Stallo alla messicana

Ieri sera a cena mio padre ha detto che il problema non sarà tanto decidere per chi votare a marzo, ma, piuttosto, chi voteremo a giugno, alla prima delle tante ripetizioni elettorali che saranno fatte nella speranza che prima o poi venga fuori una maggioranza. Non so se essere così pessimista – ieri pomeriggio, parlando con il  mio amico Alessio (un progressista pragmatico e realista), convenivamo che si stanno notando alcune aperture a possibili alleanze future. A tutti inizia a essere chiaro che stiamo entrando nel classico stallo alla messicana.

Stallo alla messicana (inglese: Mexican standoff o Mexican standout; detto anche “triello”) è un termine che indica una situazione nella quale due o più persone (solitamente tre) si tengono sotto tiro a vicenda con delle armi, in modo che nessuno possa attaccare un avversario senza essere a propria volta attaccato.

Con gli anni, più o meno tutti hanno fatto uno (o forse cento) passi indietro dalla politica; negli anni settanta si discuteva se la proprietà privata fosse un diritto o un crimine, e ora parliamo, discutiamo, ci animiamo e ci indignamo, per lo Spelacchio della Raggi o per i sacchetti; e lo facciamo su Facebook, su Twitter e perfino nei gruppi di Whatsapp (perfino nel gruppo dei miei ex compagni di classe delle elementari siamo andati avanti due giorni a discuterne, fino a quando, a conclusione, siamo arrivati ai meme). Su un blog leggevo che vincerà le elezioni chi prometterà l’abolizione di qualche balzello; io, però, non sono così ottimista. Queste elezioni non le vincerà nessuno.

Non so se sia un problema che deriva direttamente dalla velocità con la quale le timeline di Twitter e Facebook vengono aggiornate, ma da un bel po’ di tempo qualsiasi politico che riesce ad andare al potere sull’onda di un grande consenso, nel giro di qualche mese diventa il bersaglio di critiche assurde. Prendiamo il sindaco di Roma: Alemanno era la risposta quasi plebiscitaria a Veltroni e Rutelli; Marino era la risposta, anch’essa plebiscitaria, ad Alemanno; quindi la Raggi ha salvato Roma da Marino e ora attendiamo che qualcuno ci salvi dalla Raggi. A livello nazionale, nel 2014, tre anni e mezzo fa, il PD aveva il 40% di consensi (risultato che nessuno, prima di Renzi, aveva mai raggiunto). Ora, si dice, non arriverà al 25% (tornando così ai livelli di Bersani) e una buona parte della sinistra plaude a questo tracollo.

Da ragazzo, al Liceo, avevo messo in piedi una lista per le elezioni del consiglio di istituto che cercava, per la prima volta, di mettere da parte le ideologie che avevano caratterizzato le elezioni degli anni precedenti, per mettere al centro della nostra proposta “le cose che volevamo fare”. Fino all’anno prima, si confrontavano sempre tre liste: una comunista, una di destra (fascisti, che però non potevano dire di esserlo) e una cattolica legata a Comunione e Liberazione. In che modo queste liste mettessero in pratica l’ideologia che professsavano non mi è mai stato chiaro: si trattava, piuttosto, di uno scimmiottamento della politica nazionale o, peggio, di tifo sportivo. Si era comunisti come si poteva essere della Juve. Se parlavo con uno di destra, lui mi diceva che Mussolini aveva comunque fatto qualcosa di bene; io rispondevo che in Russia il comunismo aveva salvato il popolo dalla stupidità degli zar. E via dicendo. Poi si votava per le elezioni di istituto, vinceva sempre la lista di sinistra (“solo un coglione può essere di destra a quindici anni, e socialista a cinquanta”), ma poi i problemi che dovevano essere affrontati – lo stato del tetto, le aule fatiscenti, la scarsa proposta formativa extra scolastica – rimanevano là, intoccati, trascurati. Così al penultimo anno ci ho provato. Ho chiesto ai ragazzi più svegli della scuola se avevano voglia di mettere da parte i macrosistemi a cui ciascuno sentiva di dover rispondere per concentrarsi sulla nostra scuola. Ci siamo presentati e abbiamo vinto. Un professore che stimavo, però, mi ha criticato aspramente. Diceva che questo era il preludio al fascismo. Che era necessario schierarsi. Io gli parlavo dei problemi dei cessi che erano sempre otturati, lui di proletariato e strapotere del capitale. Chi aveva ragione?

