Luoghi virtuali #10 – Il fulmine

Ci sono persone che scaricano foto di piedi, altre che non si perdono una puntata di Games of Thrones e altre ancora che raccolgono francobolli (anche se sospetto che siano sempre meno); io, invece, mi diverto a trovare su Google Maps i luoghi che incrocio sul web, partendo da microscopici dettagli, con un certo lavoro di intelligence. Ho fatto cose pazzesche, talvolta perfino ridicole. Quando lo racconto ai miei colleghi, mi guardano come se fossi un po’ scemo (succede anche quando parlo di libri) e non li biasimo. E’ un vizietto, una forma di feticismo, una piccola innocente mania che coltivo con una certa determinazione.

Oggi girava il video di un fulmine che ha colpito un areo in volo. Lo proponevano tanti siti diversi. Le immagini sono queste:

 

Nell’articolo si diceva solo che è successo ad Anchorage, in Alaska. Stop. Così sono andato su Google Maps e ho cercato questa città. Non è grande, per fortuna. Ho iniziato a cercare i due palazzi che si vedono sullo sfondo, provando a immaginarli dall’alto. Mi sono concentrato sugli incroci. E’ bello come le città si sviluppino casualmente, e finiscano sempre per assomigliarci: ci sono le periferie industriali, quelle dove vivono gli operai o gli impiegati, poi la zona delle villette (dove c’è sempre moltissimo verde e le strade non sono mai dritte, e mai tra loro ortogonali), e il centro, più caotico e con una più alta concentrazione di palazzi. Ho guardato dov’era l’aeroporto, in che direzione era messo; sul lato sinistro si vede il simbolo del senso unico, e quindi no strade a due corsie. Mi sono fatto un giro per la città con Street View. Mi sono imbattuto in una festa, proprio nella via principale della città. Aveva nevicato da poco, e i marciapiedi erano ancora bianchi. Ho visto anche un bambino con la faccia terrorizzata che aveva messo la testa in uno di quei cosi con il buco al posto del viso, per diventare un orso con i suoi lineamenti. La cosa buffa è che Google non aveva pixelato quel bambino: forse, lo aveva scambiato davvero per un orso. La gente, comunque, sembrava felice. C’erano tanti cartelli con delle scritte che inneggiavano a qualcosa. Il cielo, bianco pallido, come se fosse senza luce, o la luce non avesse più forza, come se fosse esausta. Poiché uno dei libri sui quali ho sognato da bambino era un volume che parlava delle grandi imprese degli esploratori, e poiché il capitolo che avevo amato di più, che più mi aveva colpito, era quello sull’impresa di Scott che cerca di raggiungere (se non ricordo male) il Polo Sud, una tragedia che è al centro di “Ultimo parallelo” di Filippo Tuena (chissà se anche lui ha sognato sullo stesso libro, da ragazzo), ho sempre avuto una certa fascinazione per le zone sopra il circolo polare artico. Un giorno, non ricordo perché, avevo passato tre ore a girovagare per una minuscola città della Groenlandia, fino a quando non mi sono imbattuto in un locale; l’ho cercato su Facebook e ho trovato gli eventi serali – per lo più karaoke. Le persone che seguivano la pagina erano gente del posto. esquimesi che sembravano filippini. Ho curiosato i loro profili, tentando di costruire una sorta di albero genealogico, o delle loro relazioni correnti. Non so se vivere lassù sia più difficile di vivere, che ne so, a Casalserugo, dalle parti di Padova. Sospetto che sia un po’ più noioso, che ci siano meno possibilità di cambiare aria quando si è stufi. In ogni caso, sebbene io odi il freddo, sento un’attrazione profondissima per quel clima estremo (come, d’altra parte, amo la foresta equatoriale, quella con l’umidità al 100% e il cielo sempre in procinto di piovere: dovrei farmi qualche giro per il mondo per togliermi queste idee, invece che sognare su Google Maps).

