Mia suocera e altri racconti, di Sergio Vitale

Se non sbaglio, qui abbiamo un esordio in rete (non il primo, di questa proposta di racconti dalla Limerick). L’autore dell’ottavo racconto, più lieve dei precedenti, è Sergio Vitale, che qui ha scelto una prima persona “inaffidabile” che si diverte (e ci diverte!) a giocare con la propria autobiografia, mescolandola con la fiction, e mistificandola, o facendoci credere che lo stia facendo, o facendoci credere che ci stia facendo credere che lo stia facendo (ad lib.).
Le foto, narrazione che interseca quella del racconto, sono sempre di Christian Baldin, oggi in versione internazionale. (La foto nella bio di Baldin è di Andy WarHole, o cosi ci sta facendo credere).

Mia suocera e altri racconti
di Sergio Vitale

Da quando sono uno scrittore, la tratta di autostrada Padova – Brescia e ritorno che, per ragioni di lavoro, percorro più volte alla settimana; ma anche, direi, la strada tra Padova e Rovigo che, per ragioni analoghe, percorro invece quotidianamente, sembrano diventate meno noiose e monotone di quanto nella realtà in effetti esse siano. Stiamo parlando, io credo, di alcune tra le tratte autostradali che presentano minore interesse – tanto sul piano paesaggistico, quanto su quello automobilistico – dell’intero sistema viario nazionale.

La ragione per cui queste noiosissime tratte di autostrada siano diventate meno monotone e di conseguenza – questo va detto – potenzialmente meno capaci di indurre in sonnolenza il guidatore di auto italiana a metano di opinabile aspetto estetico (nonché scrittore) è riposta nel fatto che egli ha scoperto la notevole potenzialità dell’ascolto di audiolibri e vario materiale affine reperibile su You Tube, giungendo perfino alla conclusione che tale tipo di materiale, per essere pienamente goduto, necessita assolutamente di una dose massiccia di tempo inutilizzabile in maniera attiva, ragione per cui le noiosissime ore passate alla guida in una noiosissima autostrada del Nord Italia possono divenire l’unica occasione veramente appropriata durante la quale godere pienamente di un repertorio audiofonico di primissima qualità.

2017 Castagneto Po - dsc_3593 - Mia Suocera - Spose - Luglio 01

Andrebbe spiegato, a questo punto, il motivo per cui in questo racconto l’autore – nonché guidatore e ascoltatore di audiolibri – riservi per sé la definizione di «scrittore». Questo è ben presto detto e va fatto risalire alla sua decisione di prendere parte ad un Corso serale di Scrittura Creativa presso una libreria del suo quartiere dove, fin dalla prima occasione, riuniti i partecipanti in cerchio alla modalità degli alcolisti anonimi, è stato ufficialmente stabilito il diritto e dovere, da parte di ciascun affiliato del gruppo, di appellarsi in tale modo – cioè «scrittore» – in virtù del fatto stesso di essere «persone scriventi», non sussistendo, a dire dei docenti, nessuna evidente differenza tra l’essere «scriventi» e l’essere «scrittori», se non quella, trascurabile, che i membri della seconda categoria possano vedere pubblicati, con costanza variabile ed estremamente soggettiva, gli esiti del proprio lavoro.

Il guidatore della tratta Padova – Brescia e ritorno, nonché a pieno diritto «scrittore» (io, nella fattispecie) appartiene a quanto pare alla categoria degli scrittori con tendenze autobiografiche, fatto che di per sé (stranamente) non è apparso esecrabile alla docenza del suddetto Corso di Scrittura Creativa se non nelle derivazioni moralistiche di tale attitudine.
Da quando sono scrittore, quindi, le lunghe ore di guida sono diventate occasioni di approfondimento letterario. Sia nella forma dell’ascolto di audiolibri, nel tentativo di colmare le profonde lacune formatisi in decenni di scarsa frequentazione con la lettura, quanto tramite l’elaborazione mentale di lunghi e articolati pensieri in forma di racconto, della misura approssimativamente riferibile alle sette-ottomila cartelle spazi inclusi, forse qualcosa di più, misura sulla quale l’intervallo spazio-temporale Padova-Brescia si è rivelato particolarmente idoneo; di conseguenza i tempi di percorrenza di minor durata vengono riservati perlopiù al lavoro di supervisione o approfondimento dei pensieri emersi nei percorsi più lunghi.