Con il tempo, ho provato a fare una sintesi. Le ideologie, un’idea precisa di mondo, un’organizzazione sistematica della propria visione, sono indispensabili – il male del XXI secolo è proprio la mancanza di qualsiasi tentativo di immaginare il futuro. Poi, però, c’è la politica di tutti i giorni, quella che si misura sui risultati concreti. Io sono di sinistra, da sempre. Cosa significa, per me? Che non deve valere la legge del più forte. Quindi: solidarietà sociale e welfare, tassazione progressiva e ridistribuzione della ricchezza all’interno delle singole nazioni e tra le diverse nazioni, diritti delle minoranze, ripudio della guerra come strumento per la risoluzione dei problemi, priorità delle esigenze delle singole persone sulle aspirazioni del capitale, scuola libera e garantita, laicità dello Stato… Da questi obiettivi, non mi sono mai spostato in tutta la mia vita – li sento parte di me, intimamente giusti. Però so che non tutti la pensano come me. So che ottenere uno stato veramente migliore, si dovrà passare per uno stato leggeremente migliore; che è neccessario trovare maggioranze e accordi, perché è così che funziona la democrazia; e che una volta formato un governo, si cercherà di raggiungere obiettivi realistici e il più possibile condivisi. Non ci sono strade diverse da queste.

Dopo le elezioni del 2013, si è formato un governo che comprendeva, tra gli altri, il PD e il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. C’erano alternative possibili? No, non ce n’erano. Era il migliore tra i governi possibili? Sì – a meno che non si ritenesse possibile formarne uno con Berlinguer come primo ministro e il PCI come partito di maggioranza assoluta. Guardando la realtà dei numeri, non si poteva fare altrimenti. In altre parole, il migliore dei risultati possibili che potevamo sperare noi persone di sinistra era un governo guidato dal PD e sostenuto da una maggioranza ampia che comprendeva anche forze politiche non di sinistra. Cosa significa essere “non di sinistra” oggi in Italia? Una certa attenzione agli interessi di chi detiene il capitale, vicinanza alla piccola e media borghesia, prudenza sui temi dei diritti delle minoranze e in generale sui temi etici. Non la penso come loro, ma non sono così cieco da dimenticare che senza l’NCD non sarebbe esistito alcun altro governo – tantomeno un governo di sinistra pura e dura. Eppure, abbiamo passato il tempo a considerare Alfano e Verdini come dei nemici. Come ci piaceva parlarne male, come ai vecchi tempi di Berlusconi! Quanto ci sentivamo in gamba a non tenere in considerazione il fatto che se esisteva un governo di centro sinistra (o comunque un governo non esclusivamente di destra) era solo grazie a loro!

Partendo da queste premesse, che cosa ha ottenuto questo governo, che per la sinistra stessa è stato così terribile? Le unioni civili: non c’è (ancora) equiparazione con il matrimonio ma ora il legame tra due persone omosessuali viene riconosciuto dallo Stato. La legalizzazione della cannabis per uso terapeutico: non c’è (ancora) la legalizzazione della cannabis per uso privato, ma ora è possibile accedere a cure alternative che venivano vietate per motivi, per così dire, etici. Il testamento biologico: non c’è (ancora) l’eutanasia, ma ora è possibile dare chiare indicazioni su come gestire le cure da un certo punto in poi. Nei confronti di un fenomeno epocale come quello della fuga dai paesi poveri, si è adottata una soluzione che, in quanto ad apertura e accoglienza, non ha pari nel resto d’Europa. Cosa è andato male? L’approvazione dello ius soli. Era realmente raggiungibile? Non con questa maggioranza. Si tratta di una legge contraria a quello che gli elettori del’NCD e di altri partiti a sostegno del governo pensano e vogliono. Non si trattava di ratificare una richiesta che tutta l’Italia stava facendo in quel momento. Per alcuni, per la maggioranza degli italiani, è giusto così – che come avviene nella maggior parte degli stati dell’Unione Europea la nascita in un paese non sia sufficiente per avere la cittadinanza di quel paese. Servirebbe un consenso più ampio, e un confronto più pervasivo. Lo ius soli non può essere qualcosa che una minoranza impone a tutti – lo dico da persona che considera lo ius soli un diritto sacrosanto. Non funzionano così i cambiamenti, le piccole rivoluzioni, in un paese democratico. Serve perseveranza. (L’altro giorno ho rivisto “Quattro matrimoni e un funerale”. Nel discorso in chiesa per la morte di Garreth, il suo fidanzato dice che Garretth aveva sempre preferito i funerali ai matrimoni, perché erano una cerimonia alla quale prima o poi avrebbe partecipato come protagonista: ed era meno di venticinque anni fa). Ma quindi cosa fa la sinistra più intrasigente? Invece di comprendere che oltre alle buone idee esiste una realtà con la quale fare i conti, rompe il dialogo con il PD.

