Grafemi

Segni, parole, significato.

Il tedio

640_tweet_2016_04_28_17_30_08Tra tutti i social, Twitter, che pure gode (o ha goduto) di grande considerazione, è il più misterioso. Mentre mi è chiaro, forse anche troppo, a cosa servono Whatsapp, Facebook, i blog, le mail o Youtube, non ho ancora compreso lo scopo di Twitter. Lo uso, e da molto (sono iscritto dal 2007, credo di essere uno degli utenti più antichi), ma ho lo stesso atteggiamento di quando intorno ai vent’anni andavo in discoteca a ballare: guardo gli altri, li imito, ma non ho la minima idea di cosa sto facendo, e con quale scopo. Partecipo con la sottile speranza di intuire, prima o poi, il senso di quell’incessante scorrere di messaggi.
Il punto, infatti, è che io, pur seguendo più di 2.000 persone, non seguo nessuno. Faccio così: apro Twitter, leggo gli ultimi 100 messaggi, chiudo; riapro dopo tre o quattro ore, altri 100 messaggi (ANSA, libri in inglese, quadri, qualche tetta inaspettata, gente che conosco di sfuggita, foto in bianco e nero, post di giovani autori) e poi stop. Non riesco a trovare un filo conduttore. La mia timeline, che si è formata in in dieci anni di scelte casuali, non significa nulla.

simpsonsIn ogni caso, spesso trovo cose carine, che mi divertono. Sarà per quello che ci torno, anche se mi sembra un po’ poco per diventare un fanatico. L’altro giorno, c’era una battuta che mi ha fatto sorridere: “Quando distribuivano l’ansia, io ci sono andata la sera prima per paura di non arrivare in tempo”. Non so se fosse originale – se fosse la copia di una cover di una parodia di una parafrasi di un verso di qualcuno di importante. Però mi ci sono riconosciuto. Io e l’ansia. Che bel binomio. Se ci penso, c’è sempre stata. Anzi: era prima di me. L’ho ereditata da mio padre. Non ho mai conosciuto mio nonno paterno, morto nel 1941, ma ho il sospetto che pure lui… Guardo Matija, il mio secondogenito – così piccolo, e già così Zardi… Pure mio fratello minore, pure lui… (quello grande ha mescolato meglio i suoi geni con quelli del ramo materno, dove da questo punto di vista se la passano un po’ meglio). Ci divorano gli orari, gli impegni, il senso del dovere, quello di una minaccia incombente, quello di aver dimenticato qualcosa di importante da qualche parte. Ma non è solo questo: è il non riuscire a chiudere il pc dopo una settimana da incubo perché da tre giorni ti frulla in testa l’idea di un post che vorresti scrivere e che hai dovuto rinviare per la cronica mancanza di tempo. Chi te lo fa fare?

urloEppure ci sarà pure un motivo se l’ansia esiste, da un punto di vista evoluzionistico, intendo… Mi immagino i nostri antenati ancora un po’ scimmioni, distesi sotto un albero, con la pancia piena…. e uno di loro, uno Zardalopiteco, che si alza perché convinto di aver lasciato sul fuoco qualcosa, oppure perché ha visto un fulmine in lontanza e teme che presto arriverà il diluvio universale. Prima o poi queste precauzioni saranno pur servite a qualcosa, no? Se l’ansia ammazzasse, io non esisterei – ci sarebbe un ramo tutto diverso di persone piacevolmente oziose, senza tre sveglie puntate a distanza di dieci minuti l’una dall’altra, su dispositivi diversi, in carica perenne; uomini capaci di arrivare in Stazione un attimo prima dell’orario di partenza, e non così presto da riuscire a fare due colazioni e leggersi venti pagine di un libro… un libro che viene letto come se fosse una gara contro chissà che cosa, il numero di pagine che mancano alla fine sempre sott’occhio.

E’ un tormento senza soluzione di continuità. x240-tivQuando i miei figli sono fuori, io passo il tempo a chiedermi se sono ancora vivi. Dunja va a cena. Bene. Fino alle undici, penso ad altro; poi, il tempo si solidifica di colpo. Ok, mi dico, ora vado a dormire e non ci penso. Mi addormento. Mi sveglio in un bagno di sudore. Che ore sono? Cinque minuti, sono passati cinque minuti. Pipì, acqua, torno a letto. Niente. Guardo la tv: c’è un film con Denzel Washington completamente sbronzo che guida un aereo i cui motori hanno preso fuoco. E’ a testa in giù – lui, l’aereo, i passeggeri. Una hostess, morta, vola da una parte all’altra della carlinga. E Dunja è fuori, chissà dove…

L’ansia è una cosa che tutti sono disposti a prendere in giro perché tutto sommato fa ridere. Ma l’anno scorso ho dovuto mangiare un bel po’ di Xanax. Non è stata una scelta fatta a cuor leggero: per una pressione lavorativamente insostenibile (insostenibile per me che sono divorato dall’ansia) non riuscivo più a dormire, una cosa che, alla lunga, ti trasforma in uno zombie e poi in un cadavere, tecnicamente parlando. Benzodiazepine, quindi, una pastiglia la sera, mezza la mattina, come prescritto dal dottore. Dormivo da culo comunque, a dire il vero, ma un po’ meno da culo di prima. Però… però era come avere la testa sotto un cuscino, e non era bello. Il mondo mi arrivava attutito, smussato, denaturato… Il tumulto del mio mondo interiore, quella cosa che mi bolle sempre dentro, si era come sopito. Spento. E per due mesi non ho scritto nulla. Tolto lo Xanax, mi è tornata l’ansia, in una forma ancora più smagliante; e poi, mi è tornata la voglia di scrivere. Così ora so qual è la mia condanna. Lo conosceva bene pure Leopardi, quel tedio che t’assale….

