Due chiacchiere con Barbara Da Forno – libreria Zabarella

In attesa di riprendere con i racconti dalla libreria Limerick, che ci hanno accompagnato per due settimane, ho avuto modo di scambiare due parole con la titolare di un’altra libreria padova, la Zabarella, una realtà indipendente del centro storico della mia città, non distante dalle due più grandi librerie di catena della città.
Alla Zabarella ho avuto la possibilità di assistere a tantissimi eventi, e di essere ospite e moderatore – un numero così alto di volte che non saprei nemmeno elencarle tutte! Con Barbara Da Forno, che gestisce fin dall’inizio questa libreria, ci sono state molte occasioni per scambiare due parole – sui libri, sull’editoria, sugli autori che sono passati a trovarla. Per questo motivo, approfittando di questo periodo in cui non è semplice muoversi, abbiamo deciso di provare a mettere per iscritto quello che ci siamo detti in questi anni. La chiacchierata che ne è venuta fuori è allo stesso tempo
testimonianza e manifesto di cosa significhi essere una libreria indipendente: dell’orgoglio di esserlo.

Grafemi: Come è nata la Zabarella? Come si decide, a un certo punto della propria vita, di aprire una libreria?

Barbara Da Forno: Prima di fare la libraia, lavoravo in una piccola casa editrice padovana; tra le varie mansioni, ricoprivo anche quella di commerciale e avevo in simpatia il libraio che aveva aperto la Zabarella nel 2013.
La sua era una succursale della sua sede principale: voleva rivolgersi agli studenti che frequentavano le aule studio del palazzo in cui ha sede la libreria ma, dopo meno di un anno, aveva constatato che le cose non andavano nel verso giusto e aveva deciso di chiuderla. Sapendo quanto fossi stanca del mio lavoro, mi propose di rilevarla e di farne la “mia” Zabarella! Conoscendo le difficoltà in cui versava il settore, l’idea mi spaventò molto ma ero talmente motivata a cambiare vita che decisi di fare la follia: mi licenziai dal mio tempo indeterminato e rilevai la libreria, con uno slancio e un entusiasmo che non so se proverò ancora nella vita. Fu un momento davvero speciale della mia vita: intravvedevo, finalmente, la possibilità di esprimermi!

 

Grafemi: Si dice che un anno di un gatto ne valga sette di un essere umano: qual è la vera età della Zabarella? Possiamo dire che è già maggiorenne?

Barbara Da Forno: Assolutamente! A maggior ragione se pensi che sono da sola a gestirla per cui mi devo occupare di tutti i settori di quella che, anche se non sembra, è un’azienda! Dal rapporto con i fornitori a quello con i clienti, dalla segreteria alla logistica; dalla cura del layout alle pulizie del negozio; dall’area amministrativa all’ufficio stampa.

…volevo dare voce agli editori indipendenti che, almeno all’epoca e a Padova, non avevano lo spazio che meritavano…

 

Grafemi: Quando hai iniziato, avevi già chiara come sarebbe stata la tua proposta, o durante il tuo cammino hai, in qualche modo, modificato l’idea originale? In cosa la Zabarella si distingue dalle altre librerie? Cosa la rende unica? E ci sono degli aspetti sui quali vorresti essere più “forte”?

Barbara Da Forno: Assolutamente! Avevo un’idea chiarissima: gli editori indipendenti! All’epoca, se ci pensi, NNE non era ancora nato, Sur da qualche mese, e moltissimi, che avevano già un bel catalogo, come 66thand2nd, Nottetempo, Keller erano dei perfetti sconosciuti ai più. Io volevo dare voce a loro che, almeno all’epoca e a Padova, non avevano lo spazio che meritavano. Inoltre volevo dedicare uno spazio diverso ai settori dell’illustrato: fotografia, grafica, design, illustrazione d’autore. In città vedevo sempre le solite cose: grandi autori nei loro cataloghi blasonati. Niente di undergound, niente di provocatorio.

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Barbara Da Forno al lavoro nella sua libreria

E così feci. Certo: vendere ciò che nessuno vende fu una bella sfida ma sono tuttora convinta di aver fatto la scelta giusta. In una città con svariate librerie universitarie, e tre importanti librerie di catena, specializzarsi in una nicchia così specifica, era l’unica cosa da fare, e andava fatto; poteva funzionare. Certo comportava, come ha dimostrato, un cammino lento e costante perché il progetto venisse compreso, ma le persone che la frequentano – quantomeno la maggior parte di esse – lo capiscono.

