Luna la streghetta, di Andrea Mazzucato

Quando ci siamo trovati tutti per la prima volta attorno al tavolo, nello piccolo spazio della libreria Limerick, abbiamo capito quasi subito che la bellezza di quel gruppo stava nelle differenze: uniti dalla stessa passione per le parole, lette e scritte, ma diversi nello stile, nelle intenzioni, negli obiettivi. Andrea Mazzucato ha portato avanti la sua personale visione di racconto, costruendo trame avvincenti capaci di tenere il lettore legato alla pagina. Per i racconti della Limerick, questa piccola condivisione in tempi di lockdown (ormai concluso), oggi abbiamo una fiaba ironica di Andrea, che rispetta il canone e allo stesso tempo continua a violarlo, con nostro grande piacere!
L’immagine qui sopra è di Christian Baldin, il fotografo che ci ha fatto il dono di accompagnarci in questo viaggio.
Buona lettura!

Luna la streghetta
di Andrea Mazzucato

Tanto tempo fa, in una valle lontana lontana nei pressi di un’alta collina, si ergeva ai suoi piedi un piccolo villaggio e un grande castello proprio sulla cima.
In quella fortezza viveva una giovane streghetta dai capelli biondi e dagli occhi blu cielo di nome Luna. Lei non era come le altre streghe, al contrario, invece di avere intenzioni malvagie il suo unico interesse era di fare del bene a tutti. Quando si trattava di aiutare i bisognosi preparava la giusta pozione e con una bacchetta magica, con la punta a stella, lei era li per risolvere qualsiasi problema. La sua gentilezza e generosità non avevano eguali, ma di certo lei non era l’unica strega ad abitare in quel castello. Un’altra strega di nome Frida, la padrona del castello e tutrice di Luna, non provava alcuna gioia nel ridere o nell’essere gentile. Nonostante lei avesse una faccia da fare invidia a chiunque, tutti gli abitanti non la degnavano nemmeno di uno sguardo e questo non le piaceva. Nascosto nel castello, dove si trovava la sua stanza, c’era uno specchio magico con vita propria che fluttuava al centro della sua camera. Ogni volta che Frida ne aveva l’occasione, dopo aver passato ore a sistemarsi il viso, si rivolge allo specchio chiedendo – Specchio che vede di tutto da qui in giù, dimmi chi da queste parti è incantevole di più? -. Lo specchio fece un sospiro e rispose – Sono in grado di vedere da lontano o vicino ogni persona, ma mi sa che sei tu la più incantevole mia padrona. -. Per la risposta data la strega ringraziò lo specchio dandogli un bacio per lui soffocante e se ne andò ridacchiando.

Oltre a Frida e Luna un’altra strega viveva dentro il castello nella torre più alta. Essa era la streghetta Stella, sorella gemella di Luna riconoscibile per la stella blu tatuata sulla guancia, un’abile disegnatrice che purtroppo aveva perso l’uso delle gambe. Uno spiacevole incidente avuto da piccola, volando per la prima volta con la scopa, si era rotta la colonna vertebrale e da quel momento in poi, fu costretta a stare sulla sedia a rotelle. Ridotta in quello stato e vivendo in una torre isolata, non poteva uscire mai da quella torre perché l’unica via per scendere era una discesa di centocinquanta scalini.
Dalla porta della sua stanza entrò sua sorella Luna che sorridendo disse – Ciao Stellina, come stai? -.
– Ciao Luna. – rispose lei, – Come vedi la tua Stella sta bene e ha appena finito un altro disegno. -. Nel disegno Luna vide rappresentata una valle con colline all’orizzonte, un fiume che scorreva dai colli fino al fondo del dipinto e campi di fiori a non finire.
– Stella. È bellissimo. – commentò Luna.
– Lo so. – ribatté lei, – Sarebbe ancora più bello se potessi andare in un posto del genere, ma come puoi vedere le mie condizioni me lo impediscono. -.
La poveretta aveva pensieri felici, ma l’immaginazione non poteva di certo farla tornare a camminare, ne tanto meno uscire da quella torre. Luna capiva che, nonostante il falso sorriso di sua sorella, la sua vita gli produceva solo la tristezza e la sofferenza di un uccellino in gabbia a cui avevano tagliato le ali.
– Se lo desideri posso farti uscire con la mia scopa. – disse Luna.
Stella fece un piccolo sorriso che si spense dopo qualche secondo.
– No Luna. Sai bene che ho paura di cadere di nuovo e quindi di volare. E poi Frida non mi permetterebbe mai di farlo, mi dispiace. -.
Afferrato il concetto, a malincuore, Luna salutò dunque sua sorella, scese per le scale della torre e, soltanto quando furono tutti e due da sole, dai loro volti scappò una lacrima di malinconia.
Il giorno seguente l’incantevole Frida, almeno secondo lei, distribuì magicamente un annuncio in tutto il paese con su scritto:

“ Annuncio rivolto agli abitanti del villaggio.
Io Frida, la strega più incantevole del paese, sono alla ricerca di un valido assistente, nonché come mio fidato braccio destro e apprendista.
Chiunque lo desideri diventare è il benvenuto alla mia reggia, chi invece si rifiuta di venire peggio per voi.
Vi aspetto numerosi quest’oggi al mio cospetto.”

Un messaggio piuttosto insolito a quanto pare. Nonostante il fatto che tutti gli abitanti l’avevano letto, e la strega in persona sperava in una folla numerosa, alla fine se ne presentarono solo tre, due maghi e una strega, ognuno con caratteristiche particolari. Il primo che si presentò aveva gli occhi con glaucoma e si presentò dicendo – Io sono Fanon il mago del buio, non posso vedere però posso usare gli altri sensi sviluppati. Adesso sento che da lontano arriverà un temporale. -. la strega lo vide negli occhi e ne fu leggermente disgustata nel vedere come erano ridotti.
– Non voglio avere niente a che fare con un cieco come te. Mi rifiuto di aiutare uno che ha bisogno di una guida per andare a destra e a manca, vattene via e non farti più vedere dalla mia vista. – fu la sua risposta e il povero mago cieco se né andò dal castello piangendo. Il secondo che si fece avanti era un disabile su una sedia a rotelle che disse – Sono Handir il mago della forza, non posso camminare ma possiedo sia forza nelle braccia che forza di spirito. Posso riuscire persino a sollevare me stesso e cambiare sedia senza alcun aiuto. -.
La sua volontà d’animo era assai ammirabile, peccato solo che Frida non lo vedesse nello stesso modo.
– Sparisci handicappato che non sei altro. Il castello è pieno zeppo di gradini e scalinate come puoi vedere. Ho già a che fare con una in carrozzella e mi basta, quindi tornatene dal tuo badante e non tornare. – sentendo tale risposta il poveretto si sentì spegnere l’animo e uscì nella disperazione più totale. L’ultima a presentarsi era una strega che non emise un fiato e, usando un gessetto e una lavagnetta che teneva in mano, scrisse “ Io sono Urania la strega del silenzio, non posso parlare però posso esprimermi con scritture, disegni e gesti. Ho la scrittura veloce e una buona intelligenza nel capire i segni e i simboli. ”.
A quel punto Frida tirò fuori una penna d’oca insieme a una pergamena, fece un rapido disegno e le mostrò una faccia arrabbiata con su scritto in grande
“ NO ”.
– Capisci allora cosa vuol dire questo segno? Significa che non accetterò mai una che non sa neanche fare un fischio. Vai piuttosto da un sordo muto e lasciami in pace a vita. – e detto ciò la strega si voltò e uscì dal castello senza emettere alcun suono. Almeno lei era l’unica che non aveva pianto.
Nello stesso momento Luna stava tornando al castello dopo il suo solito giro per il villaggio. Sulla strada di casa sì imbatté nei tre apprendisti che se né stavano andando con il malumore. Anche se non li aveva mai incontrati non poteva lasciare che qualcuno soffrisse senza motivo. Si rivolse ai tre dicendo – Ehi voi tre aspettate. Perché siete così tristi e come mai? -. Uno alla volta i tre risposero a lei con motivi l’uno diverso dall’altro.

