Croste, di Marta Bracciale

Secondo racconto dalla libreria Limerick. Questa volta abbiamo Marta Bracciale: lei è una delle due libraie che a un certo punto ha scavalcato il bancone ed è venuta a sedersi accanto a noi. Buona lettura e buon lunedì!  (foto di Christian Baldin)

Croste
di Marta Bracciale

Stavamo giocando alla signora di Milano. Me lo aveva insegnato la zia, per sopportare i lunghi viaggi in macchina. Io sono il commesso e la mamma è la signora di Milano; entra nel mio negozio, mi chiede tante cose e io posso rispondere quello che voglio, ma non posso mai dire sì, no, bianco, nero. Perdo il primo turno, invertiamo i ruoli, e perdo di nuovo. Secondo me la mamma imbroglia. Voglio la rivincita, ma la mamma dice di fare una pausa, è un po’ stanca. Allora guardo fuori dal finestrino, è come se avesse la varicella, è pieno di croste. Ieri ha piovuto e ogni goccia oggi ha lasciato un piccolo alone bianco. Mi metto a contare tutte le macchine gialle finché non mi addormento sui sedili pungenti, che dovrebbero odorare di pino, la profumazione scelta da mio papà per l’Arbre Magique, ma invece sanno di sudore e chilometri.
Sono abituato ormai a dormire sempre con le orecchie bene aperte e lo faccio anche questa volta. Le sigarette, la Slovenia, i night, e allora internet, le chat, le scommesse. Fanno zapping sempre sugli stessi argomenti, ormai li conosco a memoria, ma per qualche motivo tendo le orecchie nel sonno casomai ci fossero novità, qualche particolare inedito, un dettaglio che mi era sfuggito. Sento sempre tutte le loro parole, ma mai il senso. I miei genitori giocano a un gioco diverso, dove se uno dice sì l’altro risponde no, se uno pensa bianco per l’altro è nero. Sono le regole del gioco, le hanno decise e imposte e sono molto bravi perché le rispettano tutte le volte con rigore.
Quando si accorgono che mi sono svegliato si spengono all’improvviso e ancora non ho capito se mi infastidisce di più il loro zapping o il silenzio che segue. Lo rompono inserendo una cassetta nella vecchia autoradio, sempre la stessa, conosco a memoria anche quella. Guarda che ti ho visto con le mani dentro al naso sei romantico e poi la stessa mano te la passi fra i capelli sei fantastico. La solita insopportabile voce nasale canta una brutta storia, ma resta sola per poco, perché ben presto viene accompagnata da un rinnovato zapping, che si trasforma poi in un nuovo gioco. Un gioco che conosco molto bene, ma è la prima volta che lo facciamo in auto e non sono sicuro di riuscire ad arrivare alla fine della partita.

2011 Val Maira - dsc_2510 - Croste - diurno - Agosto 24

Perché tuo padre dove credi che vada quando ho bisogno di lui? A bere il caffè, altro che lavorare! E certo, perché lo stronzo sono io, perché vado a bere il caffè, capito? Per tua madre dovremmo andare tutti insieme a fare la spesa il sabato, quella è la “famiglia”, capito? Sì, sì, è anche quello, perché tuo padre passa poco tempo con noi, ma per andare a divertirsi ha sempre tempo, vero? E tua madre allora? Sempre davanti al computer e rinfaccia a me di andare a bere il caffè! Non è la stessa cosa, che cazzo c’entra?
In alcuni quiz televisivi le chiamano “domande a raffica”. Solo che in questo caso non ci si aspetta che io risponda, almeno non credo. Comunque non saprei cosa dire, non ho mai risposto a questo gioco, ascolto e basta finché mi bruciano le orecchie e vado in camera mia. Loro continuano la partita semplicemente urlando di più, così che possa sentirli anche dall’altra stanza, dopotutto stanno parlando con me. Di solito è intorno alla dodicesima domanda che cedo e li lascio soli, ma stavolta mi esaurisco prima, sarà che siamo in viaggio ormai da cinque ore e sono stanco. Così, all’ottava domanda a raffica, apro la portiera e scendo.
Sento un’esplosione dentro, forse il fegato o la milza, e contemporaneamente il cemento mi brucia la pelle ovunque, ma soprattutto le braccia, che ho tenuto davanti alla faccia per proteggerla. Sono certo di essermi rotto il ginocchio sinistro e ho sentito un colpo fortissimo sull’anca, forse ho rotto anche quella. Sputo sangue e rotolo a brandelli contro lo spartitraffico in cemento, che arresta la mia corsa sulla corsia di sorpasso con una commozione cerebrale. Sto perdendo la vista, ma ci sento ancora. Li sento, stanno urlando per me. Cerco di contare a quante domande sono arrivati, poi vedo, con le croste sugli occhi, la loro auto accostare a destra bruscamente rifacendosi la fiancata sul guardrail. Mamma e papà scendono dall’auto, urlano ancora nella mia direzione, è incredibile quanto ci tengano a finire la partita. Da grande spero di ereditare la loro tenacia.


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Marta Bracciale (autrice) ama i libri. Odia le tegoline. Entrambi i sentimenti nascono in giovanissima età. Ispirata da Prisca Puntoni in Ascolta il mio cuore (Bianca Pitzorno, 1991), alle elementari scrive il suo primo libro dentro a un’agenda: romanzo incompiuto, arriva solo al 23° capitolo. Ci riprova più tardi battendo a macchina un avvincente giallo di 10 capitoli (e 10 pagine).
Con la scrittura ha poi fatto a botte, non si sono più parlate per un po’, ma sembra sia nell’aria una tregua al momento. In ogni caso, anche se i libri non li scrive più, li legge, li ama, li sceglie, li consiglia e li vende alla libreria Limerick.


Christian Baldin (fotografo)
baldinNato timido e tecnico in quella parte di Veneto fatto di provincia, nebbia, campagne e telefoni a disco combinatore, nel tempo coltiva e abbandona a più riprese la fotografia come passione. Solo quando, una dozzina o più di anni fa decide di trasferirsi nella città di Torino, finalmente capisce perché gli piaccia così tanto e, soprattutto, che gli rimarranno sempre nel cuore le immagini della sua provincia. 
In qualche social si fa chiamare A Little Come Back

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