Dove siete?

Ho sempre avuto la passione della teoria dei sei gradi di separazione – la cui fondatezza è stata dimostrata di recente dalla rete Internet, e da Facebook in particolare. Nonostante questo, non sono mai riuscito, ad esempio, a ritrovare mio cugino Alessandro Pirola, di Milano, che non vedo dalla fine degli anni settanta; ed è quindi ancora più improbabile che io possa individuare due o tre ragazze che ho incrociato per meno di trenta secondi nell’estate del 1976, quando io avevo poco più di sei anni e loro, credo, una ventina a testa.
I fatti: ero a Grado, in via Fiume, a poca distanza dal numero 32, dove passavamo una parte delle nostre estati (era la casa di mia nonna e di mille altri parenti). Era pomeriggio e minacciava pioggia, addirittura temporale. Agosto. Cielo grigio, quindi niente mare. Io, mio padre e mia madre siamo appena usciti di casa e stiamo andando verso il porto. Non ricordo i miei fratelli, ma è probabile che ci siano. Siamo all’altezza del palo del divieto di sosta dove Fausto, mio fratello minore, si arrampicava in due secondi, nonostante io, per rendere più eroica la sua impresa, ci sputassi sopra (in montagna, dove di solito andavamo a luglio, alla festa dell’ospite, dedicata ai turisti del luogo, piantavano un albero al quale era stata tolta la corteccia, e che veniva poi ricoperto da una sostanza oleosa: era il paolo dela cuccagna, in cima al quale era appeso qualche succulento premio – in barba a ogni criterio di sicurezza, gli abitanti del luogo si sfidavano; ricordo ancora uno dei vincitori, magro, con la faccia spiritata e il corpo un po’ scimmiesco). Pochi metri dopo, due o tre ragazze (il loro numero è l’unica cosa che non ricordo con precisione) avanzano abbracciate tra di loro, cantando una canzone su Seveso, e sul disatro avvenuto un mese prima. Le parole sono:

Mamma, mamma, sai che c’è?
E’ arrivata la diossina,
è arrivata stamattina,
l’ha portata la DC.
PCI PCI PCI non dice niente (x4)
El Berlinguero!

La musica, che ricordo perfettamente, era quella di un’alta canzoncina o filastrocca di quei tempi, forse una pubblicità.

viafiume
Ricostruzione dell’evento

 

Chi erano quelle ragazze? Da dove venivano e verso dove stavano andando? Quanti anni avevano, come si chiamavano, come è andata avanti la loro vita, che cosa fanno adesso? Erano libere, allegre, un po’ “freakettone”, impegnate in politica come la maggior parte delle persone in quegli anni, io penso (ricordo Franca di Norcen, che quando ci accudiva come baby sitter ci raccontava la fiaba di cappuccetto rosso comunista che scappava dal lupo nero fascista, ma anche le ragazze che in un pomeriggio di luglio degli ultimi anni settanta mi avevano insegnato a disegnare con le mani, sotto un gazebo nella piazza principale di Feltre). Ma che ci facevano a Grado? Dopo quell’incontro, non le ho mai più viste. Sono passati 42 anni. A Portobello, c’era la rubrica “Dove sei?”, che tipicamente aiutava vecchi combattenti sul fronte russo a trovare commilitoni grazie ai quali erano riusciti a sopravvivere. Erano storie forti e commoventi, di disperazione, coraggio e salvezza. Sembrava che fossero passati mille anni dalla seconda guerra mondiale e invece ne erano trascorsi poco più di trenta: tendendo l’orecchio, si poteva sentire ancora l’eco delle bombe che erano cadute su Padova nell’estate del 1944. Quando riuscivano a trovare la persona cercata, e succedeva speso, i due si abbracciavano piangendo, incredubli (e poi non sapevano più che dirsi: su questo, però, nonostante l’ottimo spunto, non hanno mai fatto un programma). Avevano vissuto un’epoca drammatica e irripetibile, intimamente legata alla loro giovinezza. Io, invece, non ho fatto la guerra. Se guardo alla mia vita, è un continuum senza scossoni. Non ho mai salvato nessuno, e nessuno mi ha mai salvato. Ma i miei ricordi sono vividi e tornano ogni tanto a trovarmi.
Sono il primo a dire che questa ricerca è impossibile… però… a Grado, nel 1976… magari qualcuno ricorda che un amico di un’amica di un amico aveva delle amiche che erano andate in vacanza da quelle parti… ora avranno più di sessant’anni. Chissà che ne è stata della loro passione politica. Mi manca. Così miltante, così allegra. Dove siete, ragazze del 1976?
Ricostruire il passato un po’ alla volta, ogni singolo dettaglio… be’, se avessi tempo,  se avessi un aleph, e se fossi folle, lo farei. Ogni tanto lo faccio, in piccolo, su un singolo episodio. Ad esempio, a tre anni ero stato male, all’asilo – credo di aver vomitato –  e le suore mi avevano fatto distendere su una sdraio in una delle aule dove la mattina ci dedicavamo al punzecchio (c’è da stupirsi che si sia diventati adulti) e che al pomeriggio si svuotavano (i bambini venivano convogliati nel grande salone principale, dove ci inseguivamo tirandoci pezzi di legno in testa, o dove si parlava di religione e caccole); avevano incaricato mio fratello Alberto, che aveva due anni più di me (la sua presenza mi permette di determinare il periodo con una certa precisione: frequentammo lo stesso asilo solo dal settembre del 1973 al giugno del 1974) e altre bambine, tra le quali sono sicuro ci fosse anche una certa Marina Zanni che non vedo dal 1979 e che spero stia bene, di accudirmi, di stare con me; c’erano le veneziane tirate giù ma un sole, credo primaverile, ci passava attraverso. Mi sono rimesso velocemente ma l’ordine tassativo era che non potevo alzarmi fino a quando la Madre Superiora (!) non mi avrebbe dato il permesso. Una delle bambine, forse proprio Marina, iniziò a ballare in mezzo alla stanza e io ridevo felice. Era l’autunno del 1973, o più probabilmente la primavera del 1974, e io ero alto poco più di un metro. Ora mio fratello vive in Africa dal 2000, non vedo la stanza dell’asilo dal 1981, quando ho smesso di andare a catechismo che si teneva nello stesso edificio, e le suore sono tutte morte… Come diceva l’androide di Blade Runner? All those moments will be lost in time, like tears in rain. Ma il ricordo non molla. Fatemi trovare le ragazze di Grado, quelle che nel 1976 cantavano una canzone sulla diossina di Seveso, e farete di me un uomo felice.

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6 risposte a "Dove siete?"

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  1. Mannaggia! Stavo per scrivertelo io del “merendero”…
    Se ho capito chi è Marina Zanni, temo che il seguito della sua storia non sia bello, almeno nella prima fase.

    Mi piace

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