La mia pagella di Sanremo 2022

Ci sono difetti dei quali vorrei liberarmi – una certa insicurezza di fondo, il paranoico senso di responsabilità – e altri che invece mi vanno bene così; tra questi, c’è la mia disponibilità a lasciarmi entusiasmare non solo dalle cose “alte” (i libri di Philip Roth, i film di Kubrik) ma pure da quelle un po’ preconfezionate: tipo il festival di Sanremo.

Come già l’anno scorso, sto seguendo il festival con un gruppo di amici (praticamente tutti scrittori) su WhatsApp e credo che questa condivisione valga metà dello spettacolo. In quella chat, si sono espressi molti pareri, spesso discordanti. Qui, faccio la mia pagella personale, che tiene conto di tutto – non solo della canzone in sé, ma anche, e forse soprattutto, di tutto quello che sta attorno al cantante, al suo percorso, alla sua storia. Tutto questo non va preso troppo sul serio. E’ il personalissimo punto di vista di un ascoltatore medio nato nel 1970 e cresciuto ascoltando musica appena discreta. Come ordine, prendo quello che ho trovato in una pagina della rivista Rolling Stone.

Giusy Ferreri “Miele” Voto: 4

Avevo ascoltato una sua intervista, uno o due anni fa, in cui raccontava la sua vita, compreso l’incontro con l’uomo che è diventato suo marito, un geometra per bene con il quale ha messo al mondo, se non ricordo male, almeno un figlio. Era come me l’aspettavo: il contrario di una diva, una persona ancora stupita per quello che le era successo, e felice di poter fare musica. A lei, quindi, darei anche un 7 e 1/2, ma dietro alla canzone che ha presentato qui a Sanremo non c’è alcuno sforzo.

Highsnob e Hu “Abbi cura di te” Voto: 8

Due tizi per me totalmente sconosciuti. I tatuaggi in faccia mi fanno sempre una certa impressione (già detto: sono del 1970). Però la canzone mi ha colpito. L’abbraccio mentre cantano, forse un po’ retorico, mi ha ricordato il video di Peter Gabriel e Kate Bush, la bellissima Don’t give up. So che lui è un rapper “cattivo” ma qui c’è della vera tenerezza. Questa mattina, in macchina, mi sono commosso fino alle lacrime. Sono un ascoltatore convenzionale, ma “Abbi cura di te” è un augurio bellissimo quando è rivolto a chi si sta perdendo.

Fabrizio Moro “Sei tu” Voto: 4

Versione povera di “A te” di Jovanotti, che già mi stava un po’ indigesta.
Lui è un bravo ragazzo, onesto, con un pizzico piccolino di vero talento, e tra le parole si intravedono tracce di un dolore che posso anche immaginare, visti gli alti e i bassi della sua carriera, quasi interamente legata a Sanremo. Ma c’è troppo poco di tutto, è tutto già sentito, non ci sono idee che meritino un applauso.

Aka 7even “Perfetta così” Voto: boh

Canzone inutile, trasparente, che mi fa mettere le mani avanti: tra due o tre anni qualcuno mi chiederà “ma ti ricordi quella canzone di Aka 7even al festival di Sanremo?” e io dovrò rispondere “perdonami, è l’età, non me la ricordo proprio.” Ottima per dediche d’amore tra dodicenni, o diciottenni appena innamorati cresciuti con Instagram.

Massimo Ranieri “Lettera di là dal mare” Voto: 2

Dopo “Se bruciasse la città”, il nulla. So che è bravo – lo dicono in tanti – e vedo che anche lui ne è pienamente convinto. A me pare uno che canta nudo davanti allo specchio rimirandosi il pisello. La canzone potrebbe avere qualche chance di rimanere, se oggi sul calendario ci fosse scritto “5 febbraio 1910”. La salto sempre quando me la propone Spotify.

Dargen D’Amico “Dove si balla” Voto: 6,5

E’ il pinguino tattico nucleare di questa edizione – e i Pinguini Tattici Nucleari li ho sempre scambiati per dei boy scout in gita. Però la canzone ha diversi guizzi, trovate divertenti. Piacevole.

Irama “Ovunque sarai” Voto: 4

Ne parlano bene. Si diceva che nel precedente festival a cui aveva partecipato fosse stato sottovalutato (era arrivato ultimo). Io continuerei a sottovalutarlo anche in questa edizione, se posso. Mentre ero in macchina e lo sentivo per la prima volta, ho anticipato il ritornello (parole e musica) due secondi prima che iniziasse. Ha una bella voce con cui potrebbe fare cose belle ma non mi piace il cibo riscaldato (uso un po’ a sproposito questa metafora, perché a me in realtà il cibo riscaldato piace).

