Politics #1 – Dooh Nibor!

Nei corsi di introduzione all’economia, uno dei primi concetti trattati è la famosa legge della domanda e dell’offerta; qualche capitolo dopo, invece, si affronta la “propensione marginale al consumo”, un concetto meno popolare e spesso trascurato.
La propensione marginale al consumo indica quanto un soggetto è disposto a consumare (cioè a spendere nell’acquisto di beni e servizi) del prossimo euro che riceverà. Esempio banalissimo: un nullatenente ha una p.m.c. pari al 100%, perché ricevuto un euro lo spenderà interamente nel primo supermercato che trova aperto; un milionario, invece, non spenderà affatto quell’euro, perché ha già comprato tutto quello di cui aveva bisogno, e piuttosto lo dirotterà verso qualche fondo di investimento, o lo sommerà ad altri risparmi per compare una casa da affittare: la sua p.m.c. sarà quindi prossima allo zero.

Ora, qual è uno dei motivi economici (non sociali, politici o cristiani) per i quali uno Stato procede con la redistribuzione del reddito? Proprio la propensione marginale al consumo!
Tassando i redditi alti, e dirottando questi soldi verso i redditi più bassi, si promuove il consumo, che muove la produzione, che crea occupazione, quindi crescita dei salari, crescita delle entrate fiscali, diminuzione delle tasse, ecc ecc.

Una politica fiscale, invece, che abbassa le tasse ai redditi alti, lasciando invariate quelle dei redditi bassi, fa esattamente il contrario: dirotta soldi dal ciclo produttivo verso gli investimenti nel mercato derivato, o più in generale verso l’acquisto di beni duraturi capaci di garantire una rendita. Chi riceve soldi, e non ha bisogno di spenderli, accumula capitale, che, come ormai si sa da duecento anni, produce altro capitale.
Nelle idee dell’attuale governo, invece, l’introduzione della flat tax produrrebbe questo: “È chiaro che se uno fattura di più e paga di più, risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più” (Salvini, cit.). Non è così. Al di là del fatto che non credo che l’Italia, e l’Occidente in generale, abbiano bisogno di macchine in più, non è vero che un notaio, un chirurgo, un dirigente d’azienda, assumeranno qualcuno: non succederà. Chi diavolo dovrebbe assumere un chirurgo? E nemmeno il proprietario di un’azienda lo farà: quelli che guadagna in più sono soldi suoi, personali, privati. Con una tassazione bassa sui redditi alti, investire in qualcosa che aumenti la produzione non sarà più né necessario né tantomeno conveniente.

E i consumi aumenteranno, certo – ai cittadini ricchi rimarranno in mano sessanta miliardi di euro in più all’anno, qualcosa da comprare lo troveranno – ma in una percentuale clamorosamente inferiore di quella che si sarebbe ottenuta distribuendo sessanta miliardi (trovati non si sa dove) ai cittadini con redditi più bassi… E l’aumento dei consumi indotto dalla flat tax, per quanto inferiore alle aspettative, premerà sul lato della domanda, con conseguente inflazione, per la famosa legge che si studia il secondo o terzo giorno di un corso di economia. Quindi tutti i soggetti il cui reddito non dipende dal consumo – dipendenti statali, pensionati, lavoratori impiegati nei servizi di base, ecc – si troveranno ad avere in tasca gli stessi soldi di prima (dando per scontato una cosa improbabile, e che cioè lo Stato, con sessanta miliardi di euro in meno all’anno, riesca a far fronte ai propri impegni), e i prezzi dei beni cresciuti. Bingo!

Riassumendo: al contrario di quello che faceva Robin Hood, la flat tax, la nostra Dooh Nibor, toglie ai poveri per dare ai ricchi, come nelle più tradizionali intenzioni della destra; destra che, per inciso, è stata votata per lo più da persone che si trovano nella fascia bassa della ricchezza (non è quanto sostiene il mantra di questo governo a proposito delle elite che votano il PD, e della gente comune che si affida a M5S e Lega?). In cambio di questo voto, regalo a chi i soldi ce li ha veramente, verrà risolto il problema dei poveri in giro per le strade, lasciando intatto quello della povertà. Auguri a tutti i poveri, quindi – che questa politica fiscale ci sia lieve.

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2 risposte a "Politics #1 – Dooh Nibor!"

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  1. È purtroppo dai tempi di Berlusconi che una massa considerevole di gente, che i soldi non ce li ha, vota a destra convinta che “mentre lui si fa gli affari suoi fa anche i nostri”. Idea banale e sbagliata, come hai spiegato ottimamente; siamo pieni di specialisti laureati all’università della vita convinti di poter portare soluzioni semplici a problemi complessi. Bisogna arrendersi al fatto che la gente vota di pancia e non di testa, e che purtroppo conta più la narrazione che non la politica – intesa nel senso di capacità di gestione della cosa pubblica, e in quanto pubblica vale a dire mia e tua -. Basta poco per abbinare una narrazione efficace ai propri interessi: in una gabbia di polli com’è l’Italia, non serve essere volpi ma basta essere avvoltoi.

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