Comunque, dopo aver girato per Anchorage, ed essermi fatto un’idea, probabilmente sbagliata, del loro modo di vivere – americano, ma con il freddo – mi sono incaponito nel voler trovare il luogo esatto. Ma mentre guardavo la mappa dall’alto, e poi scendevo in strada per capire cosa vedeva una persona a quell’altezza, e poi tornavo su, a osservare il reticolo delle vie, ho sentito che quell’attività era qualcosa che aveva a che fare con la scrittura – non con la scrittura in generale, ma con la mia, con il mio particolare modo di pensarla, di viverla, di metterla in pratica. In che modo? Non ne ho la minima idea. Ma così come si è scoperto che, quando si parla, il cervello “muove” le mani (se stanno ferme  è solo perché le obblighiamo a farlo), come se parlare fosse qualcosa che accompagna un movimento che con il tempo si è fossilizzato ma che rimane presente dentro di noi (e non è una metafora, è esattamente così: lo sto leggendo in un bellissimo saggio, e lo si può capire chiaramente quando si guarda un rapper che canta), allo stesso modo mi sto rendendo conto che mentre scrivo, in realtà sto pensando alla mappa di una città, sempre, in ogni momento – che la mia attività di scrittura viene eseguita dalla stessa parte del cervello che esamina le carte geografiche, seguendo gli stessi percorsi logici, usando le stesse aree, le stesse connessioni; sono convinto che non saprei scrivere, o che scriverei in modo totalmente diverso, se le due attività – l’esame della rappresentazione virtuale di un luogo reale, e organizzare i propri pensieri in una pagina – non fossero, per me, esattamente la stessa cosa.

Ma tutta questa teoria, alla lunga annoia. Sono riuscito a trovare il posto esatto dal quale è stato girato il video del fulmine.

fulmine
Video originale

 

fulmine2
Mappa di Google

Il foto di Google Maps è del 2011, quindi di 8 anni fa. Il locale sulla destra è stato sostituito da qualcosa attorno alla quale è stato costruito un muretto. Il locale sulla sinistra si chiama Romano’s, fa cucina italiana, ma ha chiuso per sempre (sarà sufficiente cercare “Romano’s Anchorage” per verificare questa informazione). Il palazzo in fondo sulla destra appartiene alla banca “Wells Fargo”, mentre quello di sinistra è un po’ più misterioso: alla sua entrata c’è scritto 1NL One Eighty Eiight (188 è il numero nel palazzo) ma non sono riuscito a capire cosa ci facciano, là sopra. Tutto questo, esattamente come la scrittura, non serve a niente; ma come diceva il mio amico Nabokov, “L’immaginazione non è fertile se non quando è inutile”…

PS c’è ancora un video che resiste a ogni mio tentativo di identificazione…. Non so in che città si svolga, in quale nazione dell’Europa. Sarebbe bello organizzare un piccolo concorso per vedere chi riesce a trovare il luogo esatto in cui si svolge! Le due foto che ho sono queste: una dal basso, l’altra scattata da un drone. Sulla base delle informazioni che ho sullo youtuber che ha postato il video, potrebbe essere in Svezia (dove è nato lo youtuber) o in Inghilterra (dove sospetto viva attualmente).

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14 risposte a "Luoghi virtuali #10 – Il fulmine"

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      1. Anchorage, la città più importante e popolosa dell’Alaska dove sono stato molti anni fa, non ad Anchorage ma a Juneau che ne è anche la capitale e altrove in Alaska durante il mio lavoro su una nave da crociera. In pratica facevamo la spola di settimana in settimana, la durata di ogni crociera, su e giù in quei tre o quattro luoghi, tutti molto belli e selvaggi, ma pensavo sempre ad Anchorage come a un qualcosa di mitico, la città più popolosa, locali, cose da vedere, donne da incontrare. Chissà cosa pensavo ci potesse mai essere lassù. Grazie per avermici portato molti anni dopo perché,​ benché anche io un po’ google maps addicted, lì non ci ero mai andato!​

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  1. Invece io sai cosa ho appena scoperto che mi piace fare su Maps? Cliccare su un paese piccolo ed entrare nelle vite della gente! È tutto molto poco censurato nelle frazioni, e così con la streetview per esempio a Maggeni, compiendo un giro su se stess*, si può vedere cos’ha il signor X in garage (un gran disordine) 😊

    Piace a 1 persona

  2. Letto l`articolo e poi i commenti. Ho scoperto che forse un lontano patente acquisito è stato il Romano`s del locale sulla sx e che tra i tuoi lettori ci sono due fan della mia serie preferita, la migliore di sempre. Amanda, Barbedin, su Vimeo hanno caricato tutte le 6 stagioni. Una meraviglia

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