Fanon si rivolse per primo dicendo – Nonostante io vedo chi ho di fronte, anche senza
vedere con i miei occhi, la signora del castello non vuole avere a che fare con me solo perché sono cieco. -.
Dopo di lui Handir aggiunse – Non vuole te solo perché sei cieco? Guarda me! Anche se sono forte non ho le capacità che lei richiede per stare nel suo castello. -.
E mentre i due dicevano i loro motivi Urania aveva scritto intanto questo sulla sua lavagna, “ Mi ha respinto solo perché non posso parlare, non è colpa mia se sono sfortunatamente nata senza voce. ”.
Ognuno di loro non era riuscito a mandare giù le stesse parole dette dalla strega Frida, ma Luna, invece, reagì ai loro problemi con un sorrisino e gli disse il perché di quell’espressione.
– Non avete niente per cui essere tristi. Anche se avete delle caratteristiche diverse l’uno dall’altro avete cose che lei non ha. Fanon, tu non potrai vedere ma sai ascoltare, non solo i suoni e le parole attorno a te, ma anche le emozioni della gente. Handir, sarai pure un disabile ma hai una forza che ti spinge a non arrenderti nonostante la dura sfida che affronti ogni giorno. E in quanto a te Urania, forse non potrai parlare, ma sai ascoltare i problemi degli altri e puoi aiutarli con disegni, scritte e gesti a risolverli. Avete capito? Non avete niente di cui disperavi, ma da gioire per ciò che siete. -.
Queste parole diedero nuovamente il sorriso a quei tre che ringraziarono, nei loro modi propri, la gentile strega Luna e la salutarono andandosene per la propria strada. Nel frattempo anche lo specchio, situato nella stanza di Frida, aveva assistito alla scena fuori dalle mura. Subito dopo entrò nella stanza quella strega in persona felice come una pasqua. Tutta sorridente, per il fatto di essersi liberata dei nuovi possibili apprendisti si rivolse allo specchio chiedendo
– Specchio che vede di tutto da qui in giù, dimmi chi da queste parti è incantevole di più? –
Lo specchio si rivolse severamente alla strega rispondendo – A questo punto ho scoperto che non sei tu perché, Luna ora da tutti amata è. -.
Dopo quella risposta l’allegria di Frida scomparve veloce come uno schiocco di dita. Una tale rabbia cominciò a crescergli dentro di se. Si rivolse nuovamente allo specchio chiedendogli aggressivamente – Come ti permetti brutto specchio traditore, perché dici che ora la più incantevole è quell’insula streghetta? -.
– Il tuo carattere e i tuoi modi ti hanno messo in rovina, Luna al contrario è gentile, dolce e persino i tre ed io la trovano carina. Tu padrona mia vivi nell’acidità, lei sarà sempre più grande di te finché vivrà. – rispose lo specchio sicuro della sua decisione. Questo fece arrabbiare ancora di più Frida che sembrava una grossa nube di tempesta. In quel momento cominciò a pensare fra se e se i vari modi per sbarazzarsi di lei. Alla fine decise che era meglio per lei, eliminarla dalla faccia del mondo. Quindi chiamò a squarciagola il suo segreto aiutante – Ombrosso, vieni subito qui. -.
Subito dietro la porta, dalle ombre delle scale, spuntò fuori un essere completamente nero, con occhi rossi privi di pupille e il teschio di un lupo come maschera. Ombrosso non era un essere umano. Era una creatura d’ombra che, prima di diventare servo di Frida, faceva la guardia al cimitero degli animali e spaventava gli intrusi con i suoi poteri di fantasma. Costui si avvicinò a lei con un passo quasi animalesco, si inchinò al suo cospetto e con voce tetra disse – Eccomi mia padrona, cosa può fare quest’essere per te? -.
– Ti ricordi della streghetta Luna e di sua sorella Stella? – chiese lei al suo servo.
– Cerco che mi ricordo. – rispose, – Quando i loro genitori erano morti hai deciso di adottarle tu. C’è forse qualche problema? -.
– Sì. Quell’egoista di Luna sta rovinando la mia fama. Se né va sempre in giro a fare quelle stupide cose dolci e gentili e per colpa sua mi sta rubando gli ammiratori. – disse sbuffando la strega e concluse dicendo al suo lui – Io voglio che questa notte tu la porti via da qui, portala fino al cimitero in cui ti ho trovato e una volta li eliminala. -.
– Non posso farlo mia signora. – rispose Ombrosso, – Posso si portarla via da qui, ma non posso uccide alcun essere vivente. È contro i miei principi. -.
– NON MI INTERESSANO I TUOI PRINCIPI! – urlò la strega in faccia al suo servo, – Tu mi appartieni da quando ti ho trovato in quel cimitero e devi fare ciò che ti ordino. Altrimenti lo sai che cosa ti succederà se non obbedisci? -.
Anche se non fosse stato coperto dal teschio il volto di Ombrosso non era mutabile. Nonostante subisse minacce, rimproveri o complimenti lui non si spaventava, piangeva o rideva mai. – Ora vai e fa ciò che ti ho detto. – concluse Frida, senza dire niente in contrario Ombrosso disse – Sarà fatto mia signora. – e sparì all’istante nell’ombra. Quando fu notte Luna era ancora sveglia a guardare l’album dei disegni di Stella. Li guardava intensamente l’uno dopo l’altro e ad ognuno riusciva a vedere le sensazioni di felicità e tristezza racchiusi in essi. In quello stesso momento Ombrosso entrò furtivo nella sua stanza come un fantasma, produsse una nebbia viola dalla sua maschera e Luna, appena inspirò quella strana aria, cadde addormentata. Mentre lei dormiva Ombrosso la legò con delle catene, le bendò gli occhi, salì con lei sul dorso di uno scheletro di cavallo e presero il volo verso il cimitero degli animali. Giunti a destinazione Luna riprese i sensi e fu spaventata per la situazione in cui si ritrovò. L’essere oscuro la fece scendere dallo scheletro, la liberò dalla benda e dalle catene e la calmò dicendogli il perché della cosa.
– Mi ha costretto Frida a farlo, mi aveva ordinato di portarti qui e di eliminarti, ma non ho alcuna intenzione di ucciderti. –
– Perché mi vuole fare questo? Che cosa gli ho fatto di male? – chiese Luna confusa.
Ombrosso prese un bel respiro e rispose – A volte quelli che credono di avere di più degli altri diventano ciechi. Lei pensava solo a se stessa lasciando perdere gli altri, ma tu metti sempre tutti prima di te e questo io lo vedo. Purtroppo lei non pensa che sia così ed è arrivata a questo punto. L’unica cosa che puoi fare adesso è andartene via di qui. -.
– Non posso andarmene. – disse Luna, – Mia sorella è l’unica cosa che mi vuole ancora bene e io lei. -.
– Mi dispiace Luna. Non c’è altro da fare al momento. – affermò Ombrosso,
– Ora vai. Oltre al cimitero, al limitare della foresta c’è una radura dove potrai cominciare una nuova vita. -.
Luna cominciò ad incamminarsi verso la foresta, una volta attraversati i primi alberi l’essere oscuro gli disse – Non farti vedere da nessuno mi raccomando. Se solo farai qualcosa di buono per qualcuno lo specchio della strega ti scoprirà capito? – ma lei era troppo lontana per sentirlo e fu completamente avvolta dalle tenebre. Continuò a camminare sempre di più all’interno della selva buia. Ad ogni passo, che faceva senza mai voltarsi indietro, avvertiva come se la foresta gli si stringesse addosso e con inquietanti occhiate che la fissavano dagli alberi e dai cespugli. Ad un certo punto giunse su un sentiero fatto di pietre, prosegui scegliendo una delle due direzioni e si imbatte in una biforcazione. Proprio nel mezzo c’erano due cartelli che indicavano due direzioni diverse. In quello in alto, che indicava destra, c’era scritto “ Per il villaggio. ” e quello in basso, che era rivolto a sinistra, diceva:
“ Per Valbella. ”. Luna non aveva mai sentito parlare di un posto chiamato Valbella. Ma sapendo che non potendo tornare al villaggio, dove di sicuro Frida l’avrebbe uccisa, decise di incamminarsi verso la direzione opposta e si inoltrò ancora di più nella selva. Giunta alla fine del sentiero si ritrovò in una radura aperta. Era ancora buio e non riusciva a vedere nulla, ma quando giunse il sole del mattino la vista divenne più chiara. La luce del giorno venne riflessa su un fiume che partiva dall’orizzonte, illuminando l’erba che avvolgeva l’intera radura e svegliando tantissimi fiori di colori diversi. Per la streghetta quello fu uno spettacolo magnifico, non solo per la bellezza del paesaggio, perché quella valle era identica a quella disegnata da sua sorella Stella. Quando il sole si levò completamente Luna, persa a guardare quel panorama straordinario, scorse da lontano un grande albero rigoglioso. Avvicinandosi a quell’arbusto si rese conto, passo dopo passo, di come si faceva sempre più grosso finché non si ritrovò di fronte un albero grande e grosso come una torre. A vedere tale cosa gli venne l’idea di cominciare una nuova vita proprio da li. Così tirò fuori la sua bacchetta magica e disse – Che quest’albero diventi una casa tutta per me.
Subito dopo aver pronunciato le parole l’albero si illuminò all’istante, la corteccia si aprì e l’interno del tronco venne dissolto per dare lo stesso spazio di un salotto. Dopo aver creato la stanza principale cominciò a far apparire magicamente mobili e finestre finché, quando la giornata era finita la casa camuffata da albero era pronta.
I giorni passarono da quando la streghetta cominciò a vivere a Valbella. Anche se si trovava in un posto magnifico in cuor suo c’era una tale tristezza. Essendo costretta a vivere nascosta dalla perfida strega non aveva altri posti dove andare, nessuna cosa da fare e nessuno con cui parlare. Una bella mattina Luna rimase a dormire all’interno del suo albero, ma così facendo non si rese conto che qualcosa stava per cambiare.
Un volto nuovo, che stava volteggiando nel cielo su di una scopa, atterrò proprio vicino all’albero casa della streghetta. Il suo nome era Sereno, era un giovane mago che indossava un cappello turchino e un mantello azzurro cielo. Dopo aver dato una spolverata al suo mantello si guardò intorno e disse
– Questo posto non è male. Ho deciso, qui pianterò la mia nuova casetta.
Così il mago Sereno tirò fuori la sua bacchetta con il sole sulla punta, la agitò di fronte a sé e apparve dal nulla dei mucchi di legno e pietra che si unirono tutti all’istante. Quell’incantesimo ebbe causato un tale baccano che finì col svegliare Luna. All’inizio lei aveva paura di vedere che cosa fosse successo fuori dal suo albero, ma dopo aver sbirciato fuori dalla finestra e vide il giovane mago il suo timore si trasformò in interesse. Lo vedeva intento a completare la sua casa, ma lei era certa che non sapesse che era appena diventato il suo nuovo vicino. Così Luna uscii dal suo albero casa, si avvicinò tranquillamente a Sereno, il quale non si accorse della sua presenza e gli disse – Ehi tu.
Sentendo di colpo quella voce il giovane mago divenne immobile come una statua. Ripreso dallo shock si girò lentamente su se stesso e quando vide la streghetta ne resto leggermente colpito. Di fronte alla streghetta Sereno non sapeva come reagire, ma lei non aveva nessun timore a farsi avanti con le presentazioni.
– Ciao io sono Luna e vivo all’interno dell’enorme albero che vedi.
– Lieto di di fare la tua conoscenza… – rispose Sereno, – …non sapevo che tu vivessi qui, ma penso che sono appena diventato il tuo vicino.
Per Luna quel giovane mago aveva un’aria molto simpatica. Dopo tanto tempo che non vedeva nessuno pote finalmente parlare con qualcuno e non da sola.
– Come mai un volto così dolce vive nascosta all’interno di un albero? – chiese gentilmente lui. Luna non voleva raccontare tutta la storia, quindi si limito a dirgli che era venuta a Valbella per iniziare una nuova vita.
– Tu invece. Come mai un giovane mago decide di vivere in un luogo così isolato? – domando la streghetta.
A Sereno le guance divennero leggermente rosse perché si vergognava di dire la sua di storia. Prese un bel respiro e confessò che si trovava lì per colpa dei suoi genitori troppo premurosi. Fin da quando era piccolo veniva sempre viziato da loro due, riceveva di continuo innumerevoli cure e non si accorgevano di quanto erano soffocanti. Anche quando crebbe i suoi continuavano a trattarlo come un piccolo e fragile bambino e lui non ne poteva più. Così, dopo aver praticato in segreto la magia, imparò ad essere un grande mago, a fare ogni tipo di pozione, ad usare la bacchetta per fare magie e per cancellare la memoria dei suoi genitori. Fatto quest’ultimo il giovane mago salì sulla sua scopa e fuggi verso Valbella.

