Innuendo!

Quando la casa editrice Miraggi mi ha contattato per chiedermi se mi sarebbe piaciuto scrivere il soggetto per una graphic novel, ci ho pensato per meno di un minuto, e poi ho detto di sì. Era una cosa che non avevo mai fatto, ma non credo di essere stato incauto: nei primi quindici anni della mia vita ho letto tonnellate di fumetti, e sempre con grandissima soddisfazione. Gli albi della Marvel, il Corriere dei Piccoli e il Corriere dei Ragazzi, che a un certo punto era diventato CorrierBoy per sembrare più moderno, Hugo Pratt, storie di guerra, Jack Kirby (ricordo ancora un me di sei anni e mezzo che girava per Asiago con “2001 Odissea nello Spazio” sotto il braccio), le storie de “Il mago” (Dick Tracy, le strisce di B.C., Momma, Mordillo, Dagoberto & Blondie), e Quino (Mafalda a memoria, e le sue tavole), i volumi della Oscar Mondadori dove lo zio Tibia raccontava storie dell’orrore, e il manuale dei fumetti, che conoscevo a memoria, dove si ripercorreva l’evoluzione di questa particolare forma di espressione, dalle prime tavole illustrate della Bibbia fino a Hulk (era un libro degli anni settanta).
Non credo che aver letto tanto sia sufficiente per scrivere una buona storia; ma aver letto tanto è comunque una condizione necessaria, senza la quale non mi sarei mai sognato di accettare. Lavorare a una graphic novel è un processo diverso, che prevede una certa collaborazione con chi si occuperà poi di trasferire nei disegni quanto si sta pensando. Non si hanno a disposizione molte parole, e questo a volte mi è costato fatica; e il risultato che mano a mano emergeva mi sorprendeva, come quando ho letto per la prima volta un mio reportage tradotto in russo: era mio, ma aveva preso una strada per conto suo. Qualche volta ho fatto fatica; e una volta arrivato vicino alla fine del mio lavoro, non ho esitato a confrontarmi con alcuni amici – compagni di viaggio verso il Salone del Libro 2018 – che hanno dato un contributo fondamentale: Riccardo Righi, Marta Fornasiero e Gianluigi Bodi. Il viaggio verso Torino passato a capire come chiudere i fili della storia è tra i ricordi belli di questa avventura che mi porto dietro.

Innuendo è un progetto che prevede diverse uscite. Il personaggio principale, Freddie, continuerà ancora a combinare i suoi casini – e saranno altri autori a inventare le sue giornate, i suoi prossimi mesi; ma questo era il primo numero, dove bisognava raccontare un po’ della sua vita e del suo burrascoso passato. Ho messo dentro un po’ delle mie città, sempre sporche e incasinate, e un po’ della mia tenerezza, sebbene sia stata ben nascosta. Il risultato mi piace – è uno dei fumetti che avrei voluto leggere da ragazzo. E quando penso a quello che sto facendo in questi anni, al mio paziente tentativo di costruire una piccola costellazione attraverso tanti tasselli diversi, tutti legati dalla mia particolare visione del mondo e della letteratura, mi pare che Innuendo sia un passaggio necessario e irrinunciabile.

I disegni sono di Luca Gagliasso, un talentuoso esordiente.

Il libro lo si trova un po’ ovunque. Lo si può anche ordinare alla casa editrice.

 

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Freddie è un pessimo uomo che vivacchia tra espedienti e lavoretti precari.
Un imprevisto, però, lo scaraventa nel cuore di un’isola in mezzo al Pacifico, dove gli viene rivelato il suo vero destino. Tra feroci giocatori di poker e vecchie prostitute, tra indovini e buttafuori, Freddie attraversa una città dura e rancorosa, scoprendo che forse, nonostante tutto, essere buoni conviene sempre.

 

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innuendo

5 risposte a "Innuendo!"

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  1. Lavorare con gli illustratori è un’esperienza bellissima, anche se per ora sto facendo il procedimento contrario, parto da un loro disegno e ci costruisco attorno una storia, che poi però, in alcuni casi, procede grazie ad un lavoro comune, per far crescere storia e immagini. Io mi sto divertendo un sacco

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      1. Ho sempre amato molto cercare le immagini adatte ad illustrare i miei racconti sul blog, cercare i link per i miei ipertesti, e già da diversi anni mi è capitato di farmi ispirare da un quadro o da una illustrazione trovata in rete per creare un racconto. Questo è accaduto per esempio per “gli Attardati”. Da un po’ il blog, come tutti credo i blog, ha visto una diminuzione degli accessi, così ho provato instagram. Da principio è stato penoso, quei mi piace che non sai se sono per quello che scrivi o per l’immagine, lo spazio ristretto per la narrazione, insomma deprimente. Poi ho iniziato a seminare in casa degli illustratori ed è stato un paradiso inaspettato, ecco tutto qui, piccole storie e progetti di altro, molta ispirazione, molto divertimento. Ora sono alcuni di loro che mi chiedono di raccontare le loro immagini, almeno a loro piaccio

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  2. Complimenti Paolo (e anche Amanda, che seguo e apprezzo da un po’, in questa nuova fase del suo blog e dei blog, anche come scrittrice ispirata da stupendi disegni), perché credo che lo scrivere testi per fumetti sia una cosa molto complessa, forse più complessa della narrativa. Sicuramente ha bisogno di una tecnica diversa. In questi ultimi anni noto nei fumetti meno testo e più immagini. Leggo fumetti spesso e volentieri, da Linus ai Bonelli, dagli impegnati della BeccoGiallo a Topolino, ma proprio ieri ho riletto un Corto Maltese di Pratt del 1970, e ho trovato molto più testo, oltre che disegni stupendi. Ma ho divagato e mi scuso, prenderò anche questo Zardi, per vedere in che direzione va Zardi e il fumetto.

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