L’invenzione degli animali

Il 5 settembre scorso, cioè pochi giorni fa, è uscito L’invenzione degli animali, un mio nuovo romanzo per Chiarelettere, nella collana Altrove diretta dall’ottimo Michele Vaccari, autore, tra le altre cose, de Il marito, uscito per Rizzoli quest’anno e subito candidato allo Strega (l’abbiamo presentato a Padova, io ed Enrico Prevedello, alla Libreria Zabarella, in uno degli incontri più ricchi di contenuti e suggestioni ai quali io abbia partecipato).

L’idea iniziale del romanzo nasce in due settimane ben precise che, da buon ingegnere, sono riuscito a determinare a posteriori. Mi ricordo, infatti, di aver parlato del nucleo di questa storia a Francesco Coscioni (editore della Neo, e fraterno amico) e a Francesca Fiorletta (allora ufficio stampa della Neo, e fraterna amica), ed era il tardo pomeriggio di giovedì 3 marzo 2016 (o, ma meno probabile, di mercoledì 2 marzo del 2016, la sera prima): i due erano venuti a prendermi alla Stazione Tiburtina – Francesco per portarmi verso sud, dove nei giorni successivi avremmo avuto due presentazioni di XXI secolo (una con Bruno Vitolo e Isaia Sales a Cava de’ Tirreni, una con Davide Speranza a Nocera Inferiore) e Francesca per salutarmi. Ci siamo presi un caffè e un dolcetto in un bar della stazione e poi siamo saliti in macchina; mentre salivamo lungo una strada leggermente in pendenza (i ricordi di eventi accaduti mentre ci si sposta sono sempre molto precisi – ci tornerò su con un post dedicato a un viaggio in Cile e una riunione di lavoro avvenuti in parallelo), ho accennato loro al fatto che mi sarebbe piaciuto scrivere un libro di fantascienza, o techno-thriller, nel quale una giovane donna, una studiosa, si occupava di animali ibridati con l’uomo. Lo spunto era nato da un libro che stavo leggendo in quel periodo: l’avevo acquistato su Bookrepublic, e la ricevuta mi dice acqiustoche erano le 20:24 del 18 febbraio del 2016, dopo Questi tempi fuori dal tempo di Francesco Fagioli e prima di Ego. Gli inganni del capitalismo di Frank Schirrmacher. Il saggio era Oltre il limite. Undici scoperte che hanno rivoluzionato la scienza di Michael Brooks, edito da Codice Edizioni; al suo interno, l’autore esplora undici ambiti scientifici che sono, per così dire, on the edge. In uno dei capitoli, veniva descritta, con grande precisione, la tecnica dell’ibridazione genetica tra umani e animali, con la sua lunga storia di tentativi falliti, i risultati ottenuti, i rischi etici e le speranze per il futuro.
A dire il vero a Francesco e Francesca, in quel breve tratto fatto insieme nel tardo pomeriggio del 2 o 3 marzo del 2016 (prima o poi riuscirò a determinare il giorno esatto), avevo raccontato sia alcune parti della trama di Merdaman, il romanzo che stavo scrivendo, e che sarebbe poi uscito con il titolo Tutto male finché dura per Feltrinelli, sia questa idea appena nata sotto la suggestione del saggio; ma mentre Merdaman li aveva fatti ridere, la storia della scienziata e degli animali, ancora informe, li aveva lasciati abbastanza indifferenti.
(Il giorno dopo, a pranzo con Coscioni e il suo amico Angelo, un avvocato di Nocera, nello splendido ristorante “Al Convento” a Cetara, avevo cercato di coinvolgere i commensali nel mio entusiasmo per un altro capitolo di quel saggio, legato al meccanismo usato dagli uccelli per percepire il magnetismo della terra).
Ma nonostante lo scarso entusiasmo che quell’idea della scienziata che si occupa di animali ibridati aveva suscitato nei miei due Franceschi, ero abbastanza sicuro che prima o poi avrei scritto qualcosa sull’ibridazione genetica (è per questo motivo che, pur non avendo nulla di concreto in mente, ho modificato il personaggio di Lucia (la figlia del merdone del romanzo che stavo scrivendo) in modo tale che, una volta diventata adulta, sarebbe potuta essere la protagonista di questa storia).
Comunque: l’idea non può essere nata prima della sera del 18 febbraio del 2016, che è il giorno in cui ho acquistato Oltre il limite su Bookrepublic, e non può essere nata dopo il 3 marzo dello stesso anno, quando l’ho condivisa con Francesco e Francesca.

