Dove finiscono i segreti, di Davide Coltri

Da qualche anno, la rivista “effe“, curata da Flanerì, sta proponendo racconti di autori esordienti, che vengono affiancati da scrittori che hanno già pubblicato da qualche parte (tra i nomi, Tiziano Scarpa, Michele Vaccari, Luca Ricci, Paolo Cognetti, Demetrio Paolin e prossimamente anche Andrea Tarabbia). La selezione dei racconti degli esordienti è molto severa e paziente: di solito arrivano tra i 300 e i 500 testi, che vengono letti, valutati, selezionati, quindi editati e infine pubblicati. Da questo processo di scrematura (mi piace questa metafora: lasciare bollire il latte e poi con un cucchiaio raccogliere la crema che si forma), emergono cinque o sei racconti in tutto.
Nel 2016 ho avuto il piccolo piacere di presentare il numero quattro, nel quale c’era un racconto dell’allora sconosciuto (e ancora timido) Elvis Malaj: fu una bella chiacchierata, quella alla libreria Limerick di Padova, attorno a un tavolo, a parlare di lui, del suo racconto, delle sue aspirazioni; poco più di un anno dopo, Malaj ha pubblicato una sua raccolta con Racconti edizioni, e nel 2018 è stato tra i dodici finalisti del Premio Strega. Nel 2017, invece, ho avuto un altro piccolo piacere, quello di presentare, sempre alla Limerick di Padova, Davide Coltri, anche lui esordiente pressoché assoluto, e un suo racconto che si trovava nel numero sei della rivista. Fu un incontro davvero bello, e così com’era successo con Malaj, mi colpì non solo la qualità, a mio parere eccelsa, del suo racconto, drammatico e allo stesso tempo speranzoso, ma anche la qualità umana di questo autore, la sua storia personale, il modo di porsi di fronte al mondo e alla letteratura: come spesso succede a uomini impegnati in grandi imprese (è il caso di Coltri), la scrittura non diventa un hobby isterico finalizzato alla pubblicazione, ma un’esperienza privata, profonda, vera. Dopo quell’incontro è nata una bella amicizia, anche se la distanza (lui vive a Beirut, io no) non ci ha aiutato; ma ricordo una deliziosa serata a Torino, nel maggio del 2017, e il sorriso con gli occhi socchiusi di Davide, che con la moglie formava una coppia unita e luminosa (anche queste sono cose che contano).
Con il tempo, ho imparato a fidarmi del mio istinto. Nonostante in letteratura non esistano certezze, inizio a distinguere, a notare, chi ha la
 luccicanza, quella polverina magica che esce dalla penna degli scrittori bravi senza che nemmeno loro ne abbiano ua piena consapevolezza. Malaj aveva “quella cosa là;” e anche Davide Coltri, ce l’ha. D’altra parte, “effe” mi rende la vita facile, con la sua super selezione. Facile pescare in un gruppetto di giovani talenti. Comunque quella volta avrei puntato tutto su Malaj, e avrei vinto; ora raddoppio, e mi gioco uno scellino che l’anno prossimo leggeremo qualcosa di Coltri in libreria. 🙂
Intanto, però, propongo questo suo breve racconto, come piccolo assaggio. Buona lettura!

Dove finiscono i segreti
di Davide Coltri

Nel parcheggio papà mi avverte di nuovo: «Mi raccomando, Lara: niente domande, queste sono cose da grandi», e mamma aggiunge, con il suo sguardo severo da maestra e la sigaretta ridotta al filtro: «Finito il dessert prendi tuo fratello per mano e andate a giocare. Senza farvi male».
Usciamo dalla macchina e stiamo accodati a nostro padre, io lo tengo per un lembo della camicia mentre pesto la ghiaia del cortile, mio fratello canticchia una filastrocca storpiandone le parole. Papà non ha il tempo di zittirlo: è già tutto intento ad abbracciare Giovanna e Silvio, a dire frasi affettuose. Loro lasciano fare, stringono le labbra, ringraziano a mezza voce. Gli sguardi non scendono mai fino ai nostri occhi.
Non è l’agriturismo dove venivamo sempre con Luca, però quasi. Anche qui ci sono le ruote di carro all’entrata, un capanno con gli animali, tovaglie a quadri sopra tavoloni di legno scuro, odore di minestrone e una signora con la faccia larga che sorride e ci fa strada.

