La Gogna

In quello che ritengo essere il migliore album di Vinicio Capossela, “Canzoni a manovella”, c’è il brano “Decervellamento”, ispirato a un autore francese dell’ottocento, Alfred Jarry. Parla della gogna, del piacere quasi innato di veder morire qualche capro espiatorio, e del rischio di finire male, in questo gioco. Sul finale, infatti, il personaggio principale, tira una mattonella di merda verso un riccone che aveva ridotto in povertà la sua famiglia, e, improvvisamente passa dal ruolo di spettatore assetato di sangue a quello di vittima:

Di colpo oltre il recinto son menato
Dalla folla inferocita strapazzato
E son caduto dritto a testa in giù
Nel vortice da cui non torni più

Ecco cosa capita a chi ignaro
Passeggia per veder decervellar:
In via dell’Euchadé da malaccorti
Si parte vivi e si ritorna morti

E’ successo a Luigi Di Maio in questi giorni (su Twitter, lo scrittore Tullio Avoledo riporta un famoso aforisma di George Herbert, che dice “Chi ha la casa fatta di vetro non dovrebbe gettare pietre contro quella degli altri”). Avrebbe potuto evitare questo strazio se solo avesse considerato attentamente la parabola di Matteo Renzi, passato anche lui da rottamatore a rottamato nel giro di tre anni. Perché se decidi di fondare la tua attività politica su uno strumento come Twitter, o Facebook, non puoi non considerare la velocità con la quale si passa da carnefici a vittime.
Non è per niente facile rimanere sulla cresta di un’onda così imprevedibile – soprattutto se la melma marrone che si muove là sotto non è propriamente acqua. Anche uno come Salvini, ad esempio, non sa ancora che i ragazzi sotto i 18 anni, alcuni dei quali voteranno alle prossime politiche, lo ritengono uno sfigato che scimmiotta, con le storie su Instangram, un ragazzino. Il re dei social è già vecchio: fa ancora presa su quelle persone che grazie a Interne hanno scoperto, ormai grandi, di avere una voce – spesso piena di risentimento -, ma non su quelli che con Internet ci sono cresciuti. Chissà se il sensibile calo dei like sugli ultimi tweet di Salvini, registrato negli ultimi giorni dagli analisti della rete, se le sonore pernacchie sotto la foto della palma del Ministero che ha postato poco fa, stanno iniziando a preoccupare lui e il suo staff… Perché, se non è stupido, sa che se organizzi una gogna, è molto probabile che prima o poi sulla gogna ci finirai tu. Robespierre docet.

Ma quindi la domanda, vera, per niente retorica, è: possiamo, noi esseri umani che troviamo orrendo, disgustoso, umiliante, penoso, terrificante, questo modo di “fare politica” , riusciamo almeno noi a sottrarci a tutto questo? A non considerare significativo il fatto che il padre di Di Maio sia un mariuolo, rispetto al problema vero, e cioè la follia millenarista del M5S e la politica truculenta della Lega? A fregarcene di questa disamistade tra nullità? Ed è ancora possibile costruire un consenso che non si basi su un mix di hashtag e insulti? Sono sicuro che, con un po’ di buona volontà, si riesce a mettere insieme un buon programma politico…. ma qui parlo proprio del consenso che porta al voto. Dobbiamo trasformarci anche noi in aguzzini, per cambiare questo paese?


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