furlandPoi sono passati due anni, durante i quali ho sistemato con Coscioni La Passione secondo Matteo, che era pronto alla fine del 2012 in una forma diversa da quella finale, e che è uscito nel 2017 (quindi un anno dopo quel giro in macchina alla Stazione Tiburtina); ho scritto un romanzo su tre gravidanze legate tra di loro a distanza di decine di migliaia di anni (si chiama Eva, è lieve e solare, l’ho terminato nel marzo del 2017 e non è mai stato pubblicato); ne ho scritto un altro, drammatico e cupo, che parte dall’affermazione (non vera, io spero) che “tutti gli uomini pensano, almeno una volta nella vita, di uccidere la propria moglie, e alcuni ci riescono” (a distanza di due anni dal giorno in cui ho iniziato a scriverlo, lo sto rielaborando per l’ennesima volta e non so se mai verrà pubblicato); ho lavorato, sempre con Coscioni, nell’autunno del 2018 per mettere insieme La gente non esiste, la raccolta di racconti che poi è uscita a marzo di quest’anno per la Neo; e poi, attorno a marzo del 2018, ho ricevuto una telefonata di Michele Vaccari che mi chiedeva se avevo voglia di scrivere un romanzo per Altrove, la collana che stava curando per Chiarelettere, e nella quale erano già stati pubblicati i romanzi di Luciano Funetta e di Tullio Avoledo (due grandissimi scrittori capaci, con il solo nome, di mettere in soggezione chiunque). Non c’era un tema preciso da seguire: veniva solo richiesta una storia che parlasse di altrove, di un altro tempo, di un altro luogo, di un mondo che non fosse propriamente il nostro – o almeno io l’ho intesa così.

Ho avuto qualche settimana per pensarci. Michele, oltre a possedere un grande talento di scrittore, possiede qualità umane, artistiche, letterarie e politiche, che raramente si trovano tutte insieme in una sola persona. Sapevo di essere in ottime mani,  ma ho detto di sì solo quando ho capito che l’idea di due anni prima, quella nata dalla lettura del saggio di Brooks sull’ibridazione, poteva essere il miglior punto di partenza. A questo nucleo narrativo, se così si può dire, si sono aggiunti altri due temi, uno legato alla teoria di Julian Jaynes sull’origine della coscienza, espressa in quello che io continuo a considerare il più libro che abbia mai letto, e l’altro alla rivoluzione che le quattro aziende dei Big Data, cioè Google, Amazon, Facebook e Apple, indicate con l’acronimo GAFA (con la M finale se vogliamo considerare anche Microsoft) stanno portando nel mondo (e in questo mi è stato d’aiuto il libro La guerra delle intelligenze di Laurent Alexander). La data in cui si si sarebbe svolto il romanzo sarebbe stata determinata dall’età di Lucia in Tutto male finché dura: è del 2010 e, per poter essere credibile nella parte di una scienziata adulta, per quanto giovane, dovevo arrivare almeno fino al 2035; questo mi ha obbligato, e permesso, a immaginare l’Europa e il mondo del futuro (ma non è questo l’altrove più evidente del libro) – uno sforzo che avevo già fatto per XXI secolo ma che qui ho affrontato in modo completamente diverso: mentre in quello c’era la precisa intenzione di non formulare alcuna ipotesi sulle cause del declino (il punto di vista era quello di un uomo qualsiasi che non poteva capire le dinamiche del suo tempo), qui ho voluto provare a fornire una rappresentazione precisa, per quanto ingenua, di un nuovo ordine mondiale, visto da un narratore onnisciente.

vaccari
Michele Vaccari

La lavorazione è stata diversa da qualsiasi altro libro. Prima che io iniziassi a scrivere, Michele mi ha chiesto una sinossi abbastanza dettagliata, da condividere con l’editore; poi ci siamo confrontati sulla storia, sui punti principali; ho ricevuto degli ottimi consigli sulla struttura, sui quali ho avuto la possibilità di riflettere. Quando sono partito con la scrittura, ad agosto del 2018, nella biblioteca di Grado che si affaccia sul mare, avevo tre cose che fino a quel momento non avevo mai avuto: una trama solida, la fiducia dell’editore prima ancora di iniziare a scrivere una riga, e una data precisa di consegna.
Durante la lavorazione del libro, ci sono stati altri due o tre momenti di confronto: ho avuto dei dubbi, ho sentito Michele che mi ha ascoltato con pazienza, e ho risolto. E il 31 marzo, giorno pattuito per la conclusione, ho inviato il lavoro finito.
Il lavoro di editing è stato preciso e meticoloso. La scelta della copertina mi ha entusiasmato. La preparazione all’uscita del romanzo mi ha permesso di conoscere l’Ufficio Stampa di Chiarelettere, e gioire e stupirmi per la sua intraprendenza e il suo calore. E il 5 settembre è uscito L’invenzione degli animali. Sono felice di questo risultato – di una felicità leggera e sorridente – perché sento di aver ottenuto il risultato che volevo, sotto ogni aspetto. Chi mi sta seguendo, probabilmente ha iniziato a sospettare che il percorso che sto cercando di tracciare prevede che ogni mio libro sia diverso da quelli precedenti, e allo stesso tempo ribadisca, e renda più chiara, la mia visione del mondo – dei singoli individui e delle relazioni (personali, sociali, politiche) che li legano; e i prossimi progetti, quelli ancora in fase di incubazione, amplieranno ulteriormente il disegno complessivo.

