Grafemi

Segni, parole, significato.

Diversità

Mio figlio più piccolo, Matija, che ha dieci anni e mezzo (dieci anni e mezzo compiuti il 12 marzo, come ci tiene a sottolineare), qualche giorno fa ci ha chiesto di potersi colorare i capelli di rosso. L’idea gli è venuta guardando i video di un rapper, un certo Sfera Ebbasta (credo si scriva così). Ha insistito un po’, con la perseveranza che lo caratterizza. Noi abbiamo resistito per due giorni e poi abbiamo ceduto; così, martedì mattina è andato a scuola con la sua nuova capigliatura.

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Da Sing Street –

Matija non è nuovo a queste iniziative. Spesso è mosso da desideri fuori dall’ordinario. Gli è chiaro che tingersi i capelli di rosso non è “usuale”; non è ingenuo, perché sa perfettamente che non tutti vedono di buon occhio chi si colora i capelli. Prima di andare a scuola, ha avuto molta paura: temeva che la maestra l’avrebbe rimproverato. Ha però aggiunto, con una punta di orgoglio, che i capelli sono suoi e ha il diritto di scegliere come averli.
Come aveva previsto, la novità non è stata accolta bene. La sua maestra, una signora sulla sessantina, gli ha detto che è inguardabile; sempre la maestra ha poi continuato a sottolineare il suo disappunto scuotendo la testa per due giorni. Fuori da scuola, alcune mamme hanno fatto notare a mia moglie che nessun bambino in tutta la scuola ha i capelli rossi. Una mamma, in particolare, ha detto che lei, al suo posto, avrebbe detto di no, aggiungendo queste testuali parole: “bisogna tarpargli le ali”.

Lo ammetto, non credo che mio figlio stia bene, con i capelli rossi. Sembra un truzzo. Quando mi ha chiesto un parere, gli ho detto che secondo me, dal punto di vista estetico, non è una scelta molto furba ma che se lui si sente di volerlo fare, avrebbe avuto il mio supporto. Non è semplice accompagnare un figlio in una strada che noi non abbiamo percorso, e che forse non vorremmo che percorresse. Non è semplice neppure sapere che tuo figlio è l’unico bambino della scuola ad avere i capelli rossi – sapere che questo è un problema per la maestra e per le mamme dei suoi compagni di classe. Però Matija, nonostante la paura, è stato fermo nella sua decisione. Altre volte, quando la maestra ci faceva notare, a me e a mia moglie, come Matija fosse “strano”, lui piangeva dicendo chiaramente: cosa c’è di male a essere diversi?

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Si diventa genitori credendo di avere qualcosa da insegnare; poi, si scopre che i propri figli possono insegnarti qualcosa: sulle tue debolezze, sulla tua insicurezza, sul tuo bisogno di ricevere l’approvazione degli altri. L’omologazione agisce attraverso il rimprovero silenzioso, colpendo i centri nervosi della vergogna. Essere diversi è oggettivamente un problema. Affermare la propria diversità, senza nascondersi, è un problema ancora più grande. E supportare la diversità, per quanto piccola e insignificante, è il problema per eccellenza. Avremmo dovuto tarpare le ali a Matija, come si augurava la mamma di quel bambino. Insegnargli che se desidera avere i capelli rossi, nonostante tutti gli altri non ce li abbiano, sta sbagliando; e che il motivo non risiede nel particolare colore che ha scelto, e nemmeno nel risultato estetico ottenuto, ma nel fatto che, colorandosi i capelli di rosso, si diventa diversi da tutti gli altri… Avrei dovuto dirgli che per me e per la mamma sarebbe stato molto più facile se lui si fosse mescolato agli altri, mettendo a tacere i suoi desideri stravaganti. Ma avrei perso un pezzo di mio figlio, quello che lo rende unico. E per la prima volta ho sentito l’orgoglio di avere un ragazzino che segue la sua strada nonostante tutto. Guardandolo, ho pensato: ecco, tu potresti essere il mio eroe.

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Oggi, alla stazione di Bologna, ho visto due donne che si tenevano per mano. Non c’era spavalderia ma una normale, quotidiana tenerezza. Mi sono guardato intorno: nessuno faceva caso a quel gesto che, solo pochi anni fa, avrebbe fatto girare mezza stazione. Il mondo sta cambiando, quindi. I nostri figli appartengono a una generazione che sta crescendo spalla a spalla con ragazzi di altri paesi; hanno un’apertura mentale che molti di noi – io per primo – non abbiamo mai avuto: per fare un esempio, a scuola di Jurij, che fa le medie, una ragazzina è fidanzata con un’altra ragazzina da sei mesi, e a nessuno sembra qualcosa di insolito.
E quando ho detto a Jurij che Matija si era colorato i capelli (per inciso: anche sulla storia dei nomi sloveni dei miei figli ci sono state mille critiche) ha detto, ridendo, che per due mesi non avrebbe più potuto invitare amici da noi. Ma quando è tornato a casa, e l’ha visto, ha sorriso e gli ha detto che stava bene, anche se non lo pensava; e poi l’ha accompagnato in bagno e l’ha aiutato a lavarsi i capelli (erano pieni di gel) e poi l’ha asciugato con il phon, come se fosse un barbiere, con una tenerezza che non aveva bisogno di proclami: li sentivo parlottare in bagno e ho pensato che forse questi ragazzi sono migliori dei maestri che li stanno facendo crescere. Perché quello che hanno capito, e che a noi è quasi sempre sfuggito, è che non è necessario essere d’accordo con le scelte degli altri: è sufficiente accettarle.


Una nota a margine: A partire da questo post, inizio una collaborazione con una grafica italiana che curerà l’aspetto iconografico del blog; poiché non si tratta di una collaborazione professionale (nel senso che non ci sono di mezzo transazioni economiche), preferisce rimanere nell’anonimato, e io rispetto questa scelta. Come era emerso da un commento a un post di qualche tempo fa, non ho alcun talento per gli aspetti estetici: ho sempre scelto le immagini a caso, consapevole che una ricerca più approfondita non avrebbe portato a risultati migliori. La cosa che mi piace, di questo scambio di competenze, è sapere che le immagini non si limiteranno a ridondare il contenuto del post ma aggiungeranno un nuovo punto di vista. Nel caso di questo post, che ho condiviso all’ultimo momento, la grafica ha pensato a un film che non conoscevo, Sing Street. Felice di questa novità!


Post scriptum: mentre mi accingo a pubblicare questo post, Matija è impegnato a strapparsi i jeans con una pinzetta da elettricista e un righello per calcolare le esatte proporzioni dei buchi. Sembra un sarto. Anche in questo caso, non approvo ma accolgo! 🙂

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

106 commenti su “Diversità

  1. Angelo Biasella
    22/03/2017

    Io tifo Matija!

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    • Eduardo Franco Rondina
      24/03/2017

      e io sono con te!!!!

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    • io tifo Matija…. e ringrazio la mamma e il papa’!!! (e il fratello e’ un mito…!)

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    • giulia
      26/03/2017

      a me non sembra nemmeno una questione di gender non definito, di certo non lo si può dire solo dalla sua richiesta di colorare i capelli. Mi pare chiaro che Matjia sia un ragazzino originale e con uno spiccato spirito artistico. La maestra e’ una deficiente. Qua (io vivo a Pittsburgh, in US), meta’ dei maschietti hanno i capelli colorati e nessuno si sogna di rimproverarli o prenderli in giro. E’ una moda e i più’ estrosi la seguono. E parlo di ragazzini di 7/8 anni, non solo i tredicenni.

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  2. Elena Ferro
    22/03/2017

    Tarpare le ali a un bambino? Quanto è orribile questa affermazione! Pel di carota, mi chiamavano pel di carota. Al massimo capiterà lo stesso a Matija

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  3. Carmela De Lisa
    22/03/2017

    Ho sempre provato piacere nello studiare, nell’insegnare e nel comunicare quanto appreso. Mi definiscono strana, ma ,a 73 anni, lo considero un complimento

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  4. gaberricci
    22/03/2017

    Matija, sei il nostro eroe.

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  5. Renato
    23/03/2017

    Intanto stima infinita per il coraggio di Matija, per l’amore di Jurij, e per il coraggio e l’amore tuo e di Dunja. Credo che nella vostra famiglia stiano crescendo due splendide persone.
    Vorrei aggiungere però un elemento di complessità al tema del ruolo dei genitori, che devono anche avere un compito di protezione: se il bambino sta infilando le dita nella presa elettrica, bisogna naturalmente impedirglielo, con energia, e senza potergliene spiegare il motivo.
    Questo in mille altre occasioni, durante la crescita. E col passare del tempo diventa sempre più difficile discriminare il pericolo oggettivo da cui bisogna togliere i figli, da “pericoli” che a noi sembrano tali ma sono solo deviazioni dal nostro concetto di normalità (o peggio di quieto vivere).
    Bisogna farsi da parte lentamente.
    Mestiere difficile ma entusiasmante, quello dei genitori.