Anche se i due incantatori avevano storie diverse avevano qualcosa in comune; l’istinto che li aveva portati entrambi nello stesso posto. Rimasero per tutto il giorno a conoscersi a vicenda e quando giunse sera ritornarono nelle loro rispettive dimore.
Quello non fu l’unico giorno che si videro. Infatti, nei giorni a seguire, il giovane mago e la streghetta si frequentarono spesso per fare qualche chiacchierata, per fare pratica di magia e pozioni e qualche volta incontrarsi semplicemente per una tazza di tè.
Nonostante la loro bella vita non tutto sarebbe durato per sempre. Come disse Ombrosso, se Luna avesse fatto qualcosa di bello per qualcuno sarebbe stata scoperta. Infatti lo specchio magico, percependo la sua presenza positiva, riuscì a rintracciarla e a individuare la sua esatta posizione.
Durante il costretto esilio di Luna al castello di Frida le cose non andavano bene. La sorella gemella Stella, rimasta ancora bloccata sulla cima della sua torre, se ne stava tutti i giorni rinchiusa lì e triste al pensiero che la sua adorata sorella non c’era più. Nel frattempo Frida, al contrario della povera Stella, era tutta allegra e pimpante sul fatto di essere l’unica strega affascinante rimasta da quelle parti, anche se gli abitanti del villaggio non la vedevano come credeva lei. Quando tornò al suo castello si diresse sorridendo nella sua camera e si rivolse allo specchio chiedendo –  Specchio che vede di tutto da qui in giù, dimmi chi da queste parti è incantevole di più? -. Prima di rispondere fece un piccolo sghignazzo, poi trattenendosi disse – Al di là della scura selva dove a Valbella sta una casetta, ci vive Luna che è ancora la più dolce streghetta. Per tanto hai pensato che Ombrosso ti avesse accontentata, ma la verità è che come una povera fessa ti ha fregata. – e detto ciò lo specchio scoppiò a ridere. Dopo quella notizia Frida divenne così furiosa che iniziò a emettere fumo dalle orecchie. – QUEL MALEDETTO OMBROSSO!!! – gridò a più non posso, – LO VOGLIO PUNIRE COME MERITA PER CIÒ CHE MI HA FATTO!!! -.
Era così presa dalla rabbia che voleva addirittura rompere il povero specchio.
Stava per fracassarlo quando di colpo si calmò immediatamente come un lampo. Una che si calma così velocemente era stramba oltre che cattiva. – Colpa mia. – affermò lei, – Non dovevo affidare tale compito al mio servo. Per questo motivo andrò io stessa a Valbella e sistemerò quella streghetta personalmente. -.
Ordinò allo specchio di mostrargli il luogo con la streghetta in quel preciso momento. A quel punto Frida fece un incantesimo su di se e si tramutò in un’anziana fioraia. Dopo di che si tramutò in fumo per poi svanire penetrando dentro lo specchio.
In quel momento, mentre il giovane Sereno era partito con la sua scopa molto lontano, Luna era fuori a cogliere dei fiori quando, improvvisamente dal nulla, vide apparire l’anziana signora. – Chi sei? – chiese la streghetta incuriosita. – Sono solo una vecchia. – rispose l’anziana, – Una povera vecchietta che l’unica cosa che può dare sono solo questi miseri mazzi di fiori. -. Da un cestino di vimini che teneva a tracollo la signora c’erano diversi tipi di fiori, narcisi, tulipani, gerani e rose dai molti colori. Luna diede un’occhiata alle piante e ammirata dalle vari colori, disse – Sono stupendi. -.
– Davvero un bel complimento. – ribatté la fioraia, – Visto che ti piacciono così tanto te ne regalo volentieri uno. -.
Dal suo cesto, in mezzo al mucchio di rose, ne tirò fuori una di color blu notte. La diede alla streghetta ma, non appena lei la prese e ne annusò il profumo, Luna si sentì di colpo confusa e cadde al suolo come fulminata. A quel punto la vecchietta riprese le sue vere sembianze e tornò ad essere Frida. Felice per il fatto appena compiuto disse apertamente al corpo di Luna – Ora non sarai più la più incantevole di tutti. Perché chi annusa la Rosa della Notte cade in un sonno profondo e non ci si può svegliarsi. Buona notte Luna, peccato solo che questa sia la tua ultima. -.
Fece una risata maligna e si disperse in una nuvola di fumo lasciano così la streghetta distesa sull’erba. Passò l’intero giorno e l’intera notte da allora, ma nonostante il tempo Luna non si svegliò mai.
La mattina seguente Sereno fece ritorno dal suo lungo viaggio. Era stato via così al lungo per raccogliere un cesto di piante magiche che non crescevano a Valbella. Mentre ci volò sopra intravvide, disteso sulla soffice erba, la streghetta che se ne stava sdraiata lì senza muoversi. Quando le venne incontro e gli atterrò accanto le diede una controllata e capii che era sotto l’effetto di un incantesimo. La poveretta era vittima della Rosa della Notte, ma per sua fortuna, tra le erbe che aveva raccolto Sereno, c’era anche l’unica pianta in grado di liberarla dal maleficio; il Fiore Solare.
Una volta inspirato il profumo del magico fiore Luna venne liberata dal sonno profondo e riaprì gli occhi. Sereno gli chiese cos’era successo e come si sentiva. Lei gli raccontò che aveva ricevuto un fiore da un’anziana, si era addormentata improvvisamente e il resto di quello che era successo l’aveva sognato. Nel suo lungo sogno vedeva sua sorella che era triste nella sua torre e che si chiedeva – Luna, sorella mia perché mi hai abbandonata?
Ripresa completamente si rimise in piedi e si rivolse a Sereno disse – Devo assolutamente ritornare indietro, Stella ha bisogno di me.
– Ne sei sicura? – chiese il giovane mago, – Se colei che ti ha fatto questo riapparisse non so cosa potrebbe farti.
– Non mi importa. – rispose la streghetta – Non potrei essere felice se la mia sorellina resterà per sempre triste. Devo trovare un modo per farla uscire da quella torre.
Vedendo quanto ci tenesse a lei Sereno l’apprezzò molto e per rassicurarla gli disse – Allora ci andremo entrambi. Insieme possiamo riuscire a farla uscire da quella torre.
Così i due salirono entrambi sulla scopa volante e si diressero spediti verso il castello. Mentre passavano al di sopra della selva Luna, che si teneva ben aggrappata a Sereno, sentiva in se un sentimento forte per il giovane maghetto. Lui si voltò per un attimo e, quando la vide negli occhi, Luna divenne rossa e nascose la sua faccia nel cappello. Lei sperava che non l’avesse vista così. Ma non si accorse che, quando tornò a guardare in avanti, anche Sereno era diventato rosso, ma questo non lo fece vedere. Infine i due arrivarono finalmente a destinazione. In quello stesso momento Frida se ne stava tranquillamente nella sua stanza davanti allo specchio a vantarsi. Lei era al settimo cielo quando d’un tratto intravvide dalla finestra volare qualcosa. Immaginate la sua sorpresa quando vide che Luna non era più addormentata e stava tornando a casa. Era così arrabbiata che diventò rossa di più, di più, sempre di più finché esplose. Ormai, visto che la perfida Frida era andata, non c’era più niente da temere e così mago e streghetta poterono lanciare insieme l’incantesimo al castello. Incrociando le loro bacchette diedero origine a un fascio di luce che attraversò tutto il castello e sostituì tutte le scale con delle rampe.
Compiuto l’incantesimo i due rimasero fuori in attesa e quello che arrivò fu davvero meraviglioso. La piccola Stella, rimasta per molto tempo rinchiusa, pote finalmente scendere da quella torre e uscire da quel castello così freddo. Le due sorelle, felici di ritrovarsi di nuovo insieme, si riunirono in un’enorme abbraccio. – Sei contenta Stella? Finalmente sei potuta uscire da quella torre. – disse Luna commossa e sua sorella ribatté dicendo – Sono felice non solo per questo. anche perché sei tornata. -.

A questo punto siamo arrivati alla conclusione della storia. Ognuno dei personaggi narrati aveva ricevuto quello che si meritava. Stella pote finalmente andarsene da quel castello e vedere con i suoi occhi Valbella. Ombrosso fu finalmente libero dal controllo di Frida e ritornò da dov’era venuto. I tre incantatori rifiutati dalla perfida strega divennero i nuovi proprietari del castello vivendo insieme in armonia. Lo specchio magico poteva finalmente starsene tranquillo e Frida, bhe non c’è più pericolo, ormai lei era solo una macchia di bruciatura sul pavimento. Riguardo a Luna e Sereno, non si sa se rimasero amici, vissero insieme o si innamorarono l’uno dell’altra. Sappiamo solo che, da quel momento in poi, al castello, al villaggio e a Valbella vissero tutti felici e contenti.

 


òui

Andrea Mazzucato è un creativo che vive a Padova, e riempe le sue giornate libere con diversi hobby, come disegnare e scrivere storie. Il motivo che ha spinto Andrea a diventare un “racconta storie” è stato il desiderio di avere un modo per allontanarsi dalla stressante vita di tutti i giorni. Ha deciso di frequentare il corso di scrittura creativa al Limerick per conoscere altri appassionati di racconti e per trovare idee originali per le sue storie.
Lo stile di Andrea si basa nel descrivere accuratamente ciò che succede nelle sue trame a tal punto che fa tenere vigile l’attenzione del lettore. Questo scrittore trova ispirazione da quello che succede durante le sue giornate, inoltre passeggiare nella natura e tra le vie della propria città lo aiuta a immedesimarsi nei suoi personaggi trovando così le parole giuste.


Christian Baldin
nato timido
tecnico
in quella parte di Veneto
fatto di provincia
nebbia
campagne
telefoni a disco combinatore,
nel tempo
coltiva
abbandona
a più riprese
la fotografia
come passione.

Solo quando
una dozzina o più di anni fa
decide
di trasferirsi
nella città di Torino
finalmente
capisce
perché gli piaccia così tanto
.

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