Perché scrivo tutto questo? So bene che certe notizie sulla realizzazione dei libri, su quelli che potremmo chiamare i retroscena, rivestono un qualche interesse solo quando riguardano capolavori scritti da un genio, e non è questo il caso. Ma ci sono due cose che mi spingono a parlarne.
La prima è: tutto è storia, anche il più insignificante degli eventi, purché vi siano tre ingredienti fondamentali, facilmente deducibili da quanto descritto qui sopra e presenti in ogni racconto che funzioni – così evidenti, a mio parere, che non è necessario esporli (o serve?).
La seconda è: la scrittura dei libri e la loro pubblicazione, il processo che porta da un’idea alla sua realizzazione e poi all’uscita in libreria, sono spesso ammantati da un inutile mistero che finisce per scoraggiare, o illudere, chi si siede davanti a un foglio bianco con l’intenzione di realizzare un romanzo. Scrivere richiede sicuramente un qualche talento specifico difficilmente misurabile, e forse non trasmissibile, ma non c’è alcuna magia. E soprattutto, non c’è nulla di automatico: quello che si scrive può essere pubblicato subito, come nel caso di questo romanzo, che è stato acquistato ancora prima che esistesse; può uscire dopo quasi cinque anni, come è successo a La Passione secondo Matteo, che ha subito diverse vicende editoriali; o può non uscire mai, come forse succederà a Eva e all’altro libro sul marito mostruoso. Ma si continua a scrivere, spinti dal desiderio di creare qualcosa che ci dia soddisfazione, convinti che organizzare il mondo in una pagina sia l’attività che ci definisce. Bellow diceva che una persona, per essere un romanziere, deve dichiararsi tale: non è un titolo che ci viene consegnato da qualcuno, ma una caratteristica che riconosciamo in noi nel momento in cui ci rendiamo conto che tutto ciò che facciamo, pensiamo, viviamo, ha sempre a che fare con la scrittura, in qualsiasi forma. Bisogna avere perseveranza, e la forza di credere che le storie che ci portiamo dentro possono diventare qualcosa di più grande: non basta, ma è necessario. In fondo, i libri, quando nascono, non sono più grandi di una chiacchierata fatta in macchina con due amici.

COPzardi.inddIn un’Europa dilaniata dagli scontri e in cui la democrazia è stata svuotata di ogni significato, l’azienda più grande del mondo ha riunito le migliori giovani menti per inventare un nuovo futuro. Tra questi promettenti scienziati c’è Lucia Franti che a Parigi lavora su un progetto di ibridazione genetica: l’obiettivo è porre le basi per un allevamento su larga scala di animali donatori di organi. La morte di una delle cavie, tuttavia, svelerà una realtà che nessuno vuole riconoscere e Lucia, suo malgrado, si troverà costretta a prendere decisioni che, in un drammatico crescendo di eventi, metteranno in pericolo la sua stessa vita. Ambientato in un futuro imminente, L’invenzione degli animali ruota attorno ai temi della coscienza degli esseri umani, la relazione tra genetica e mente, la diversità rifiutata, la responsabilità morale dei singoli individui e i rischi legati alla perdita di un’idea etica del mondo. Con una scrittura efficace e asciutta, Zardi costruisce un thriller inaspettato che ha il coraggio di guardare in faccia gli aspetti più oscuri del contemporaneo.

2 risposte a "L’invenzione degli animali"

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  1. A me questo genere di retroscena piace molto. Mi tranquillizza. Non ho ancora letto l’altro tuo romanzo, lo metto subito fra i prossimi, così sarò pronta per leggere quest’ultimo, di cui in qualche modo mi incuriosisce l’argomento, visto che alla lontana assomiglia a un’idea di romanzo che è venuta a me. Tutto è storia, sono d’accordo. E sono d’accordo che per scrivere bisogna essere convinti, se non di essere romanzieri, almeno di voler scrivere, e forse a me manca questa convinzione. Ma già il fatto di aver iniziato a prendere appunti su una mia idea a me sembra un grande passo avanti. Tu intanto continua a scrivere, così noi possiamo sia rilassarci a leggerti sia sentirci ispirati, anche se non proprio tranquillizzarci 😉

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