Warburg aveva impostato così la sua biblioteca (che poi divenne il Warburg Insitute che ora ha sede a Londra): non devi cioè accontentarti di ciò che pensi di stare cercando, perché ciò che fa per te è il libro che sta accanto a quello che cercavi.

La libreria, inoltre, aveva un’altra vocazione, che era espressione degli 11 anni di lavoro in una casa editrice e dei miei studi (una tesi di laurea su Aby Warburg, cui tornerò a breve): avere, se possibile, tutto il catalogo degli editori che accoglievo e organizzare la libreria in modo inedito, secondo il principio del buon vicinato.

87521940_1403928246443771_6115263255968481280_oVale a dire che non procedo in base alle novità pubblicate. Non mi è mai interessato avere le novità, che comunque ho, sia chiaro, ma non è mai stato questo il mio obiettivo. Era, semmai, diventare una vetrina per gli editori indipendenti.
All’inizio, infatti, anche alla luce di una inevitabile deformazione professionale – venendo dal lavoro in casa editrice – avevo esposto i titoli in libreria per editore e per collana; poi un libraio che stimo moltissimo, che considero IL libraio, mi fece notare che il progetto, per quanto interessante e giusto, era esposto in modo troppo difficile per un cliente e mi consigliò di ammorbidirlo: ascoltai il suo preziosissimo consiglio e cambiai l’esposizione.
Sui tavoli centrali espongo, da allora, le novità secondo il principio del “buon vicinato [vedi *]” – ecco la mia tesi che torna – cioè per affinità tematica.

Le tematiche però le invento io in base a ciò che noto viene trattato dai libri: la famiglia, il confine, la relazione col fratello o col padre, l’amore, la voglia di ricominciare… non certo gialli, fantasy ecc, anche se, ovviamente, in Zabarella puoi trovare gialli e fantasy! E a scaffale, lungo le pareti, ho esposto in ordine alfabetico ma anche qui secondo un criterio che per me ha senso e che non è certo canonico, vale a dire: gli “autori italiani”, la “letteratura americana e sudamericana”, la “letteratura coloniale ed europea”. L’ordine alfabetico è prezioso oggi, con autori che possono pubblicare con editori diversi, dunque ti può capitare di conoscere un testo perché più fortunato da un punto di vista commerciale o di visibilità e poi accanto ci trovi quel titolo, fighissimo ma sconosciuto perché pubblicato da un editore minuscolo!

[*] Warburg così aveva impostato la sua biblioteca (che poi divenne il Warburg Insitute che ora ha sede a Londra): non devi cioè accontentarti di ciò che pensi di stare cercando, perché ciò che fa per te è il libro che sta accanto a quello che cercavi. Inoltre per tutta la vita studiò le “formule del pathos” con cui gli esseri umani si sono da sempre espressi: una certa “formula” (un braccio, col pugno chiuso, a nascondere un volto spaventato, ad es.) è comune ad un bassorilievo romano come ad un dipinto dell’800. e io ci ho ritrovato la stessa cosa nelle copertine di libri! Guarda ad esempio: “Mio padre è un pornografo” + “La professione del padre” + “Chi ha ucciso mio padre”...

Le presentazioni mi permettono, ancora oggi, dopo 5 anni e una media di 2 eventi a settimana, di conoscere per la prima volta qualcuno.

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Grafemi: Che importanza hanno le presentazioni dei libri? Ci sono degli aneddoti che ci vuoi raccontare?

 

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Barbara Da Forno: Le presentazioni sono importantissime: creano incontri e scambio di energie tra tutti i soggetti coinvolti: autori e libreria, autori fra loro, autori e lettori, lettori fra loro… Mi permettono, ancora oggi, dopo 5 anni e una media di 2 eventi a settimana, di conoscere per la prima volta qualcuno; e permettono a volte, ma molto meno di quanto si possa pensare, di aumentare gli incassi. L’aspetto più importante è senza dubbio l’energia: le osservazioni dei clienti, i complimenti, i sorrisi, le idee!

