Interno giorno, di Marta Fornasiero

Continua il nostro viaggio tra i “racconti dalla Limerick”.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, la Limerick è una piccola libreria alle porte dell’Arcella, un popoloso e vitale quartiere di Padova, gestita da due libraie intraprendenti – tra le sue pareti, nel corso degli ultimi due anni, si è formato un gruppo di persone accomunate dalla passione per la scrittura e la lettura. I racconti che stanno uscendo in questi giorni su questo blog sono un modo per condividere la punta dell’iceberg di quello che facciamo ogni giorno – scrivere! -, in un periodo dove abbiamo più che mai bisogno di bellezza.
Il racconto di oggi, il sesto proposto, è scritto da Marta Fornasiero, ingegnere civile, mamma innamorata, lettrice appassionata (Jane Austen sopra tutti) e scrittrice dotata di una sensibilità che emerge in ogni racconto. Quello di oggi è un dialogo silenzioso tra due persone legate da un complicato sentimento amoroso (esistono sentimenti amorosi che non siano complicati?). Le foto, che in questo caso sono un racconto nel racconto, sono del fotografo Christian Baldin, che ci sta accompagnando in questa piccola avventura tra le parole. Buona lettura!
(Durante il weekend ci sarà una pausa, riprendiamo lunedì!)

Interno giorno
di Marta Fornasiero

Hai gli occhi stanchi, forse hai ripreso a stare sveglia di notte. Se ti guardo bene, nella luce radente che entra dalla vetrata di questo locale del centro, hai una ruga nuova sotto l’occhio destro, il fondotinta o il correttore – non ricordo mai la differenza – l’ha colmata come cemento liquido e ne ha messo in evidenza le creste. Vorrei dirti che sei più bella con le occhiaie, che ti lasciassi crescere quell’ombra morbida appesa alla rima inferiore, mi fa pensare alla spossatezza delle lunghe ore consumate insieme, ai letti e alle stanze che abbiamo vissuto, fecondate con i nostri umori, benedette con i nostri gemiti.

Sono stanca. Sento il mio essere scisso in tante parti che non riesco più a far coesistere. Voglio dormire, sparire, morire. Nel cappuccino caldo il barista ha lasciato un cuore di schiuma. Quanti cuori ti ho mandato in questi anni, per messaggio, per lettera, su facebook, su instagram. Avrei voluto tatuarne uno sulla tua carne, sopra la cresta iliaca, dove appoggio le dita per attirarti a me, i nostri bacini fusi in una forma unica, solo nostra.

2019 Torino - dsc_7524 - Interno GIorno - SC - Ottobre

 

Sono tuo. Lo penso mentre vedo il tuo sguardo perdersi verso la luce del mattino. Fuori è freddo, blu, dentro al bar invece fa caldo. Hai tolto il piumino, il berretto, la sciarpa, i guanti. Il tuo collo mi è apparso bianco e fragile, il ricordo delle mie dita a cingerti con delicatezza la gola, tu che mi chiedi di stringere, le tue pupille che si allagano, il corpo in tensione per la paura e l’eccitazione, stringi, ancora, il tuo volto stravolto dall’ipossia e dal piacere, l’orgasmo che ci libera entrambi.

Mi manchi. Anche ora che siamo seduti allo stesso tavolo, leggermente ansiosi, persi l’uno nell’altra. Ti sfioro la mano, mi sorridi. Chissà come ci vedono gli altri, se pensano qualcosa di noi. Siamo belli. Tu sei bellissimo e lo dici anche di me. Io lo sono se tu mi ami, finché mi desideri. Le tue labbra mi disegnano. Seduta a questo bar, di fronte a te, non posso baciarti ma posso guardarti. Quando ti bacio tengo gli occhi chiusi. Non ti vedo mai quando siamo soli.

Ti parlo del mio lavoro e tu mi ascolti, attenta. I tuoi occhi su di me mi confondono, perdo il filo. Sovrappongo frasi, persone, luoghi. Ti immagino nuda e il pensiero del tuo seno in un attimo guizza dalla mente all’inguine, contenuto a stento dalla stoffa tesa dei pantaloni. Ti vedo e ti bramo. Sai bruciare la mente, infiammare la carne. È tutta la vita che lo fai.

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Con quante donne sei stato nel tuo ultimo viaggio? Tu chiedi e ottieni; spesso non chiedi neppure. Ti sposto un ciuffo di capelli dalla fronte. Dovrei strapparti gli occhi, sono trappole letali per femmine in calore. I tuoi sguardi suggeriscono passione e lussuria e innocente malizia. La seduzione è una tentazione alla quale non ti interessa resistere. Il tuo unico vizio, la mia rovina.

Ti desidero in ogni donna che incontro. La seduco pensando a te e a quando mi chiederai conto dei miei peccati. Per affascinarti ancora con i miei racconti. Le ho tradite tutte con te ancora prima di incontrarle. Ogni cosa è per te e per il tuo piacere. Sei la mia ossessione.

 

Avrei lasciato tutto per te ma non hai voluto. Mi ami troppo per permettere che distrugga tutto quello che ho costruito nella tua assenza. O non mi ami abbastanza per portare il peso delle rovine. E sono qui a misurare il tuo amore per me, ancora una volta. E non so più cosa sia questa parola, amore, di cui tutti parlano. Tu lo sai?

Ti amo. Te l’ho detto troppe volte, o troppo poche. Quando tutto era perduto o solo per abitudine. Mi sfuggi: se stringo troppo forte, se la presa è incerta, sgusci via, lontana. E ancora ti riafferro. Con i miei baci, con il mio sesso dentro al tuo. Ti lego a me con l’unico linguaggio che non tradisce: ecco, ti offro il mio corpo. Squartalo, divoralo, fanne scempio. Ma resta con me.

Devo andare. Ti saluto con un bacio leggero sulla guancia. I nostri sorrisi restano affamati. Il tuo profumo, lo stesso di sempre. Tra poco i bambini usciranno da scuola; non so ancora cosa preparare per pranzo. In borsa ho due frolle a forma di cuore.

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foto bio Marta Fornasiero

Marta Fornasiero (autrice) nasce a Pordenone nel 1980 ma da sempre vive a Padova. Dopo la maturità classica consegue la laurea in Ingegneria edile e da quindici anni si dedica alla progettazione. Dal 2012 si prende cura del blog diarialaskani.wordpress.com dove scrive di libri e di ciò che la emoziona. Curiosa e inquieta, ha bisogno di continue dosi di Bellezza per sopravvivere: la trova nei libri, nelle arti, nella natura e soprattutto nelle persone che incontra. Può sembrare ancora una ragazzina ma ha già tre capelli bianchi. Scrivere è per lei un atto vitale.

 


baldinChristian Baldin (fotografo)
Nato timido e tecnico in quella parte di Veneto fatto di provincia, nebbia, campagne e telefoni a disco combinatore, nel tempo coltiva e abbandona a più riprese la fotografia come passione. Solo quando, una dozzina o più di anni fa, decide di trasferirsi nella città di Torino, finalmente capisce perché gli piaccia così tanto e, soprattutto, che gli rimarranno sempre nel cuore le immagini della sua provincia. In qualche social si fa chiamare A Little Come Back.

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