Grafemi

Segni, parole, significato.

La cena delle medie / Lu primmo ammore

Ho raccolto una serie di vecchi post sul periodo delle medie – che per me coincidono con gli anni tra il 1981 e il 1984. L’occasione è stata una cena delle medie alla quale ho partecipato tre settimane fa.  Per vedere tutti i post collegati, è sufficiente accedere qui: https://grafemi.wordpress.com/category/cena-delle-medie/

 

Quale colore ha il suono, l’aria che si muove nella camera scura, mentre fuori c’è il rumore di qualcuno che apparecchia la tavola, e una televisione con il telegiornale di tanti, tanti anni fa, quali parole, quale forma, che non si può dire, che non si riesce a raccontare..? So solo che è mio, che ha il calore che sento dentro, da qualche parte. Il cuore, a ben sentire, sta dentro allo stomaco.
Il legno, e la sua cera. Il do basso che vibra caldo. Il si bemolle. Scrive dentro, questa musica. Avevo dieci anni, e non dirò mai che un bambino, a dieci anni, non ha quanto basta per provare l’emozione indescrivibile di suonare – di fare musica nel buio di una camera scura.

Patrizia Tramarin. Le persone che scrivono un capitolo di vita, e che poi spariscono per il resto della storia. Lei ha scritto la mia quinta elementare. Era l’insegnante di musica. Era grande – diciannove anni, tra un anno ne avrò il doppio – era ricciola, alta, bellissima. Veniva il venerdì, dalle undici e mezza alle dodici e mezza. Mi ha insegnato a suonare il flauto. Mi ha insegnato la musica. E’ stata la prima donna della quale mi sono innamorato, e me ne sono accorto tanti anni dopo.

Abitava a un chilometro dalla scuola, in via Citolo da Perugia. Io e Alessio inseparabili la accompagnavamo a casa. Come due satiri danzanti, suonavamo accanto a lei, dietro a lei – ridendo, io ero Remì e lui il suo amico, con quel desiderio di mettersi in mostra, piccoli leoni che scuotono la loro criniera ancora poco seria – preparativi incruenti di futuri corteggiamenti e rivalità. Gara a chi suonava “Per Elisa” più velocemente, a chi avrebbe imparato prima il movimento principale della K550 di Mozart. Una sfida meravigliosa. Imparavamo le canzoni strada facendo, sviluppando un orecchio portentoso. E Patrizia sorrideva, no, rideva, brillandole gli occhi stretti a fessura, egualmente ad entrambi, contagiosa e contagiata di felicità.

Un giorno le dissi: suonerò il flauto per tutta la vita. Lei rispose: meglio la chitarra.

Andavo a trovarla a casa. Credo mi abbia odiato – lei, ma pure sua madre, e chissà, il suo ragazzo timido e chiuso. Capitavo lì a qualsiasi ora. A volte non rispondeva – io, ingenuo, insistevo. Le ero simpatico, le piaceva il mio modo di scherzare, ma io ero innamorato, che è molto, molto diverso. Una volta faceva la doccia. Aspetto in camera, ho detto alla mamma, la sua. C’erano le sue cose in giro per la stanza, i libri di scuola, un paio di jeans, la chitarra, qualche foto, era pomeriggio, un giorno qualsiasi della settimana, dalle parti del 1981, e io seduto sul letto, con il flauto in mano, e lei che esce con un accappatoio rosa, i capelli bagnati. Non sapevo nemmeno cosa volesse dire, quello che vedevo – una ragazza in accappatoio, sorridente, con i capelli bagnati – avevo dieci anni, era abbastanza prima del testosterone, del desiderio, di quelle cose, insomma. Era il tempo della pura contemplazione estatica. Chissà se le facevo anche tenerezza.

Ero geloso del suo ragazzo – a modo mio, come può esserlo un bambino di dieci anni, glabro ed incompleto. A volte uscivo con tutta la sua compagnia. Una volta siamo andati alle giostre, e c’erano Alessio l’inseparabile, e Federico (ora dipendente in banca, due figli) e Fausto, mio fratello (ingegnere, due figli). Tutti sotto gli undici anni. Ci ha portato a bere un bicchiere di vino, prima di iniziare. Era semplicemente adorabile. La sera, tornando a casa, sotto il cielo di giugno, gli esami di quinta finiti, cosa si sarebbe potuto chiedere più di così?

Comprai un libro che si intitolava “101 pezzi celebri, classici ed operistici”. Una copertina arancione. Fu la mia bibbia per mesi: Il contadino allegro, L’inno alla gioia, La primavera di Vivaldi. Ma anche l’Adagio di Albinoni, che con le sue tonalità minori mi avrebbe perseguitato per anni. Avevo un flauto di legno, un Hohner rossiccio, con la cera e uno spazzolino per ingrassarlo. Suonavo per diverse ore al giorno – pare che nella mia vita, ogni mia passione mi abbia consumato le giornate per mesi, per poi sparire del tutto: la musica, il calcio, e ora il blog. Suonavo ovunque – anche mentre ero seduto nel cesso. In vasca da bagno usavo uno Yamaha di plastica bianca. Immaginavo che sarei diventato un grande concertista (e non lo sono diventato; non sono diventato neppure un grande – neppure mediocre – giocatore di calcio; aspetto a mesi, a giorni ormai, il constatare che neanche lo scrivere mi porterà da qualche parte).

Quindi nella camera, dicevo, nella camera dei miei, con la luce spenta, le tapparelle giù, un fratello che fa il bagno nella stanza accanto, la mamma che prepara la cena nella luce gialla della cucina, mio papà davanti ad un telegiornale per arrabbiarsi di qualcosa, e io Romanza in Fa, la mia preferita. Faaa. Sol fa mi fa laaa. Quel suono di legno che vibra nel buio della mia testa. Cos’è la musica? Cosa significa? E intanto, pensavo a Patrizia, ed ero felice senza avere nulla – non serviva possedere, a dieci anni. Che fine avrai fatto, ora.. Vai per i cinquanta. Ma suoni ancora? E hai mai più suonato la chitarra? Io ho smesso di suonare il flauto, avevi ragione. Ma grazie a te strimpello un pianoforte, che i miei figli stanno distruggendo. Sai che mi somigliano tanto? E il tuo fidanzato timido e chiuso, era stato vero amore? Ti mangi ancora le unghie? Ma soprattutto: hai mai pensato a me?

 

(ottobre 2007)

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

Un commento su “La cena delle medie / Lu primmo ammore

  1. firdis
    29/11/2010

    l’avevo commentato allora questo post? scommetto di si..
    🙂
    bello *-*

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 29/11/2010 da in cena delle medie, Ricordi, Scrittura con tag , .

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