Anna Yampol’skaya – una conversazione

WP_20170919_13_47_21_ProA settembre ho avuto la fortuna di passare una settimana letteraria a San Pietroburgo, dove ho conosciuto alcuni autori, italiani e russi, con i quali si è parlato, tra le altre cose, anche di letteratura. Abbiamo girato per la città e per i dintorni, abbiamo visto musei, palazzi, fortezze, chiese, librerie, ristoranti, parchi, un grande fiume, tramonti, cieli nuvolosi che improvvisamente diventavano limpidi e poi, altrettanto velocemente, si riempivano di nuvole. Quei sette giorni hanno creato piccoli legami che stanno durando nel tempo.
Del nostro gruppo faceva parte anche Anna Yampol’skaya, un’eminente traduttrice moscovita: tra gli autori tradotti ci sono Claudio Magris (Danubio), Curzio Malaparte, Aldo Palazzeschi, e più di recente Paolo Giordano, Paolo Sorrentino e perfino Luciana Littizzetto. La sua presenza a San Pietroburgo ci ha consentito di vedere meglio quel pezzettino di Russia con la quale siamo venuti in contatto. Come è successo con Andrea Tarabbia e Federico Baccomo, anche ad Anna  ho proposto di rispondere ad alcune mie curiosità – nel caso specifico, legate alla traduzione. Le sue risposte, estremamente eleganti, aprono uno squarcio sentimentale sul lavoro del traduttore, alla base del quale c’è, prima di tutto, una profonda passione. Ne è uscita questa ricca conversazione che condivido con grande piacere. Buona lettura!

Se sei d’accordo, vorrei chiederti subito alcune informazioni sulla tua vita, e sulla tua formazione. In che modo sei diventata traduttrice? Che tipo di formazione hai ricevuto? In Russia, esistono dei percorsi universitari che portano a diventare traduttori? E come è avvenuta la tua scelta dell’italiano?

Ho cominciato a tradurre all’università, anche se alla facoltà di filologia dell’Università Lomonosov non avevamo lezioni di traduzione, dovevamo imparare da soli. Per parecchi anni ho tradotto saggistica, testi tecnici, articoli di giornali, lo facevo per guadagnare, ma mi piaceva e ora mi rendo conto che è stata per me un’ottima scuola. Inoltre, da molti anni insegno all’Istituto Gorkij, al dipartimento di traduzione letteraria. E’ un’università degli studi a tutti gli effetti, ma allo stesso tempo è unica: i miei colleghi sono poeti, narratori, autori di testi per teatro e per bambini e anche i migliori traduttori dall’inglese, dal francese, dal tedesco e da altre lingue. Ho la grande fortuna di collaborare fin dall’inizio con Evgenij Solonovich, il decano dei traduttori dall’italiano. Quando ti trovi in simile ambiente, scrivere o tradurre diventa naturale, come respirare.

In realtà il desiderio di tradurre è nato, probabilmente, quando ero ragazzina: scrivevo poesie e racconti, ogni tanto mi piaceva scrivere imitando lo stile dei grandi autori — Puškin, Nekrasov, i poeti del secolo d’argento… Questo esercizio, che adesso faccio con i miei studenti, è utilissimo per chi vuole imparare a tradurre.

