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Segni, parole, significato.

Quattro soli a motore – libro dell’estate 2013

quattro soli a motore

Sono convinto, da sempre, che per il libri lo scorrere del tempo sia un fenomeno del tutto trascurabile, eccetto, forse, per alcune pubblicazioni concentrate su un fatto appena successo, o una moda che, come tutte le mode, sarà destinata a sparire. E’ come se i libri, quelli belli, quelli importanti, quelli che hanno qualcosa da dire e i mezzi per dirla nel modo giusto, viaggiassero a una velocità prossima a quella della luce: per il fenomeno della relatività (ristretta) di Einstein, il tempo per loro passerebbe lentamente – un loro giorno corrisponderebbe a cento anni dei nostri.

Nel 2011, due anni fa (mezz’oretta dei grandi libri), avevo inaugurato il mio eReader leggendo un inedito dell’autore Nicola Pezzoli, che avevo conosciuto con “Tutta colpa di Tondelli“, il suo primo (e in quel momento, unico) romanzo. Apprezzavo Pezzoli per il suo blog, che è tra i pochi che riesco a seguire con una certa continuità, e devo dire che ho iniziato il suo libro con una certa apprensione: cosa sarebbe successo se non mi fosse piaciuto? Per fortuna, mi è piaciuto, mi è piaciuto davvero tanto, fino al punto che ne ho scritto una recensione, piuttosto entusiasta, che si concludeva con l’augurio che quel libro trovasse il modo di venire alla luce (in realtà era già nato: mancava, però, l’esposizione al pubblico). Poco più di un anno dopo, quell’augurio è diventato realtà: la Neo Edizioni, casa editrice abruzzese, ha pubblicato il libro con il curioso titolo “Quattro soli a motore”. L’edizione, editata da Angelo Biasella, è ancora più bella di quella che avevo letto io. E ammetto che è stato emozionante rileggere la storia di Corradino e  il suo “anno magico”.

Il libro ha avuto diverse recensioni (per vederle tutte, consiglio di andare o sul sito della Neo Edizioni, alla pagina del libro, o sul sito ufficiale di Nicola Pezzoli), e sono state organizzate alcune presentazioni – io ero presente a quella di Padova e a quella di Verona, ma ce ne sono state a Genova, a Roma, in Campania, in Abruzzo – ma… ma credo che tutto questo ancora non sia sufficiente: non sia adeguato al successo che questo libro meriterebbe. La stampa, forse, è troppo impegnata a leggere libri di grandi case editrici, e a recensirli nei circuiti che gli editori stessi alimentano – giornali, siti, riviste. Non è un complotto, ci mancherebbe. Ma sicuramente dispiace vedere che un romanzo che ha tutte le qualità per far divertire, commuovere, piangere e riflettere mezza Italia – la metà buona – non passi di mano in mano, non venga spinto  dalla potenza del passaparola: non diventi un caso nazionale, uno di quei libri di cui tutti parlano.

Poco tempo fa un collega mi ha passato i tre volumi di “Cinquanta sfumature di…”; personalmente, non ho nulla contro la pornografia, ma quando mia zia, che ha 73 anni, mi ha detto che li ha letti tutti e tre, e che le sono piaciuti, mi sono chiesto: perché? Cosa cerca, la gente che legge? Io credo che la gente abbia voglia di leggere cose belle, ma poiché ha poco tempo per guardarsi intorno, pochi amici che consigliano buoni libri, si accontenta dei casi letterari. Negli ultimi anni la gente ha fatto scorpacciate di noir svedesi, libri sui vangeli apocrifi, romanzi che parlano di mostruosi serial killer, e di persone cattivissime. Ora, è arrivato il momento di iniziare a leggere qualcosa che ci tocca il cuore, qualcosa che parli della nostra infanzia, delle nostre famiglie, del nostro primo amore, della paura di diventare grandi, dei giochi tra bambini. E’ naturale, leggere cose di questo tipo – non serve uno sforzo superiore a quello di leggere centinaia di pagine di pessima letteratura, ma il  piacere è molto più grande. Apro una pagina a caso – siamo proprio all’inizio, pagina 13, capitolo 1:

I miei passavano le serate a litigare. E, al culmine dei litigi, la mamma minacciava di andarsene via. Per sempre. Una volta lo fece. Indossò il soprabito, agguantò la borsetta e uscì. Ma poi tornò indietro. Dopo minuti che a me sembrarono anni. Non era per sempre, ma ne fu un assaggio piuttosto robusto. Troppo, per me. Alla fine di quell’intervallo di anticipata morte, di quel piccolo persempre di abbandono e tradimento, il campanello suonò, la porta si aprì, e umida nel nero della sera la mia madre dolcissima rientrò senza dire nulla, tranne che era tornata soltanto per me. E davanti al sorriso stanco che lei non fece ma che io immaginai mi venne da piangere per il sollievo. Non potevo permettermi di perderla: era l’unica che in quella casa portasse un po’ di affetto, foss’anche un minuto di coccole, una carezza fra i capelli, e un bacio della buonanotte che andava bene anche se sapeva di birra Splugen fabbricata a Varese o di Pinot a buon mercato. L’unica che portasse il buonumore, anche se tutto si limitava alle gag di Arbore e Boncompagni, nelle mattine radiofoniche di Alto Gradimento, o a qualche sua scarsa spiritosaggine, tipo che se io ne mollavo una lei mi chiamava De Puzzonis Ermeo. Inoltre le dovevo già due volte la vita: mi aveva salvato da una Sugus al limone andata di traverso afferrandomi le caviglie e scuotendomi a testa in giù.

Non credo che serva un’esegesi di questo passo per capire quali sono i tanti buoni motivi per cui vale la pena comprare “Quattro soli a motore” e leggerlo: ogni buon lettore sa riconoscere la qualità, non appena la vede. Eppure la gente legge cose brutte, cose che dimentica nel giro di un mese. Non è il modo naturale, il modo giusto, secondo il quale dovrebbero andare le cose. Ciò che manca, a libri come quello di Nicola Pezzoli, è, banalmente, una macchina promozionale che soffi, spinga, occupi pagine, vetrine, autogrill. Possiamo scegliere di accettare tutto questo, oppure possiamo provare a impegnarci in prima persona. Crediamo in un libro? Dipende da noi se altre persone lo leggeranno. E’ una questione matematica: esiste una massa critica di lettori superata la quale un romanzo inizia a essere letto da sempre più persone; sotto quella soglia, il libro finisce per rimanere all’interno di una cerchia che piano piano si chiude. E siccome, invece, vorrei che questo libro diventasse (come minimo) il best seller dell’estate del 2013, il romanzo più letto dell’anno, non basta che io dica che mi piace: devo iniziare a regalarlo, a suggerirlo ogni volta che qualcuno mi chiede un buon libro da leggere, a parlarne il più spesso possibile. E’ come con la democrazia: ogni voto è importante, ogni commento è fondamentale, ogni recensione è decisiva. Esistono Facebook, Twitter: usiamoli. E’ passato quasi un anno da quando è uscito “Quattro soli a motore”, e qualcuno ha già iniziato a parlarne al passato. Ma “Quattro soli a motore” esiste, è appena nato, e ha voglia di conoscere gente, di girare per l’Italia, di essere portato in treno fino alla Sicilia, e nei traghetti per la Grecia, e in un aereo per gli Stati Uniti, in una lunghissima crociera dove sarà passato di mano in mano. Proviamo a vedere se la rete – questa entità di  cui talvolta si straparla – può portare un libro in cui crediamo fino alla parte alta della classifica dei libri più venduti, fino a costringere i grandi quotidiani a parlarne.

E se alla fine dell’estate ci saremo riusciti, be’, potremmo dire che è stato merito nostro!

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

21 commenti su “Quattro soli a motore – libro dell’estate 2013

  1. giovanni
    10/06/2013

    Interessante questo tuo articolo, come sempre del resto 🙂 .
    Eh, sì, le grandi case editrici se la cantano e se la suonano a tutta birra.
    Peccato che questo libro non sia in e-book, sarebbe un modo di superare certe barriere e allargare la diffusione, di poter leggere un’anteprima dei primi capitoli. Bisognerà passare in una libreria e sfoglialo per vedere se incontra le mie corde.
    Hai ragione: quando un libro ti prende bisogna dirlo a quante più persone possibile. Sì, condivido in pieno il tuo pensiero, perché è quello che molti non fanno mai. Leggono molte cose che la moda gli impone di leggere e se leggono altro poi non lasciano traccia del loro pensiero, forse si danno troppe cose per scontate.

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    • Paolo Zardi
      11/06/2013

      Ciao Giovanni!
      Per l’ebook, credo che la Neo ci stia lavorando… in ogni caso sì, sarebbe bello poter avere un’anteprima da sfogliare – i primi due capitoli, le prime 50 pagine… Un buon lettore non può, e non deve mai, comprare a scatola chiusa. Vediamo se si riesce a convincerli! 😉
      Buona giornata e a presto,
      Paolo

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    • Paolo Zardi
      11/06/2013

      Ciao Giovanni,
      ho contattato l’editore che gentilmente ha risposto: l’ebook sarà disponibile a partire da settembre. A breve, invece, metterò su questo blog un file epub con una piccola parte del libro, in modo che possa essere valutata – appena è online ti faccio sapere.
      Buona serata!