Ditonellapiaga e Rettore “Chimica” Voto: 8

Convincenti, tutte e due, ma soprattutto Ditonellapiaga che sembra a suo agio sul palco come se fosse una veterana. L’inizio è molto simile a “I feel love” di Donna Summer (e Moroder), ma in fondo chi se ne frega – Zanzotto diceva “magari rubassero in tanti i miei versi”. Canzone super pop, facile ma fatta bene. E oggi, 5 febbraio, Ditonellapiaga compie 25 anni: bello se fosse premiata con il podio.

Michele Bravi “Inverno dei fiori” Voto: 9

Tra tutti i concorrenti, il più controverso. Viene fuori da X-Factor, poi è sparito, è tornato diverso, è di nuovo sparito per un incidente tremendo nel quale è stato coinvolto (e per il quale è stato condannato a un anno e mezzo), ed è di nuovo qui. Di fronte alla fragilità sono inerme, non so opporre difese; e lui mi sembra un essere umano che sta precipitando e che si aggrappa alla bellezza per salvarsi. La canzone è l’unica che mi emoziona veramente. Difendo anche la cover, molto imperfetta, di “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…”: quasi straziante, mi è sembrata l’unica in cui il cantante usava le parole per raccontare qualcosa di sé, del proprio dolore, della propria speranza di rinascita.

Rkomi “Insuperabile” Voto: 8

Lo conosco da almeno tre anni, quando me lo avevano fatto conoscere i miei figli, e mi aveva colpito per la qualità dei testi e per la varietà delle canzoni: è uno che sa scrivere e cantare (in studio). Qui si veste da macho, ma gli manca il carisma che servirebbe in situazioni tipo queste; spento il video, e ascoltato con le cuffie, fa tutto un altro, migliore, effetto. Non la sua canzone migliore, ma tra le migliori del festival.

Mahmood e Blanco “Brividi” Voto: 8.25

Quasi osannata, è la quinta canzone come numero di ascolti in 24 ore in tutta la storia mondiale di Spotify, ed è stata in quinta posizione a livello mondiale. Io la trovo bella ma non eccezionale, non unica, non spiazzante come invece era stata “Soldi” di Mahmood tre anni fa. Entrambi hanno un carisma pazzesco e Blanco farà un sacco di strada. Se vincessero, lo meriterebbero, ma non è la mia preferita.

Gianni Morandi “Apri tutte le porte” Voto: 4

Morandi è uno in gamba. L’ho visto nella trasmissione su Franco Battiato di un mese fa e lo vorrei avere come amico. Un grande della canzone italiana e una bellissima persona, che ha ricostruito la sua carriera collaborando con autori in grado di valorizzarlo – penso a DallaMorandi, o al tour con Baglioni. Non è uno che scrive canzoni, ma uno che le porta in scena e le traduce nel suo mondo. Questa canzone, però, mi spiace dirlo (mi spiace per lui che è persona in gamba, come dicevo), è aria fritta (arrangiamento a parte) e l’ottimismo isterico di Jovanotti mi è venuto a noia da almeno una quindicina d’anni. Bene che ci sia, uno così serve sempre; spero che il mondo non faccia l’errore di farlo vincere.

Tananai “Sesso occasionale” Voto: 7.5

“Baby, ritorna da me, e metti via quella pistola…” è una frase che mi fa divertire a ogni ascolto.
Nel giudicare qualcosa (tipo i ristoranti su TripAdvisor), conta sostanzialmente questo: valutare distanza tra obiettivi e risultato. Tananai (uno dei tanti che non avevo mai sentito nominare) canta una canzoncina che vuole essere divertente e, per quanto mi riguarda, il risultato è esattamente questo. C’è freschezza, ironia, pochi luoghi comuni. A me è piaciuta.

Elisa “O forse sei tu” Voto: 8

Elisa è in gamba e lo sappiamo tutti. Sono anni che continua a produrre buona musica, e tra le quattro o cinque canzoni migliori di tutti i festival c’è sicuramente quella con cui aveva vinto nel 2001, a sorpresa. Però questa canzone l’ho già sentita tante volte, prima di oggi, e assomiglia un po’ troppo a “Anche fragile”, che lei stessa aveva inciso qualche anno fa e che è decisamente più intensa e convincente e originale di questa “O forse sei tu” (sarebbe bello che facesse un botta e risposta con FabrizioMoro). Merita di vincere? Non lo so, non credo. Sarebbe un premio alla carriera, al suo stile, al modo che ha di presentarsi dal vivo, al mestiere consolidato, all’esperienza di una che sa scrivere canzoni – ma qui manca il guizzo.