my fotoMa ho capito definitivamente che il mestiere del tradurre letterario faceva per me molti anni dopo: nel 2008 Alexandr Livergant, il direttore della prestigiosa rivista “Inostrannaja Literatura” (“Letteratura Straniera”), mi ha proposto di curare un numero monografico dedicato all’Italia. Ci ho lavorato con passione per un anno: ho scelto i testi, ho coinvolto sia i migliori traduttori dall’italiano sia quelli alle prime armi, io stessa ho tradotto alcuni testi. E’ stato un vero successo: la rivista è andata a ruba, tutte le copie sono state vendute, abbiamo fatto una bella presentazione alla prestigiosa fiera Non Fiction a Mosca. Il successo della pubblicazione mi ha regalato la fiducia in me stessa, e poi mi sono resa conto che mi piace il processo della traduzione, il meticoloso lavoro sul testo, il tentativo di capire la mentalità dell’autore, di vedere il mondo con i suoi occhi, di trasferire il testo in un’altra cultura. Noi in Russia consideriamo la traduzione dei testi letterari un’attività creativa, artistica: naturalmente, dietro c’è un grande lavoro filologico, ma devi sempre ricordare che stai producendo un’opera d’arte, non una mera copia. Mi fa molto piacere sentire da chi ha letto Danubio di Claudio Magris in russo che sono riuscita a riprodurre la musica del testo, il suo ritmo che ricorda quello del grande fiume… che ne Il Codice di Perelà di Aldo Palazzeschi anche in russo c’è tanta leggerezza e tanta sincerità, che ne Il corpo umano di Paolo Giordano i personaggi centrali hanno le proprie, inconfondibili voci…

Invece l’Italia è entrata nella mia vita molto presto. A cinque anni ho cominciato a prendere lezioni di pianoforte, con mia nonna ho imparato le prime parole italiane che erano termini musicali: piano, forte, legato, allegro moderato… A casa avevamo dischi di Domenico Modugno e Mina: cantavo con loro senza capire le parole. Avevamo anche tanti libri dedicati all’Italia, alla sua arte. Mi ricordo un volume con le fotografie di Fulvio Roiter dedicato alla laguna veneziana: lo sfogliavo e mi sembrava di trasferirmi in un paese favoloso.

Credo di avere con l’italiano un rapporto particolare, diverso da quello che ho con altre lingue straniere che conosco. Ho cominciato a studiarlo sistematicamente all’università, avevo la strana sensazione non di imparare cose nuove, ma di ricordare quello che sapevo già, e che avevo dimenticato. In quegli anni scrivevo il mio diario in italiano, in questa lingua riuscivo a essere più sincera con me stessa e più disinvolta che non in russo.

Secondo molte persone, una lingua determina le cose che una persona è in grado di pensare – e qualsiasi traduzione, dunque, finisce per nascondere, o travisare o semplificare, il testo originale. Che tipo di difficoltà si incontrano nella traduzione dall’Italiano al Russo? Ti è mai capitato di trovare una frase, un’espressione, o anche l’intera atmosfera di un libro, che ti ha fatto pensare: “questo, in russo, proprio è impossibile da tradurre!”?

Ogni traduzione è una sfida. Mi è capitato di accettare una traduzione pensando che sarebbe stata facile e incontrando poi moltissime difficoltà. È stato così con Gli aspetti irrilevanti di Paolo Sorrentino: un libro che sembra facile ma che presuppone una profonda conoscenza della realtà e della mentalità italiana. Più che storie vere e proprie, sono piccole sceneggiature, un po’ vaghe, ridotte all’essenziale, con delle lacune che di solito nel caso di sceneggiature vengono colmate durante le riprese cinematografiche. Più volte sono dovuta rivolgermi a un’amica italiana chiedendo spiegazioni, e anche lei mi diceva: potrebbe essere così, ma non ne sono sicura.

L’ultima volta che mi sono detta: “Questo, in russo, proprio è impossibile da tradurre” mi è capitato quando traducevo Il ballo al Cremlino di Curzio Malaparte. E’ stata una grande sfida, ma anche una tra le traduzioni più belle e affascinanti che abbia fatto. Il libro non è ancora uscito, lo devo discutere con l’editor, vediamo cosa ne viene fuori.

