Librerie

Ieri pomeriggio, intorno alle sette di sera, in una Padova rarefatta (gli autobus, il tram, Coin, i bar, i negozi, quasi tutti vuoti), sono andato a trovare Barbara Da Forno alla Libreria Zabarella, e ho passato quasi un’ora con lei a parlare di libri e di quello che ci gira intorno.
89035698_10221655686362074_2198632581031788544_nNel breve saggio “L’ignoto ignoto”, Mark Forsyth parla di quello smisurato insieme di cose (e in particolari di libri) che non sappiamo nemmeno di non conoscere, e invita quindi noi lettori ad avventurarci nelle librerie, specialmente quelle più piccole, dove lo spazio ridotto degli scaffali impone al libraio la necessità di operare delle scelte estetiche, perché non può permettersi il lusso di tenere, e quindi proporre, anche i libri brutti (è buffo che anche Amazon venda questo libro, che di fatto è un invito, intelligente e garbato, a esplorare il mondo al di là dei canali di vendita online).
Come si trascorre un’ora in una piccola libreria? Si prendono in mano dei volumi a caso, si legge la quarta di copertina, li si sfoglia e si chiede al libraio o alla libraia: “questo com’è?”. Si parla, ci si scambiano pareri e impressioni – “questo mi ricorda quello”, oppure “questo non credo che ti interessi”. (Mentre parlavamo, io e Barbara, entravano i clienti; tra questi, una coppia ha annunciato che hanno deciso di sposarsi, anche se la data è piuttosto avanti – quest’anno tocca ai loro fratelli, se non ho capito male).

88966120_10221655658361374_425115862958080_nTorno a casa con alcuni titoli che voglio assolutamente comprare. Il primo è “Jane Austen, La vita” di Claire Tomalin, in una gradevolissima edizione della Nuova Editrice Berti. Ho una grande passione per le biografie – tra i libri più belli che io abbia mai letto c’è la biografia di Jean Genet, scritta da Edmund White, quella di Einstein, il cui autore è uno scienziato di fama internazionale del quale non ricordo mai il nome, e poi la vita di Kafka (Calasso), “La colomba pugnalata” in cui Citati racconta la vita di Proust, “Il genio dei numeri” (Sylvia Nasar racconta Nash), e così via.

85149748_10221655661601455_5643870030929068032_nPoi, “Germania” di Tacito, pubblicato da Quodlbet con la curatela di G. D. Baldi: una settantina di pagine di introduzione, con una cartina della Germania che mostra le popolazioni del tempo; poi testo originale con traduzione a fronte, e infine metà del libro con note ricchissime, che di fatto sono (un po’ come in “Fuoco Pallido” di Nabokov ) il motivo per cui esiste questo libro. Nella quarta di copertina (che su Amazon, per inciso, è impossibile leggere), c’è una definizione della Germania in perfetto stile tacitiano:

“Germania, terra informe, dal clima pessimo, squallida a viverci e senza nulla di bello, se non per chi ci è nato”.

La chiacchierata con Barbara su questa opera si è poi trasformata nella rievocazione delle versioni di Latino del liceo – lei più forte su Seneca, io più a mio agio con Cicerone (o così, almeno, ricordo a trent’anni di distanza).

Poi Barbara, che il giorno prima aveva visto un mio post su “Notturno di Gibilterra”, il libro di Gennaro Serio, recente vincitore del Calvino, mi ha fatto leggere l’esergo del libro: ci vuole un pizzico di genio, e molta maturità (eppure l’autore ha solo trent’anni!), per arrivare a questi livelli. Se non si perde per strada, possibilità remota, direi, ecco uno scrittore che farà grandi cose.

89031195_10221655662361474_2306141775728738304_nPoi ho rivisto su uno scaffale “L’ultima stagione”, romanzo di Dan Robertson che desidero da tempo – Nicola Manuppelli, che lo ha tradotto, ce ne aveva parlato durante una presentazione di “Roma”, il suo romanzo uscito l’anno scorso per Miraggi – presentazione che avevamo organizzato proprio alla Zabarella, dando lo stesso rilievo al rapporto di Nicola con i libri e gli autori che traduce, e alle sue opere di scrittore: sono convinto che i presenti di allora ricordino ancora quelle due splendide ore passate insieme.

Ho poi sfogliato l’ultimo libro di Simone Marcuzzi, “Fratelli”, e io e Barbara, che non lo abbiamo ancora letto, ci siamo divertiti a ricordare il precedente, quel “24 secondi” in cui Simone aveva creato, a mio parere, un essere umano “reale”, un giocatore di basket friulano che ha un’occasione alla fine degli anni settanta. Un grande romanzo, pieno di tantissime qualità, quello, e sospetto che questo lo superi. La settimana prossima, se non sbaglio, Simone sarà a Padova con Valentina Berengo, a parlare di “Fratelli”.

Infine (in realtà abbiamo guardato insieme un sacco di altri libri, ma non vorrei dilungarmi troppo), abbiamo preso, aperto, sfogliato e chiacchierato de “Le affacciate” di Caterina Perali, nuova uscita per la Neo (❤️), che presenteremo proprio sabato 7 marzo, alla Zabarella, ça va sans dire, alle 18.30, se ricordo bene.

88364000_10221655663081492_1629865940516601856_nIo sono tra quelli che pensa che non ci sia nulla di male a comprare su Amazon o su IBS, o un ebook su Bookrepublic o Kobo: è una delle possibilità; e, sebbene io pensi che ciascuno dovrebbe iniziare a valutare le conseguenze sociali delle proprie scelte, non credo nemmeno che ci sia un dovere morale a sostenere le librerie indipendenti: in fondo, abbiamo lasciato chiudere le videoteche senza battere ciglio.
Il punto è diverso: per chi ama i libri, per chi “non ha meglio da fare”, a differenza della bambina in Sardegna che giustamente mi diceva di non essere interessata a scrivere racconti, la libreria può diventare realmente il luogo ideale nel quale sentirsi a casa. Attorno a questi romanzi, a questi saggi, ci sono sentimenti, storie, condivisioni. Non è come entrare in un negozio di ferramenta a chiedere una colla epossidica: non dico che sia meglio, ma sicuramente è un’altra cosa, un altro tipo di esperienza, un mondo nel quale sono messe in gioco qualità e passioni diverse, più profonde.

Allora, il mio piccolo invito è: ogni volta che state pensando a un libro, prima di aprire Amazon, o di catapultarvi in una libreria nella quale sicuramente troverete quello che state cercando, e che già sapevate di volere, fate un salto in una libreria qualsiasi – ce ne sono di belle in ogni città: indipendenti o di catena non fa differenza, purché dietro ci siano persone che amano quello che stanno facendo – e fermatevi a parlare con il libraio o la libraia; domandate, e dite cosa ne pensate voi; trasformate un acquisto in un momento che vi appartiene, e non in un semplice transazione economica. E soprattutto, soddisfate il vostro desiderio di dare e ricevere bellezza.
❤️

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Una risposta a "Librerie"

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  1. No, non è un negozio di ferramenta, è bene ricordarlo. Peraltro hai ragione, Amazon fa starni scherzi: non avevo mai acquistato un libro attraverso la sua distribuzione ma sono stato costretto dalla totale impossibilità di trovarlo in libreria. Mi riferisco alla “strada delle Fiandre”, del Nobel francese Claude Simon, libro, per certi versi, straordinario ancorché di faticosa e laboriosa “tenuta” in fase di lettura.

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