La Rappresentante di Lista “Ciao ciao” Voto: 7

Pezzo divertente, furbetto, che entra in testa già dal primo ascolto; ma questa sua naturale fruibilità è anche il suo limite maggiore. Credo che si consumerà al decimo ascolto; se invece mi sbaglio, sarà tipo “Musica leggerissima” dell’anno scorso, vero tormentone. Apprezzabile la voglia di leggerezza.

Errata corrige: alzo il voto a 7.5

Iva Zanicchi “Voglio amarti” Voto: 5.9

La farei vincere per mandarla a Eurovision a spaccare culi, tirare sganassoni e fare le ore piccole con gli altri concorrenti. E’ in gamba, ha 82 anni ma ne dimostra 60 – sembra Claudia Schiffer. Non stona, in questo spettacolo, e non c’è nulla di ridicolo nella sua presenza. Tuttavia, la musica è poca cosa, e non arriva, per un solo decimo di punto, alla sufficienza.

Achille Lauro feat. Harlem Gospel Choir “Domenica” Voto: 5

Prometteva meglio, e non riesce, invece, a uscire dal personaggio che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. La canzone è sempre la stessa e credo che ormai sia rimasto solo lui a dire “rock’n’roll”. Sospetto, già da un po’, che musicalmente non abbia alcuno spessore. Dimenticabile.

Matteo Romano “Virale” Voto: 6.5

Canzone neutra, costruita un po’ a tavolino; i vari autori potevano osare di più ma il coraggio a Sanremo spesso non è di casa. Ma lui mi piace, è giovanissimo, timido, talentuoso, viene fuori dal nulla, alla serata delle cover ha cantato con umiltà e suonato con sicurezza. “Virale” non rimarrà nella storia, ma Matteo Romano, invece, è uno di quelli che sono destinati a rimanere.

Ana Mena “Duecentomila ore” Voto: 5

Lei è mooolto carina. anche se forse non si dovrebbe dire – è tipo mansplaining? Fa tenerezza. Ha esordito nel 2006 e ora ha 25 anni – la cosa fa un po’ di impressione. Non se la tira. Sale convinta sul palco e cerca di fare del suo meglio. Tuttavia, è sufficiente ascoltare la canzone senza vederla per capire che non c’era alcun bisogno di scrivere, suonare, arrangiare, cantare, produrre, incidere “Duecentomila ore”.

Sangiovanni “Farfalle” Voto: 6

Simpatica e inconsistente. Si fa però ricordare e con altre 24 canzoni in gara non è scontato. Musica per adolescenti o poco più – e d’altra parte, per chi altro si dovrebbe scrivere una canzone?

Emma “Ogni volta è così” Voto: 4

In generale, Emma non è priva di un qualche talento e soprattutto di carattere. Questa però è la solita minestra riscaldata, roba prodotta dalla fabbrica di Amici, in serie. Scommettiamo che tra sei mesi nessuno sarà in grado di cantare un solo verso di questa canzone?

Yuman “Ora e qui” Voto: 6.5

Con questa voce, potrebbe fare cose bellissime. Si accontenta di una canzone con una bella strofa e un ritornello da Sanremo.

Le Vibrazioni “Tantissimo” Voto: 6

Quando erano comparsi sulla scena, avevano buttato fuori cinque o sei singoli memorabili. Poi sono sprofondati in un torpore esistenziale dal quale non sono mai pienamente usciti. Li avevo visti dal vivo a Grado nel 2018, in un angolo del paese, davanti a un centinaio di spettatori, e ho pensato che avrebbero comunque meritato di più. Questa canzone conferma la perdita di ispirazione e ora anche di identità. La strofa è tra le più brutte di Sanremo 2022, il ritornello, le chitarre e la voce di lui quando spinge li salvano fino portarli a una decorosa sufficienza.

Giovanni Truppi “Tuo padre, mia madre, Lucia” Voto: 6.5

Chi è? Boh, e questa è una delle cose che mi piacciono di questo Sanremo.
Anche se la canzone è sbilenca, e non c’entra niente con Sanremo, non mi dispiace, anzi. Ha qualcosa di “autoriale”, per così dire. Gli manca solo che non è speciale e che sembra mancare un po’ di una coerenza musicale, come se fossero tanti pezzi a caso messi insieme. Però mi piace.

Errata corrige: alzo il voto a 7.5

Noemi “Ti amo non lo so dire” Voto: 6.5

Quando aveva partecipato a X-Factor, era arrivata fino alle semifinali – vinse Matteo Beccucci, che ora canta con Licitra – ma poi si è costruita una sua carriera. Non so se possa dirsi un interprete nel senso stretto: canta solo cose che le stanno a pennello, di amori non proprio perfetti, ruvidi, privi di retorica. Lo fa anche quest’anno. Sufficienza piena, ma spero che un giorno Noemi incontri un autore con le palle che le tiri fuori un pezzo come si deve.

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