Tre libri per i vostri migliori nemici

Andrea Siviero, del quale presto uscirà un racconto qui su Grafemi, su Twitter propone una divertente provocazione: in un periodo, quello natalizio, in cui fioccano i consigli di lettura, si sta divertendo a proporre libri da sconsigliare – un modo per eliminare dalla lista dei regali quei romanzi potenzialmente regalabili, perché in qualche modo famosi, ma per niente meritevoli.

A breve, andrò anch’io a proporre i libri peggiori che abbia mai letto, lì su Twitter; e spero di leggere molti altri contributi in risposta a quel tweet – mi appassiona l’idea che si possa costruisre così, dal basso, una biblioteca dell’orrore. Però oggi, mentre ero in coda alle Poste, tra deambulatori e polmoni artificiali – così annoiato che sono arrivato a installarmi un’app che ogni ora mi ricorda di bere un bicchiere d’acqua (finalmente mi sono deciso a esplorarare tutte le opportunità del secolo nel quale, non per mia scelta, mi trovo a vivere)  –  mentre sgomitavo con qualche pensionata molto più feroce di me, ho pensato che esiste una terza categoria di libri che ritengo essere praticamente sconfinata: quella delle opere meravigliose che ci hanno fatto impazzire e che hanno deluso tutto quelli ai quali li abbiamo premurosamente consigliati.

Mi succede spesso, purtroppo. Leggo qualcosa che mi riempie di enorme soddisfazione: chiamerò questa la “prima fase”. Segue poi la cosidetta “fase del consiglio”, nella quale uso tutti i mezzi che ho persuasivi a disposizione – ho un temperamento apostolico, in stile San Paolo: scasso i marroni a tutti, insomma. Infine, la terza fase, quella dei feedback… La cosa che mi sento dire più spesso è: porca puttana, che mattone! Io ribatto: Ok, può essere, ma hai notato lo stile? La potenza? Il genio? E quelli mi guardano perplessi, sconsolati, sfiniti, e dentro di sé pensano che non accetteranno mai più un mio consiglio….

Perché non fare tesoro di questa esperienza e usarla a nostro favore? Non ci verrebbe mai in mente di regalare un libro brutto – le nostre cattive intenzioni sarebbero subito sgamate (e in questo il tweet di Andrea Siviero ci sarà d’aiuto per capire cosa evitare); tuttavia donare un libro bellissimo che il destinatario troverà illeggibile può diventare una piccola vendetta servita fredda, un invitante cioccolatino ripieno di merda da offrire con un sorriso furbetto. Ogni tanto bisogna essere anche un po’ cattivi: per andare in paradiso, c’è sempre tempo.
Ma non sono libri da regalare a caso… Il destinatario deve essere scelto con cura: un po’ presuntuoso e sicuro di sè, con del talento che nemmeno noi, suoi acerrimi nemici, riusciamo a negare, brillanti ma che nascondono un nocciolo di ottusità incomprimibile. Ecco allora tre capolavori che metteranno in imbarazzo il vostro più affezionato nemico e vi consentiranno di prendervi una piccola rivincita morale.

Ada, o ardore – Vladimir Nabokov

AdaNabokov fu un genio indiscutibile per gran parte della sua vita; poi, poco dopo il successo tardivo di Lolita, un po’ si montò la testa e si convinse che la sua grandezza consisteva nella capacità di creare metafore tanto perfette quanto inutili. A un certo punto della sua carriera, diciamo intorno a metà degli anni sessanta, Nabokov divenne indisponente. In Ada o ardore dà contemporanemente il meglio e il peggio di sè. Per apprezzarlo si deve essere dei cultori di Nabokov, o avere un interesse feticistico per le parole e il loro uso portato agli estremi. Io sono afflitto da entrambe le sindromi e per questo amo Ada e il suo ardore, un romanzo dove Nabokov, usando la felice espressione di un amico, passa 600 pagine a farsi delle monumentali seghe davanti a uno specchio.
Sono sicuro che molti troverebbero insopportabile un libro così bello e arrogante: approfittiamone.
Da regalare a quei lettori che hanno bisogno di una trama per arrivare alla fine o a quelli che all’ultima pagina si domandano quale sia la mortale del libro.

L’anno del pensiero magico – Joan Didion

l-anno-del-pensiero-magico_2017Prendete una grande scrittrice, fatele morire, durante una cena, il marito (anche lui scrittore) con il quale ha condiviso anni meravigliosi, fatele trascorrere trecentosessantacinque giorni pieni di ricordi e riflessioni sulla vita e la morte, già che ci siete mandate in coma la sua unica figlia fresca di matrimonio, e otterrete uno dei libri più belli, malinconici e strazianti di sempre. È un capolavoro, ve lo giuro. Ma l’unica persona alla quale l’ho consigliato, dieci anni fa, mi disse: “Perché mi hai offerto questo bicchierino di polonio?”. Non ho più osato; ed è un peccato perché è davvero un libro meraviglioso.
Da regalare a un lettore convinto che i romanzi debbano essere divertenti e che il loro scopo sia quello di farci passare qualche ora in spensierata allegria.

L’informazione – Martin Amis

informazioneMartin Amis ha uno straordinario talento comico e scrive come un dio. Ha mezzi infiniti e non ne risparmia nemmeno uno. Purtroppo, per lui e per noi lettori esigenti e insazabili, negli ultimi decenni ci si è convinti che non è bello far sapere in giro quanto si è bravi – c’è il problema di quell’aria da quaresima che impesta una parte non irrilevante della letteratura in generale, e della nostra in particolare (prendete gli ultimi tre vincitori di un qualsiasi premio nazioanale e capirete di cosa sto parlando…). In questo contesto, L’informazione (che per inciso è in una delle prime cinque posizioni della mia personale classifica) è tragicamente, disperatamente improponibile. Parla di scrittori falliti e di scrittori inspiegabilmente famosi, di invidia, di depressioni colossali e tradimenti – e fa pure ridere! Mi immagino un libro che parla di queste cose, scritto dalle nostre parti… E vabbè. Io lo rileggo quando posso, e non lo consiglio più.
Da regalare a lettori che credono i drammi siano cose serie, o che leggono la Mazzantini.

