Cartoline da Facebook – il vedovo nero

Quando lo abbiamo preso, viveva dalle parti di Schio, assieme a un cagnolino nero come lui, con il quale correva attorno alla casa per tutto il tempo. Lo abbiamo chiamato Kitten, per scelta dei nostri figli, che allora erano ancora bambini.

Non è stato accolto bene da Ciacci, il gatto rosso troppo intelligente che avevamo preso l’estate precedente; così ha passato il primo anno di vita in piena solitudine, cacciando mosche, farfalle e altri esseri volanti – un’attività per la quale ha sempre dimostrato un talento incredibile.

Poi, nel maggio del 2012,, pochi mesi dopo l’adozione di Kitten, è arrivato Silver, un gatto bianco con il naso rosa. Hanno convissuto more uxorio per sei anni. Kitten aveva occhi solo per lui: dormiva soltanto se la sua schiena era appoggiata a quella di Silver. Ogni tanto gli saliva sopra, sebbene fosse stato castrato da bambino. Silver era amorevole: gli leccava il pelo della testa per ore ed era sempre presente. Kitten, di fatto, esisteva solo nella loro relazione, mentre per noi era come se non ci fosse – mai una richiesta di carezze, mai un miagolio per dire che aveva fame.

Silver è morto all’improvviso, a sei anni, di infarto, davanti agli occhi di Dunja e dei nostri figli. Era un gatto strano con un QI bassissimo; nel suo repertorio, aveva alcuni miagolii che assomigliavano a delle parole, ma che non significavano nulla; leccava i sacchetti di nylon, faceva delle scoregge fetide, non sopportava le porte chiuse, e non ha mai capito che le terrazze di casa nostra mettono in comunicazione stanze diverse tra di loro; ma aveva una quantità di affetto inesauribile. Assomigliava a un cane. Quando la sera tardi tornavo a casa, mi veniva ad accogliere con gli occhietti semichiusi per il sonno e si strusciava sulla mia gamba con una coda a forma di punto di domanda. Una domenica, qualcuno mi ha fatto notare che i gatti, di fatto, passano la loro vita aspettando di morire; il giorno dopo Silver è morto.

Kitten è dunque rimasto vedovo. Ha girato la casa per settimane, miagolando in ogni stanza. Poi, lentamente, è tornato a vivere. Si è accorto della nostra presenza. Si è messo in relazione con noi.

Fa cose strane, Kitten. Beve inzuppando la zampa nell’acqua e portandosela poi alla bocca. Adora il prosciutto cotto e il pesce e quando ceniamo salta sulle sedie, si mette dietro le nostre schiene, e con molta discrezione guarda verso il tavolo. Si lava poco, praticamente mai, ma non puzza. Se gli accarezzo la schiena, si morde una zampa e fa le fusa. Non vuole che gli tocchiamo la pancia. Se Ciacci dorme con noi (russando), lui gira attorno al letto miagolando. Continua a cacciare mosche e cimici. Da quando è vedovo, è anche dimagrito: è rimasto grasso, ma meno.

Mi suscita sempre una dolorosa tenerezza, perché non è un gatto intelligente, ha un bel musetto ma è grasso e sgraziato, non è espressivo. E’ l’unico gatto spettinato che io abbia mai conosciuto. Se lo fisso, poco dopo distoglie lo sguardo e lo sposta di qua e di là come se attorno a me ci fossero delle farfalle. Ogni tanto corre per la casa come un cavallo indemoniato, facendo strani versi, senza che vi sia alcun motivo. Quando piange in cucina, e io gli do da mangiare, lui prende e va in salotto e miagola davanti alla porta della terrazza, o sotto una sedia; allora lo prendo in braccio, lo riporto in cucina, e mangia. Da addormentato, assomiglia a una foca spiaggiata. Se Ciacci si mette su una poltrona, lui vorrà mettersi su quella poltrona; se Ciacci decide di dormire dentro a una scatola di cartone, allora anche lui vorrà dormire dentro quella scatola di cartone. Non capisce quello che gli diciamo: è come un italiano capitato in Ungheria senza sapere una sola parola di ungherese.

Ma quando si appisola, si copre gli occhi con una zampa e sembra quasi umano. Mi vuole bene anche se non sa come dirmelo. Mi segue ovunque, in ogni camera: non mi sale in braccio, perché non è mai riuscito ad avere questa confidenza, ma si mette a dormire non lontano da me; se invece mi siedo sul divano a guardare un film, lui si distende accanto a me, appoggia la schiena sulla mia gamba e per un po’ fa le fusa, così, senza che io lo tocchi; se non ci sono, cerca i miei vestiti per dormirci sopra. A volte sale sul letto e spinge la testa con tutta la forza sul mio braccio, perché vuole che io lo accarezzi.

E ogni tanto succede ancora oggi, dopo tre anni, che giri per la casa cercando Silver – allora il suo miagolio diventa un lamento triste pieno di malinconia. E’ un gatto goffo che è rimasto solo, strappato prima al cagnolino con cui correva attorno alla casa, poi a Silver che lo amava. Ed è soprattutto per questo suo goffo dolore che gli voglio bene.

(Ora è in entrata che miagola e non riesco a capire per quale motivo: è un mistero inespugnabile)

#################################################

La foto di copertina è di Christian Baldin, ormai fotografo ufficiale di Grafemi, del quale è possibile leggere qui una bella intervista.

Se vuoi dire la tua...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.