Due racconti di Chiara Ridolfi

In letteratura, non è difficile essere originali. La vera sfida è rendere l’originalità un elemento necessario del racconto. Quando succede, si prova quel piacere che si accompagna allo stupore – quello, per capirci, che fa spalancare la bocca ai bambini che assistono a un trucco di magia. Chiara Ridolfi, autrice padovana, ha questo particolare talento: in ogni suo racconto riesce a spiazzare, e in modo sempre sorprendente. Ci fa sorridere senza farci sentire dei babbei. Nella bio, qui sotto, ci sono i dettagli di alcune delle cose che ha fatto: consiglio di cercarle, perché ne vale la pena.
Con gioia, quindi, propongo questi due suoi brevi racconti, che fanno parte di una selezione più ampia e, a mio parere, molto interessante. Buona lettura!

Una cattedrale vista dai campi
di Chiara Ridolfi

I pini contornano il giardino come schizzi di un corso d’acquarello.
Maria ha messo a lessare una gallina e ora legge l’angolo delle curiosità di una rivista.
Un contadino macedone ha trovato un cavolfiore di 25 kg nell’orto, l’indiana Omkari Panwar ha partorito due gemelli a 70 anni, un uomo in Pennsylvania ha incendiato la sua casa cercando di liberarsi dagli opossum. Ogni aneddoto è corredato da un’illustrazione. Nel terzo riquadro il signor Jeremiah  Stoltzfus brucia sterpaglia con una fiamma ossidrica. Le fiamme incorniciano il giardino come pennellate tremanti e una famiglia di opossum dai denti aguzzi fugge dal rogo. Il cuore di Maria si stringe come una prugna in scatola – Non bastava posizionare delle trappole con del formaggio nell’erba? O spicchi d’aglio o naftalina- pensa. Riflette sull’ironia della sorte, su come un uomo può aver lavorato una vita e per liberarsi di quattro topi dentati ha distrutto ogni cosa in un attimo. Un giorno hai tutto e il giorno seguente non hai più nulla. Potresti essere intento ad inzuppare un savoiardo e magari il soffitto ti cade in testa. Che bizzarra la vita! Ad ogni modo bisogna avere fede, se accade forse è destino, forse è scritto. Ne parlerà con don Luca. Sente la tristezza montare a neve come panna amara, si sente piccola in questa terra mentre si stringe nel suo golfino rosa.
La sera scorre senza cena, riflettendo si scorda di scandire il tempo, non guarda Cantando Ballando su Canale Italia. Brucia la gallina nella pentola dimenticata, bruciano i pensili in cucina, bruciano i savoiardi, brucia l’impianto elettrico, brucia la caldaia. I pini fuori nereggiano illuminati dalle fiamme. Quieti. Come pinnacoli di una cattedrale vista dai campi.

 

Tombe e Mandarini
di Chiara Ridolfi

Mario è di Rovigo, ha ereditato dei campi. Diversi ettari di terreno in Polesine.
Non sa cosa farci. Sbuccia un mandarino e come quando era piccolo dispone gli spicchi in fila sul tavolo. Medita. Mangia uno spicchio, poi un altro. Pensa a qualcosa di originale da realizzare. Come quando il mastro birraio Gigi Stecca di Costa di Rovigo aveva deciso di cimentarsi in un’impresa faraonica. Aveva costruito una risto-pizzeria con due aerei a Villamarzana  vicino alla Transpolesana: il Michelangelo da Vinci Airplanés. Negli anni 90 il Tupolev 134 e il Dc 6, gli aerei pizzeria, erano sulla bocca di tutti. Mario non aveva mai fatto un viaggio in aereo ma al ristorante a Villamarzana c’era stato. Aveva mangiato una Quattro Stagioni e bevuto una Coca Cola in uno dei velivoli. Era stato come volare.
Era proprio questo il sogno visionario di Gigi Stecca: far vivere l’esperienza del volo a chi non era mai salito a bordo. Per anni Gigi aveva lavorato in una casa di riposo, i vecchietti quando vedevano gli aerei  in cielo gli dicevano che sarebbe stato bello salirci.
Mario mette in bocca un terzo spicchio. Riflette. Anche nel suo campo vuole far vivere un’esperienza: qualcosa che le persone non abbiano mai vissuto. Oggi esistono i voli a basso costo e ormai viaggiare è alla portata di tutti. Ogni rodigino può vedere un altro mare, diverso da Rosolina Mare. Si sente che creerà qualcosa di enorme e tutti torneranno a parlare di Rovigo. Famiglie, coppie, anziani e compagnie di giovani verranno perfino dall’Istria per visitare il suo terreno. Ma cosa potrebbe erigere nel  campo non coltivato? In che luogo potrebbe portare le persone, quelle persone che ormai hanno visto tutto?
Mentre afferra il quarto spicchio gli viene un’idea. Un’idea grossa, così dal nulla. Erigerà un albergo a tema cimitero, perché nessuno mai è stato dentro a una tomba almeno che non sia morto o abbia lavorato come becchino. In un attimo gli è tutto chiaro. Vorrà far vivere l’esperienza della sepoltura prima di essere sepolti. Ci saranno stanze a forma di cripte, bare grandi, medie e piccole. Non mancheranno bare doppie per un’esperienza funeraria di coppia. All’entrata ci sarà un tavolino con un quaderno degli ospiti per scrivere le proprie recensioni che ricorderà il libro delle condoglianze dei funerali. Ma non sarà un luogo triste, sarà un’esperienza di gioia per esorcizzare la morte. Ci saranno complessini musicali e serate danzanti, in abito scuro naturalmente.
E’ tutto così nitido nella testa di Mario. Si sente avvolto da una luce, quella luce scintillante e buona che abbaglia quando si è colpiti dall’idea perfetta.
Domani chiamerà un ingegnere edile di sua conoscenza per farsi consigliare. Ha il cuore che batte. Ci pensate? A Rovigo, nel Polesine, le persone potranno morire per un giorno per poi resuscitare. Cartelloni, pubblicità nelle radio locali, inserzioni nei giornali, scritte cubitali: VIVI LA MORTE A ROVIGO!
Mario ha un po’ di prurito lì sotto, si gratta un poco. Poi mette in bocca un altro spicchio ma gli va di traverso. Prova a respirare, non ci riesce. Ha l’apparato ostruito dal piccolo spicchio e li’, al tavolo di cucina, e’ solo.
La sua luce si spegne, l’hotel immaginato chiude le serrande.


received_564841397307467Chiara Ridolfi, nata a Padova,  scrive bevendo birra da una tazza di Lady Diana.
Per Myau  Zine cura “Ricette Scatolette” una rubrica di ricette fatte con cibo in scatola abbinate a racconti; per la rivista 78 Pagine scrive racconti per coach e  formatori.  Ha curato Toast Zine, rivista autoprodotta di fumetto, illustrazione e narrativa.
E’ stata citata dal Fatto Quotidiano per un’intervista  allo chef che cucina con lo sperma; dato che non ha potuto condividere questo piccolo successo con i genitori, ha deciso di scrivere anche un libro per ragazzi.

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3 risposte a "Due racconti di Chiara Ridolfi"

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