Le mani di una donna che si prende cura di te, di Elena Vigo

Terzo racconto dalla Limerick. L’autrice è Elena Vigo, al quale sono legato, tra l’altro, da una curiosa decennale amicizia (la prima volta che l’ho incontrata è stato a casa sua, nel 1999 – che anno impressionante, da scrivere! – e vomitai nel suo bagno e sulle mie scarpe, dopo aver parlato con lei di Chomsky e aver bevuto una damigiana di vino rosso). Di lei, qui su Grafemi, sei anni fa (!) era uscito il racconto La torta di compleanno.
Elena scrive meno di quanto vorrei, ma non mi sono arreso – perciò le rompo spesso, perché non deve rimanere nulla di intentato. Buona lettura a tutti!
(La foto è stata scattata dal fotografo Christian Baldin, a Torino, nel novembre del 2019).

Le mani di una donna che si prende cura di te
di Elena Vigo

Oggi sono stanca.
Il cane dei vicini ha abbaiato tutta la notte, e io non ho chiuso occhio. Non ho avuto il coraggio di alzarmi dal letto, per non svegliare Paola che russava accanto a me. Stavo lì, ad ascoltare i rumori, e a ogni respiro del cane pensavo: ecco, adesso smette; e invece prendeva solo aria e ricominciava più forte.
Come fa lei a dormire, mi chiedevo.
La camera era buia, nemmeno un filo di luce, nemmeno la solita striscia sotto al balcone; forse il lampione fuori era fulminato, forse non esiste nemmeno, un lampione fuori, e semplicemente non c’era la luna.
Così sono stata tutto il tempo a guardare un soffitto che non vedevo, a immaginarmi cose belle per addormentarmi bene, a pensare a cosa avrei mangiato a pranzo, a cosa avrei desiderato ricevere per il mio compleanno; fino alle sei del mattino, quando ho spento la sveglia prima che suonasse.
Paola era sveglia anche lei, lo so, ma faceva finta di dormire; e io ho fatto finta di crederlo, ancora una volta.
Mi sono vestita in fretta, annusando la maglia sulle ascelle per capire se potevo indossarla ancora; ho deciso che sì, potevo. La sera prima avevo preparato una gonna lunga, e un paio di calze con dei brillantini; le ho lasciate da parte e ho preso i pantaloni della tuta.
Non ho nemmeno preparato un caffè, sono uscita di casa come se fossi una fuggiasca; il cane, beffardo, aveva smesso di abbaiare.

Oggi sono stanca. Sono arrivata al lavoro senza essermi mai nemmeno guardata allo specchio, e ho visto la mia immagine riflessa alla macchinetta delle merendine, di fianco a quella del caffè. Mi sono passata una mano tra i capelli come se mi stessi pettinando, ma quando un collega mi ha vista ho preso il mio caffè e sono andata a timbrare.
Tutto il mese di dicembre è un incubo, per noi che lavoriamo al supermercato. Ci sono le confezioni natalizie da preparare, e fin dal primo mattino i clienti invadono le corsie, svuotandole; si vende un sacco di carta igienica, nel mese di dicembre, una quantità imbarazzante di carta igienica, e crollano invece le fette biscottate – non i biscotti, non le schiacciatine di pane croccante; solo le fette biscottate. La gente compra bottiglie di vino che nessuno berrà, che verranno regalate di cena in cena dall’otto dicembre al primo dell’anno; e chili di frutta secca che finiranno col far da valuta alle partite di busso della sera di Natale.

Sto smistando assorbenti, accucciata sulle gambe, separo le ali dalle notti circondata da scatoloni; si avvicina timida una ragazza che mi chiede dove può trovare i surgelati. Buongiorno, mi scusi, per favore. Mi ricorda Paola. Non per l’aspetto fisico, ma per la delicatezza della presenza; per il tono della voce, più che per le parole.
Paola. Non riesco a pensare a lei senza provare una fitta di rimorso.
Mi scusi, insiste la ragazza. Io mi riprendo, per guardarla devo alzare gli occhi, sto lì con i pacchetti viola in mano, cerco di ricordare cosa mai mi avesse chiesto, glielo faccio ripetere: i surgelati, mi dice lei; e niente, in questo momento ho nella testa il vuoto, la mando diretta nella corsia dei panificati. Poi la vedo tornare indietro, non alzo lo sguardo, lei fa un giro largo per non passarmi vicino.