anna_jampolskajaTra le difficoltà tipiche che incontrano i traduttori dall’italiano c’è questa: è sempre difficile generalizzare, ma spesso gli autori italiani dimostrano una grande attenzione ai dettagli, alle più piccole sfumature nella descrizione dei fatti, delle persone e delle cose. Siete osservatori acuti, sensibilissimi, per questo vi accontentate raramente di un aggettivo, tendete a usare due, tre e più aggettivi quasi sinonimici. Rendere questa particolarità in russo è difficile: sembra di dover ripetere la stessa cosa, la descrizione diventa abbondante, quasi superflua. Lo stesso avviene con la descrizione dei sentimenti e delle emozioni: forse noi abbiamo una specie di pudore nel descrivere i nostri sentimenti, quasi ce ne vergogniamo, preferiamo lasciare tante cose non dette. Ci sono alcuni lettori che per questa ragione addirittura si rifiutano di leggere autori italiani, e ce ne sono altri che, invece, provano gratitudine perché i libri italiani gli permettono di scoprire in loro stessi quello che ignoravano, di riconoscere e di accettare il lato nascosto della loro anima.

Chi traduce da una lingua a un’altra finisce per avere un’idea abbastanza chiara sull’interesse che una nazione ha verso la letteratura di un altro paese. Dal tuo particolare punto di osservazione, come vengono considerati i libri italiani in Russia? Quali sono i nomi più famosi? E ci sono libri sui quali avresti scommesso, e che invece si sono rivelati dei flop?

MLP15980Alcuni anni ho partecipato a un convegno a Napoli e ho parlato proprio della diffusione dei libri italiani in Russia oggi. In quell’occasione ho studiato non solo i siti delle case editrici e delle librerie, ma anche le opinioni dei critici e dei semplici lettori. Ho lasciato da parte i grandi classici, come Dante, Pirandello e anche Calvino che sono sempre letti e amati e mi sono concentrata sui nostri contemporanei. Secondo me, sarebbe sbagliato affermare che la letteratura italiana è popolare in Russia, piuttosto sono popolari singoli autori, come Umberto Eco, Elena Ferrante, Alessandro Baricco… D’un canto, ci sono libri che nel contesto russo, in cui si deve competere con i libri tradotti da altre lingue e con quelli scritti da autori russi, non reggono, qualche cosa non funziona. Per esempio, il giallo e il noir made in Italy. Diverse case editrici hanno tentato di lanciare il giallo italiano, ad esempio, i libri di Andrea Camilleri, ma il lettore russo ormai preferisce la produzione dei suoi connazionali, forse perché parlano della realtà che conosce meglio. Un altro autore che stimo e che non è diventato popolare in Russia è Niccolò Ammaniti, forse ad eccezione di Io non ho paura, ma è anche merito del film che, come al solito, aumenta le vendite.

D’altro canto, conta tantissimo il fatto che i russi tendono a percepire l’Italia come il paese dove regnano la felicità, l’arte, il sole, la bellezza, il dolce far niente. Siete per noi un grande sogno e gli autori che descrivono l’Italia così com’è, che denunciano i suoi problemi sociali, che parlano delle difficoltà reali, lo tradiscono. Senza volerlo rischiate di toglierci qualche cosa che ci è caro, a questo punto alcuni lettori interessati all’Italia quasi quasi comprano piuttosto una guida turistica o un libro di cucina.

Come è stata la tua esperienza di scrittura con Aldo Nove? Come è nata e come si è concretizzata?

Il libro di racconti che abbiamo scritto a quattro mani con Marco Dinelli è nato per puro caso. Alcuni anni fa Aldo Nove è venuto a Mosca per partecipare alla Fiera del libro. Ero presente all’incontro, ci siamo conosciuti ed è venuto fuori che Aldo si trova a Mosca per la prima volta, da solo, senza una guida. Cosa non facile: per orientarsi nella metropolitana doveva decifrare le scritte in cirillico, mangiava al Mc Donalds perché solo lì riusciva a spiegarsi. Rischiava di partire senza aver visto la città e mi sono proposta di fargli vedere due o tre luoghi interessanti. Tra le altre cose abbiamo visitato il parco dove sono raccolte le statue sovietiche. Così abbiamo parlato di quell’epoca, per spiegare come si viveva e che cosa si sentiva in quel periodo gli ho parlato della mia infanzia… Ad un certo punto Aldo mi ha detto: “Perché non scrivi queste storie? Sono carine, ne facciamo un libro”.

