La cena dei poveri

[Salone cinquecentesco, cani enormi distesi accanto a un portone, lampadari di vetro, tappeti, e specchi ovunque. Al centro, un tavolo; attorno, trentenni con la barba davanti a dei pc; a capotavola, un uomo grande e grosso e un altro più piccolo e magro che lo ascolta].
Dobbiamo fare qualcosa. Li hai visti i sondaggi? Alle prossime elezioni dovranno introdurre l’algebra, i numeri relativi, le radici quadrate… Spariremo, altro che i dinosauri… neanche le ossa, rimarranno. Un meteorite, estinti”.
Ma no, vedrai che poi gli elettori si stancano di questi, e tornano da noi…”
Palle. Quando si stancano noi saremo già morti” [abbassa la voce indicando uno dei ragazzi] “Ascolta, quello là…”
Lauro?”
Chi cazzo li sa, i nomi, non sono mica una segreteria telefonica!”
…”
Cosa sta facendo, ‘sto tizio? Cosa ha fatto fino a questo momento?”
Ha impostato la comunicazione per le regionali del…”
Quanti tweet?”
Duemila. Quasi duemila”.
Quanti like?”
Eh… era una campagna difficile, quella, lo sai. Non ci cagava nessuno”.
Ripeto: quanti like?”
Non so, tipo ventimila, trentamila, una cosa del genere”.
E l’abbiamo pure pagato? Quegli altri fanno due o tre milioni di condivisioni e questo qui trentamila like? Cosa metteva? Le foto dei bambini morti? I negri in barca? Non siamo la Boldrini, puttana la miseria! Voglio roba forte, roba facile, roba bella. Degli hashtag – li sa scrivere, gli hashtag?”
Sì, ne ha inventati di belli e alcuni sono andati in tendenza”.
La prossima volta, solo belle fighe, mettiamo. Dobbiamo fare la pesca a strascico. Sai cosa dicono di noi?”
…”
Che abbiamo perso il contatto con la gente”.
Ma noi ci pensiamo tutto il giorno, alla gente. Ti ricordi quando avevamo fatto quella campagna per aumentare gli asili nelle grandi città? E tutti quei post per i diritti civili?”
Puttanate. La gente non fa figli da secoli. E nessuno vota per dare i diritti civili agli altri. Non funziona così. Qui dobbiamo avere la pazienza di sederci accanto a tutti questi… tutti questi disoccupati, impiegati, cassieri, carabinieri, pensionati, e domandargli che cazzo dobbiamo fare per loro perché ci votino. Hai capito?”
Eh, sì, ma mica li possiamo chiamare tutti e chiedere…”
Mica tutti, coglione. Ne prendiamo dieci, ma di rappresentativi, li facciamo sedere qua, e gli chiediamo che cazzo vogliono da noi. Facciamo foto, facciamo vedere che noi la gente la ascoltiamo, che gli vogliamo bene. Di’ a Mauro di alzare il culo, di andare là fuori, nel mondo, in strada, di fermare un po’ di sfigati e di portarli qui – roba patetica, ma non brutta: no mostri, no storpi, e no negri, che sennò quelli dicono che pensiamo sempre a loro. Organizziamo una cena per la gente. Mangiamo con la gente. E chiama due fotografi. Organizzati con queste mummie, fa’ in modo che Internet venga giù. La voglio sentire tremare, la rete. Voglio che domani si parli solo di questo”.
Lauro”.
Lauro cosa?”
Si chiama Lauro, non Mauro, il tizio che vuoi mandare per la strada”.
Che cazzo di nome è, Lauro? Ci credo che non ci vota nessuno. Cos’ha studiato? Teologia?”
Filosofia. Pure Salvini ne ha uno laureato in filosofia, nel suo staff. È quello che gli cura la comunicazione”.
E ti pare che Salvini si prende uno che si chiama Lauro? Digli che se non porta qui la gente entro… entro dieci minuti, lo mando a pulire i culi all’Università degli Anziani di Poggibonsi”.
Glielo dico…”
[tra sé e sé] “Dove cazzo sarà, poi, questa Poggibonsi di cui tutti parlano? Roba da matti”.