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    • simone
      27/03/2017

      Penso che sia importante lasciare ai ragazzi la possibilità di approfondire “tra loro” le motivazioni delle loro scelte, come genitori invece possiamo intervistare e cercare di capire il pensiero degli altri genitori. Non fermarti all’orrore del “tarpargli le ali” ma chiedi a quella mamma cosa intendesse, indaga, esplora. Spesso si scoprono storie di vita non banali e sarà tutta “intelligence” che ci servirà per capire il contesto che si oppone a quello della nostra famiglia. Perchè per forza tu stai crescendo coi canoni della tolleranza, ed altrove stanno crescendo coi canoni della conformazione. Sono due stili diversi, che possono imparare l’uno dall’altro.

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  6. FedericoMocco
    23/03/2017

    A 10 anni ho colorato i capelli di verde e sono andato a scuola, non mi ricordo di aver suscitato grandi reazioni tra i miei compagni di classe, magari qualche battuta ma niente di più. La professoressa, invece, mi ha chiamato “pianta”. I pregiudizi partono quasi sempre da chi non dovrebbe nemmeno averne, il problema è che, come molti comportamenti, si trasmettono dai genitori ai figli, dagli insegnanti agli alunni, dai politici al popolo, ed è per questo che la loro estinzione è ancora ben lontana.
    Complimentoni a Matija dai capelli rossi!

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  7. Lolo
    23/03/2017

    Io tifo per il padre, per la madre, per Matija, per gli amici ed i nemici, diversità è anche accettare chi non ti accetta, capiranno e se non capiranno si va avanti, la forza non vi manca, anzi questa diversità sarà la vostra forza.

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  8. Elia
    23/03/2017

    Ho quasi pianto. Ero come Matija, ma i miei genitori (quando per la prima volta a 13 anni ho tagliato i capelli da solo perche il parrucchiere era troppo ‘normale’) allora avevano già 75 e 64 anni e la cosa e stata difficile da accettare. Ma con le buone siamo sempre andati d’accordo, a 18 anni avevo 13 piercing, ora che ho 25 anni ne ho 0. Sono periodi, sono momenti vanno accolti proprio come dici tu. Ti ringrazio per avermi fatto rivivere momenti indimenticabili
    Ps. Io a 15 anni con capelli verdi e 5 piercing ascoltavo Rino Gaetano e De Gregori etc etc, i miei amici Tiziano Ferro al massimo (io li accettavo loro al 99% no)
    Ciao
    Elia

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  9. massimolegnani
    23/03/2017

    belle riflessioni su quest’episodio che non è una resa ai capricci di un bambino ma una strada difficile di comprensione e apprendimento dai propri figli.
    nell’economia “morale” dell’episodio trovo fondamentale l’apporto della maestra che con la sua disapprovazione (che però mi auguro non incida sulla valutazione globale del suo allievo) mostra a Matija anche il peso delle proprie scelte.
    ml

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  10. ELENA NICOLIS
    23/03/2017

    MATIJA SEI VERAMENTE UN ESEMPIO SEI IL MIO SUPEREROE PREFERITO. TI STIMO

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  11. Francesca
    23/03/2017

    Questo si chiama essere buoni, ottimi genitori.

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  12. Amanda
    23/03/2017

    Ai miei tempi c’era un film che trovai bellissimo “il ragazzo dai capelli verdi” allora mi insegnò molto sulla diversità, non so se visto ora lo troverei ugualmente toccante, so che ho avuto una maestra di vita che mi ha insegnato che è bello provare a guardare il mondo con gli occhi degli altri e che farlo rende il mondo più bello. Perciò benvenuto ragazzo dai capelli rossi

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  13. Garbo
    23/03/2017

    È difficile muoversi all’interno di dinamiche adolescenziali e preadolescenziali, quando problema omologazione/diversità e la domanda: “Chi sono veramente io?” inizia a porsi in maniera drammatica, mentre molte cose ti ricordano che sei ancora bambino.
    Freud diceva che esistono tre “professioni” impossibili: governare popoli, educare bambini e fare lo psicoanalista, ed eccetto che per la prima, che non mi ha mai tentato, posso dire che aveva proprio ragione.
    Nel caso specifico esemplificato dai capelli rossi di tuo figlio, ci tocca muoverci fra il timore di ostacolare la propria libertà e le proprie inclinazioni (pur tenendo presente che dobbiamo riconoscere davvero quali siano le reali inclinazioni dietro la richiesta dei capelli rossi e se la libertà sia davvero poter decidere il colore dei nostri capelli o poter diventare ciò che iniziamo ad intuire che potremmo essere).
    C’è un rischio nell’esemplificare il problema e una richiesta di questo genere articolandola nella dicotomia fra permissivismo, concessione della libertà di essere ciò che sei, l’essere sempre e comunque comprensivi, anche quando non abbiamo compreso e l’autoritarismo di chi si arroga il diritto di sapere cos’è bene per te e ti impedisce di fare ciò che lui ritiene sbagliato.
    Un genitore che ti impedisce un’esperienza e ti impedisce di commettere persino un errore è un genitore che ti impedisce anche di crescere, ma anche un genitore che ti lascia fare tutto ciò che vuoi ti impedisce di crescere, perché un’esperienza sia formativa è necessario che passi dai riconoscere il tuo desiderio, dal riconoscere altresì i timori e gli ostacoli a questo desiderio, che stimolano anche l’ingegno del desiderante nel mediare fra questo e quelli e nell’escogitare sistemi propri e originali di soddisfazione. Se togli il desiderio e il suo riconoscimento, è come se avessi tolto il motore alla tua macchina, se togli le difese dal desiderio, le perplessità, il dubbio è come se avessi tolto i freni, se togli la soddisfazione è come se togliessi il pilota della macchina.
    Io credo che un bambino vada guidato non tanto a fare le cose e l’esperienza di vita ma soprattutto ad individuare ciò che vuol fare, perché lo vuole fare e come lo vuole fare; è una cosa difficile lo so, perché significa guidarlo in un territorio di cui nemmeno noi sappiamo nulla, un territorio che dovremmo scoprire insieme ai nostri figli. In alcuni casi il nostro ruolo dovrebbe essere di sola presenza vigile, dovremmo tollerare di essere usati dai nostri figli come se fossimo dei dizionari , all’occorrenza; in altri casi potremmo essere più attivi nel proporci e nello stimolare nei nostri pargoli la riflessione e il dubbio, nell’incoraggiarli se lo riteniamo opportuno. In casi estremi potrebbe persino essere sensato bloccare una iniziativa di nostro figlio che riteniamo un’autentica follia; nel tuo caso, caro Paolo, il colore dei capelli di tuo figlio è per fortuna reversibile e anche se rimanesse rosso sarebbe un delitto solo per il senso estetico, a me è capitato in consultazione un ragazzino di dodici anni che si è lanciato dal balcone della sua abitazione al secondo piano con l’ombrello aperto a mo’ di paracadute… detto, fatto!
    E ho anche dei pazienti adulti a cui bisogna che io faccia molta attenzione, anche se, certamente, non posso far loro da balia.
    Gli errori sono formativi, ma da alcuni errori non torni più indietro, il dolore ti aiuta a crescere, ma oltre una certa soglia il dolore ti ottunde e basta.
    Ottimo post, complimenti, ben scritto e molto umano, ho avvertito fin dalla prima frase una sensibilità inconsueta nei social network e fra le persone comuni.
    Ciao

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  14. Pingback: sulla cosiddetta diversità, sulla genitorialità – racconti di cura

  15. lcomelibro
    23/03/2017
  16. Carrie
    23/03/2017

    Che belli i tuoi figli: me li sono immaginati complottare in bagno, mentre uno faceva da barbiere all’altro, ed è un’immagine che trasmette appieno il senso della fratellanza.
    Ci piacciono questi uomini del futuro, ci piacciono assai i loro genitori, che li lasciano liberi di esprimersi.
    W la libertà e complimenti!

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  17. Zio Scriba
    23/03/2017

    Matija, col suo bellissimo nome sloveno, la sua dolce intelligenza, la sua diversità, È già da tempo anche il mio Eroe. Abbraccialo forte da parte mia, se si ricorda di me (ma anche se non si ricorda). Aggiungerei di dare un bel calcio nel sedere a chi crede di poter usare “in senso positivo” un’espressione schifosa come “tarpare le ali”, ma non te lo dico, perché quel deretano non è degno di consumare le tue scarpe!
    Aggiungo una cosa sola: l’invidia sarà pure una brutta cosa, ma come invidio a Matija la fortuna di avere dei genitori intelligentissimi come quelli che ha!!

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  18. Stefano Carovani
    23/03/2017

    Solo alla fine ho letto il nome dell’ autore e ho scoperto che si trattava del babbo.
    E mi sono stupito. Bravo babbo!

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  19. irenebimbasperduta
    23/03/2017

    Grandi voi e grande Matija. Mi sono commossa. Un abbraccio fortissimo a tutti e due i bambini.

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  20. irenebimbasperduta
    23/03/2017

    P.S. leggendo ho anche imparato qualcosa di importante sull’abbinamento delle immagini al post, mille grazie alla tua collaboratrice, dunque!