Grafemi: In diverse occasioni hai criticato il modello di vendita dei libri, e in particolare il ruolo dei distributori, che probabilmente hanno un peso, nel mercato, superiore a quello che in un modello sano dovrebbero possedere. Da dove nasce il problema, secondo te? E cosa si potrebbe fare per ridurne l’entità?


88241749_1403929603110302_8152147381517811712_oBarbara Da Forno
: La Zabarella, altro dato che mi distingue dalle altre, è fondata per il 90% da rapporti diretti con gli editori: vale a dire che il libro mi arriva direttamente dall’editore. Questo consente di eliminare un anello della catena (editore/distributore/libreria) e di dividere il costo del libro tra me e l’editore in modo quasi equo. Alcuni editori mi riservano il 40%, capisci che è quasi la metà! E così, secondo me, dovrebbe e POTREBBE essere per tutti. La visita dell’agente che col faldone mi mostra titoli che non hanno alcun senso nella Zabarella è perdita di tempo e di denaro per tutti. Purtroppo, alcuni editori non possono scegliere: poter partecipare all’asta di alcuni libri prevede di avere un contratto con il distributore, spesso esclusivo: cioè il distributore, a fronte della garanzia di raggiungere capillarmente tutto il paese, impedisce all’editore (ci rendiamo conto?) di avere rapporti diretti con le librerie. Qui entrano in campo scelte politiche, non voglio dire etiche: cioè accettare o meno un certo approccio al lavoro: progetti e sacrifici (se necessario) a fronte di dati di vendita e “teste da tagliare”. Luca Ricci aveva scritto un testo tragicomico, satirico, molto chiaro su questo aspetto: raccontava di un autore che cerca di telefonare al suo editore ma il centralino non sa chi passargli: “intende l’amministratore delegato?” “No! Voglio parlare con il mio editore!” “Il direttore di collana?” “No!…” “L’ufficio stampa?” “No! … ” ecc.

Oggi, con il Covid, questa frattura si è fatta ancora più evidente. Mi riferisco in particolare a Libri da Asporto e alle adozioni delle librerie da parte di alcuni editori. Staremo a vedere come ripartiremo, quanta disponibilità ci sarà verso gli insoluti che abbiamo fatto tutti in questi mesi. Io vorrei di certo rafforzare sempre più i miei rapporti diretti e premiare loro.

La Zabarella, altro dato che mi distingue dalle altre librerie, è fondata per il 90% da rapporti diretti con gli editori.
Grafemi: Quali sono gli aspetti più pesanti del tuo lavoro? E quali sono state, invece, le soddisfazioni più grandi?


Barbara Da Forno
: La solitudine è la risposta ad entrambe le domande: affrontare da sola problemi economici, burocratici, legali è sfiancante e, a volte, spaventoso ma, quando ce la fai, quando, il giorno dopo una brutta notizia, un editore ti propone un evento speciale, un cliente ti ringrazia in lacrime o ti presenta il suo migliore amico, sai che è tutto merito tuo. E forse la bilancia, almeno in quel momento, si assesta.

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Grafemi: Tra i soggetti più colpiti dalla pandemia di questi mesi ci sono sicuramente le librerie indipendenti, costrette a rimanere chiuse per un tempo prolungato. Pensi che quando tutto questo sarà finito, cambierà il tuo rapporto con la libreria, e quello della libreria con la città nella quale vive?

Barbara Da Forno: Non so cosa pensare: da una parte vedo e sento un grandissimo sostegno da parte del lettore, ho venduto a Torino, Venezia, Rovigo… il che mi fa pensare che siano tutti pronti a ripartire con me come prima se non più di prima; dall’altra mi preoccupa moltissimo il non poter contare sugli eventi settimanali. Da una parte vedo che tra noi, colleghi padovani, c’è collaborazione e scambio di informazioni, dall’altra noto che quelli che le fanno circolare sono sempre i soliti (pochi, legati magari da amicizia personale), non una vera e propria collaborazione e soprattutto trasparente… Nelle difficoltà, l’uomo – e l’italiano in particolare – riesce spesso a dare il meglio di sé, d’altra parte temo molto anche la cosiddetta “guerra tra poveri”. Come vedi non riesco a prevedere uno scenario, non so nemmeno se la libreria arriverà a fine anno. Ma speriamo bene!

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Barbara Da Forno

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