L’inserto del lunedì – Esperimento della depressione, di Filippo Balestra

Ho conosciuto Filippo  “Pippo” Balestra a Torino, durante l’ultimo Salone del Libro, alle Officine Corsare: entrambi eravamo stati invitati a uno story slam (mi pare si dicesse così), una sfida, cioè, di racconti. Ciascuno dei partecipanti – otto in tutto, tra i quali anche Giacomo Sandron, vincitore del contest, Daniele Pasquini e Flavia Ganzenua – doveva salire su un palco e da là aveva cinque minuti per raccontare la sua storia. Ricordo bene lo stile un po’ surrealista di Balestra, che ritrovo anche in questo racconto. Non credo sia semplice esplorare l’assurdo mantenendo una struttura narrativa solida; a mio parere, però, Balestra ci riesce.

Esperimento della depressione

di Filippo Balestra

Questo è un racconto ambientato nel massacchuchets.
Però non sono mai stato in massacchuchets e non so bene come si scrive
Questo è un racconto ambientato nell’oklaoma
Però nemmeno oklaoma so bene come si scrive. Ci vuole forse un’acca.
Yucatan so come si scrive ma non so bene come ambientarci un racconto.
Guadalupe mi piace come suona.
Samarcanda estremamente esotico come suona, potrebbe essere ovunque Samarcanda.

 Questo è un racconto in cui succede che è scritto in prima persona.
E mi sveglio.
Mi sveglio come fosse il 9 febbraio ma non lo è.
Mi sveglio con un’agenda da controllare e quando controllo l’agenda, appena poco dopo che mi sono svegliato, c’è scritto depressione.
C’è anche scritto: usa gli alcolici come strumento, non come svago.
Io non so cosa sono gli alcolici, me ne sono dimenticato.

Questo è un racconto con William burroughs che ride. E io so come si scrive Burroughs. Si scrive con il burro prima, in italiano burro significa burro. Butter in inglese. In francese forse beur. No. non so bene come si scrive in francese. In spagnolo tipo mantequilla.

Questo è un racconto con uno che si sveglia e la cosa da fare che ha da fare è depressione.
E questo, in prima persona, questa persona ha pure letto delle statistiche che dicono che praticamente ci sta, è normale un po’ di depressione in questo periodo storico. Sarebbe sbagliato non approfittarne.
Questo è un racconto. No.
Bisogna perseguire i propri intenti mettendoli all’asta poco, non far vedere che si sarebbe tutti pronti a vendersi. Vendersi è relativamente giusto, se si dà valore al vendersi. Cosa ci rimane? Esseri occidentali di razza, dico a noi, dico a voi, cosa ci rimane?
Svegliarsi e controllare l’agenda e c’è scritto depressione. Grosso, in stampatello maiuscolo. E non lo scrivo adesso qui depressione in stampatello maiuscolo, siete tutti capaci di leggere e immaginarvi delle cose scritte in stampatello maiuscolo. Però è anche vero che ogni tanto anche a me fa piacere leggere delle cose scritte in stampatello maiuscolo. Quindi mi vengo incontro, perché ero soltanto io a godere del resistere a questa tentazione. A voi non ve ne fregava niente di leggere o non leggere DEPRESSIONE SCRITTO IN STAMPATELLO MAIUSCOLO. Idioti. Mi hanno insegnato che bisogna offendere il pubblico per conquistare la loro attenzione. La captatio benevolenti al contrario insegna questo.
Io adesso vorrei ascoltare una storia di una persona che si alza e legge sull’agenda i consigli per la giornata, i buoni propositi, le esistenze messe sulla linea di partenza del nuovo giorno che arriva, dieci nove otto sette, pronti via, tutti in linea, la giornata comincia. E guardo l’agenda, e c’è scritto depressione.
Io allora vorrei un maggiordomo che arriva e mi dice:
“buonasera signorino coglione”.
E io mi sveglio. E gli dico: “buongiorno, mio maggiordomo, mi dispiace avere un maggiordomo, qual è il tuo ruolo, maggiordomo? Io posso svegliarmi da solo”.
E il maggiordomo mi risponde: “il mio ruolo è depressione”.
E allora io mi giro nel letto e mi alzo e al maggiordomo gli dico cosa vuoi tu che c’hai pure un lavoro dignitoso e invece io sono qui steso nel letto e devo porzionare una razione di depressione che non so nemmeno se un medico mi diagnosticherebbe mai. Non so nemmeno se uno psicologo si farebbe pagare da me per diagnosticarmi la depressione. E cosa gli dico allo psicologo? Gli dico: che cazzo vuoi? Ho già un maggiordomo che mi rompe il cazzo ogni mattina. Che cazzo vuoi?
Poi vado da Italo Calvino. Mi dispiace Italo Calvino, gli dico, veramente mi sento in imbarazzo di fronte a te, non so come scusarmi, non so veramente, ad esempio, Italo, gli dico, ad esempio, secondo te l’Italia si aspetta qualcosa da me? L’Italia intendo proprio la nazione. Eh? Italo? Mi stai ascoltando? Italo. Italo se n’è andato, non gliene frega niente dell’Italia a Italo. Non si direbbe ma è così. Probabilmente Italo si è a suo tempo interessato all’umanità tutta. Però lo diceva all’Italia. Oggi pensavo di essere con Andrea Coccia e di avergli detto: “dobbiamo smetterla di rivolgerci all’Italia,  dobbiamo rivolgerci a google. Oppure alla Betaworks. Presente la Betaworks?”.
Ma Andrea non era lì.