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  21. Daniele
    23/03/2017

    Eh già, correva l’anno 1998
    Sono passati quasi vent’anni

    All’epoca frequentavo molto le discoteche e coloravo i capelli
    Ad onor del vero avevo chiesto un “nero riflessato mogano”
    Avendo i capelli molto scuri, prima sono stati decolorati e poi…
    Poi sono uscito ROSSO come un SEMAFORO acceso
    Non è stata una scelta, comunque ci ho convissuto una settimana

    Uscivo e andavo in discoteca, facevo il PR… sotto la strobo, illuminavo la sala di rosso

    Il lunedì seguente sono andato a scuola, a testa alta
    Ho risposto a tutte le battute di tutti i colleghi di studio (la parola “compagni” mi disturba)

    All’intervallo, da lontano, la voce di un professore napoletano che grida “Guarda ‘sto finocchio”
    Mi giro, lo vedo e rispondo
    “Finocchio io?!?! Chiedilo a tua moglie…”
    Risultato: Lantieri in presidenza
    (Cosa che accadeva frequentemente)

    Mi siedo davanti alla preside e chiedo all’insegnante di raccontare la storia, all’epoca non conoscevo la PNL e nemmeno la Filosofia, comunque ero noto per la mia personale Maieutica

    Il professore
    “Questo ha fatto allusioni su mia moglie, chiedo che venga sospeso”
    Ed io, bastardo
    “A cosa rispondevo?”
    Il professore era più rosso della mia folta chioma… quindi ho parlato io
    “Preside, indubbiamente ho insinuato qualcosa in merito alla moglie del professore. L’ho fatto rispondendo al suo urlare ‘guarda sto finocchio’
    A tal proposito sono pronto ad ogni ragionevole punizione, contemporaneamente denuncio a lei PRESIDE la discriminazione sessuale nei confronti di chi è davvero omosessuale e il tono spregiativo del suo SOTTOPOSTO qui presente. Le chiedo di avvertire subito il provveditorato. Io avviseró il mio avvocato e i giornali”

    GELO, GHIACCIO, SILENZIO TOMBALE

    La preside ha iniziato una lunga mediazione terminata con le reciproche scuse

    Solo che, capisco bene, non tutti hanno la pellaccia dura fin da giovani
    Come non auguro a nessuno di farsela come è capitato a me di dover fare

    Ci sono insegnanti che meritano di tornare tra i banchi ed imparare l’educazione ed il senso civico!!!
    Esporre, pubblicamente, un ragazzino alle critiche è e resta sbagliato
    Comprensibile tra ragazzini da educare, incomprensibile da parte degli adulti e pazzesco da parte degli insegnanti

    Trascorsa una settimana i miei capelli sono tornati neri, li ho tinti di nuovo
    Quel professore, forse oggi è in pensione e lo mantengo anche io, anche se rimane un cafone ignorante

    Ormai sono vicino ai 40 anni
    Sempre eterosessuale praticante e con svariati amici gay
    Molti di loro non si sono mai tinti i capelli…

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  22. Paola
    23/03/2017

    Ti ringrazio perché le tue parole mi hanno toccato il cuore ricordandomi l’importanza del aiutare i nostri figli a sostenere la loro unicità ed aggiungo che per poter essere liberi di essere è necessario lasciar Essere.

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  23. Pingback: Le sirene dell’omologazione – Bar Snob

  24. Agata
    23/03/2017

    Mi viene in mente una mia amica che frequentava una scuola di suore (sì, suore) e si tinse i capelli di verde. Commento di una suora: “Bello quel colore… come hai fatto ad ottenerlo?”

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  25. silvia brunetti
    23/03/2017

    … si .. vabbè … tutti ‘sti discorsi sulla diversità e poi non si considera la cosa più importante … che mettersi in testa quelle schifezze è come bersele… e che, se si insiste, magari a 20 anni si è pelati o che un po’ più in là ci si ammala di qualcosa…son mode lanciate dal sistema stesso per renderci più rintronati, malati, addormentati e omologati … altro che diversità, altro che libertà..son mode lanciate da imbonitori senza scrupoli… ognuno è libero di avvelenare i propri figli come vuole, ma sarebbe il caso di darsi una sveglia!!! …

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    • Paolo Garau Salis
      24/03/2017

      Senza offesa.. ma non sei proprio una professoressa di chimica.
      Alcune sostanze penetrano nella cute altre no. La tinta è poi una di quelle cose che non si fa tutti i giorni quindi il danno, in caso, sarebbe minimo e comunque mai tale da cagionare la perdita dei capellli definitiva se non causata da ustione o da reazione cutanea grave a causa della eccessiva sensibilità cutanea o da componenti fuorilegge. Quindi non direi altre sciocchezze se fossi in te e troverei un altra scusa per giustificare la tua gestione familiare.

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    • viccavdo
      24/03/2017

      Ahahahahahaha. Ecco chi ha “veramente” compreso il senso di questo post. Grazie Silvia. Mi serviva proprio una bella risata.

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  26. chiara
    24/03/2017

    Magari ha usato l’hennè… rinforza pure i capelli…

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  27. Stefano
    24/03/2017

    “Normalità”, che parola inquietante…..Da sacerdote/insegnante che ha a che fare da anni con gli adolescenti. sono perfettamente d’accordo con te. bravo papà, grazie di questa riflessione

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  28. Cat
    24/03/2017

    tuo figlio è un uomo libero. pensa a quei genitori che hanno i figlie diversamente abili sul serio. grazie per questo scritto molto bello

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  29. lara137
    24/03/2017

    non è necessario condividere le idee degli altri, è sufficiente accettarle, costruirei un mondo nuovo e migliore su questa affermazione, un mondo per i miei figli che come il tuo hanno la capacità di essere diversi a dispetto di tutto.

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  30. Dea Simo
    24/03/2017

    Bello. Il problema è sempre trovare il giusto mezzo tra l’accogliere e l’incanalare, cosa non semplice. Non semplice affatto.

    «Senza argini l’ac­qua impetuosa straripa. E co­sì è la vita dei bambini, senza argi­ni il loro impeto e la loro energia non li condurranno tranquillamen­te alla vita adulta. Bisogna incanalarli e contenerli. Questa è l’educa­zione, il compito dei genitori. Se non ha limiti il bambino sconfina siste­maticamente e finisce con l’amma­larsi» Daniele Novara

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  31. Giovanna
    24/03/2017

    Gaspard ha sempre dimostrato molta originalità. Amava molto i cappelli, ne aveva di tutte le fogge e modelli, alcuni molto vistosi, e li indossava con grande disinvoltura. Nella scuola elementare che frequentava ad un certo
    punto hanno proibito di portare il cappello perché durante l’intervallo sorgevano controversie: alcuni bambini gli rubavano il cappello e ci giocavano tirandoselo, suscitando così la sua ira furente. Ricordo episodi del genere successi all’asilo e alle medie, con tanto di convocazione urgente a scuola per dirmi che, avendo mio figlio la pelle scura, sarebbe stato così bene con una camicia bianca piuttosto che sempre vestito di nero e con borchie aguzze ovunque!!! Tarpare le ali. La scuola ha tentato in tutti i modi. Lui, insieme a me, ha tentato di difendersi. Che fatica però. Ha abbandonato il liceo a 17 anni, adesso ne ha 20 fa il barista e ha già due figli.
    Coltiva le sue passioni, continua a studiare musica e suona in modo magistrale la batteria, si sta costruendo un plastico tutto da solo. Spesso penso di non averlo tutelato abbastanza, ma ero giovane inesperta sola e sempre di corsa per avere la forza di trovare un’alternativa all’istituzione scolastica.
    Bello questo blog, grazie.

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  32. M.Barbara
    24/03/2017

    Che bello non sentirsi soli 🙂 Ho anche io una figlia undicenne nella stessa situazione. Per lei il punto non sono i capelli, ma i vestiti o i suoi gusti personali. Soffre quando si sente giudicata o abbandonata da un’amica o da un amico, ma poi mi dice che è giusto così, che non rinuncerà per il parere degli altri. I suoi amici, quelli le cui ali sono state tarpate dai genitori e che già somigliano al cartamodello cui devono conformarsi, cominciano già ora ad avere una serie di problemi, che però vengono ignorati: l’importante è far fare bella figura a mamma e papà.

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  33. Giunia
    24/03/2017

    Consiglio un regalo alla maestra, e ai genitori rompiballe (e magari anche a Mattia, fra qualche anno): John Stuart Mill, On Liberty.

    Quando lo faccio leggere ai miei studenti chiedo loro, contestualmente, di venire a lezione con qualche tocco di eccentricità, in onore di quello che c’è scritto nel libro.

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  34. woo
    24/03/2017

    Non credo che lo ‘strano’ sia Matjia. Credo che la strana, fuori tempo e soprattutto poco rispettosa del suo ruolo e dei ragazzi a cui insegna sia la maestra. Sono molto vicina a questo ragazzino che ha la sfortuna di avere una maestra che, sul piano umano, non è certo adeguata al suo ruolo.

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  35. Silvia Mobili
    24/03/2017

    Io gli avrei detto di no perché le tinte fanno male 🙂
    A parte scherzi, ci vuole coraggio ad avere coraggio. Gli avrei detto di no a 10 anni e mezzo, dicendo che era troppo piccolo. Magari avrei sbagliato.
    Appunto, non sono coraggiosa. Complimenti per come riesci a gestire tutto questo.

