Grafemi

Segni, parole, significato.

I pomodori di Agnelli

Qualche giorno fa John Elkann ha espresso un suo parere suo giovani disoccupati; riprendendo le idee della Fornero, o quelle della Tatcher e Reagan degli anni ottanta, o quelle dei miei poveri nonni, ha sostenuto, più o meno, che se uno non lavora è perché è pigro e preferisce stare a casa, mantenuto dai suoi genitori.
Nel fiilm “Wall Street” di Oliver Stone, un Michael Douglas piuttosto cinico indica al suo giovane allievo un barbone e un uomo dall’aspetto molto ricco fermi a un semaforo e gli chiede: “Credi davvero che l’unica differenza, tra loro, sia la fortuna?”
I Romani, talmente diversi dagli abitanti di Roma dei giorni nostri da riuscire a conquistare l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente, dicevano che ciascuno è fabbro del proprio destino.
La famiglia di una tizia che conosco affitta dei locali a un negozio, incassando circa 50.000 euro al mese. E da piccolo, ricordo bene la barzelletta su Gianni Agnelli che spiegava come era diventato ricco: con i suoi risparmi compro’ un pomodoro e lo vendette. Con il ricavo, ne compro’ due, li rivendette, ne compro’ quattro e con il ricavato ne compro’ otto. Poi, suo nonno mori’ e lui eredito’ la Fiat.
Non sono un moralista, e non sono cosi’ ingenuo da pensare che il mondo debba essere popolato da persone tutte uguali. Esistono i meriti, i talenti, le botte di culo e la sfiga più ostinata. John è meglio di Lapo ma non so se batterebbe, a buon senso e capacità, la professoressa di sostegno che si prende cura di Miriam, figlia di miei amici. Tuttavia, come suo nonno, anche lui, dopo aver studiato al Politecnico, e aver superato qualche esame di economia, si è trovato a gestire un’azienda ereditata. Gli regalerei un pomodoro, e poi starei a vedere quanto tempo impiegherebbe a emergere dalla massa dei fannulloni che scelgono di rifiutare la moltitudine di lavori che questa societa’ offre. Nel frattempo, gi consiglierei di valutare le sue esternazioni con il metro del buon gusto.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

5 commenti su “I pomodori di Agnelli

  1. cartaresistente
    16/02/2014

    Anche se la “predica” fosse ammissibile, John Elkann è sicuramente il pulpito più sbagliato.

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  2. Zio Scriba
    16/02/2014

    Secondo me il povero rampollo voleva raccontare barzellette, e non è stato capito. La più devastante è stata quando ha detto che “non è vero che in italiA non c’è meritocrazia”! Ahahahahahahahahahahahahahahahaaaa!!!!
    La meritocrazia! Dev’essere quella cosa per cui a presentare libri in tv ci va Lapo e non Paolo Zardi… 🙂
    Pare che l’Accademia della Crusca abbia intenzione di levarla dal vocabolario, la parola meritocrazia, per non aggiungere beffa al danno!

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  3. deborahdonato
    17/02/2014

    Certa gente quando parla non può resistere, sente l’insano impulso di dire ciò che noi in Sicilia, molto elegantemente, chiamiamo “minchiate”.

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  4. carloesse
    17/02/2014

    Si sarà laureato con Brunetta…!

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Questa voce è stata pubblicata il 16/02/2014 da in Politica, Storia con tag , .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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