 E poi mi si viene a dire che la letteratura se è gigante è fatta di lame rotanti e di liquidi propellenti, prospicienti, fatta di liquidi l’Italia fatta tutta bagnata da ogni lato. Mi dispiace, Italia, che avevo cominciato un racconto ambientato in massacciuccets e poi in oklaoma passando per altri posti interessanti, mi dispiace italia ma la letteratura è tagliente fatta di lame rotanti

 Cosa è rimasto agli europei di terza mano come noi siamo? Cos’è rimasto? Non abbiamo affrontato lunghi viaggi ove cercare un posto migliore. Non abbiamo affrontato le migrazioni stanche fatte di sudore e sofferenza e radici strappate e sofferenza e radici strappate dal sudore. Siamo cittadini dell’eccellenza ma quello che abbiamo l’abbiamo trovato lì per terra. Perché di terra si parla. E, vi prego, non facciamo finta di niente: di terra si parla sempre.
Non sappiamo nemmeno più che musica ascoltare.

 Si alza, legge depressione sull’agenda, c’è scritto grande depressione (DEPRESSIONE), ed è contento, questa prima persona scritta in terza, è contento perché finalmente anche lui ha una sofferenza fatta di radici strappate e altre cose che non riusciamo a capire, tipo benessere. E allora io scrivo grande depressione. E la coltivo e la faccio crescere e vado a fianco a Cioran e gli dico Emil, cosa abbiamo in comune io e te? Cosa devo studiare? Sai dirmi quali libri scegliere? Quanti libri avevi a disposizione tu alla tua università dell’eccellenza della sala mensa?

 Questo si alza, legge depressione sull’agenda, ci disegna un asterisco a fianco come a indicare un appunto di cui tener conto poi dopo, come una cosa da fare in futuro. Un asterisco assegnato a una cosa così, roteante, fatta di posti dove potresti andare se ti appunti per benino che c’è un asterisco e vai a leggere poi dopo l’asterisco e vedi cosa c’è scritto sotto.

 Però poi non leggi cosa c’è scritto nell’asterisco. Decidi di relazionarti a un imbuto. Ma chi mai avrebbe voglia di relazionarsi a un imbuto? E chi legge più in Italia? Chi legge più su google?