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      • giovanni
        11/06/2013

        Grazie. Da quel che ho capito non hanno nessun e-book in catalogo, oppure ho guardato male sul sito.

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  2. amanda
    11/06/2013

    mitico hai messo in tag 50 sfumature : se Maometto non va alla montagna…. 😀

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    • Paolo Zardi
      11/06/2013

      eh eh… è una montagna enorme, da spostare, ma da qualche parte bisogna pur cominciare… quello che ho intuito, in questi giorni, è che “Quattro soli a motore” è andato benissimo nel “circolo” dei blog legati tra loro da amicizia – i blogger che seguivano Zio Scriba e che Nicola seguiva a sua volta, ma che sta incontrando un po’ di difficoltà a uscire da questo giro – a farsi conoscere da persone che non conoscono già Nicola… mentre un libro come questo meriterebbe l’occasione di essere letto, o almeno conosciuto, da molte più persone – ha i mezzi per stare di fronte al pubblico con le proprie gambe, senza le spalle coperte dall’affetto che si può provare per il suo autore…

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      • amanda
        11/06/2013

        io ho trovato tracce di 4 soli a motore perfino in un blog di Vanity Fair quindi, sarà anche timido, ma girare gira ‘sto Corradino 🙂

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        • Paolo Zardi
          11/06/2013

          Ho provato a cercare con Google, e poi tra le recensioni presenti nel sito di Nicola, ma non trovo la recensione… 😦 riesci a mettere qui il link?
          Grazie mille!

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          • amanda
            11/06/2013

            non si trattava di una recensione chiedevano libri da consigliare su un post di Pop up il blog di Luca Bianchini e una ha commentato consigliando 4 soli a motore

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          • Mariella S.
            18/03/2015

            “L’una” che commentò a suo tempo parlando del libro di Nicola Pezzoli nel blog di Luca Bianchini, ero io. Che non sono “una” ma sono Mariella del blog Doremifasol, sono amica di blog di Nicola da molto tempo. Ho scritto la recensione di “Quattro Soli a Motore” due anni fa e ora quella di “Chiudi gli Occhi e Guarda”.
            Sono facilmente rintracciabile, volendo.
            Ho letto tutti i libri di Nicola e anche uno tuo Paolo, “Il Giorno che Diventammo Umani”.
            Non smetterò mai di leggere bene e con passione.
            Ma non mi permetterei mai di essere così superficiale per descrivere una persona, anche se incontrata per caso.

            Saluti.

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  3. Alberto De Poli
    11/06/2013

    acquistato sulla fiducia, in questo momento sto leggendo quello di Alessandro Turatti “le 13 cose”, me l’ha regalato lui domenica. Il tuo ultimo l’ho letto appena tornato da Torino, i complimenti aspetto di farteli di persona. Neo è una casa editrice troppo avanti, forse troppo!

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    • Paolo Zardi
      11/06/2013

      Rispetto agli altri libri della Neo che hai letto (che sono tutti nella collana Iena), questo è molto più morbido, e, per certi versi, più classico – pur mantenendo lo spirito anticonformista della Neo… Sto provando a recuperare qualche pagina del libro da mettere on line – magari può essere più semplice decidere!
      A presto,
      Paolo

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    • amanda
      11/06/2013

      E’ una lettura lieve, di quella leggerezza delle cose belle, non superficiali, giri tra le pagine come gireresti tra le giornate della tua infanzia, almeno per me che ho un po’ più dell’età dell’autore è stato così

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      • Paolo Zardi
        11/06/2013

        ps come informazione a contorno, Alberto De Poli è un autore del quale parlerò qui, prossimamente…

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        • amanda
          11/06/2013

          ah grazie, aspetto tuoi lumi, per adesso lascia che Alberto legga Nicola

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    • Sik
      11/06/2013

      Talmente avanti che restiamo indietro? 🙂

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  4. Zio Scriba
    11/06/2013

    Grazie Paolo. Persone come te, capaci di prendere l’iniziativa di scrivere con naturalezza queste cose, mettendoci la mente (eccelsa) e il cuore (immenso) sono forse l’ultima speranza rimasta agli outsider come me.
    Nemmeno io credo nei complotti. Anche se poi penso che se un romanzo così viene accolto da un silenzio TOTALE un po’ di dolo ci dev’essere. Ma non stiamo parlando di soggetti all’altezza di ordire complotti. Nella maggior parte dei casi, stiamo parlando di servi che hanno intuito che un certo autore potrebbe risultare antipatico o sgradito, e quindi di loro iniziativa, dimostrando una splendida solerzia negativa, evitano di aver a che fare con lui, lo trattano da appestato, da blacklisted. (E ti dirò che se invece fossero tutti in buona fede, la situazione sarebbe persino più penosa e preoccupante! Come si può stipendiare una massa di gente che lavora così, che disinforma così i potenziali lettori?)
    Ma non voglio dilungarmi su queste miserie: grazie ancora!
    Ti abbraccio con affetto.

