fruitori, “consumatori” (le pagine di un libro si “consumano” ben più di altre cose). Non voglio mettere nemmeno la punta del naso in quello che è il sistema dell’editoria italiana, che peraltro non conosco. Non è questo il punto (e nemmeno il tuo). Mi limito quindi a scindere in due facce la medesima domanda.
        1. Esistono oggi, ma soprattutto esisteranno domani, nei prossimi decenni, persone, scritturi di cultura e genio tali da produrre i futuri “classici”? (mi tornano in mente le parole di un affascinante personaggio di Murakami: “Perché perdere tempo con i contemporanei? Leggo solo opere che abbiano almeno trent’anni, che abbiano superato la prova del tempo… Le altre le lascio ai posteri…”) Quest’estate ho letto due o tre libri. Per prima l’opera dell’acclamata Han Kang (“La vegetariana”), che peraltro a tratti mi ha anche convinto, poi H. Melville (“Moby-Dick”, non l’avevo mai letto, come – fortunatamente – moltissimi, infiniti altri capolavori), infine J. Saramago (“La zattera di pietra”). Ebbene, sull’orlo dell’abisso marino e in cima alla neogenita “costa” pireneica s’è ritrovato di colpo il mio io lettore… Travolto, scioccato, inebriato dalla potenza narrativa e dallo spessore culturale dei due secondi autori. Non voglio fare torti alla Han, né a tutti gli altri classici che avrei potuto citare. Ho solo riportato dei dati, nudi e crudi. Ma le sensazioni sono state e rimangono reali, potenti. Abisso.
        2. Esistono oggi, esisteranno domani lettori che si prenderanno il tempo di gustarli? (sì, perché certe cose è bello e doveroso leggerle attentamente, sottolineando, ripetendo, gustando a voce alta, interrogandosi, ricercando il non scritto, la fonte, la citazione…)
        Quello che si suol definire “tempo”, il nostro tempo, oggi, sembra dire di no. Quotidianamente assistiamo alla deformazione della nostra lingua, leggiamo articoli e titoli di giornali che sembra che non siano stati nemmeno riletti (che nessuno si sia preso il “tempo” di farlo): leggiamo – diciamocelo – tentativi di scrittura passati per (potenziali) best seller (la definizione dovrebbe dire tutto nella forma e nel significato)…
        E mi ci metto anch’io: nel momento in cui mi riduco a leggere un articolo una riga sì e due no, nel momento in cui pubblico e spaccio le mie righe sparse scritte di getto o scarabocchiate su un tovagliolino di carta (è sempre stato utile anche quello; è il resto che fa la differenza).

        Bene.
        Cosa volevo dire con questo scompaginato commento? (ti chiedo scusa)
        Letteratura e “tempo”. Pongo l’accento sulla seconda parola. Tempo che è “successione”, tempo che è “situazione”, contesto, attitudine, condizionamento… Tempo che è ricerca, pratica, ascolto, concentrazione…
        Hai citato (nel testo del post e fuori) la parola “trascendenza”, che appaierei d’acchito a “meditazione”, “silenzio”, “spiritualità”. Sempre d’istinto definirei questi ultimi “valori”. In ogni caso, cose che oggi mi paiono così rare…
        (Ma magari mi sbaglio)

        "Mi piace"

Se vuoi dire la tua...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

/in·cen·dià·rio/

[estasi, folgorazioni, risse]

LaChimicaDelleLettere

Reazioni a catenella

Matilda

Il blog della Biblioteca di Ossona

Nonapritequelforno

Se hai un problema, aggiungi cioccolato.

Il Blog per TE

psicologia, curiosità, musica, cinema, moda e tanto altro!

Il Blog di Roberto Iovacchini

Prima leggo, poi scrivo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: