La politica prima di tutto

Il mio sogno sarebbe quello di trovare la forza, prima o poi, di tirarmi fuori dalla vita social – resistere alla tentazione di dire la mia su certe questioni così contemporanee, così contingenti… Come molti, ho usato ogni tipo di social per esprimere le mie opinioni, convinto che servisse a qualcosa; con il tempo mi sono convinto, invece, che produrre quel tipo di contenuti – un tweet, un post su Facebook, un commento – non serva a niente, se non ad esasperare certe prese di posizione e a regalare per un attimo, a noi che le scriviamo, la sensazione di aver detto veramente qualcosa. Ho avuto due discussioni importanti, nell’ultimo anno e mezzo, una per un tweet critico verso Calenda (da quel giorno, ho praticamente smesso di scrivere su Twitter), un’altra su Facebook, dolorosa, con un caro amico (da quel giorno ho smesso di esprimere il mio punto di vista su tutto quello che riguarda il Covid). Occupare il mio tempo libero con litigate che tracimano poi nella vita reale è una follia senza senso.

Ma nonostante queste convinzioni che ho maturato negli ultimi anni, nonostante sia convinto che quello che si scrive in Internet sarà sempre oggetto di letture sbagliate, di commenti sarcastici, di censure e cancellazione di amicizie, voglio scrivere due righe su un tema particolarmente divisivo, che è quello dei vaccini. Serve che anch’io dica la mia? No. Tuttavia, sento il bisogno di farlo.
Per motivi che in parte ignoro, un po’ di tempo fa – parlo ormai di anni – è emerso un movimento di pensiero che sostiene che i vaccini siano pericolosi. Ci sono varie gradazioni di opposizione: chi ritiene che siano il frutto di un complotto per soggiogare il mondo, chi crede che esistano per arricchire le multinazionali del farmaco, chi pensa che creino l’autismo. Spesso queste idee sono collegate a teorie cospirazioniste su scie chimiche, 5g, Soros, QANon, Bill Gates. Non conosco l’estensione di questo pensiero, ma sospetto interessi una percentuale a due cifre della popolazione occidentale. L’approssimazione di queste teorie, la mancanza di fonti certe, il suo continuo mescolarsi con altre assurde credenze, e l’aggressività di chi sostiene queste idee, ha creato, per una legge sociale simile alla seconda di Newton, un fronte contrapposto altrettanto aggressivo schierato su posizioni opposte, e altrettanto cieco. Questo ha sottratto il tema dei vaccini a qualsiasi possibilità di confronto dialettico: nessuna delle due parti posizionate agli estremi (e che insieme occupano, secondo me, più del 50% del totale della popolazione) riconosce una qualche dignità di pensiero all’altra: entrambe le parti ritengono che l’altra sia formata da individui lobotomizzati, vittime di un lavaggio del cervello sistematico che ha fatto perdere di vista la realtà. Una simmetria illuminante, per chi guarda da fuori.

Prima di arrivare al centro di quello che voglio dire (e so già che sarà un problema), faccio un’importante premessa: ritengo che i vaccini siano una delle più alte conquiste dell’umanità, e che abbiano contribuito a salvare la vita di milioni di persone. Nel dirlo, ho fatto una scelta ben precisa: ho deciso di credere nella comunità scientifica; il motivo per cui ho scelto di fidarmi della comunità scientifica deriva dalla mia formazione scientifica, io credo, e dall’educazione ricevuta. In particolare, la prima mi fa dire che se qualcosa può essere misurato, le misure forniscano informazioni attendibili su quel fenomeno; che se esiste il modo di replicare un rapporto di causa ed effetto, anche in condizioni diverse, allora possiamo avere una ragionevole certezza che le cose stiano esattamente in quel modo. So che questo ha consentito di ottenere risultati certi e per certi versi inimmaginabili. Ma proprio perché ho ricevuto un’educazione scientifica, sono un uomo che coltiva dubbi: non esiste progresso in presenza di dogmi; sono poi convinto che la scienza possa spiegare alcuni aspetti del mondo fisico ma che non possa dare risposte adeguate alla soluzioni di problemi che io definirei come “complessi”.

E vivere insieme, in tanti, è un tipico problema “complesso”. La gestione di questa complessità è affidata alla politica. La scienza è neutra rispetto ai risultati e neutra rispetto alla morale; per questo non spetta alla scienza prendere decisioni. Per capirci: l’eugenetica, cioè la scienza esatta che studia il modo per ottenere una specie migliore attraverso la selezione del corredo genetico, viene usata per produrre pannocchie di mais da tre chili e mucche che fanno cinquanta litri di latte; l’applicazione di questa scienza a un popolo si chiama “nazismo”.
Con “Il capitale” Marx intendeva sviluppare un’analisi scientifica della storia e dell’economia; l’applicazione si chiama “Unione Sovietica”. Qualsiasi corso di economia fornisce rappresentazioni scientifiche che sostengono sia il libero mercato che il socialismo.
Abbassare le tasse aumenta i consumi e quindi produce ricchezza; alzare le tasse, contribuisce a una redistribuzione della ricchezza e quindi realizza l’eguaglianza oggettiva dei cittadini. Entrambe le affermazioni sono vere. La scelta di cosa fare spetta alla politica; e a differenza di quanto succede in ambito scientifico, in democrazia ogni elettore vale come un altro: ha lo stesso diritto, e direi lo stesso dovere, di eleggere la classe politica che, attraverso un processo dialettico, decide quale direzione dare alla nazione che rappresentano.

La democrazia ha tanti nemici, e uno di questi è l’idea che debba sottomettersi, di volta in volta, a principi economici, principi geopolitici, principi scientifici, principi morali, principi religiosi. Il politico, nell’idea corrente, è un mero esecutore che, preso atto dei principi incontrovertibili espressi, ad esempio, dalla scienza, non fa altro che adoperarsi per raggiungere quell’obiettivo. Il mio punto di vista è che le cose non stanno affatto in questi termini. Un’epidemia virale, sempre per fare un esempio concreto, è un problema politico, perché coinvolge aspetti sanitari, economici, sociali. Chi ha studiato un po’ di economia, ha chiaro il concetto dell’ottimo di Pareto; chi ha studiato “Controlli automatici” sa cosa sono i problemi di minimax. In “Quelli della notte”, Massimo Catalano diceva: “Meglio sposare una donna ricca, bella e intelligente che una donna brutta, povera e stupida”; la realtà, però, è più complicata di così. Quanti morti al giorno, quante attività fallite, quante ore di scuola perse, quante attività turistiche che devono chiudere per sempre riusciamo e siamo disposti tollerare? La risposta la deve dare la politica.

Arrivo finalmente ai vaccini anti Covid, e anche qui faccio una premessa: sono quasi certo che quando sarà il mio turno mi vaccinerò. Però, e questo è secondo me il punto importante, mi vaccinerò nonostante la scienza: la mia è una scelta personale, sociale, etica, politica. Se dovessi attenermi solo alla scienza, se le credessi quando diceva che per il rilascio di un vaccino è necessaria l’esecuzione di un preciso percorso di test, percorso che si è definito nel corso di settanta anni di studi scientifici, non dovrei affatto vaccinarmi.
Nel lungo elenco di punti sotto il quale si deve mettere la propria firma al momento della vaccinazione, ce n’è anche uno che dice più o meno così: “Non sono stati testati effetti di lungo periodo”, che è ciò che viene invece fatto per ogni farmaco rilasciato in condizioni normali. Ora, chiunque sostenga i vaccini anti Covid per ragioni scientifiche, e ritenga dei lobotomizzati quelli che esprimono dei dubbi, sa, o dovrebbe sapere, che il tempo necessario per rilasciare un vaccino è compreso tra i 15 e i 20 anni. Questo è quanto afferma la scienza. Perché così tanto tempo? Uno dei motivi è che la scienza – non i terribili novax – riconosce l’esistenza di un meccanismo chiamato “Antibody-dependent Enhancement” (o ADE) che significa “intensificazione (dell’infezione) anticorpo mediata”: si verifica quando un’infezione o una vaccinazione induce anticorpi “sbagliati” per un’altra malattia, aggravandone la pericolosità – è come se anticorpi per una malattia fornissero un passaggio a un altro virus per entrare nelle cellule immunitarie. In laboratorio, un gatto vaccinato contro la SARS si ammala più gravemente di Covid (mentre questo non accade con i macachi). L’ADE non è una fantasia dei novax: anche se è un fenomeno parzialmente noto, il percorso che deve seguire un vaccino non può non tenere conto di questo punto. Per portare un esempio concreto, una delle ipotesi sulla strana curva di mortalità della Spagnola – picco nell’età adulta, in controtendenza rispetto a qualsiasi altra infezione pandemica – lega la tempesta di citochine (reazione sproporzionata del sistema immunitario) a un’infezione acquisita in età infantile verso il virus H3N8 che aveva circolato tra il 1889 al 1900, mentre l’esposizione a precedenti influenze subtipiche H1 potrebbe aver ridotto il tasso di letalità età-specifico in alcune popolazioni: anche nel Covid non è chiaro perché i bambini, tipicamente falciati dalle influenze e dalle epidemie, siano praticamente inattaccabili, e perché gli anziani lo siano così tanto.