*

[Dieci persone di varia età, sedute attorno al tavolo che sta al centro della sala cinquecentesca,. A capotavola, sempre l’uomo grande e grosso, e al suo fianco l’uomo magro e piccolo]
Benvenuti, signore e signori, e grazie per aver accettato il nostro invito. Siete nostri ospiti. Tutto quello che vedete sul tavolo può essere mangiato, è per voi”.
[rumore di sedie che si muovono, brusio]
Credo che il mio collaboratore vi abbia spiegato il motivo di questa cena: vogliamo avere la possibilità di stare per un po’ con la gente, la gente comune, la gente povera, quella che fa fatica ad arrivare a fine mese. Voi fate fatica arrivare a fine mese?”
[Annuiscono]
Bene. Lei, cosa fa, nella vita?”
Io sono una madre disoccupata con due figlie a carico, mio marito mi ha lasciato per una puttana moldava e ora vivo in una roulotte che mi ha prestato un’amica”.
Ottimo, mi sembra che lei abbia tutte le caratteristiche che stiamo cercando. E cosa potremmo fare, noi, in concreto, per aiutarla?”
Be’, mi basterebbe avere un lavoro”.
Non è mica facile, trovare un lavoro di questi tempi. Per chi aveva votato, l’ultima volta?”
…”
Perché non è mica vero che i partiti sono tutti uguali, sa? Noi, ad esempio…”
[L’uomo accanto gli tocca un braccio e gli sussurra qualcosa nell’orecchio. Lui corruccia la fronte e si rimette a parlare]
Dove eravamo rimasti?”
Al mio lavoro”.
Certo, signora, dicevamo del suo lavoro. Sa cosa le dico? #lavorosubito. Questa è la nostra risposta. La gente non sa che farsene di un lavoro tra due o tre anni, giusto? Le sue figlie mangiano tutti i giorni, tutto il giorno, mattina mezzogiorno e sera. Li conosco i ragazzini, saranno a casa che la aspettano, già famelici. Sì, scusi, ragazzine, ma poi c’è sempre il rischio che la stampa… Comunque se vuole, può portare a casa qualcosa. Guardi quella bella fetta di pasticcio. Gliela mettiamo in una busta e la porta alle sue bambine. Come si chiamano, le sue bambine?”
Renza e Riccarda”.
Eh, però, anche lei… Comunque il lavoro glielo diamo, promesso. Come dice? Dove lo troviamo? Ci sono un sacco di stranieri che lavorano, qui in Italia. Ne becchiamo uno che ha fatto una cagata, e raus, fuori dai coglioni. #stranieridopo, suona bene. E lei? Chi è lei?”
Io sono un pensionato”.
Beato lei che ci è riuscito”.
A fare cosa?”
Ad andare in pensione. Di questi tempi… E cosa vorrebbe, da noi?”
Più soldi”.
Capisco. Più soldi. E di grazia, dove li dovremmo trovare questi soldi?”
Toglieteli a quelli che rubano”.
La fa un po’ facile, lei. Non abbiamo mica la bacchetta…”
[L’uomo accanto gli tocca un braccio e gli sussurra qualcosa nell’orecchio]
Certo, più soldi, ha ragione. Dentiere, pappagalli, deambulatori… costano una fortuna, l’ho letto su un giornale. Senta cosa le dico: #bacchettamagica. Questa è la nostra promessa. Nero su bianco. Vedrà che i soldi arriveranno”.
[rivolto all’uomo al suo fianco, sottovoce] “Stanno twittando? Siamo in tendenza con #lacenadeipoveri?”
Stanno twittando, sì, anche con i bot. Le reazioni sembrano positive. Dicono #eraora e #lagentehasempreragione”.
Bene, continuiamo. Lei, che sembra così patito, che problemi ha?”
Sono disoccupato”.
Meridionale, mi pare di capire dall’accento. Insomma, un classico. Ma di lavoro ne abbiamo già parlato prima”. [Rivolto al suo collaboratore] “Chi lo ha invitato, questo?”
Sì, però…”
#stranieridopo. Risolto. Lei, con quella faccia tutta rossa?”
Sono romeno, non trovo casa”.
Ha provato a Bucarest? So che il 20% dei romeni in età lavorativa se ne sono andati da là, dovreste stare belli larghi, adesso. Un altro. Lei?”
[il suo assistente lo tira per una manica e gli parla in un orecchio] “Siamo su twitter…”
Meglio. Ma cos’è questo odore?”
Credo siano loro. È l’odore della gente”.
Ma puzzano! Quanto dura ancora questa cosa? Quella si è messa dei panini in tasca, e quell’altro è sbronzo – era proprio necessario mettere anche il vino? E poi mi guardano in un modo… Quando parlano faccio fatica a capire cosa dicono. Non potevamo fare anche noi una cena intima, con persone normali?”
Ma questa è la gente che ci vota, dobbiamo ascoltarli…”
Guarda che facce, che hanno. Gli chiediamo cosa vogliono, mentre dovremmo essere noi a dire cosa possiamo fare per loro. Questi stanno pensando a come arrivare alla fine della giornata, noi dobbiamo puntare a un’intera legislatura. Se potessero, ci ruberebbero il portafoglio”.
[rumore di sedie]
[rivolto ai partecipanti] “Chi ha voglia di aprire una finestra? Bene. Mi piace questa cosa. #ariafresca. La portiamo anche in politica, che ne dite? Vi piace se diciamo che portiamo l’aria fresca? Ci votate?”
[annuiscono]
Chi manca? Chi è che non ha ancora parlato?”
Io, lavoro in un call center”.
Esistono ancora?”
Faccio le pulizie nelle case, i romeni mi rubano il lavoro, non se ne può più”.
Impegnati di più, spaccati la schiena come loro”.
Ho un’azienda e pago troppe tasse”.
E quante ne evadi?” [L’assistente continua a tirarlo per la manica, ma inutilmente]
Voglio andare in pensione a 60 anni”.
Anch’io”.
Sono stufa di vedere i nullafacenti per la strada”.
Aiutali, porco cazzo, a fare qualcosa!”
Ho fame”.
E io ho sonno, e ne ho le palle piene”.
[L’uomo grande e grosso si lascia andare sulla sedia, sconsolato. Si rivolge al suo assistente] “Chi cazzo l’ha inventata, la gente?”
Sono gli elettori, non possiamo ignorarli”.
Mandali via tutti”.
Così, subito?”
Cacciali. Dai cento euro a testa e poi prendili a calci in culo. Assicurati che non tornino. Non li voglio più vedere”.
Ma… è la gente…”
La gente non esiste! Fallo scrivere al tuo amico filosofo su Internet: la gente non esiste, non esiste, non è mai esistita!”
Con l’hashtag?”
Cosa?”
Glielo faccio scrivere con l’hashtag? #lagentenonesiste?”
Sì, con l’hashtag… e poi, però, vai a cagare anche te”.