La voce di mamma era cattiva nell’orecchio: «Non vi si può più lasciare soli, te e Luca».
Mi stava infilando la maglietta nei pantaloncini, li tirava su troppo bruscamente e mi faceva male.
«Stavamo giocando».
«Si chiamano schifezze, quelle. E poi vi avevo detto di coinvolgere tuo fratello. Perché non mi ascolti?».
“Perché mio fratello non ha segreti”, avrei voluto dire, ma non tirava aria di risposte.
«Non vedi come ci sono rimasti male i genitori di Luca?»
Ho scrutato i volti di Giovanna e Silvio oltre la spalla di mia madre.
«No, non lo vedo», mi è scappato.
Schiaffo, lacrime non trattenute, saluti imbarazzati, macchina, silenzio, mio fratello che si addormenta alla prima curva.

 Papà ha tante attenzioni per i suoi amici, li fa accomodare per primi, versa il vino e anche l’acqua ma solo dopo aver chiesto, con un tono appena più alto del solito: «Gassata o naturale?». Se c’è un momento di silenzio mamma gli lancia un’occhiata e papà parte con una delle sue storielle ridicole, cose di cacciatori inesperti e ricordi di quando ha fatto il militare. Giovanna e Silvio ridono un po’ e mangiano piano, come se usassero le posate per la prima volta. Ogni tanto Giovanna guarda me e mio fratello, sembra incantata, allora papà alza la voce o le passa il cestino del pane.
«Senti che buoni i grissini, li fanno loro».

«Wow», ho detto. La macchia iniziava appena sopra la fronte e si allargava fin dietro l’orecchio destro.
Luca ha rialzato la testa e si è pettinato i capelli con le dita: «È per questo che non posso stare troppo tempo al sole».
«Ma ti passa?»
«Papà dice di sì. Però la settimana scorsa era più piccola».
Mio fratello ci chiamava dalla piscina, piagnucolando.
«Adesso tocca a te. Il tuo segreto».
Ho preso tempo. Non era proprio un segreto. Cioè, lo era diventato da poco, da quando mi avevano preso il costume nuovo. Ho alzato la maglietta, l’ho tirata su fino alle spalle.
È in quel momento che è entrata mamma.
Mentre mi trascinava fuori Luca si è portato l’indice alle labbra.

 Dopo il gelato mamma si schiarisce la gola. Prendo mio fratello per mano e lo porto al capanno degli animali. Ci sono delle oche e dei conigli, lui è tutto eccitato, si inventa storie e mi fa domande a cui rispondo quasi sempre con un no. Mi siedo sopra una pietra bianca sul bordo dello stagno e lui si mette a lanciare sassi nell’acqua. Da lì vedo il tavolo degli adulti, Silvio che parla e Giovanna che piange. Mio padre annuisce, non fa altro che annuire, mentre mia madre raccoglie e lascia subito cadere il pacchetto di sigarette nella borsa.
Mi metto di profilo, osservo la mia immagine riflessa nello stagno, faccio una smorfia: nemmeno i cerchi nell’acqua smossa riescono più a nascondere il mio segreto. Quello di Luca invece sta svanendo ora, in una manciata di parole faticose che vorticano sopra a quattro caffè freddi.

 


Foto_PastrengoDavide Coltri (1981) vive a Beirut con sua moglie e si occupa di progetti di istruzione nelle emergenze umanitarie. In passato ha fatto altre cose, tra cui l’insegnante di sostegno, il contrabbassista, il pizzaiolo e il cantiniere. Suoi racconti sono stati pubblicati su effe-rivista di altre narratività, L’Inquieto, Nazione Indiana e Pastrengo. Con il racconto L’ultimo arrivato è stato finalista alla nona edizione di 8×8-un concorso letterario dove si sente la voce.

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3 risposte a "Dove finiscono i segreti, di Davide Coltri"

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  1. Il racconto mi è piaciuto molto. E’ intessuto benissimo. Tutto nelle visioni/percezioni del ragazzo. Dal suo punto di vista al lettore giunge tutto, senza necessità di descrizioni. Complimenti, davvero.
    Curiosità: qual’è il segreto del protagonista/narratore? (non l’ho afferrato)

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