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    • Paolo Zardi
      12/06/2013

      Qualche settimana fa ho letto un libro molto bello di Fabio Viola, “Sparire”, edito da Marisglio. E’ un libro del 2013 – credo sia uscito intorno a marzo. La settimana scorsa sono andato sul sito della casa editrice perché volevo leggere la scheda: accedo al catalogo, che mi presenta una ventina di voci, una delle quali è “Romanzi”. Clicco e mi viene presentata una pagina con sette libri, nessuno dei quali è quello che sto cercando. Sono esposti in ordine cronologico decrescente. Vado a pagina 2: niente. Idem alla pagina 3, 4, 5. Alla 6, finalmente il libro. Ho provato a rifare lo stesso percorso adesso, e vedo che è in penultima posizione; sono curioso di vedere se tra una decina di giorni sarà scivolato nella settimana pagina.
      Ora, si fa presto a fare due conti: negli ultimi tre o quattro mesi la Marsilio, che non è la più grande casa editrice italiana, ha pubblicato più di 30 romanzi – romanzi che appartengono a una delle venti o trenta voci che compongono il catalogo complessivo di questo editore. Quale persona può, umanamente, leggere e recensire tutti questi libri? Mettici Mondadori, Einaudi, il variegato mondo Rcs, Feltrinelli e Gems, e viene fuori un numero gigantesco.
      Più in generale: quanti libri può recensire un recensore? Dal nostro punto di vista, “Quattro soli a motore” è il più meritevole dei libri, ma se un recensore non l’ha ancora letto, in base a cosa dovrebbe sceglierlo tra tutti gli altri?
      Prova a considerare il tuo blog, e le tue recensioni – sia quelle positive sia quelle negative. Quanti libri di piccole case editrici hai recensito? Quanti romanzi di autori poco noti? Certo, tu proponi sempre e solo cose di qualità – cosa che invece non fanno i recensori dei giornali (recensori che sono pagati da case editrici, di fatto) – ma credo che, in scala diversa, il problema di fondo sia simile: ci sono tantissimi libri, e non c’è abbastanza tempo per recensirli e leggerli tutti. Per cui si parte da quelli che hanno un nome un po’ più importante, una casa editrice più grossa alle spalle, perché era quello che abbiamo trovato in vetrina, o era quello di cui abbiamo letto in un blog che seguiamo… questione di statistica.

      Io penso quindi che serva pazienza, e perseveranza. Siamo convinti della qualità di questo libro, ma bisogna farlo uscire dall’indistinta massa che comprende tutti gli altri. E per farlo dobbiamo (nel caso specifico, non tu. ma noi che ti leggiamo) impegnarci, esporci, inventare dei modi per convincere un buon lettore a prendere in mano questo romanzo piuttosto che un altro, magari altrettanto meritevole…
      Ricambio l’abbraccio, con lo stesso affetto.

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  5. L' Alligatore
    16/06/2013

    Aderisco a questa campagna estiva: “facciamolo diventare il libro dell’estate”, definizione che mi piace; io in realtà credo ai complotti, ma credo anche nella forza propulsiva delle idee, che questi complotti possono sventare. Già due copie sono pronte da regalare per due compleanni che cadranno tra qualche giorno, e uno per un per un prossimo laureato in filosofia … e poi, sì, qualche altro post ci sarà…

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  6. sandra
    12/07/2013

    Ho letto 4 soli a motore durante le vacanze di natale. Anch’io scrivo e conosco piuttosto bene lo squallore in cui versa il panorama editoriale: in Italia escono 150 libri al giorno, ok comprese le ristampe dei classici però rimane un grosso numero. Le vetrine delle librerie di catena sono in vendita, e i piccoli editori non possono certo permettersi di acquistare spazi di visibilità. Questa un’analisi davvero spiccia ma l’argomento è succoso, è difficile emergere quando si pubblica con un piccolo editore, il talento non c’entra nulla. Qualcuno però ce la fa. Mi viene in mente Fabio Genovesi che ha esordito con transeuropa e il suo primo romanzo è attualmente di nuovo in circolazione con un editore ben + noto, dopo il successo di Esche vive, un libro immenso. 4 soli a motore è un buon libro, scritto molto bene, che mi ha riportata alla mia infanzia essendo quasi coetanea di Nicola. Avrei, dedicato più pagine alla parte finale, forse accorciando un po’ quando avviene in mezzo, ma è solo un dettaglio e comunque rimane la mia opinione che conta ben poco. La gara di Corradino vale tutto il romanzo. Mi sono dilungata ma l’argomento mi sta a cuore, almento quanto Nicola. Baci a chi passa di qui.

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