2017 Castagneto Po - dsc_3414 - Mia Suocera - Spose - Luglio 01

Uno di questi racconti, per dire, è stato pensato in un viaggio di ritorno da Brescia con l’elaborazione di una storia che aveva come protagonisti una suocera e un genero, nata da un trascurabile episodio di natura autobiografica. Nel racconto il protagonista si trovava a dover passare dalla propria suocera per una veloce ma irrinunciabile commissione; la suocera si presentava al genero – essendo la commissione eseguita nelle prime ore della mattina – in abiti piuttosto discinti. Da questo piccolo incidente nasceva però l’occasione per l’anziana suocera – una donna in tutto e per tutto poco attraente, sia fisicamente che intellettualmente, ma dotata di un carattere forte e risoluto – per attuare una inaspettata quanto irremovibile tattica di seduzione verso il genero, uomo assai più giovane di lei, del tutto disinteressato alla questione, ma dotato probabilmente di un carattere non altrettanto risoluto. Con grande stupore del genero stesso, la tattica di seduzione era destinata ad aver successo. Sbigottito per l’accaduto e incapace di fornire una spiegazione razionale degli accadimenti, l’uomo si ritrovava suo malgrado risucchiato in una relazione adulterina e clandestina durante la quale la passione dell’anziana signora emergeva progressivamente e inarrestabilmente, fino ad assumere i caratteri di una vera relazione amorosa, nella quale l’uomo rivestiva i panni di complice protagonista senza avere però nessuna voce in capitolo. I rapporti di forza in campo – la volontà di lei, la più completa assenza di un personale punto di vista sulla questione, da parte di lui – apparivano decisamente incommensurabili. La donna, rinvigorita e ringiovanita da questa improvvisa esplosione di vita, calcolava meticolosamente ore e modalità degli incontri, essendo presumibilmente a conoscenza di particolari decisivi della vita privata e professionale del genero e amante; parallelamente, il genero notava l’amante e suocera intrattenersi sempre più spesso in lunghe e seriose conversazioni con la di lei figlia, nonché rispettiva moglie, conversazioni dalle quali egli era stabilmente escluso.

Mentre guidavo tranquillamente la mia vecchia auto a metano dall’aspetto estetico decisamente improbabile di ritorno da Brescia, mi pareva che fondere l’assurdità della vicenda (a mio dire vicina alla poetica di uno scrittore tipo Etgar Keret) con un linguaggio piuttosto fuori tempo (alla Melville, per esempio), avrebbe potuto ottenere un risultato alquanto risibile. Ma senza troppe forzature, mi ripromisi, inducendo l’effetto più dalla costruzione delle frasi che dall’utilizzo di termini lessicali in disuso. Annotando un appunto sintetico su un apposito blocco riposto sul sedile centrale della mia vecchia auto italiana a metano di estetica piuttosto sgradevole, ma dotata di comodissimo sedile centrale pieghevole con funzioni di tavolino, rimandavo l’approfondimento letterario al mio ritorno a casa, proseguendo il racconto mentale.

I rapporti tra il genero adulterino e la propria moglie, nonché figlia dell’amante, invece che incrinarsi, si facevano stranamente più intensi e calorosi. Egli ritrovava negli abbracci di lei il piacere e la naturalezza che sembravano aver dimenticato nei mesi precedenti; al tempo stesso, la moglie pareva dedita a soddisfare i desideri di lui con maggiore trasporto e volontà, aspetto questo che era sempre venuto in parte a mancare nella loro relazione, fino a quei giorni, e che egli accoglieva con estremo favore e soddisfazione. Decisi infine che la vicenda si sarebbe conclusa con il decesso della suocera e con un semplice gesto di commiato finale di lui, al termine della funzione religiosa, quando, al riparo degli sguardi dei presenti, coglie una rosa bianca da una cesta funeraria e la ripone delicatamente sulla bara, in segno di ultimo e sentito saluto. Voltandosi, incrocia però lo sguardo della moglie, che finge a sua volta di non aver visto nulla e, tenendo per mano i due bambini, si direziona verso la porta d’uscita della chiesa.

Parcheggiata finalmente l’auto al termine del viaggio, mi caricai sulle spalle i soliti borsoni contenenti i testi e il computer per le lezioni e affrontai le scale con un certo vigore, malgrado la stanchezza, spinto dal desiderio di riabbracciare mio figlio e mia moglie che non vedevo da due giorni. Forse per la fretta, quindi, non notai alcuni particolari che avrebbero potuto avvertirmi della presenza di mia suocera in casa, tipo le sue scarpe lasciate fuori dalla porta d’entrata e la borsa riposta appena dentro, sotto al cappotto. Per questo motivo, appena incrociai i suoi occhi nel corridoio, ebbi un piccolo sussulto, e un’emozione indecifrabile mi attraversò il corpo. Imbarazzo, direi, ma anche qualcosa di più, che non saprei ben definire: un sentimento di complicità, capace, avrei detto, di soffocare il senso di ripulsa scaturito dalla memoria del racconto mentale. Questo, probabilmente, aggiunse al mio saluto una sfumatura diversa dal normale. Ciao Riccardo, mi rispose lei sorridendo, in mezzo al corridoio semibuio: così, semplicemente, ma con un tono che, ci giurerei, era diverso dal solito.

2017 Castagneto Po - dsc_3608 - Mia Suocera - Spose - Luglio 01


sergio vitaleScrittore da sempre, a sua insaputa, Sergio Vitale si intrattiene prevalentemente nell’insana lotta tra una naturale e sincera vocazione alla pigrizia e continue nonché insistenti pulsioni costruttive. I suoi scritti, perlopiù destinati a se stesso, rappresentano una sintesi di questi profondi contrasti. Il resto del tempo vive, lavora, ama, tra la provincia di Padova e la città di Brescia. La maggior parte della sua esistenza la trascorre senza scarpe, e di questo ne va molto fiero.

 


immagine profilo WarHole 01

Christian Baldin (fotografo)
Born shy and technical in that part of Veneto made of the province, fog, countryside and dial telephones, over time he cultivates and abandons photography as a passion on several occasions. Only when, a dozen or more years ago, he decides to move to the city of Turin, does he finally understand why he likes it so much and, above all, that the images of his province will always remain in his heart. In some social networks he calls itself  “Un po’ torna indietro”.

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