 Si alza si sveglia va a fare la spesa. Buongiorno signorina. Buonasera dice lei. Buongiorno signorina, vorrei un chilo di depressione da iniettarmi in certi posti delle vene. La depressione non si può iniettare, mi dice lei, o ce l’hai o non ce l’hai. Io non capisco perché non capisco molte cose, tipo, ad esempio, un imprevisto può essere prevedibile? In che modo posso prevedere un imprevisto? Se si può prevedere un imprevisto vuol dire che non è un imprevisto? Non sono soddisfatto dalle mie riflessione in proposito anche se un mio amico filosofo – Uccio – mi ha dato la risposta giusta una volta. E io alla commessa le dico chiaro e tondo: porca troia, se non sono depresso non ho il diritto di avere un po’ di depressione cazzo? No. Mi dice lei. Quanto costa al chilo quanto costa, ho dieci euro, sono disposto cazzo, quanto costa un po’ di depressione al chilo cazzo me ne prendo mezzo chilo se costa tanto al chilo quanto costa al chilo cazzo cazzo cazzo.

 Poi vado da Andrea Pazienza. Mi dice: forte questa cosa del postmodernismo che praticamente ti inventi che ti metti a parlare con delle persone importanti in modo da attirare l’attenzione e sfruttare l’aura di magnificenza che hanno certo persone importanti, anche se morte, soprattutto se morte, e ti metti a parlare con loro a proposito dei tuoi problemi del cazzo. E non ti fai nemmeno un po’ di eroina, sei un coglione, e vuoi la depressione? Camminare, mi dice Andrea Pazienza, camminare.

 E praticamente questo uomo in terza persona si sveglia e legge sulla sua agenda legge proprio depressione e dice cazzo. Oggi depressione no. Oggi vado a trovarmi un curriculum tipo veterano del Vietnam. Tipo santone di una capitale europea a caso. Tipo guru di una setta importante che se sei guru di questa setta importante finisce che ti trovi bene e non hai veramente un piano pensionistico ma effettivamente non si passa male la vita in quelle condizioni da guru di una setta importante. Devo trovare una setta importante, devo fondare una setta importante, devo soprattutto, dopo, cancellare tutto, rileggere e cancellare tutto e chiamare qualcuno di rejikiavik, cazzo, come si scrive rejikiavik? Come si scrive reikiavik? Avrei bisogno di una persona di rejkiavik per chiedergli come si scrive il nome della sua città. Non andrei dritto al punto, gli chiederei un paio di cose, esperienze, cose che sa lui riguardanti la sua città, gli chiederei un po’ della temperatura, come sarà il livello della temperatura, nel mondo, quando sei a rejikiavic? Gli chiederei un paio di cose di questo tipo e poi gli chiederei proprio, ma scusa, gli chiederei, ma scusa, innanzitutto come si scrive il nome della tua città? Poi gli chiederei, cazzo, gli chiederei, cazzo, come siete messi in quanto a depressione a rejikiavic? E gli farei vedere la mia agenda da uomo occidentale di questo secolo.

E io non sono depresso.
E non ho un’agenda.
Pensa un po’.

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Filippo Balestra
Filippo Balestra

Filippo Balestra è nato a Genova nel 1982. Si occupa di editoria indipendente ed è coredattore di Costola, antologia di racconti illustrati. Oltre alla raccolta di racconti Il motivo per entrare, è di recente pubblicazione la raccolta poetica Poesie Normali. Ha pubblicato diversi racconti e poesie sia sulla carta che sul web.

La Casa Editrice Gigante è la sua finta casa editrice preferita.
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5 thoughts on “L’inserto del lunedì – Esperimento della depressione, di Filippo Balestra

  1. Sono molto contento di essere qui sopra!
    Il racconto è estremo ma spero che arrivi da qualche parte.
    Poi ci tengo a precisare che la foto in fondo, quella in cui si vede un tubo che mi esce dalla bocca, è stata fatta da Jérôme Walter Gueguen durante l’apertura del festival Passaggi per il Bosco.
    Ci tengo.
    Lascio il link che porta alle foto:
    http://royalbukkake.blogspot.it/
    Ciao!

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