La storia di Eva

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Dietro ogni romanzo, ci sono decine di libri; dietro a “Eva”, il mio romanzo uscito il 9 gennaio 2022 per Kobo Originals, casa editrice della piattaforma di contenuti Kobo, ce n’è uno che è stato fondamentale: si tratta de “L’uomo di Neanderthal – alla ricerca dei genomi perduti” di Svante Pääbo, Einaudi editore (traduzione dall’inglese di Daniele A. Gewurz). (Nel sito di Einaudi, viene riportata una frase di Edward Osborne Wilson, che fu un biologo fondamentale: «L’uomo di Neanderthal è una lettera dal fronte. Se volete scoprire come funziona davvero la scienza, vi consiglio di leggerlo»).


Il punto di partenza del saggio potrebbe essere “Jurassic Park”, e in particolare la scena in cui un eccitatissimo Richard Attenborough mostra come i suoi scienziati siano riusciti a recuperare il DNA dei dinosauri da una zanzara imprigionata in una goccia di ambra: paradossalmente, questo dettaglio era più fantascientifico della ricostruzione degli animali a partire da quei frammenti. Il DNA è deperibile e richiede continue riparazioni e questa attività incessante è assicurata dalla vita:

“Una delle funzioni fondamentali delle cellule vive è di mantenere degli scomparti in cui enzimi e altre sostanze rimangono separati. Alcuni di questi scomparti contengono enzimi che possono tagliare filamenti di DNA e sono necessari per certi tipi di riparazioni […]. Quando moriamo, smettiamo di respirare [e viceversa, ndr]; le cellule del nostro corpo esauriscono così l’ossigeno e conseguentemente rimangono senza energia”.

Il libro di Svante Pääbo ricostruisce gli sforzi giganteschi che hanno consentito a lui e al suo team di ricercatori di sequenziare, nonostante la deperibilità della materia, parti del DNA di esseri umani (in senso lato: non necessariamente Homo sapiens), a partire da resti trovati in giro per il mondo – e tutto questo con l’obiettivo di capire che relazione esista tra noi e i nostri cugini neanderthaliani.
Svante Pääbo è uno studioso (giustamente) pieno di sé e il libro riflette una visione aggressiva e intraprendente del suo essere scienziato: sa di aver contribuito a scrivere la storia della paleontologia genetica, e sa che i suoi studi, e le tecniche inventate per arrivare a un risultato che potremmo definire “epico”, hanno avuto, e continuano ad avere, una portata che va molto oltre il caso specifico. Per questi motivi, il suo libro risulta particolarmente godibile – assomiglia a un giallo scritto direttamente da Sherlock Holmes (la stessa fiducia nella propria ragione) in cui, partendo dai pochi indizi lasciati, si deve capire com’era la scena del crimine (piccola digressione: questo meccanismo, che noi associamo ai gialli, è in realtà comune a tantissime storie. Tutti i romanzi di Dickens, ad esempio, iniziano dopo che una situazione di equilibrio è andata in frantumi; l’autore recupera i legami sommersi, dimenticati, taciuti o nascosti, fino a svelare le caratteristiche che possedeva il mondo iniziale dei suoi personaggi).

In questa ricostruzione, pazienta e laboriosa, entrano in gioco alcuni concetti legati alla trasmissione dei cromosomi – quelli del nucleo, che ci fanno studiare a scuola, e quella dei mitocondri. Wikipedia spiega chiaramente cosa sono, e non serve che io qui ne copi la descrizione; quello che conta, ai fini del mio romanzo, è che i mitocondri delle nostre cellule sono sempre e solo quelli della madre che ci ha messo al mondo – gli spermatozoi, notoriamente minuscoli per essere più veloci, non portano in dote quelli del padre. E i mitocondri hanno un loro DNA; e il DNA dei mitocondri è la copia esatta (salvo errori di trascrizione) del DNA dei mitocondri di nostra madre.
Se prendo in considerazione l’albero genealogico della mia famiglia, io ho i mitocondri di mia madre, che ha quelli di sua madre, mia nonna Olga, che aveva quelli di sua madre, mia bisnonna Elisabetta. Mia madre ha fatto solo figli maschi: il DNA dei suoi mitocondri si esaurisce con lei; mia nonna Olga ha fatto due figli maschi (inutili al fine della trasmissione) e una figlia femmina, mia madre: per quanto visto sopra, anche i suoi mitocondri si sono “esauriti”. Mia nonna Olga, però, aveva nove tra fratelli e sorelle; se una delle sue sorelle ha avuto figlie femmine, e queste figlie femmine hanno avuto anche loro delle figlie femmine, allora i mitocondri di mia bisnonna Elisabetta (che sono gli stessi che hanno mia nonna Olga, mia madre Elisabetta e che abbiamo, identici, io e i miei fratelli) stanno ancora andando avanti…

Esiste quindi una storia del DNA del nostro nucleo, che determina cosa siamo, e come appariamo al mondo, ma esiste poi una storia sotterranea che lega tutte le persone del mondo attraverso il canale di trasmissione dei mitocondri, che avanza solo per linea materna. Non voglio aggiungere altri dettagli, ma il mio romanzo “Eva” parla anche di questo. 💗


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