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  36. Franco Guelfo
    24/03/2017

    non ricordo quale fosse la stranezza che avevo commesso quando ero bambino (sarà stata una delle mie tante), ma ricordo il consiglio che una signora diede a mia madre: “intervieni subito, con durezza, perche’ se aspetti ancora NON LO PIEGHI PIU’ !”

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  37. Filippoz
    24/03/2017

    Qui si sta concentrando sul colore dei capelli quando il problema è che un bambino di 10 anni non debba avere come esempio un tizio come sfera ebbasta, adesso sono i capelli, il prossimo passo alle medie quale sarà bere sprite e codeina? cit. Tra non tarpare le ali e lasciare diventare un bambino un piccolo punk ce ne passa..

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    • viccavdo
      24/03/2017

      I am an anti-Christ
      I am an anarchist
      Don’t know what I want
      But I know how to get it
      I want to destroy the passerby
      ‘Cause I want to be anarchy
      No dogs body
      Anarchy for the U.K.
      It’s coming sometime and maybe
      I give a wrong time, stop a traffic line
      Your future dream has sure been seen through
      ‘Cause I want to be anarchy
      In the city
      How many ways to get what you want
      I use the best, I use the rest
      I use the N.M.E.
      I use anarchy
      ‘Cause I want to be anarchy
      Its the only way to be

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    • Paolo Zardi
      24/03/2017

      Direi che ce ne passa molto anche tra seguire Sfera Ebbasta e farsi di codeina – il tuo commento, da questo punto di vista, è significativo per quanto riguarda la gestione della diversità da parte della maggior parte delle persone: un mix di pregiudizi e semplificazione.

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    • È troppo tardi!

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  38. Anche io a 15 anni mi tinsi i capelli e dopo mi feci la permanente e li feci crescere ricci molto lunghi, ed a seguire cosi fecero un po tutti quelli nel mio gruppo e dopo qualche anno mi rapai anche a zero, oggi che sono “grande” ricordo che per me tingersi colorarsi e poi anche raparsi a zero, in disprezzo del giudizio altrui, rispondeva all’esigenza di distinguersi e non uniformarsi alle regole di una societa’ ed una autorita’ che era imperativo sovvertire (erano i famosi anni 70); nelle nuove generazioni si materializzava quell’ansia di rinnovamento che passava attraverso la sovversione, cosi’ i miei anni 70, come anche quelli dei miei amici, furono caratterizzati da questa “ansia” di rinnovamento, io ero certo che il mondo sarebbe cambiato e sotto certi aspetti e’ cambiato per poi ritornare oggi prepotentemente ad un conformismo bigotto e becero quale quello che si vive oggi.
    Forse nelle logiche attuali, fare cose simili significa affermare solo il proprio individualismo o forse la propria personale diversita’ io spererei cio’ potesse rappresentare ancora lo stesso naturale istinto sovvertitore generazionale, ma non e’ cosi

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    • Paolo Zardi
      24/03/2017

      Credo che a 10 anni sia presto per avvertire un istinto sovvertitore… Nel caso di Matija, si tratta ancora della definizione di se stessi, dello spazio che si occupa, del modo con il quale ci si vuole proporre, dei riferimenti che si vogliono seguire. Non è un atto “contro”: è una scelta privata, su un dettaglio marginale ma comunque importante nella vita di un ragazzo. Il motivo del nostro “sì” non è: “vogliamo che possa fare quello che vuole” ma “se ciò che ci trattiene è la paura della diversità, dobbiamo sforzarci di essere migliori”. Un abbraccio!

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  39. Elena Sacchi
    24/03/2017

    Io sono una mamma di ormai 45 anni che va in giro con i capelli tinti di viola e mio figlio di 10 come Matija mi ha chiesto di tingersi il ciuffo viola come i miei capelli, dopo il primo dubbio legato più che altro all’eventuale tossicità dovuta alla decolorazione ho acconsentito. Arturo, mio figlio, era il bambino più felice di tutto il mondo. Senz’altro c’è qualcuno che ci giudica in modo negativo, ma preferisco crescere mio figlio felice e con la convinzione che la libertà individuale, se non lede nessuno, é un valore in cui credere e per cui lottare. Arturo é un bambino “diverso” perché ha la sindrome di asperger, tutti i giorni mi scontro con persone “ignoranti” che ci giudicano e lo criticano, non nascondo che a volte ci rimanga male ma poi a testa alta vado avanti e nel mio piccolo cerco di insegnare che la diversità non è qualcosa di cui aver paura o di cui bisogna vergognarsi ma ció che ci contraddistingue e ci rende unici.

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  40. Fulvio Magni
    24/03/2017

    Oggi non esiste nulla di più conformista del dichiararsi omosessuali e passeggiare mano nella mano in stazione. La vera diversità è stare zitti e chiudersi in dark.
    Il paragone con i capelli rossi è poco azzeccato.

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  41. Sabrina Apicella
    24/03/2017

    Sto crescendo 3 preadolescenti da sola…Grazie pensavo di essere sola.
    Firmato una rossa! 🙂

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  42. martina.avanza@unil.ch
    24/03/2017

    Sono d’accordissimo sull’accompagnare e non stigmatizzare il “diverso” (diverso da chi poi? gli altri sono tutti uguali?). Una cosa però mi disturba ed é il passaggio dal parrucchiere come gesto di consumo. Io a mia figlia ho detto che prima della prima liceo non se ne parla proprio di tinte o altre cose, solo tagli utilitaristi (cioé se hai le triple punte, allora ok il parrucchiere). Non perché voglio che sia “uguale” ma perché non voglio che diventi troppo schiava del consumismo che investe tantissimo nella categoria pre-adolescenti con linee di vestiti, prodotti ecc. Insomma sono considerati un vero target sempre più giovani e, per quel che posso, cerco di resistere…

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    • Paolo Zardi
      24/03/2017

      Grazie per questo commento. Come tutti i genitori, abbiamo molti dubbi, e l’unica cosa di cui siamo sicuri è che commetteremo un bel po’ di sbagli… 😉 Ma Matija non è vittima del consumismo: ha mille interessi che si è scelto lui e che sono fuori da ogni moda o tendenza. Quando andiamo a comprare i vestiti, non è semplice, perché ha gusti che non seguono i canoni attuali. I capelli rossi se li è pagati lui con la sua paghetta. Il punto, però, non riguarda tanto cosa sceglie, quando le ragioni che stanno dietro i nostri “no”: se sento che sto dicendo di no perché vorrei che mio figlio fosse uguali agli altri, cerco di superare questa aspirazione, che è del tutto naturale ma che finisce, come diceva quella mamma (che immagino essere in gamba comunque), per tarpare le ali. Non è importante avere i colori rossi – un dettaglio del tutto trascurabile: è importante però che questi ragazzi sappiano che si possono fare scelte fuori dal coro. Tutto qui.

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  43. Fabio Barbera
    24/03/2017

    Grande! 😀 Le nuove generazioni stanno trovando la forza e la volontà di accogliere e difendere le diversità nonostante il boicottaggio e l’ostilità di quelle vecchie. Rende ottimisti! 🙂

    Leggendo l’aneddoto c’è da sperare: saranno tutti i Matija d’Italia a consegnare il bigottismo, gli apartheid e le discriminazioni al passato e all’oblio.

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  44. Sissi
    24/03/2017

    Si dice che dar vita a un figlio è offrire un ostaggio alla sorte, alla società, alla fortuna. Nel nostro caso, cone non bastassero le altre cose, abbiamo offerto nostro figlio in ostaggio alla scuola. E a professori bravi o a soggetti folli, a dei e bastardi, ad asini e a gente che cercava di fare, correttamente, il proprio lavoro.
    Prendiamo il caso di un professore di filosofia che inopinatamente, senza preavviso, mise un bel quattro al mio ragazzo, alla fine del primo quadrimestre. Sconcerto, stupore: il ragazzo non aveva avuto una sola interrogazione. Interrogato il professore fu costretto ad ammettere che gli davano fastidio i capelli del suddetto, chiusi in codino o in treccia dietro la nuca. Facevano tanto sinistra e rivoluzione, sciatteria e disordine … non andavano proprio. Era un avvertimento chiarissimo. Cosí, nel nostro tanto democratico paese, io intrecciai un bel giorno, a denti serrati e per l’ultima volta, i capelli biondi e setosi di mio figlio (convinto da frasi del tipo À la guerre comme à la guerre, Attacca l’asino dove vuole il padrone, aspetta e farai come vuoi tu) e con la morte nel cuore glieli tagliai, scagliando mentalmente ben mirate maledizioni, a chi coglie coglie, mentre il pupone subiva l’esecuzione in silenzio. E dentro di me ridevo amaramente, pensando ai “codini” reazionari e ai ben tosati rivoluzionari che gli avevano tirato giú la testa. Nel mio caso si erano invertite le parti … Quella treccia la conservo ancora. È nel mio comodino e tutte le volte che la tocco riprovo gli stessi sentimenti: tenerezza della mamma che sono stata, vergogna della mia vigliaccheria, rabbia omicida nei confronti di quel qualcun altro, che, al secondo quadrimestre, concesse il sette.
    Una cosa l’ho imparata, però. E ho assistito, senza batter ciglio, alle scollacciate sfilate estive dei miei studenti in seduta di esame, senza aprire mai bocca. Nun me ne poteva frega’ de meno.

