Lo straniero – storie di scrittori senza patria

Qualche giorno fa, sul sito della Neo Edizioni, è uscito un mio “editoriale” – cioè un post – su Nabokov, Conrad, e un tema che mi è caro, cioè il legame tra l’essere stranieri e l’essere scrittori.

“Quando nel 1955, un oscuro editore francese, il cui catalogo si componeva sostanzialmente di letteratura al confine tra l’erotismo e la pornografia (generi che distano tra loro quanto la tensione e la suspense), pubblicò il romanzo di un autore che aveva vissuto i primi vent’anni a San Pietroburgo senza scrivere nulla, i secondi vent’anni in Germania pubblicando libri in russo per gli esuli come lui, e gli ultimi sedici negli Stati Uniti d’America, scegliendo di esprimersi esclusivamente in lingua inglese, quell’autore, Vladimir Vladimirovic Nabokov, una volta che quel romanzo, Lolita, divenne un successo editoriale senza precedenti, e tutta la critica letteraria mondiale si accorse improvvisamente di lui, disse con la consueta spavalderia: “Meritavo che succedesse molto prima”…”

Il post continua qui:  editoriale su Neo Edizioni

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