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3 risposte a "La cena dei poveri"

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  1. Semplicemente fantastico. Fa ridere amaro e piangere di desolazione. La realtà è troppo vicina, ed è sempre peggio. Mi hai fatto venire in mente la parodia anni ’90 dei Guzzanti, l’odierna di Crozza. I nostri attori satirici l’apparecchiano da quasi 30 anni la tavola del merchandising politico-farneticante (col rutto libero). Nel frattempo di fianco alle posate sono arrivati tablet e telefonini, certo, e gli # anche sulle mutande… Mio dio se siamo messi male…

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  2. terrificante perché più che credibile; al punto che, sinteticamente, si potrebbe ipotizzare questa divagazione narrativa: – Capo, dobbiamo convocare una decina di persone?
    – Idiota, quante volte te lo debbo ripetere? La gente, la gente, la gente !
    – Sì ma…
    – Ma che, imbecille?
    – Non abbiamo dieci persone di questa gente che vengano a cena…
    – Col piffero! Organizziamo le cene (anche se annullandole subito dopo), abbiamo, nel nostro palmarès il patto della crostata, e non siamo in grado di pianificare un cazzo di cena! Merde alors, direbbe quel tale del Lussemburgo.
    – Ma capo, non so cosa fare…
    – Deficiente, metti qualcuno dei nostri, allora.
    – Chi?
    – Anche a questo debbo pensare io? Va beh, invitate quello con la faccia da disperato, come si chiama?
    – Siamo tutti disperati, capo, che ne so io?
    – Mah sì, Orfini
    – Soltanto lui?
    – No, anche quell’altro che proponeva di offrire fritture a sbafo…
    – Il presidente della regione Campania? De Luca? Ma è pieno di sé, non verrà mai.
    – Allora non c’è niente da fare. Manco una cena, sappiamo organizzare.

    Sipario

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