L’idea mi è piaciuta e mi sono messa al lavoro. Volevo rispondere alla domanda che mi rivolgevano tanti amici italiani: “Perché il comunismo è crollato?” Per me era importante raccontarlo dal punto di vista di una ragazzina tutto sommato felice, che non sapeva quasi niente delle tragedie che il paese aveva vissuto durante i settant’anni del regime, insomma, non volevo mettere nei miei racconti la mia esperienza adulta, la conoscenza che ho acquisito con gli anni. Sono convinta che lo sguardo ingenuo qualche volta è più acuto: in realtà, se una ragazzina qualunque si rende conto che ormai nessuno prende sul serio l’ideologia ufficiale, che gli eroi e i rituali sovietici fanno ridere, vuol dire che il comunismo non più non crollare, anzi nelle teste della gente è già crollato.

E poi l’ho scritto anche per ricordare i miei nonni e i miei bisnonni. Apprezzo sempre di più la loro modestia: non si sono mai vantati del proprio passato, né delle azioni eroiche, né delle proprie sofferenze. Non erano attaccati al passato, vivevano del presente e per il presente, e sapevano perdonare.


Principali traduzioni letterarie

Curzio Malaparte, Il ballo al Cremlino. К. Малапарте, Бал в Кремле. АСТ. М., (in coso di stampa)

Aldo Palazzeschi. Il Codice di Perelà, il Controdolore, Poesie. А. Палаццески, Кодекс Перела, Противоболь, Стихи. Река времен, М., 2016.

Claudio Magris, Danubio. К. Магрис, Дунай, Издательство Ивана Лимбаха, Спб., 2016.

Paolo Sorrentino, La Giovinezza (Youth). П. Соррентино, Молодость, Corpus, М., 2015.
Paolo Sorrentino, Gli aspetti irrelevanti. П. Соррентино, Не самое главное. Corpus, М. (in corso di stampa)

Paolo Giordano, Il corpo umano. П. Джордано, Человеческое тело, Corpus, М., 2013.
Paolo Giordano, Il nero e’ l’argento. П. Джордано, Черное и серебро. Corpus, M. 2014.

Ha curato il numero monografico della rivista «Inostrannaja literatura» («Иностранная литература») dedicato all’Italia (№ 10, 2008): «La letteratura italiana in cerca di una forma» («Итальянская литература в поисках формы»). Per questo fascicolo ha anche tradotto i seguenti testi:
Michele Mari, I palloni del signor Kurz. М. Мари, Синьор Курц и его мячи;
Aldo Palazzeschi, Controdolore, due poesie (Fontana malata, Visita alla Contessa Eva Pizzardini Ba). А. Палаццески, Противоболь, два стихотворения (Больной фонтан, Визит к графине Еве Пиццардини Ба);
Filippo Tommaso Marinetti, La cucina futurista. Ф. Т. Маринетти, Манифест футуристической кухни.
Intervista con Aldo Nove.

Insieme a Evgenij Solonovich ha curato un altro numero della stessa rivista dedicato all’Italia (№ 8, 2011) «Italia: le quattro stagioni» («Италия: времена года»). Per questo fascicolo ha tradotto i seguenti testi:
Maria Luisa Spaziani, Racconti. Мария Луиза Спациани, Рассказы;
Alle signore piace il nero… (introduzione, racconti di C. Covito, B. Garlaschelli, D. Lama, D. Losini, N. Vallorani). Дамам нравится черное… (вступление, рассказы К. Ковито, Б Гарласкелли, Д. Ламы, Д. Лозини, Н. Валлорани);
L’incrocio di meridiani (Aleksandr Sergievskij intervista Maria Luisa Spaziani). Пересечение меридианов (А. Сергиевский беседует с Марией Луизой Спациани).

Piergianni Curti, Pugili. П. Курти, Боксеры // «Иностранная литература» №12, 2015.

