Apoptosi e altri acquerelli

Anadiplosi

Questa sera le nuvole sembravano fumo, il fumo nero di un Dio che stava fuggendo da questo mondo.

Terrazza

Le stelle si spostano. In giugno, il carro maggiore parcheggiava sopra il tetto della mia casa; ieri sera l’ho visto che aveva preso la via per il nord.
Seduto in terrazza, vedo scorrere le stagioni. La ragazzina che ballava l’aerobica nel salotto di casa sua ora sta abbracciando un giovanotto magro ed alto, e i calzerotti li avrà chiusi in qualche cassetto. Lontano, i lampi mostrano la struttura interna delle nuvole, come le pile luminose che da piccoli mettevamo in bocca per vedere il colore rosso della nostra pelle. Siamo fatti di sangue; le nuvole, invece, sono piene di autunno.

Mach 1

Un uomo pelato con la tuta blu lancia la sua barca sull’olio del mare mattutino – il tonfo arriva così tardi che si riapre un sogno.

Apoptosi

Metà del cielo sta sciogliendo del rosso nel blu; l’altra, invece, è piena di nuvole bambine – il profilo di un coniglio, un elefante senza proboscide, il naso di una donna. Solo una si sottrae a questa tassonomica classificazione: la sua forma, che l’Universo intero ha disegnato negandone l’esistenza fino al limite dei suoi bordi (la morte è il calco umido della vita), è lussuria di bolle bianche, grigie, scure, esplose da un cuore nero nascosto dietro le colline.

Domenica 1977

I bimbi giocano nella cameretta (salti sul letto, verbi all’imperfetto, grida, laser, risa).

Sembra ci sia una voliera – lo stesso suono della mia infanzia.

Clorofilla

Qualche famiglia fa, il mio salotto aveva porte di alluminio all’esterno, sulla terrazza.
Della loro presenza, è rimasto un buchino rotondo sul marmo, dove si infilava il cilindro di metallo che le teneva chiuse.

In quel buchino, oggi è nata una pianta piccola come l’unghia di un mio dito.

Lovely Rita

I due parcheggiatori, messi uno sopra l’altro, fanno centoventi anni, tre metri e sessanta, due cuori ed un cervello.
Aspettano le macchine che entrano come una sorpresa che si rinnova.
Uno fa cenni all’altro di condurre il conducente verso lo spazio che gli  è stato assegnato in base a ragionamenti senza alcun fondamento; l’altro, assomiglia ad uno di quegli omini con  il paraorecchie  e la giacca catarifrangente che indicano agli aerei la pista di atterraggio – gli assomiglia per complessità di esecuzione e serietà di intenti. E continuano a scambiarsi i ruoli, anche in corsa – uno dice all’altro di fare qualcosa, ma non finisce la frase che già l’altro è diventato lui, e lui l’altro, per cui obbediscono a se stessi senza mai protestare – e senza mai stupirsi.
Sono simbiotici.
Hanno cappelli da inverno e cappelli d’estate, sempre ridicoli per errore di dimensione e colore.
All’entrata, hanno appesa una lista:
1 ora 2 euro
2 ore 4 euro
3 ore 6 euro
4 ore 8 euro
5 ore 10 euro
6 ore 12 euro
7 ore 14 euro
8 ore 16 euro
9 ore 18 euro
10 ore 20 euro
11 ore 22 euro
12 ore 24 euro
Pensavo fosse per i clienti – invece serve a loro quando devono farsi pagare.
Lavorano lì da quarant’anni. Penso che quando morirà uno, morirà anche l’altro, e viceversa. E, di sicuro, hanno già scelto in quale piazzola farsi sotterrare.

(pezzi di un mio vecchio blog)

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7 thoughts on “Apoptosi e altri acquerelli

    1. Esatto! Sono (erano) proprio loro! Ma il parcheggio ha chiuso, non so che fine abbiano fatto loro due…
      Le nuvole mi piacciono quando i fulmini gli fanno i raggi X (inizio a parlare come i miei figli!).

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      1. anche quando montano come panna
        anche quando sono mistiche e si fanno attraversare dai raggi di dio (hai presente le foto del catechismo da bambini con i raggi del sole che rappresentano dio?)

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