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  45. Fabio Piero Fracasso
    24/03/2017

    Hai scritto cose belle senza trionfalismi. Spero di essere capace di difendere volterrianamente mia figlia (undici anni a fine novembre) come te.
    Al momento, la sua diversità è quella di essere, sì, appassionata di iPod, ma la legge libri e, la sera, ama ancora che sia io a leggerglieli. Peggio dei capelli color pervinca.

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  46. Ema
    24/03/2017

    Credo ci sia poco da aggiungere a quanto già scritto. Se fossero tutti come voi nel mondo scomparirebbero in un attimo le guerre, la fame, e le ingiustizie. Ciascuno di noi dovrebbe avere il coraggio di Matija, ma purtroppo non è così. Un abbraccio.

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  47. sevenontheroad
    24/03/2017

    Complimenti per il bellissimo post! A casa nostra ancora niente tinte per i capelli ma piercing sì! Abbiamo vissuto vari anni in Brasile dove è sicuramente più facile essere sé stessi, vieni molto meno giudicato per il tuo aspetto… Così loro sono cresciuti liberi, danno poca importanza a quello che pensano gli altri e di questo siamo veramente felici pensando al lungo percorso che abbiamo fatto noi per uscire dalle righe… sicuramente in tutto questo aiuta molto il fatto che non vanno a scuola. Quindi stima immensa per il coraggio di Matija ad affrontare il mondo dei “normali”!
    Un grande abbraccio

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  48. ili6
    24/03/2017

    Avete resistito due giorni…Direi pochini, ma per una temporanea tinta di capelli ci può anche stare.Se avesse chiesto un tatuaggio permanente? e poi un altro e un altro? Penso che in tal caso la situazione sarebbe stata diversa.
    Non mi sento di condannare la maestra anche se ha usato un aggettivo un pochetto forte. Matija non è un diverso, è un essere pensante e libero che, alle porte dell’adolescenza sente già il bisogno di misurarsi con gli altri, primi fra tutti i genitori. Così come Alessio che, alla sua stessa età, si è presentato in classe con mezza testa quasi rapata e due lunghe e evidenti saette e l’altra metà coi capelli lunghi e punte arricciate dalla permanente . “maestra, ti piace la mia nuova capigliatura?” “No, Alessio. Stavi meglio prima con ciuffone, ma non preoccuparti, i capelli, se vorrai, cresceranno.” Anche le maestre sono esseri liberi di pensare e questo non deve sorprendere nè Matija nè Alessio.

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    • Paolo Zardi
      24/03/2017

      Due giorni sono pochi, ma conosco mio figlio da dieci anni e mezzo… 😉 Confermo: al di là che i tatuaggi sotto i 14 anni sono vietati, e tra i 14 e i 18 richiedono il consenso di entrambi i genitori, sarebbe stata una storia diversa.

      Personalmente, non condanno la maestra – e credo di non averlo fatto, nel post. Potrebbe avere una sensibilità diversa da quella che ha: non ce l’ha, e accetto la cosa. Nel complesso è una persona in gamba, che ha insegnato molto a mio figlio – anche a doversi confrontare con persone che la pensano in modo diverso e non si sentono in obbligo di dire che va bene qualsiasi cosa. Sui genitori, ognuno la vede a modo suo. Non mi permetto di dire agli altri come devono educare i loro figli, e vorrei che neanche loro si permettessero di farlo. Ma anche qui: non mi spaventa il giudizio degli “altri” in generale. Mi piace ascoltare le persone di cui ho stima, sperando sempre di imparare qualcosa.

      Sulle richieste “strambe” dei figli, credo ci siano tre modi di rispondere: “no”, perché non va bene; “sì”, perché puoi fare tutto quello che ti salta in mente; e “parliamone”. La terza è la risposta che mi piace di più. A presto!

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  49. Wen
    24/03/2017

    Pero pensate che quando i bambini diverranno gli adulti di che codici dovranno subire dalle aziende, alla società… Tutte le cose ha dei limiti da considerare, perché non viviamo in un mondo fantastico come vogliamo invece in un determinato spazio e tempo, bisogna anche accettare la realtà e trovare delle soluzioni migliore per convivere con gli altri…

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    • Paolo Zardi
      24/03/2017

      Dovrei insegnare a un bambino di 10 anni a rinunciare a essere non omologato perché quando sarà in azienda, tra 20 anni, dovrà rispettare il dress code? Naaa! 🙂

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  50. lostudente
    24/03/2017

    Io sono per la massima libertà dell’espressione personale. Sono però colpito dal fatto che aumenta sempre di più il numero delle persone convinte che il valore della propria persona ed il livello della propria libertà dipendono moltissimo dalla propria apparenza e molto poco dall’originalità del pensiero o dalla profondità del sapere. Vorrei credere che le lotte dei ragazzini per il colore eclatante dei capelli o delle teenagers per un paio di tette finte per il 18° compleanno o per tatuaggi sempre più minacciosi e ricoprenti, siano solo un segno delle crisi adolescnziali di forti personalità che crescono: poi guardo torme di ultracinquantenni che hanno gli stessi valori e mi cascano le braccia.

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    • Paolo Zardi
      24/03/2017

      Ok, prossimamente scriverò un libro sulla vita di mio figlio per far capire che non si riduce a un bambino che chiede di avere i capelli rossi. Meglio?

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  51. Luigi Di Leo
    24/03/2017

    La libertà di fare tutto quello che passa per la testa non è ragionevole perchè un giorno potrebbe anche decidere di eliminare i propri genitori….la libertà è legata alla verità e all’amore….l’amore pedofilo non è ragionevole e disumanizzante, due donne che si baciano, che si sposano hanno dei problemi di disordine affettivo, procreativo,…..faccio quello che voglio con il feto che vive in me non è ragionevole perchè s’interrompe un processo vitale…..l’educazione è processo che va alla ricerca della verità e non un ” sei libero di fare ciò che ti passa per la testa” …….un insegnante in pensione…..il relativismo etico sta portando l’umanità alla disumanizzazione in atto……

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    • Paolo Zardi
      24/03/2017

      Diciamo che il passaggio tra “voglio i capelli rossi” e “la disumanizzazione in atto” è un po’ azzardato…. in ogni caso, sul fatto che se due donne si baciano hanno dei problemi di disordine affettivo e procreativo, cosa dovremmo dire di uomini che scelgono la castità in nome di una religione, e vogliono spiegare agli altri come dovrebbe essere il rapporto amoroso tra due persone?

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  52. EZIO
    24/03/2017

    Devo dire che il tuo post è perfettamente in grado di circostanziare le mie preoccupazioni di genitore 53enne con un figlio di 22 mesi.
    Sono sempre stato abbastanza “sopra le righe” (fino oltre i limiti del codice penale), tuttavia mi coglie con una certa frequenza il timore di non essere capace, quando sarà il momento, di adeguare i margini del mio punto di vista alle esigenze della vita di mio figlio.

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  53. Eleonora
    25/03/2017

    Ero anche io Matija….e negli anni ’90 mia madre ha cercato sempre più o meno di tarparmi le ali. volevo i capelli a righe fuxia e blu. e me li sono fatti. di nascosto. e mia madre mi obbligò ad andare a comprare una tinta normale perché era il 1 giorno di scuola e “non potevo andare conciata cosi”. Ero molto eccentrica di aspetto, pantaloni strappati, maglie con circuiti cuciti, molle nei dreads. per un periodo circolavo pure con una catena al posto della cintura, con una parte più lunga dove c’era un lucchetto attaccato. Non volevo assolutamente esser notata, volevo solo non essere uguale ai “normali”ma ovviamente in una città come Treviso, bigotta fino alla morte, ho ottenuto proprio l’effetto contrario! Anche alcuni professori non tolleravano il mio stile. una volta la professoressa di fisica voleva mandarmi dalla preside. mi piacevano ic apelli colorati, i piercing, i tatuaggi, il punk, il rock, il glam rock, i concerti, la tekno e cosi via. Secondo i “normali” sarei dovuta morire con un ago al braccio in qualche stazione. Invece nn mi sono mai bucata, ho studiato, so 4 lingue, faccio sempre del bene al prossimo, ho creato una MIA famiglia e mi sono pure sposata! son passati 17 anni da quando ero cosi. Ed è bello ogni tanto(specifico “ogni tanto”)tornare in quella città con mia figlia e mio marito, rivedere gli stessi bigotti e lasciarli a bocca aperta sul fatto di non solo aver sempre fatto cose buone, ma di esser ancora viva e più felice di loro. I piercing si possono togliere o alleggerire, i capelli crescono e si possono ritingere. sono sfizi,null’altro. i paraocchi invece sono problema eterno! certo, anche tutti i miei tatuaggi ma loro raccontano un sacco di cose ❤ più Matija per tutti!