Antonio Delfini, Il ricordo della basca. А. Дельфини, Девушка из Страны Басков // «Литературная учеба», № 3, 2014.

Aurelio Buletti, Racconti brevi. A. Булетти, Короткие рассказы // «Иностранная литература», N 11, 2013.

Ha tradotto tre testi per l’almanacco Transiberiana italiana 2011 / Итальянская трансссибириана 2011, Время, М., 2011 (A. Guglielmi, Che cos’è la realtà. A. Gnoli, L’eredità del silenzio. R. Pazzi, Il giudizio universale. А. Гульельми Что такое реальность?, А. Ньоли Наследие молчания, Р. Пацци Страшный суд).

Luciana Littizzetto, Col cavolo. Л. Литтиццетто По кочану, Рипол-Классик, М., 2007. (con altri traduttori)

Poesie di Kevin MacNeil (traduzione in russo) // Dalle Ebridi a Malta. La giovane poesia d’Europa nel 1999 (a cura di F. Bettini.e A. Gnisci), Edizioni Sensibili alle Foglie, Dogliani, 2000.

Andrea De Carlo, Tecniche di seduzione. А. Дe Карло, Техника соблазнения (in corso di stampa presso la casa editrice moscovita АСТ).

Ha tradotto un centinaio di volumi e saggi di pubblicistica, storia e critica letteraria, cataloghi di mostre, tra cui:

Giovanni Bazoli, Mercato e disuguaglianza. Дж. Бадзоли Рынок и неравенство, Азбука-Аттикус, М., 2014.

Rita Giuliani, La fanciulla di Albano: Vittoria Caldoni Lapcenko nell’arte, nell’estetica e nella letteratura russa. Р. Джулиани Девушка из Альбано: Виттория Кальдони-Лапченко в русском искусстве, эстетике и литературе, Gangemi, Roma, 2012.

AA.VV. Personaggi in cerca d’autore. La vita dei russi nell’Italia del Novecento (a cura di A. D’Amelia, D. Rizzi). “Персонажи в поисках автора”. Жизнь русских в Италии XX века (cоставление, научная редакция А. Д’Амелия, Д. Рицци). Русский путь, М., 2011.

Rita Giuliani, Roma nella vita e nell’opera di N. V. Gogol’ ovvero il paradiso perduto. Р. Джулиани Рим в жизни и творчестве Н. В. Гоголя, или потерянный рай, НЛО, М., 2009.

Grandi pittori del Rinascimento dall’Accademia Carrara di Bergamo. Великие живописцы Ренессанса из Академии Каррара в Бергамо (каталог выставки в ГМИИ имени А. С. Пушкина), Арт-Волхонка, М., 2014.

Mille anni di architettura italiana in Russia. Италия-Россия: Тысяча лет архитектуры (a cura di D. Svidkovskij, M. Belgioioso e S. Zanardi Landi). Umberto Allemandi Editore, Torino, 2013.

Caravaggio. Quadri dalle collezioni italiane e vaticane. Караваджо. Картины из собраний Италии и Ватикана (каталог выставки в ГМИИ имени А. С. Пушкина), Сканрус, М., 2011 (con altri traduttori).

Cataloghi di mostre dedicate ai 200 anni dalla nascita di N. V. Gogol’ (traduzione dal russo in italiano): Gogol’ e Roma, Gogol’ – il Teatro – l’Avanguardia russa, Nikolaj Gogol’ nelle fotografie di K. Šapiro (1840 – 1900), Nikolaj Gogol’ nelle illustrazioni di S. Alimov, Il Cigno GG Edizioni, Roma, 2009.

Futurismo. Rivoluzione radicale. Italia – Russia. Футуризм. Радикальная революция. Италия – Россия (каталог выставки в ГМИИ имени А. С. Пушкина), Красная площадь, М., 2008.

Riccardo Picchio, La letteratura russa antica. Р. Пиккио Древнерусская литература, Языки славянской культуры, М., 2002 (con altri traduttori).

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