O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perchè d’affanno
Quasi libera vai;
Ch’ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perchè giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,
Tu se’ queta e contenta;
E gran parte dell’anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,
E un fastidio m’ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perchè giacendo
A bell’agio, ozioso,
S’appaga ogni animale;
Me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?

pecorelle

Mi raccomando, continuate così

Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

12 commenti su “Il tedio

  1. Lo zardalopiteco è fantastico😀

    Liked by 1 persona

    • Paolo Zardi
      21/10/2016

      🙂🙂🙂

      Mi piace

    • Paolo Zardi
      21/10/2016

      ps vedo che anche tu hai iniziato un conto alla rovescia, sul tuo blog… adoro le piccole ansie altrui!🙂

      Liked by 1 persona

      • Beh, questa più che un’ansia è una felicissima aspettativa, un “non vedo l’ora”. Ma non preoccuparti, le mie piccole ansie le ho. E infatti mi diverto a leggere le altrui🙂
        Grazie di essere venuto a trovarmi, il tuo blog mi piace davvero tanto.
        Buona serata, a presto
        Alexandra

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  2. stravagaria
    22/10/2016

    Nella mia famiglia l’ansia si trasmette per linea femminile e mi pare abbia saltato solo la mia secondogenita (almeno una è salva!) 😉

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    • Paolo Zardi
      22/10/2016

      ah ah! anche il mio grande, 12 anni, è super rilassato…. ogni tanto mi dice “scialla, papà” – il che ovviamente mi rende ancora più ansioso!🙂

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  3. Grilloz
    22/10/2016

    Altro che twitter, mi sono sentito vecchio quando ho scoperto l’esistenza di snapchat (non chiedermi cos’è però)
    Sai, non mi sono mai considerato un soggetto ansioso, poi ho letto il tuo post e mi sono ritrovato in molti punti: c’ero anch’io alla stazione (forse un’altra stazione) a fare due colazioni e a leggere 20 pagine😀
    Forse lo siamo tutti un po’?

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    • Paolo Zardi
      22/10/2016

      eh eh… può essere… chi mi conosce di persona, stenta a credere al fatto che io sia una persona ansiosa – probabilmente l’ansia è qualcosa di intimo, di privato…

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  4. Amanda
    22/10/2016

    Ansiosa figlia di ansioso : presente! 😀

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  5. Simone
    22/10/2016

    bellissimo post…davvero, complimenti, i versi dal pastore errante il giusto suggello. Mi sono venute in mente due cose leggendolo, forse scollegate fra di loro ma queste sono: che twitter è come l”ansia, non ha scopo, non significa nulla e che come mi è venuto in mente di fronte alle tele di Rothko (quei monoliti rossi e neri) che ho ammirato in una recente mostra, il tempo è il gran tiranno.

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  6. Zio Scriba
    23/10/2016

    Cippicippi (cioè il vero nome di twitter) è il chiacchiericcio mondiale che da indistinto rumore di sottofondo si fa parola (più o meno) scritta. Mi fa pensare a un poveraccio che per maledizione divina si ritrovi dotato di un udito così potente da captare tutto quello che tutti gli esseri umani dicono, istante per istante. Non riesco a immaginare tortura peggiore. Ma soprattutto ne ricavo l’ormai noto (e snobistico) insegnamento: un mondo in cui parlano tutti è un mondo in cui non parla nessuno.
    Ormai non c’è cosa che non sia collegata al suo cancelletto (naturalmente pronunciato in angloide): se si gioca Cagliari-Atalanta subito viene lanciato il cancellettocagata (#cagata), con l’insulso invito “commentate con noi”.
    (Detto questo: ritenevo Fessobukko qualcosa di futile, dannoso e stupido, ma da quasi due anni ci sono sbarcato, perché credo ci sia il modo di usarlo in modo intelligente, e in effetti mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, proprio come avvenne attraverso il blog. Chissà, magari un giorno capirò che si può usare intelligentemente pure Cippicippi, che a detta di Jonathan Franzen è la versione imbecille di Fessobukko – ed è probabilmente il motivo per cui ha molto più successo… Ma la vedo difficile assai.)
    Quanto all’ansia, se esistesse un ansiolitico gratuito e senza controindicazione alcuna, diverrebbe la mia droga e il mio pane quotidiano.
    Ma forse esiste già, e si chiama Scrivere?🙂

    Un abbraccio

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Questa voce è stata pubblicata il 21/10/2016 da in Poesia, reality.

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