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  54. Mara
    25/03/2017

    Sono sempre stata la pecora nera e non per chissa’ quali motivi ma non mi sono mai trovata bene nel “gregge”. Credo che i figli vadano incoraggiati a esprimesri e a essere quello che sono ma non credo che questo sia il modo. Sinceramente trovo un po’ inquietante il fatto che un bambino di 10 anni e mezzo si colori i capelli, di qualunque colore. LO troverei altrettanto inadeguato se si trattasse di una bambina che si fa bionda. Non e’ un po’ presto? un po’ inutile? appoggiare i propri figli si, ma anche guidarli, spiegargli che non tutto quelo che gli salta in testa e’ fattibile e adeguato alla loro eta’. Mio figlio e’ fissato conle maschere. Ne fa di tutti i tipi a casa. Fino a tre anni l’ho sempre lasciato uscire vestito come voleva. Poi gli ho spiegato che a casa fa come vuole e che a Carnevale anche, ma che a scuola si veste bene e pulito e che semplicemente quando non e’ Carnevale non ha senso andare in giro con parrucche e magliette di mille colori o chi piu ne ha piu’ ne metta.

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    • Carlo
      25/03/2017

      Giusto! Si deve essere conformi, non uscire dal gregge, se non nella più ristretta sfera privata. Mica possiamo dar retta a quell’imbecille di Søren Kirkegaard che diceva: “La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Non si può costringere gli altri a dover distogliere lo sguardo dai nostri ORRIBILI capelli di colore insolito per evitarne la vista. Devono poter essere liberi di guardarci i capelli quanto vogliono. Se no dove andremo a finire? Al rispetto delle personalità altrui, forse?

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  55. Maura
    25/03/2017

    Grazie per questa bellissima testimonianza.. Sono un’insegnante di scuola primaria e qualche anno fa (avevo più di 30 anni), decisi di cambiare look.. così i miei capelli diventarono verdi, gialli, viola, fucsia.. poi rossi, arancio.. I bambini accettarono subito il cambiamento della loro maestra.. I genitori molto meno.. andarono a protestare dal Dirigente scolastico e addirittura dal parroco del mio paesello (ero anche catechista!!!).. loro ritenevano che un’insegnante NON poteva e NON doveva presentarsi a scuola ‘in quel modo perché deve dare il buon esempio’ (Cit.).. Dirigente e prete non mi dissero mai nulla e io continuai imperterrita a colorare i capelli tanto che, il primo giorno di scuola dell’anno successivo a tutte quelle polemiche, mi presentai sulla porta della scuola con la testa completamente azzurra!!!! Vi immaginate??? Le mamme furibonde mentre i bambini erano felicissimi.. ero diventata la ‘paladina’ di una bimba.. qualche mese dopo lei si ammalò di leucemia.. venne sottoposta alle cure necessarie.. perse i capelli e indossò la parrucca.. si faceva tingere qualche ciocca come la sua maestra.. diceva anche che, una volta guarita e una volta rispuntati i suoi ‘veri’ capelli, li avrebbe tinti di azzurro.. bè.. lei non c’è più.. la malattia se l’è portata via a metà quinta elementare.. da allora io non ho mai smesso di colorare i capelli e lotto quotidianamente per insegnare ai miei bambini che il ‘diverso’ non fa paura.. che il ‘diverso’ non é poi così diverso da noi.. spero davvero che un giorno si possano ricordare di quella maestra un po’ “strana” e non abbiano timore a mostrare le loro ‘diversità’ e soprattutto che abbiano la forza e il coraggio di accettare tutti indistintamente.. ma loro saranno sicura
    Scusate

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    • tizipradetto
      25/03/2017

      Ringrazio per il forte messaggio, in linea con il mio articolo uscito oggi su http://www.pleasebenaked.it, ieri ho accennato al suo magnifico ragazzo come ‘aquilotto’ sulla pagina FB. Grazie per questa sinergica condivisione Tizi Prade

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  56. Ornella Manfron
    25/03/2017

    Ho da poco compiuto 60 anni, e ammiro tuo figlio è tutta la tua famiglia!

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  57. therookverzuno
    25/03/2017

    Tientelo caro, a occhio e croce sarà un altro Bowie! In bocca al lupo.

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  58. cartapierangela
    25/03/2017

    L’ha ribloggato su cartapierangelae ha commentato:
    È tempo che allarghiamo il nostro piccolo mondo.

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  59. amanda
    25/03/2017

    Caspita Paolo hai scatenato un putiferio, anzi Matija rossochiomato ha acceso le polveri 😉

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  60. Fabio
    26/03/2017

    Mi vergogno di essere un insegnante. Conosco, purtroppo, la mia categoria: gente in linea di massima frustrata e con l’apertura mentale.di un criceto. Grande Matija ed esemplari i genitori. Tante.cose belle!

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  61. Deborah
    26/03/2017

    Ragazzi, ma quale scelta ideale e coraggiosa? È solo andato dal parrucchiere! È un semplice cambio di look. Le scelte coraggiose, scusate, sono altre. Questa sembra più un capriccio.

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  62. Pingback: DIVERSITA’ – Il paese delle donne on line – rivista

  63. Marco
    26/03/2017

    Sarebbe interessante capire come vi rapportate con i NO, non si può fare. Oggi dire di sì ai propri figli è alquanto facile e non parlo di tarpare le ali ma di cose molto più banali e commerciali:
    Voglio il telefonino, la ps, voglio uscire fino a questora , voglio voglio voglio…
    Desideri che non esprimono magari una differenziazione ma una richiesta di omologazione o di affermazione di se stessi in un panorama sempre più volto al l’affermazione dell’io piuttosto che alla accettazione di un vivere comune. El l’accettazione della diversità . Fatti un pensiero per il prossimo blog giusto per…

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    • Paolo Zardi
      27/03/2017

      grazie per il suggerimento
      il mio invito è non pensare che mio figlio sia nato il giorno in cui ha chiesto di colorarsi i capelli

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  64. Livia
    26/03/2017

    Ho una bambina di 14 mesi, e non passa giorno in cui io non mi auguri che da grande possa fare quello che vuole… a volte ho paura per le pieghe che vedo prendere al mondo e alla nostra società in questi ultimi anni… attentati folli, gente che si radicalizza (non necessariae in senso religioso) e spero che lei non caschi mai in una cosa del genere e che possa rimanere sempre fedele a sé stessa. Matija con i suoi capelli lo ha fatto, tanto di cappello per il suo coraggio… ci vorrebbero più persone così.

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  65. carlo
    26/03/2017

    Bellissimo ..complimenti davvero ..non sarebbe male farlo leggere a molti genitori …magari vedrebbero le cose con una angolazione diversa 🙂

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  66. Barbara
    27/03/2017

    concordo pienamente! I figli devono saper scegliere la loro strada e i genitori devono solo offrire loro delle opportunità che li preparino ad affrontare consapevolmente i problemi a cui andranno incontro. Anche mio figlio (che era del 1969), quando era adolescente aveva i capelli lunhi e borchie e bulloni sui giacchetti e, quando spesso succedeva di venir emarginato per il suo modo di apparire diceva: la gente mi deve giudicare per quel che sono, non per quel che sembro! Grande lezione…. mi faceva star male nel vedere che soffriva, ma non potevo far altro che appoggiarlo.

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  67. Selva
    27/03/2017

    Tre cose veramente tristi: una maestra che non è adatta al ruolo (eufemismo…), una madre che pretende di “tarpare le ali” ai figli e lei che cita l’età della maestra come se fosse automatico che a 60 anni devi “essere fuori”. Questo la rende non molto diverso da chi mal sopporta l’estro artistico di Mattina. Io ho 70 anni, sono ex maestra e apprezzo (a proposito mio primogenito si chiama Donald e ha 48 anni……)

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  68. Selva
    27/03/2017

    Matija, ovviamente correzione orripilante del TABLET.

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  69. tiziana
    27/03/2017

    Scusi ma sono piuttosto basita.
    Colorare i capelli rosso fuoco a 10 anni??? Alle elementari?
    La cosa che più mi stupisce è che abbiate cercato di fargli cambiare idea per ben… DUE GIORNI.
    Io non vedo libertà e diversità, vedo un bimbo capirccioso tristemente assecondato da genitori che, attraverso i figli, vogliono mostrarsi anticonformisti.
    Se una figlia femmina le avesse chiesto di farsi i colpi di sole biondi in quarta elementare avreste reagito con il medesimo entusiasmo?
    Per quanto mi riguarda, avrei risposto che potrà farsi i capelli rossi quando avrà i soldi per pagarsi il parucchiere, e comunque non prima ei 15/16 anni.

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    • Giunia
      27/03/2017

      Sicuramente vede e interpreta meglio lei, del padre che l’ha cresciuto!

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    • Paolo Zardi
      27/03/2017

      1) dove ho parlato di capelli rosso fuoco?
      2) dove ho scritto che ho reagito con entusiasmo?
      3) dopo “due giorni + 10 anni e mezzo”
      4) si è pagato lui il parrucchiere (15 euro), con la paghetta che riceve
      5) non sono mai stato un anticonformista e non ho mai incentivato comportamenti anticonformisti
      6) può ovviamente rispondere quello che vuole ai suoi figli/figlie – poi magari ci scriva un post sopra, che passo a commentare

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  70. Vincenza
    27/03/2017

    L’ha ribloggato su chiacchiere pedagogichee ha commentato:
    Avrei dovuto dirgli che per me e per la mamma sarebbe stato molto più facile se lui si fosse mescolato agli altri, mettendo a tacere i suoi desideri stravaganti. Ma avrei perso un pezzo di mio figlio, quello che lo rende unico. E per la prima volta ho sentito l’orgoglio di avere un ragazzino che segue la sua strada nonostante tutto. Guardandolo, ho pensato: ecco, tu potresti essere il mio eroe.