Ora, immaginiamo un’Italia che invece di avere avuto l’odiato, lo sbeffeggiato Renzi, come presidente del consiglio, avesse avuto Luigi Di Maio, o Matteo Salvini, o Giorgia Meloni. Immaginiamo un’Italia che esce da cinque anni di governo leghista, o Cinque Stelle. Le Unioni Civili ci sarebbero? Sarebbe possibile usare la cannabis come terapia contro il dolore? Ci sarebbe il testamento biologico?
Facciamo un passo indietro e pensiamo ai cinque anni di governo Berlusconi tra il 2001 e il 2006. Abbiamo avuto: il G8 di Genova con una repressione fascista; una legge sull’uso delle sostanze stupefacenti che ha riempito le carceri; il sostanziale divieto della fecondazione assistita; lo smantellamento dei sindacati. Questa è la realtà con la quale ci dobbiamo confrontare.
Ora facciamo un passo avanti, partendo  da una premessa oggettiva: l’Italia non è, e non è mai stato, un paese di sinistra. Gli unici governi di sinistra (se così si può dire) della sua storia sono stati quelli basati sulle ampie alleanze organizzate da Prodi (avevamo Bertinotti e Mastella nella stessa maggioranza), e quelli che hanno incluso NCD e altri partiti di centro destra. Renzi è antipatico, non c’è che dire. Ma con questi governi, sono stati ottenuti anche risultati importanti, o, quantomeno, abbiamo evitato le involuzioni viste sotto Berlusconi. Ma la sinistra ha deciso di suicidarsi. Speranza (nomen omen) crede che presentadosi con un nuovo partito di sinistra, l’Italia del futuro sarà migliore di quella vista sotto Renzi e Alfano; il risultato, invece, è che sta preparando la strada per cinque anni di un governo sostenuto da Salvini e Di Maio (da capire chi sarà il primo ministro) grazie al quale assisteremo, nella migliore delle ipotesi, a un vero smantellamento dello stato sociale, alla riduzione dei diritti elementari delle minoranze, all’espulsione dei profughi e alla fine del loro sostegno, all’accanimento contro zingari; nella peggiore, avremo un governo gestito tramite Twitter da persone che non abbiamo nemmeno votato.

 

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5 thoughts on “Stallo alla messicana

  1. Di meno peggio in meno peggio si arriva al peggio. A parte quei tre esempi (unioni civili azzoppate, testamento biologico azzoppato e legalizzazione cannabis azzoppata, in questi 5 anni di governi Letta, Renzi, Gentiloni si sono prodotti solo un mezzo sfacelo sul lavoro (aumento precarietà), nessun aumento di progressività fiscale (IMU sulla prima casa tolta a tutti, anche a chi non ne ha bisogno), nessuna lotta all’evasone fiscale, una pletora di bonus che servono solo a sprecare denari pubblici, politiche disumanitarie sulla questione migranti (accordi con i libici e sovvenzionamento di fatto dei lager in cui sono trattenuti i migranti pur di non farli arrivare in Europa), la scuola impoverita in tutti i sensi, nessun investimento sulla ricerca e, soprattutto, nessuna visione di programma in campo economico sul futuro dell’Italia (green economy, chi l’ha vista?). Per non parlare dei pasticci sulle leggi elettorali che ci hanno regalato l’attuale legge che non piace a nessuno (ce lo ricordiamo che il governo ha messo la fiducia per approvare la legge elettorale? Cosa abominevole: come dire che ogni governo se ne potrebbe fare una a suo piacimento). Sinceramente non mi aspettavo tutto questo da un governo di centrosinistra, anche perchè avevo votato PD insieme a un programma poi irrealizzato. Dopo le elezioni del 2013 era questa l’unica soluzione possibile? Non sarebbe stato meglio tornare subito a votare? Un paese come l’Italia non può permettersi 5 anni di stallo. Renzi, oltre ad essere antipatico, si è dimostrato un perfetto incapace, ha malgovernato inseguendo sostanzialmente il programma di Berlusconi (tanto vale avere l’originale, non le sembra?) e si è adoperato per distruggere il PD. Infatti adesso Calenda & Co. gli stanno preparando la fossa. Non vedo quale motivo si debba ancora avere per votare un PD così malmesso. Votare LeU porterà acqua al mulino della destra? Questione risibile (la colpa è sempre degli altri). Intanto c’è chi come me si è stufato di votare “utile” col risultato di avere governi che guardano a destra. Quindi ben venga aria nuova, Civati, Speranza e Fratoianni. Minoritari? Forse, ma vale la pena provarci. Io credo che suo padre abbia ragione. Quasi sicuramente a giugno 2018 si tornerà alle elezioni, ipotesi preferibile all’altra adottata nel 2013 che ha consegnato l’Italia alla stasi. Di meno peggio in meno peggio si arriva al peggio. Perchè non provare a invertire questa rotta?

