Grafemi

Segni, parole, significato.

In principio era il Verbo

Nei vari dibattiti sugli eBook – sì, no, meglio l’odore della carta, mi piace avere subito il libro, costano troppo, che ne sarà dell’editoria, di cosa camperanno i distributori, ecc. ecc. – vorrei aggiungere un ulteriore elemento di giudizio: la possibilità di acquistare con una certa facilità introvabili libri stranieri. Proprio ieri ho comprato, a poco più di 9 dollari, su Booku.com, “I hate Martin Amis et al.” di Peter Barry – questo titolo mi compariva ogni volta che cercavo un libro di uno dei miei autori preferiti, Martin Amis appunto, che è relativamente (e a mio parere sorprendentemente) poco tradotto in italiano; e ora lo sto leggendo sul mio eReader, che mi consente di conoscere la traduzione delle parole che non capisco con un semplice doppio click – ad esempio: cosa significa smug? Lo ammetto: se lo annuso, non fa l’odore della carta (è probabile che qualche albero dell’Amazzonia ringrazi, per questo), ma faccio fatica a non considerarlo un libro. L’esperienza tattile, olfattiva, ha una qualche rilevanza? Forse sì. Sono legate alla letteratura? Forse no. Ciò che conta, sono le parole. Nasce tutto da là. E poiché ogni cosa è legata a un’altra, ricopio l’incipit di “I hate Martin Amis et al.”.

In the beginning was the Word.
Remember that. The word, a word, which word? It does not matter, it was a word. It was not a painting, nor was it a musical note, it was a word. And that is good enough for me.

I hate Martin Amis et al

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

11 commenti su “In principio era il Verbo

  1. Nina
    15/12/2012

    Incedibile, anche senza doppio clic ho capito tutto!
    Concordo: Se c’è il talento, ogni supporto è buono. Però, rinunciamo pure alla carta ma non alla stoffa!

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    • Paolo Zardi
      19/01/2013

      Stai pensando a vestiti digitali? Ah ah! So che un re, una volta, ne indossava uno… 😉

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  2. colorsontheroad
    15/12/2012

    Perfettamente d’accordo con te…però alla carta non rinuncio, e nemmeno a sottolineare con la matita, e nemmeno alla biblioteca!

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  3. silvia
    15/12/2012

    lo leggerò quando uscirà -se uscirà- l’edizione tradotta dato che non credo di riuscire ad andare oltre all’incipit, nella comprensione del testo.
    Incipit grandioso, comunque.

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  4. marina
    15/12/2012

    concordo con ciò che dici… oggi poi per diversi motivi si trascorre più tempo al pc che con un libro vero in mano, ma i contenuti , il modo e il come sono l’importante!

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  5. carloesse
    15/12/2012

    Carta canta.

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    • Paolo Zardi
      19/01/2013

      Per come sono fatti i libri oggi, per il tipo di carta usata, la rilegatura, la copertina, la vita media di un volume cartaceo è inferiore ai 50 anni. Bisognerebbe pensare a come salvare ciò che viene scritto… il 50% dei libri usciti in Francia nel 1800 non esiste più, in nessuna copia… e forse il digitale, se ben fatto, potrebbe aiutare…

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  6. elinepal
    15/12/2012

    Non ce la faccio, proprio non riesco. ci penso, mi informo, mi faccio incoraggiare da chi già lo ha. Ma alla fine sempre un libro compro

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  7. Igor Riccelli
    18/12/2012

    Condivido in pieno. Come ogni mezzo di diffusione, il libro stampato è soggetto alle innovazioni tecnologiche e destinato inevitabilmente alla scomparsa (prima o dopo). Una scomparsa di cui c’è poco di cui rammaricarsi: i moderni metodi di lettura garantiscono una fruizione di gran lunga superiore (soprattutto per chi legge molto). Traduttore, evidenziatore, segnalibri, conteggio parole: tutti strumenti irrinunciabili per chi legge con uno spirito particolarmente analitico. Senza contare, appunto, la reperibilità in pochi secondi di materiale prima inarrivabile… Magnifico… 😉

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  8. dhr
    19/12/2012

    >(è probabile che qualche albero dell’Amazzonia ringrazi, per questo)

    già, invece la produzione di lettori, iPod, iPad e chi più ne ha più ne metta, non produce nessun tipo di dissesto, tipo “schiavi” che lavorano nelle miniere di coltan, inquinamento radioattivo…

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Questa voce è stata pubblicata il 15/12/2012 da in ebook, Editoria, Letteratura, Recensioni, Scrittura con tag , , , .

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