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  71. startoveringermany
    27/03/2017

    Complimenti per il coraggio di lasciar volare libera la personalità di vostro figlio. Ha ragione quando scrive che per i genitori sarebbe più facile lasciare che i propri figli seguino le masse; non bisognerebbe poi fare i conti con giudizi sommari e consigli pedagogici non richiesti. Tuttavia partendo dal vostro punto di vista, accettando opinioni diverse senza metterle in discussione, anche questi timori perdono di importanza. Per quanto riguarda noi, abbiamo fatto un percorso inverso. Quando il coro dei compagni di classe, genitori dei compagni, parenti ed amici ci apostrofava come “crudeli” a negare il cellulare e ci invitava a conformarci alla consuetudine di regalarlo a nove anni, siamo rimasti fermi nelle nostre convinzioni. Il pargolo all’inizio ha sofferto per questa sua diversità, ma quando glielo abbiamo regalato, quasi 3 anni dopo, lo ha apprezzato di più e ci ha detto che abbiamo fatto bene ad aspettare a comprarlo. Per fortuna ognuno è libero di educare come ritiene più opportuno, senza chiedere il consenso altrui; magari succede che, oltre a tanti sbagli, qualcosa di buono si riesce pure a combinare. 🙂

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  72. sergio trapanotto
    27/03/2017

    Paolo Zardi racconta in modo emozionante e commovente.
    Ed è questa la cosa più importante.
    Quanto al resto, la questione centrale è la cosiddetta “stravaganza”, cioè ciò che è distante dal massimo della curva di distribuzione normale di Gauss, massimo dove si colloca invece la “normalità”. Ma questo massimo non ha alcun valore estetico e meno che mai morale. Ha solo valore statistico.
    Prendiamo i capelli lunghi. Gli uomini li portavano regolarmente nei secoli scorsi, ma quando negli anni sessanta cominciarono a circolare ragazzi coi capelli lunghi il moralista Celentano cantava “visti di spalle chi è la donna non si sa… voi fate le comiche in città”.
    Basterebbe quindi convenire sul fatto che la “normalità” sia del tutto “relativa” (relativa ai tempi, agli usi locali, alle tradizioni religiose, alle mode – ecco un altro termine prelevato dalla matematica statistica “moda”) che non contenga alcun valore assoluto solo perché maggioranza e qualsiasi pregiudizio cadrebbe sul nascere.
    E invece no; molti pretendono di poter dimostrare l’indimostrabile, ammantandolo di sfumature morali.
    Per alcuni, per esempio, visto che Paolo ha toccato l’argomento, far finta di essere etero quando si è gay è “meglio” che “essere” gay.
    In altre parole, pur essendo stato abolito il servizio militare, bisogna mettersi tutti la divisa del conformista, cosa fra l’altro innaturale, come sarebbe innaturale una curva di Gauss in cui la varianza (sigma al quadrato) sia zero: non avrebbe senso neanche la “normalità” se lo scarto quadratico medio fosse zero.
    In conclusione la “normalità” deve essere riconoscente alla “varianza”, perché senza di essa, la normalità stessa sarebbe un concetto vuoto e senza senso.
    PS: la vituperata (in italia) conoscenza della matematica aiuterebbe parecchio anche la conoscenza di meccanismi sociali, senza alcuna necessità di fare ricorso a fantasiose teorie sostenute solo dalla propria presunta e indimostrabile superiorità morale.

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  73. I. Annani
    28/03/2017

    Non e’ che per caso trasformiamo in eroismo quello che tanti ragazzini fanno, cioe’ vestirsi o agghindarsi in modo provocativo? Per carita’ non tarpate le ali ai vostri figli amati dei capelli colorati o dandogli nomi italiani classici. Ma siamo sicuri che non sia meglio la diversita’ espressa attraverso gesti un pochino piu’ significativi. Difendere un compagno dai bulli? Invitare alla propria festa qualcuno che nessuno invita mai? Leggere i classici russi mentre gli altri leggono solo i solo messaggini mandati dagli altri? Vestirsi con abiti di seconda mano, per ragioni ecologiche?
    Insomma mi pare che in nome della diversita’ che giustamente va rispettata, ci si concentri a premiare/condannare aspetti superficali delle persone. Cosi’ innamorati dei nostri figli edelle nostre scelte educative da fare di scelte abbastanza banali casi di eroismo. Magari nel vostro caso rispecchiano sostanza, non vi conosco e quindi non giudico. E’ solo una riflessione e anche una confessione:
    io le scelte da truzzo le stronco sul nascere 🙂
    Alternativi si’, ma con un certo stile!?!

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  74. wood
    28/03/2017

    Che ridere Zardi! ieri sera ho visto il fim SING STREET de ora identifico Matija con il protagonista 🙂
    Ogni volta che vedro’ una foto del protagonista del film per me sara’ tuo figlio!
    Grandissimo yess!!
    ciauuu

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  75. Pingback: Diversità – hookii

  76. Broono
    04/04/2017

    Una lettura talmente bella e profonda da rendere qualsiasi eventuale punto di perplessità una trascurabile nota, che quindi tengo per me.
    E allora queste due righe solo per aggiungerle alle molte (non le ho lette tutte ma scorrendole direi che il suono generale mi sembra un applauso al quale sono felice di aggiungermi) manifestazioni di stima ricevute.
    Le arrivino dal mio essere oggi uomo adulto con una vita resa difficile da ali tagliate da bambino, ché i genitori sono quella forma animale capace di ragionare sugli effetti a lungo termine solo quando valutano i propri meriti e sul breve, quindi a riduzione e chissà come mai, quando mostrano il rischio dei propri errori.
    Chi come lei sa invertire questa semplice formula certo non si protegge dagli errori -chi mai potrebbe farlo- ma se non altro li incarta in quella “cura del domani” che un giorno le tornerà indietro a forma di una persona autodeterminata e quindi pronta a entrare nel mondo, che se sarà tale non mancherà di rendergliene merito.
    La sua si chiama “buonafede”, l’unico punto dal quale un genitore dovrebbe imporsi di non sposarsi mai per farne quell’involucro nel quale offrire ai figli i propri leciti e umanissimi errori nell’unica forma che garantisce loro di essere sempre e comunque qualcosa che davvero fa la differenza tra un uomo tarpato e un uomo che vola: il principio di responsabilità.
    Complimenti a lei e una punta di sana invidia per Matija e Jurij.
    Anche io e mio fratello ci curavamo a vicenda, è l’istinto dei fratelli, solo che noi non siamo stati altrettanto fortunati e per questo lo facevamo per sommare le rispettive precarie protezioni e così darci maggiori speranze di attraversare il guado.
    C’è differenza tra curarsi a vicenda per essere più belli e farlo per essere meno brutti, un gesto che nell’essere nella forma identico contiene quella distanza tra due sostanze opposte che molto banalmente si chiama “Un buon padre”.

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  77. Pingback: Essere diversi | Il cammino di Mattia

  78. Orgoglio60
    24/04/2017

    Dapprima mi sono detta “non ti curar di lor ma guarda e passa”, poi, dopo anni di onorata carriera, davanti a tanti gratuiti insulti ho pensato di rispondere.
    Sono l’insegnante orgogliosamente sessantenne, non “antica” e tantomeno “ottusa e superata”, come il genitore mi vorrebbe fare apparire.
    Da svariati decenni ho avuto ed ho la fortuna di visitare Paesi di tutti i continenti, così confrontandomi spesso con vere e proprie “diversità”. Ciò mi ha sempre offerto qualcosa di bello e di nuovo, arricchendomi anche nella mia professionalità. Sono veramente indignata per quanto attribuitomi, peraltro senza alcun confronto, poiché non è mia abitudine apostrofare i miei alunni con espressioni che non siano consone al mio ruolo di insegnante ed educatrice. Tanto meno ho mai proferito l’aggettivo “inguardabile” rivolto all’alunno. Non ho mai considerato Mattija (come tutti gli altri miei alunni) né “diverso” né “strano”, ma solo uno delle centinaia di ragazzi ai quali ho avuto il piacere di insegnare, ragazzi impegnati ad aprirsi al mondo come lo fanno da sempre tutti gli adolescenti. La “capigliatura” ed il colore dei capelli di un alunno non sono e non sono mai stati di certo un “problema” per la scuola e tantomeno per me. I problemi veri sono ben altri e cioè educare e preparare gli alunni perché siano i cittadini di domani, pronti anche all’ “eroismo” della quotidianità.
    La mattina nella quale il mio alunno si è presentato a scuola con la sua nuova “capigliatura” sono stati i suoi compagni a chiedermi se mi piacesse o meno il suo nuovo look, ed io mi sono limitata a rispondere con un semplice “NO”, condividendo così, a quanto si legge, l’opinione dichiarata dal suo stesso genitore. In tanti anni di carriera i genitori dei miei numerosi alunni hanno ritenuto di manifestarmi costantemente la loro stima ed il loro apprezzamento per quanto stavo facendo per i figli. Non si più confondere, però, l’esigenza di rispetto e buona educazione con l’incutere “paura”. Sono, altresì, convinta che il compito di un genitore non si possa tradurre nel dire sempre dei facili si, come se fossero manifestazioni di modernità, autonomia e “coraggio”, ma che la scelta più difficile sia proprio quella di esprimere qualche motivato NO, di gran lunga molto più educativo ed impegnativo.
    Mi fa sorridere, poi, che il genitore concluda che il figlio sarebbe ora intento a strappare i jeans per adeguarsi alla moda, ed anche questa sarebbe una conquista e l’ampliamento di una nuova frontiera; ebbene, sarà molto sorpreso di apprendere quel genitore che è esattamente ciò che è avvenuto molti anni or sono (proprio con riferimento ai jeans) per i miei figli adolescenti, guarda caso, suoi coetanei!
    Per concludere sarebbe logico che il suddetto genitore avesse un po’ del “coraggio” di Mattija nell’affrontare i problemi, porgendomi le proprie scuse per il suo discutibile ed inadeguato comportamento. Ho sempre ritenuto che ogni problema, laddove esistente, debba essere affrontato e risolto con un sereno e costruttivo confronto e non posso apprezzare chi, anziché seguire questo “iter” civile, si pregi di utilizzare vie “informatiche”, tenute ignote a coloro che ne sarebbero i diretti interessati, per cercare consensi e visibilità sul web da parte di persone sconosciute e che hanno sentito solo una campana (stonata).
    Tuttavia, su una cosa concordo pienamente con il genitore: che il figlio sia di gran lunga migliore del padre.