    Clemente Tafuro

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    1. Grazie per l’intervento molto articolato. Semplificando notevolemente la mia e la sua posizione, si potrebbe dire che io ho visto il bicchiere mezzo pieno, lei quello vuoto – due modi di vedere le cose assolutamente accettabili. Il mio ottimismo riflette, in realtà, un profondo pessimismo di fondo: in Italia non esiste e non esisterà mai una maggioranza di sinistra. Dobbiamo quindi scegliere tra una sinistra strabica che guarda a destra, e una destra e basta. Tra i due mali, scelgo minore. Per quanto mi riguarda, spezzare la sinistra in tanti rivoli è un regalo che si fa alla destra e al populismo. Se dopo le elezioni del 2013 si fosse tornati a votare, si sarebbe ripresentata una situazione analoga, o, nella peggiore delle ipotesi, un’affermazione del M5S, che io trovo molto più pericoloso di qualsiasi Renzi in circolazione…
      Saranno mesi di passione, i prossimi. Speriamo bene.
      Grazie ancora e a presto,
      Paolo

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  2. Un pezzo molto interessante, il tuo, e in buona parte condivisibile. Purtroppo devo ammettere che negli ultimi vent’anni le legislature, fossero di destra o di sinistra, hanno spesso fatto a gara per seguire la stessa pessima direzione. Che è, come dici assai giustamente, quella che “pende” a destra: l’Italia è un paese profondamente reazionario e noi progressisti dovremmo (e anche dovremo) farcene una ragione. Tra l’altro, tra Salvini e Di Maio, ormai ho rivalutato persino Berlusconi… A lungo ho sperato che la crisi dell’euro obbligasse la UE a uno scatto in avanti ma ormai la bufera è passata e qui si tornerà ad andare al piccolo cabotaggio. Ho paura che si avvicinino tempi assai cupi.

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  3. Condivido completamente ma trovo che manchi un piccolo punto.
    Ossia si sottovaluta la profonda, sistematica mediocre amoralità della classe politica italiana, perfetto specchio di un popolo in genere disattento, smemorato, non brillantissimo (eufemismo).
    Solo in un paese come l’Italia, incastonato nell’ambra, poteva seriamente succedere che in testa ai sondaggi ci fossero Berlusconi (Berlusconi!) e Salvini.
    Non si spiega solamente con le pulsioni suicide della sinistra, profonde ed inesorabili.
    Da qui la mia simpatica sfiducia nella democrazia in genere (sempre alla Churchill), ossia al primato del numero sul cervello, e in particolare su quella italiana.
    In sintesi : si metteranno d’accordo, altro che stallo.

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  4. Caro Paolo, ti leggo sempre volentieri e con grande stima. Si legge, tra le righe della tua analisi, quanto ti manchi una sinistra “di sinistra” soprattutto nei fatti, non tanto nelle vacue dichiarazioni di intenti. Manca anche a me, sebbene io non sia mai stato di sinistra. Soltanto che quello che tu adesso chiedi la politica, per lo meno questa politica, non è in grado di offrirtelo. Negli ultimi sei anni è stato ampiamente dimostrato dai fatti trascorsi che il nostro parlamento è diventato sempre più un non-luogo politico, in cui vengono avallate linee guida che ci ricadono addosso da enti controllori, come l’UE ma non solo, sovranazionali, che rispondono a logiche di gestione globale che poco hanno a che fare con le necessità di questo, o di qualunque altro, paese.
    Un esempio su tutti? il gasdotto transadriatico, noto come TAP, che nel nome di una speculazione privata porterà molti danni e pochissimi benefici al nostro territorio, e fatto in cooperazione, o collusione, con uno dei regimi meno limpidi del mondo (l’Azerbaijan). Un altro esempio? La legge sulla legalizzazione dell’uso della canapa, firmata da oltre 100 deputati di 6 diversi schieramenti, e poi mutilata in onore della logica proibizionista e protezionista (delle posizioni di potere). Per non parlare delle spaventose falle del nostro sistema bancario, ed i problemi credimi non sono legati solo alla Signora Boschi e alla sua famiglia, ma toccano la maggioranza degli istituti di credito di questo paese, gestiti come circoli bocciofili, e amministrati da veri mascalzoni (l’esempio più vergognoso e meno chiacchierato è la banca istituzionale della mia città, la CARIGE, con l’ex-AD in galera e la banca commissariata).
    Le cause? Per troppo tempo ci siamo contentati delle “belle bandiere”, e mentre la società civile, o supposta tale, dormiva il sonno della ragione che genera mostri, i mostri sono arrivati, e hanno preso il pieno controllo. Diceva Gaber “Libertà è partecipazione”, e io per primo mi pento di aver demandato per così tanti anni le scelte per il mio futuro ad una massa di prezzolati, mediocri e in malafede.
    Non ho ricette, ma credo soltanto che si potrà trovare almeno una parte di risposta ai nostri problemi quando rinascerà un qualche senso di “comunità” nelle persone, che adesso sono divise, e quindi sconfitte, di fronte agli apparati del consenso.

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