Il buon lettore

E’ lui – il buon lettore, l’eccellente lettore – che ha salvato piu’ e piu’ volte l’artista dalla distruzione per mano degli imperatori, dei dittatori, dei preti, dei puritani, dei filistei, dei politici, dei poliziotti, dei direttori delle poste e dei pedanti. Mi si permetta di definire questo ammirevole lettore. Non appartiene a una nazione o a una classe specifica. Non c’e’ direttore di coscienza o club del libro che possa gestire la sua anima. Il suo modo d’accostarsi a un’opera di narrativa non e’ determinato da quelle emozioni giovanili che portano il lettore mediocre a identificarsi con questo o quel personaggio e a “saltare le descrizioni”. Il buon lettore, il lettore ammirevole, non s’identifica con il ragazzo o la ragazza del libro, ma con il cervello che quel libro ha pensato e composto. Non cerca in un romanzo russo informazioni sulla Russia, perché sa che la Russia di Tolstoj o di Cechov non e’ la Russia della storia ma un mondo specifico immaginato e creato da un genio individuale. Al lettore ammirevole non interessano le idee generali; ma la visione particolare. Gli piace il romanzo non perché gli permette di inserirsi nel gruppo (per usare un diabolico luogo comune delle scuole avanzate); gli piace perche’ assorbe e capisce ogni particolare del testo, gode di cio’ che l’autore voleva fosse goduto, sorride interiormente e dappertutto, si lascia eccitare dalle magiche immagini del grande falsario, del fantasioso falsario, del prestigiatore, dell’artista. In realta’, di tutti i personaggi creati da un grande artista, i più belli sono i suoi lettori.

(Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura russa, Garzanti, Milano 1994, pagg. 34-5)

ps Il libro Lezioni di letteratura russa non è più in commercio…

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2 thoughts on “Il buon lettore

  1. La visione particolare sììììì, tutta la vita!
    Leggendo un romanzo ci si può identificare nella storia, capita di sentirsi più o meno vicini ad un personaggio, certo.
    Ma sempre, sempre (!) è il pensiero di come son stati costruiti quei personaggi e quei luoghi, che cosa ha portato lo scrittore a tracciare certe linee, sfumandone altre, che pensiero è stato formulato dietro (e dentro) quelle righe, è questo che prevale.
    Un voler andare oltre la parola, un tentativo di penetrare il pensiero-guida e la scintilla che l’ha fatto nascere, seguirne le tracce non solo leggendo ma ricostruendo, immaginando e sorridendo interiormente dappertutto. Una sorta di ricreazione nella creazione.
    I libri migliori che ho letto, li ricordo proprio per quel sorriso lì, che ti resta addosso, pure quando il libro non è più in commercio.

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    1. Bella l’idea della ri-creazione nella creazione. Ne sono convinto da sempre: leggere è (o meglio: dovrebbe essere) un atto creativo.
      Tempo fa mi sono trovato davanti ad una poesia in tedesco – credo fosse di Goethe. Be’, io non so il tedesco e ho capito che quelle parole non significavano nulla fino a che non le avesse lette qualcuno capace di capirle; e che non avrebbero avuto nessun valore, fino a che non ci fosse stato qualcuno capace di darglielo.
      Tutti i grandi libri meriterebbero grandi lettori…

      Mi piace

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