    P.S. Sono talmente “antica” che sono appena rientrata da una gita scolastica in montagna di tre giorni, con i miei ragazzi, tra i 10 anni e mezzo ed 11, gita dedicata ad insegnare loro a conoscere, apprezzare e rispettare la natura!!!

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    • Paolo Zardi
      24/04/2017

      Gentile Maestra,

      ho letto il suo commento al post sui capelli rossi di Matija.

      Parto dall’aspetto che più mi sta a cuore: mi scuso sinceramente con lei. So che in certi casi le parole servono a poco, ma credo che in qualche modo si debba ripartire da qua.

      Curo un blog da più di dieci anni; ha sempre accompagnato il mio hobby legato alla scrittura, come una sorta di brogliaccio nel quale raccogliere idee, quasi sempre legate alla letteratura. Il numero di persone che lo segue è esiguo, come è giusto che sia. A volte, la fiction e la realtà si mescolano: episodi della mia vita diventano l’occasione per affrontare alcuni aspetti che mi stanno a cuore e viceversa. Non è un diario, e non è neppure uno strumento per raccontare la mia vita; succede qualcosa e io cerco di trovare un modo per rielaborarla in una forma più ampia, più generale, con i mezzi che ho a disposizione.

      Ora, ho scoperto che questo modo di procedere, questo scrivere storie in un blog dove compare il mio nome, e l’ambiguità che riguarda la corrispondenza tra queste storie e la realtà che ci sta dietro, e la semplificazione che introducono, è un atto ingenuo e ingiusto.

      Ho commesso un errore che considero grave, in particolare nei suoi confronti e nei confronti della madre della quale ho citato le parole fuori dal loro contesto; questo errore ha innescato una riflessione profonda.
      Nel caso specifico, la semplificazione che ho introdotto riguardo un’ipotetica maestra di Matija non solo ha falsato la realtà ma non rappresenta l’opinione che ho di lei. So che scriverlo ora, dopo il suo commento, è inutile, per cui non le chiedo di credermi, ma io ho grande stima di lei e del lavoro che ha fatto in questi anni, anche e soprattutto con Matija. Da genitore, ho diverse evidenze: il fatto che Matija straveda per lei, il fatto che Matija abbia piena fiducia in lei, il fatto che Matija la consideri centrale nella sua vita di studente e di bambino. Per un carattere come quello di Matija, era necessario un punto fermo, e lei lo rappresenta; ha saputo accettare alcune peculiarità di Matija con grande apertura mentale, senza per questo cedere alla pericolosa tentazione del “va tutto bene”. Questo confronto ha permesso a Matija di crescere, di prendere consapevolezza di sé, di imparare a relazionarsi con persone diverse da quelle del suo nucleo famigliare; non solo: ha permesso a me e a mia moglie di rivedere diverse posizioni, e, dove possibile, di crescere un po’. Forse non è sempre stato facile; ma forse, proprio per questo, è stato un percorso di arricchimento.

      Nella storia che ho raccontato l’obiettivo era parlare della generica difficoltà di un genitore nell’avere un figlio in qualche modo “diverso”. Per farlo, ho riportato i problemi che molti ragazzi incontrano nel relazionarsi con il mondo – il giudizio degli altri, la chiusura di certe posizioni. Non era la storia del “mio” Matija, e del suo rapporto con il mondo. I suoi capelli rossi erano il punto di partenza, lo spunto; e per fargli acquisire il significato che volevo, ho costruito degli antagonisti generici, i più classici: gli insegnanti, i genitori, la società in generale. Da una parte quindi c’è un episodio complesso, con una storia di dieci anni dietro, una famiglia come tutte le altre – quindi con genitori pieni di dubbi, forse impreparati, e figli complicati –, i genitori di altri ragazzi con punti di vista diversi e maestre che fanno il loro lavoro nel modo migliore possibile; e poi c’è un suo distillato, dove volevo mettere in luce un aspetto che mi stava a cuore: la difficoltà di gestire un figlio che non è interessato a essere uguale agli altri. Per farlo, ho dovuto semplificare questo evento, riducendolo al suo essenziale – forzando e falsando le posizioni, i punti di vista. Non c’era malafede: banalmente, non avevo nessun motivo di essere fedele alla realtà, perché l’obiettivo era un altro. Non era un post che descrive il mondo nel quale vivo, né un modo per contestare i “maestri reali” di mio figlio. Ma, come le scrivevo sopra, mi sono reso conto dopo di aver commesso un grave errore.

      Dopo aver postato la storia dei capelli rossi per un pubblico ristrettissimo di persone, che conoscono il mio percorso all’interno del blog, questa storia ha iniziato a essere rimbalzata un po’ ovunque; e sono iniziati a piovere i commenti. Se può consolarla (non credo, ma tant’è), quei commenti – quelli entusiastici, quelli feroci, schierati ora da una parte, ora da un’altra – mi hanno sconvolto. Mi sono reso conto di aver messo alla gogna delle persone che non c’entravano nulla; di aver fatto passare una posizione incerta e piena di dubbi, la mia, come una sorta di atto di estremo coraggio – l’apertura verso la chiusura, il bene contro il male… Ho contribuito, con la mia semplificazione, che era in buona fede, visti gli obiettivi, ma ambigua, visto il mio nome che compare nel blog, all’orrore che ogni giorno vedo nel web, dove sembra che tutti aspettino l’occasione per scaricare il proprio odio verso qualcuno, al di fuori di qualsiasi possibilità di confronto. Senza persone vere, che possono argomentare il proprio punto di vista, i personaggi di un post diventano il bersaglio contro il quale è possibile scagliare la propria rabbia, che l’anonimato amplifica. Ho visto una violenza brutale aizzata dalle mie parole, contro di lei, contro la mamma, contro me e mia moglie e Matija. Ho cercato di capire in che modo le parole che ho scelto fossero responsabili di tutto questo e alla fine mi sono reso conto di aver sbagliato in un modo che non avrei mai voluto. Quando me ne sono reso conto, era già troppo tardi. E tutto questo mi ha fatto molto, molto male – più di quanto lei può immaginare.

      Per questo motivo avrei voluto trovare un momento di serenità per parlarne con lei – con la mamma ho avuto già modo di chiarire, ammettendo il mio errore. Il suo commento e questa mia mail anticipano il confronto, che però spero non si esaurisca qui.

      Quello che posso fare ora non è molto, immagino: come si dice, la frittata è fatta. Scusarmi con lei, con umiltà e sincerità, è la prima cosa da fare e la più importante – sapendo che questo non risolve o annulla il problema. Garantirle la mia piena fiducia in quello che sta facendo con i ragazzi e con Matija, la mia riconoscenza e la mia stima. Assicurarle che quel post non rappresenta la storia di Matija, se non in alcuni aspetti secondari. E dirle che capisco anche la sua risposta – come può immaginare le sue parole mi hanno ferito, ma capisco le ragioni che ci stanno dietro. Ho molti difetti, ma ho sempre ritenuto fondamentale avere la forza e il coraggio di ammettere gli errori, e io lo sto facendo con lei, a viso aperto, senza nascondermi, senza sminuire il mio sbaglio, senza cercare scuse o giustificazioni.

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  79. esperia75
    27/04/2017

    …Anche mio figlio è diverso.
    Ha quasi 8 anni.
    Vorrei avesse il coraggio del tuo.

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Questa voce è stata pubblicata il 22/03/2017 da in Ricordi, Scrittura con tag , .

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