La moda dei calzerotti di Jennifer Beals

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Questa sera l’elfo Elisa canterà a Sanremo una canzone di Flashdance – chi ha più o meno la mia età potrebbe avere ricordi simili ai miei.

Il film lo avevo visto al cinema Altino, con un po’ di compagni di classe, in terza media, nell’autunno del 1983. C’erano altri padovani, quel sabato di fine ottobre (il 29) o di inizio novembre (il 5), in quel cinema?

Conoscevo diverse scene del film perché durante l’estate precedente, nei grandi magazzini in stile Harrod’s di Copenaghen, ero rimasto due ore davanti a una tv che trametteva a ciclo continuo i video musicali estratti dal film. A partire da quelle scene, avevo provato a ricostruire la trama del film: non me la ricordo, ma so che quando poi ho visto “Flashdance” non c’entrava nulla.

A un metro da là, da quel televisore, c’era un tavolino con uno ZX Spectrum collegato a uno schermo con i suoi tastini gommosi. A settembre, dopo quell’estate che fu senza dubbio una delle più belle della mia vita, mio padre me ne avrebbe regalato, dando così inizio al mio rapporto con l’informatica che mi ha condotto alla faticosa vita di adesso.

Una delle piccole grandi delusioni della mia vita fu scoprire che Jennifer Beals aveva una controfigura nelle scene di ballo.

“Flashdance” introdusse la moda dei calzerotti per le ragazze, che nel ricordo associo alla mia compagna di classe Sabrina Santinon, della quale ero segretamente invaghito, e soprattutto a una certa Olivia, una ragazzina americana che era in classe di mio fratello più piccolo e della quale ero mostruosamente, perdutamente, inutilmente innamorato.

Nel film, vidi anche il primo piedino – lo fa lei al riccone mentre sono a cena in un ristorante super figo, tra un’ostrica e un’aragosta. Al di là del fatto che lei era bellissima con quella specie di smoking senza maniche, io rimasi colpito da quella pratica che ritenevo (e confesso, ritengo tuttora) quantomeno curiosa: allora avevo solo 13 anni ed ero convinto che la gente adulta si limitasse a scopare con gli organi deputati. Tra l’altro, ora che ci penso, mi domando se anche in quella scena Jennifer Beals avesse la controfigura: qualcuno ha informazioni al riguardo?

A giugno dell’anno successivo, cioè nel 1984, arrivò la notizia che era morta Jennifer Beals: con questa scusa, organizzammo un po’ cinicamente l’ultima epica festa delle medie nel garage del mio amico Tommaso; durante la festa strinsi più voluttuosamente del solito una compagna di classe (che non taggo per rispetto) che si diceva fosse invaghita di me; io, di contro, non lo ero, anche perché qualche settimana prima, alle giostre, aveva sbattuto la faccia sul volante di un autoscontro, perdendo così un incisivo davanti: le era stato sostituito con un dente finto (e questo andava bene) ma il problema era che si divertiva a toglierlo e a rimetterlo mentre si parlava con lei, per farci ridere. Non era uno spettacolo che facesse perdere la testa, quello.

Era simpatica, ma come sanno quasi tutti quelli che hanno fatto le medie, essere simpatici non serviva a nulla.

Anche in Flashdance c’era un personaggio simpatico che faceva la parte del comico: tuttavia, a mio parere non era tanto simpatico e soprattutto non faceva per niente ridere. Un mistero!

Ma Jennifer Beals non era morta, e neanche la sua controfigura: era morta, invece, l’attrice che interpretava la sua amica nel film, quella che pattinava sul ghiaccio nella prima parte della storia, quella che fa un provino sulle note di “Gloria” di Umberto Tozzi e che va male. Cercando nell’Internet, trovo che la sua morte, causata da un’emorragia cerebrale (che io collegai alle sue ripetute cadute sulla pista di pattinaggio del film), è del 19 giugno del 1984: la festa, dunque, fu dopo quel giorno, ma prima che iniziasse luglio. Un lasso di tempo di 11 giorni. La facemmo al pomeriggio, e tenemmo la porta del garage aperta per il caldo. Alle pareti avevamo attaccato la copertina del disco, che io avevo comprato con la mia paghetta diversi mesi prima.

Sono passati quasi 38 anni dalla finta morte di Jennifer Beals, e più di 38 dall’ingresso dei calzerotti nelle nostre vite. Ma ai giovanotti in ascolto domando: ce l’avete anche voi un film così mitologico?

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