Per questo Natale è tutto: buone Feste! 🙂

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20 risposte a "Tre libri per i vostri migliori nemici"

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  1. Ho consigliato entusiasta molti libri di Queneau e purtroppo il commento è sempre stato che è bizzarro, sconclusionato e non ha senso.
    Di Dagerman ho consigliato delle raccolte di racconti, che sono state prontamente abbandonate perché “troppo
    deprimenti”.
    Non lasciarmi di Ishiguro abbandonato dopo poche pagine perché “la tizia è insopportabile”.
    Mi sa che dovrei smettere di consigliare libri 🙂

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    1. Attenzione, che qui scatta un curioso effetto specchio 🙂
      A me hanno consigliato sia un libro di Queneau (“ti è piaciuto?” mi ha chiesto Giorgio, “sì sì” ho risposto io: avevo letto tre pagine) sia “Non lasciarmi” di Ishiguro, quest’estate: su questo, però, ancora non mi pronuncio: iniziato, abbandonato per motivi non seri, tornerò a rileggerlo.
      Dagerman non lo conosco… me lo consigli? 😉

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  2. Allora io adoro Rayuela di Cortázar. Un libro geniale anche solo per l’architettura. Si può leggere come un libro normale dal capitolo 1 al 56 oppure partire dal capitolo 73 (che nella lettura “normale” non è neppure compreso) e finire per rimbalzare all’infinito tra il capitolo 131 e il 58. E in mezzo dissertazioni filosofiche, pagine in cui la narrazione si interseca al testo che sta leggendo il protagonista del libro, almeno 4 o 5 personaggi memorabili (oltre al protagonista), capitoli costruiti con citazioni varie e ritagli di giornale, sfrenate invenzioni linguistiche e riflessioni di un personaggio fittizio che non è nient’altro che l’alter ego dell’autore. Un esempio:

    “Morelliana.

    Basta guardare con gli occhi di tutti i giorni il comportamento di un gatto o di una mosca per avvertire che quella nuova visione alla quale tende la scienza, quella de-antropomorfizzazione che propongono urgentemente i biologi e i fisici quale unica possibilità di collegamento con fatti quali l’istinto o la vita vegetale, non è altro che la remota, isolata, insistente voce con cui certe correnti del buddismo del vedanta, del sufismo, della mistica occidentale, ci incitano a rinunciare una buona volta alla mortalità.”

    Insomma, da tutto questo si capisce che Rayuela è un libro da regalare a un lettore che ama le trame lineari, ricche di azione, con dialoghi asciutti e uno stile secco e minimale.

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    1. mi hai convinto, lo voglio! 🙂

      ne ho sentito parlare molto, di questo libro… e sicuramente prima o poi lo leggerò – è tra le letture alle quali arriverò nel giro di qualche anno

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      1. Serio: credo che in base a ciò che leggi, e alla tua spiccata curiosità, possa essere un libro nelle tue corde. Magari non ti piacerà tutto tutto, ma ci sono dei passaggi davvero stimolanti sia dal punto di vista narrativo che “filosofico”. 🙂

        Piace a 1 persona

  3. Stamattina, un’operatrice dell’istituto dove lavoro mi ha chiesto cosa ne pensavo de “La fattoria degli animali di Orwell” come regalo per una liceale e mi è venuto in mente un tuo vecchio articolo dove ne parlavi in termini per nulla entusiastici. Io lo considero un’allegoria abbastanza scontata ma non l’ho disprezzato, tuttavia non mi sono nemmeno sentito di consigliarlo. Alle superiori ho letto “1984” di Orwell e credo abbia ancora una molto da dire, le ho poi consigliato “il Signore delle mosche” di Golding, letto sempre durante l’adolescenza, con il consiglio di informarsi prima sull’esperimento sociale da cui l’autore ha ricavato l’idea per il racconto. Tutto questo per dire che i consigli di lettura, per quanto ci si sforzi di essere oggettivi, sono viziati dalle nostre preferenze anche se non vogliamo ammetterlo. Piccolo aneddoto: ho amato tantissimo “Paradiso e Inferno” di Jòn Kalmann Stefànsson e l’ho consigliato a diverse persone, tutti i commenti che ne ho ricavato erano battute ironiche sul fatto che soffrissi d’insonnia per l’evidente (a detta loro) effetto soporifero del libro.

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    1. Su “La fattoria degli animali” è vero, avevo scritto un post un po’ al vetriolo, ma era un po’ una provocazione – ci tenevo soprattutto a distinguere tra scopi della letteratura e obiettivi delle allegorie educative. Nel caso di una liceale, forse può essere un buon libro per introdurre alcuni argomenti. In ogni caso, molto meglio “1984”.
      Il signore delle mosche non l’ho mai letto e mi ha sempre tentato. E il tuo apprezzamento per “Paradiso e inferno” mi ha convinto: lo voglio! 🙂

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  4. “L’anno del pensiero magico”mi piacque assai. Per quanto riguarda ” non lasciarmi” beh insomma c’era un non so che di già sentito,la mia idiosincrasia per la distopia, che pare proprio non si possa vivere senza, ma, a dire il vero, io ci vivo benissimo senza, e ultimo, ma non ultimo, un desiderio di trascinamento allo strazio che insomma tenderei a non consigliarlo

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