Aggiungo cinque ulteriori veloci considerazioni.
1) Se sull’etica della scienza e degli scienziati non abbiamo (troppi) dubbi, lo stesso non si può sempre dire delle case farmaceutiche. La Johnson & Johnson che produce uno dei vaccini è coinvolta in diverse cause legali. I focomelici di tutto il mondo pagano ancora le conseguenze di errori madornali.
2) Riducendo il Covid a un problema scientifico, nello specifico medico, non si arriva comunque a un’idea condivisa. Ognuno di noi ha scelto i suoi virologhi, i suoi immunologhi preferiti, cercando quelli più autorevoli, o quelli che confermano le nostre idee preconcette (io ho scelto Crisanti, ad esempio: condivido il suo lucido realismo). A chi spetta la mediazione tra questi punti di vista? I corpi cadono con un’accelerazione costante, ma non esiste un’idea condivisa su cosa bisogna fare, dal punto di vista medico, per gestire nel modo migliore il Covid.
3) Burioni, a metà febbraio del 2020, aveva detto che in Italia il Covid non sarebbe mai arrivato – lo diceva come cittadino o come scienziato? E come facciamo capire con quale ruolo parla, e parlano i suoi colleghi, quando viene espressa un’idea?
4) L’idea che uno Stato imponga ai suoi cittadini l’inoculazione di sostanze non testate capaci di modificare il sistema immunitario di un corpo presenta indubbiamente implicazioni importanti e non necessariamente condivise.
5) L’idea che i cittadini debbano rinunciare a un proprio diritto in nome del bene comune sta alla base sia delle democrazie che delle dittature: non è un principio valido in generale. Nell’ordinamento giuridico si distingue tra interesse legittimo e diritto soggettivo: lo Stato italiano può chiedere a un cittadino di rinunciare ai primi (esproprio di una casa per far passare una strada), ma mai ai secondi (rinuncia alla propria salute per un bene superiore).

La salute pubblica rientra tra i problemi “complessi”; e la saluta pubblica in relazione al Covid ha un livello di complessità ancora maggiore. Le variabili in campo sono tante: la mortalità del Covid, la situazione economica a rischio di compromissione irreversibile, la campagna di diffusione di vaccini che non hanno superato i controlli che la scienza stessa ha previsto, la difficoltà a imporre misure di contenimento…
Però, seppure si debba ammettere che non conosciamo la soluzione, siamo certi di quale deve essere il metodo. Economia, etica, morale, sacralità del corpo, interessi delle aziende, scienza, biologia: questo è il dominio della politica. E se nella scienza alcune idee sono innegabilmente più giuste di altre, in politica un voto vale uno e questo è il principio irrinunciabile della democrazia (da ingegnere, avrei qualche vantaggio in più se gli scienziati potessero decidere senza tenere conto di tutti gli altri aspetti: parlo quindi contro il mio interesse); la morale si costruisce insieme, per quanto questo processo sia faticoso; la dialettica e il confronto sono le basi della democrazia; il rispetto per le idee altrui ancora di più.
Sul tema dei vaccini, la maggior parte delle persone ha rinunciato a tutto questo. “Novax” e “Vax” sono diventati delle offese. Ma io mi tiro fuori. Affermo la mia precisa volontà di non farmi schiacciare da etichette senza senso, semplificazioni pericolose, guerre di religione, simmetriche arroganze. Mi farò vaccinare ma non penso per questo di essere migliore di chi non lo farà; e anzi sarò ben felice di ascoltare chi non la pensa come me, con la speranza che questo mi aiuti ad avere una comprensione migliore e più articolata del mondo – l’esatto contrario del risultato a cui porta qualsiasi confronto su FB o Twitter. Viva la complessità e chi non la evita.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Maria ha detto:

    Discorso onestissimo 👍

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  2. Zio Scriba ha detto:

    Penso anch’io che sarebbe bello poter discutere serenamente e civilmente di questo argomento. Ma temo che se questo tuo ottimo post diventasse “virale” (che macabra ironia, in questo termine!) assisteremmo alla solita rissa volgare e violenta tra le immancabili oppostissime fazioni, nel caso specifico fra i più fanatici e oltranzisti fra i no vax e i più fanatici e oltranzisti fra gli entusiastici seguaci del Figliuolismo (“spariamo addosso il vaccino a chiunque passi per strada”), la maggior parte dei quali si darebbe direttamente, con la bava alla bocca, al vicendevole insulto, magari senza degnarsi di leggere le parole del padrone di casa, che diventerebbero soltanto un pretesto per trasformare anche Grafemi in una squallida arena per nerboruti energumeni mentali. Come te non sono un no vax, ma come te sono al tempo stesso un dubbioso e un diffidente (forse un po’ più dubbioso e diffidente di te). Se da un lato mi rendo conto dell’ovvietà secondo cui più persone si vaccinano, e più in fretta possibile, e meglio sarà a livello di Polis (intesa sia come comunità che come politica che come economia, e più in generale come “bene comune”) dall’altro, da profondo individualista e amante della libertà e delle moderne conquiste democratiche non posso non mettere, per quel che attiene la mia singola persona, sul piatto della bilancia tutti i problemi da considerare sia per me che per mio padre (ad esempio una storia non indifferente di allergie per entrambi, più altre controindicazioni tutte sue che non sto a elencare). Davanti alla sospetta e sconcertante solerzia con cui si insiste nel voler imporre alle masse un certo vaccino, momentaneamente sospeso da molti dei Paesi più avanzati e civili d’Europa, e malgrado notizie di gravi problemi non solo allergici ma, a quanto pare, anche di coagulazione del sangue (non mi soffermo sulle singole morti, che sui grandissimi numeri sono purtroppo da mettere in conto, basta leggersi il bugiardino di QUALSIASI farmaco) non posso non dire che per quanto attiene la mia persona, come minimo (considerata anche la vita da eremita che conduco) aspetterò di essere fra gli ultimissimi (pur sapendo che nemmeno questo mi metterà del tutto al sicuro visto il poco tempo trascorso: ma almeno potrò avere (forse) qualche minima informazione in più, e forse potrò orientarmi nella giungla di questi troppi vaccini diversissimi fra loro, ad un successivo stadio della vaccinazione mondiale in cui auspicabilmente sarà possibile, magari pagando qualcosa, dire preferisco quello di Moderna, o di Johnson & Johnson, o di Pinkopallus International…) La verità vera è che ci capisco così poco che non sono nemmeno sicuro che la penserò ancora così fra cinque minuti: ci sono argomenti a proposito dei quali una persona intellettualmente Onesta fa fatica a mantenersi a lungo d’accordo con se stessa, figurarsi mettersi a insultare e maledire chi prova a esprimere idee differenti (ammesso che di idee si tratti, e non di rutti). Ma l’onestà intellettuale è roba rara. Molto rara.
    Un abbraccio.

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