Oggi sono stanca, perché il cane dei vicini ha abbaiato tutta la notte e io non ho chiuso occhio; ma non è vero. Sono stanca come lo sono da tempo, e non contano le ore che passo a dormire, non contano nemmeno le ore che passo al lavoro; conta qualcosa che mi stanca dentro.
Paola è stata la mia compagna per metà della mia vita, e ora la sto evitando, non la guardo negli occhi, le parlo di nulla. Non se lo merita, ma non so dirle che non l’amo più. E soprattutto non so dirle che quel che lei non mi dà più io lo voglio comunque ancora ricevere, anche se non da lei. Ho quasi cinquant’anni, e se mi guardo in mezzo alle gambe vedo più peli bianchi che neri; ma ho ancora bisogno di qualcuno che si prenda cura di me.

Sto aprendo una nuova scatola quando il taglierino mi sfugge e mi ferisco una mano; il sangue esce improvviso e copioso sulla mia maglietta gialla, e la macchia rossa – in tinta con il logo del supermercato – si allarga velocemente. Sta passando, in quel momento, la ragazza che mi chiedeva dei surgelati; vedo la sua incertezza quando mi sente imprecare a bassa voce, non sa se fermarsi o meno, deve aver capito che tanto giusta non sono. Però decide di fermarsi; ha in mano un fazzoletto di carta e si china di fianco a me; mi prende la mano e guarda il dito ferito. Non dice nulla. Il mio sguardo è rivolto a terra, e i nostri occhi non si incontrano.
Lei avvolge attorno al mio dito il fazzoletto, lo stringe delicatamente, e lo guarda diventare rosso.


IMG_7746Elena Vigo (autrice)
Sono nata a Padova, nel ‘75, e ho studiato filosofia. Scrivo perché scrivere mi fa sentire felice: in tanti anni di corsi non ho ancora imparato a dirlo meglio, ma ho imparato che a me basta così.

 

 


baldinChristian Baldin (fotografo)
Nato timido e tecnico in quella parte di Veneto fatto di provincia, nebbia, campagne e telefoni a disco combinatore, nel tempo coltiva e abbandona a più riprese la fotografia come passione. Solo quando, una dozzina o più di anni fa decide di trasferirsi nella città di Torino, finalmente capisce perché gli piaccia così tanto e, soprattutto, che gli rimarranno sempre nel cuore le immagini della sua provincia. 
In qualche social si fa chiamare A Little Come Back

4 risposte a "Le mani di una donna che si prende cura di te, di Elena Vigo"

Add yours

  1. Anche in questo periodo la carta igienica si trova con difficoltà 😎.😁. Scrivi, scrivi, scrivi, insistere anch’io per poter leggere i tuoi racconti più spesso!

    "Mi piace"

  2. Che bello. Tutta la giacitura delle parole , per usare un termine desueto, dei periodi, dei costrutti si distende dolcemente, scandita da anafore non esibite.Vibranti anche le foto

    "Mi piace"

  3. Che bello. La giacitura delle parole, per usare un termine desueto, dei periodi, dei costrutti, distesa con dolcezza nel ritmo delle anafore, mai esibite. Vibranti anche le foto

    "Mi piace"

Se vuoi dire la tua...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

Pangea

La prima rassegna stampa delle più belle pagine culturali del pianeta

Io Sono V

Solo per te

Impressions chosen from another time

Frammenti di letteratura, poesia, impressioni

/in·cen·dià·rio/

[estasi, folgorazioni, risse]

LaChimicaDelleLettere

Reazioni a catenella

Matilda

Il blog della Biblioteca di Ossona

Nonapritequelforno

Se hai un problema, aggiungi cioccolato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: